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Nuove birre da Toccalmatto, Hammer, Brewfist, Foglie d’Erba e Kashmir

L’aggiornamento di oggi sulle nuove birre italiane parte dalla Chelabuna (9%), una mega collaborazione che ha coinvolto diversi birrifici e pub italiani. Purtroppo il pretesto per la sua creazione è alquanto amaro: è stata brassata per onorare la memoria di Adrimetal, un grande appassionato scomparso recentemente e piuttosto conosciuto nella comunità della birra artigianale italiana. La Chelabuna è un Barley Wine e alla sua realizzazione hanno partecipato Toccalmatto, Lambrate, Endorama, Montegioco, Orso Verde, Bi-Du, i locali The Dome e Locanda del Monaco Felice e la famiglia Ventura. Il dettaglio più importante è che il ricavato sarà devoluto all’associazione Simba, che si batte per la sensibilizzazione e il trattamento della sindrome di Behçet, una malattia rara e autoimmune che tuttavia può essere arginata con efficacia se diagnosticata per tempo.

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A proposito di Toccalmatto, è opportuno segnalare due nuove one shot che si inseriscono nella sterminata produzione del birrificio di Fidenza. La prima si chiama I Fought the Low (6,8%) e alcuni di voi hanno avuto il piacere di apprezzarla durante Fermentazioni, essendo stata anche protagonista dell’ultimo laboratorio con Bruno Carilli. È definita un’Italian India Pale Lager, per sottolineare l’incrocio tra la tradizione brassicola più conservatrice e la tipologia che ha trainato la rivoluzione craft. Inno del birrificio all’anticonformismo birrario, è brassata con luppolo Pekko e altre varietà (Mosaic, Citra), creando un mix che apporta un amaro equilibrato e aromi di frutta tropicale e a pasta gialla. Dettagli sulla I Fought the Low sono presenti sul sito di Toccalmatto.

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L’altra one shot è una delle tante collaborazioni internazionali di Toccalmatto, creata insieme al birrificio americano Insight Brewing. La Lust For Life (5,9%) è una reinterpretazione dello stile American Amber Ale, in cui la base dei grani prevede una percentuale di segale per aggiungere sfumature rustiche e speziate al corredo aromatico. La luppolatura invece prevede non solo varietà statunitensi (Nugget, Simcoe), ma anche una parte di Huell Melon, esponente dell’ondata di nuovi luppoli aromatici provenienti dall’Europa Centrale. Se ne volete sapere di più sulla birra potete consultare questa scheda, mentre per un approfondimento su Insight Brewing vi rimando a questa intervista, apparsa proprio sul sito di Toccalmatto.

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Finora abbiamo parlato tanto di luppoli e uno dei giovani birrifici che sa trattare meglio questo fondamentale ingrediente è senza dubbio Hammer. È quindi con una certa aspettativa che a fine settembre è stata accolta la notizia della nuova Imperial Ipa a firma Marco Valeriani, che per il momento rientra nella linea “sperimentale” Workpiece. Nonostante le informazioni sia decisamente essenziali, è facile immaginarsi una birra potente sia nel contenuto alcolico (8,5%), sia nel contributo dei luppoli (dovrebbero essere Citra e Mosaic), sia ancora nell’intensità di amaro (credo 120 IBU). Ciononostante c’è da scommettere che la bevibilità non sia compromessa, come nelle migliori incarnazioni di questo stile.

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Si cambia totalmente genere con la False Flat (4%) di Brewfist, che rientra nella corrente (in forte ascesa) delle Berliner Weisse aromatizzate. In Italia ormai esistono non poche varianti del classico stile tedesco e in questo caso gli ingredienti aggiuntivi sono basilico e lamponi. Simili addizioni servono per ampliare lo spettro aromatico della birra e per mitigare (o quantomeno accompagnare) l’apporto dei batteri lattici, un po’ come accadeva in passato (e raramente ancora oggi) con i succhi di asperula o lampone con cui tradizionalmente venivano servite le Berliner Weisse. Una tendenza che in qualche modo guarda al passato, come spesso succede nel mondo della birra.

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Simile alla False Flat ma anche molto diversa è la Black Lipstick, recentissima novità proveniente da Foglie d’Erba. I punti in comune sono l’impiego di frutta e l’acidità di base, ma si fermano qui: lo stile di partenza in questo caso è quello delle Porter, quindi di una birra scura, lasciata a riposare per alcuni mesi insieme a lamponi bio delle Dolomiti Friulane. Quindi anche l’origine dell’acidità è diversa, perché qui è resa tramite contaminazione della frutta partendo da una birra “normale”. La Black Lipstick può rientrare in quel trend di ricette “distoniche” di cui abbiamo parlato anche in tempi recenti.

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Dopo tanto Nord Italia concludiamo facendo un salto nel Mezzogiorno per segnalare la Winterline del birrificio Kashmir. Ispirata alle West Coast Ipa, consiste in una versione “modificata” della Dulcamara (una India Pale Ale) che prevede una maggiore secchezza e un profilo maltato più discreto per lasciare tutta la scena ai luppoli (Cascade, Polaris, Saphir). Il nome deriva dalla linea fortificata difensiva approntata in Italia nel 1943 e la birra può essere considerata un omaggio ai caduti delle battaglie di Filignano, che si tennero proprio in quell’occasione. Dettagli sul sito di Kashmir.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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