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Assaggi di… Bibibir

bibibir

bibibirNel marasma di birrifici che stanno nascendo in Italia riuscire a orientarsi è un’impresa sempre più difficile. Fortunatamente ho la possibilità di tastare con mano (anzi con bocca) una fetta di questo fermento grazie agli assaggi che dedico regolarmente alle nuove leve. Sebbene rispetto a qualche anno fa i debuttanti partano – o quantomeno dovrebbero partire – con un bagaglio tecnico più evoluto della generazione precedente, mi capita solo raramente di imbattersi in progetti davvero validi. Naturalmente accanto ai nomi consolidati stanno emergendo realtà interessanti, ma quasi sempre si tratta di casi isolati che rimangono comunque lontani da livelli di eccellenza, anche per sacrosanti motivi anagrafici. È impossibile – e sinceramente anche ingiusto – aspettarsi da questi giovani produttori birre al livello delle pietre miliari del settore, perciò la sfida è individuare birrifici interessanti anche quando sono lontani dalla perfezione brassicola. Bibibir secondo me è uno di questi.

Di questo giovanissimo produttore abruzzese vi ho parlato a metà ottobre, presentando la sua gamma e il birraio, Flaviano Brandi. L’azienda ha sede a Castellalto, cittadina in provincia di Teramo già famosa agli appassionati per il suo splendido festival birrario estivo. Bibibir al momento produce quattro birre: oltre alle tre di debutto (che ho assaggiato), negli scorsi giorni si è aggiunta anche un’American Dark Ale, di cui scriverò in un futuro post sulle nuove birre italiane. Le etichette sono il fiore all’occhiello della “confezione” del birrificio, con una marea di informazioni interessanti per i consumatori e le splendide illustrazioni di Alessandro Cioci. Ma veniamo al contenuto, cioè agli assaggi…

granapaSono partito dalla Granapa (5,4%), un’American Pale Ale. Si presenta di un bel colore tra l’ambrato charo e l’oro, con riflessi arancio. Vanta una buona limpidezza e un perlage intrigante. La schiuma è abbondante e persistente, caratterizzata da una trama discreta, ma anche disordinata. Il naso è come ce lo aspetteremmo, abbastanza intenso e con una buona pulizia: le note di caramello e resina fanno da base per i caratteristici profumi di pompelmo e arancio, arricchiti da una sfumatura di uva spina. All’ingresso al palato emerge il caramello, ma in modo piuttosto delicato. Il corpo è medio e risulta non molto scorrevole nonostante la carbonazione evidente. Nel finale c’è un ritorno fresco di agrumi, con l’amaro che cresce lentamente ma che poi prende pienamente la scena, denotando una chiusura quasi graffiante. Il retrolfatto è assai persistente con gli agrumi che si alternano alle sensazioni inevitabilmente amare.

Nel complesso la Granapa è una birra profumata e godibile, che pur senza raggiungere vette di eccellenza si lascia bere con grande piacere. Se proprio dobbiamo trovare alcuni piccoli nei, possiamo citare la scorrevolezza non perfetta a livello tattile e soprattutto un finale troppo aggressivo e graffiante rispetto alla finezza delle restanti caratteristiche. Comunque una bevuta di tutto rispetto.

birrantonioSuccessivamente sono passato alla Birrantonio (4,9%), una classica Golden Ale. Questa birra mi ha spiazzato, perché l’ho trovata molto diversa in base al formato: problematica nella versione da 33 cl, ottima in quella da 75 cl. Dato che la prima aveva una presenza di lievito eccessiva, immagino sia stato un problema di rifermentazione: ho dovuto quindi ricalibrare in positivo le valutazioni dopo il secondo assaggio. Si presenta di colore dorato con qualche sfumatura tendente all’arancio. La schiuma si compone di bolle non piccolissime, ma risulta tuttavia di buona sostanza: cremosa, compatta e piuttosto persistente.

Il naso è caratterizzato da un tocco leggero di cereali e poi tanta frutta e luppolo. Si distinguono note di agrumi, frutta a polpa gialla ed erba tagliata. Al palato il corpo è scorrevole, anche grazie a una carbonazione netta ma tutto sommato corretta. In ingresso si nota una sfumatura dolce di miele, poi emerge una nota di cereali e successivamente un tono fresco e agrumato. Il finale risulta di media secchezza e con un buon ritorno di luppolo. Nel formato da 75 cl ho dunque trovato questa Birrantonio gradevole e dissentante, ottima come birra da tutti i giorni. Precedentemente nel formato piccolo mi aveva invece deluso, dimostrandosi poco pulita e difficile da bere. Credo tuttavia che la vera incarnazione sia quella che mi ha convinto a rivedere il giudizio.

witalyInfine ho attaccato la Witaly (4,4%), una Blanche aromatizzata con bergamotto e limone. Il colore è giallo scarico, accompagnato da una corretta opalescenza. La schiuma bianca si presenta a bolle medio piccole, ma anche disordinata e quasi antiestetica. Il naso, come da copione, è molto intenso, con bellissime sfumature agrumate di bergamotto e limone. C’è una nota leggermente speziata ad accompagnare i profumi e una leggera acidità che attiva subito le ghiandole salivari. I presupposti sono molto buoni, ma in bocca le cose cambiano. Il corpo risulta molto watery, quasi evanescente. L’ingresso è dolce di miele e frutta, che però lasciano subito spazio all’aromatizzazione, ancora accompagnata da una nota dolce. Il finale è fruttato e piacevolmente speziato, con un tocco appena amaro e soorattuto acidulo. Il retrolfatto, infine, intenso di agrumi.

La Witaly è una Blanche ben costruita, con un’aromatizzazione intensa, fresca e piacevole. Purtroppo soffre di un solo problema, che però compromette l’intera bevuta: il corpo fin troppo esile. La base maltata al palato appare quindi quasi inesistente e incapace di bilanciare l’intensa aromatizzazione fruttata. Ne consegue che, nonostante gli aromi siano puliti e gradevoli, sembra di bere più una bibita al bergamotto che una Blanche. È un difetto secondo me facilmente superabile e in tal caso il giudizio sulla Witaly potrebbe migliorare decisamente.

Nonostante alcuni inevitabili imprecisioni, questo Bibibir sembra essere partito davvero con il piede giusto. Le birre mostrano una buona preparazione tecnica e i piccoli problemi riscontrati possono essere risolti facilmente. Il birrificio si trova a operare in una regione molto interessante nel panorama brassicolo nazionale. Tenetelo d’occhio perché in poco tempo potrebbe diventare decisamente interessante.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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2 Commenti

  1. Le etichette mi ricordano forse alcune di quelle disegnate da Steadman per Flying Dog.

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