Cimec
Home » Birre » Nuove birre da Crak (anche con Other Half), Ritual Lab + Dry & Bitter, The Wall e altri

Nuove birre da Crak (anche con Other Half), Ritual Lab + Dry & Bitter, The Wall e altri

Tra i birrifici apparsi negli ultimi anni in Italia Crak rappresenta una delle realtà di maggior successo, essendo riuscito a imporsi nel panorama nazionale grazie alle sue ottime birre luppolate. In realtà sin da subito il produttore ha mostrato uno spiccato interesse anche per gli affinamenti in legno, tanto da aver creato una linea dedicata battezzata Cantina. Un paio di settimane fa questa gamma è stata ampiamente rimpolpata con la presentazione ufficiale di ben nove creazioni inedite, destinate ad aumentare considerevolmente l’offerta di produzioni “barricate”. Nonostante il fil rouge che le accomuna, le birre sono abbastanza diverse tra loro: tre consistono in Sour Ale con frutta (Mirtilli, Pesche e Albicocche), quattro rientrano nella tipologia delle Italian Grape Ale (IGA Merlot 2015, IGA Merlot Riserva, IGA Merlot 2017 e IGA Cabernet), due infine sono collaboration brew realizzate insieme ai portoghesi di Cerveja Letra (BL01 e BL02).

Ma a proposito di collaborazioni, le novità a firma Crak non si esauriscono qui perché ancora più recente è l’annuncio della Croccante (10%), un’Imperial Stout brassata in partnership con il birrificio americano Other Half. Come l’etichetta suggerisce in maniera piuttosto chiara, il nome è un omaggio allo storico gelato dal cuore di amarena: l’idea è stata di riproporne il gusto in una birra scura potente, con corpo pieno e mouthfeel cremoso. La Croccante è stata fermentata con amarene e maturata con l’aggiunta di vaniglia, cacao e nocciola. Sono questi ultimi due ingredienti a spiccare al naso, mentre in bocca risulta morbida e vellutata con un “ripieno” all’amarena che pulisce il palato con la sua leggera acidità.

Continuiamo con le collaborazioni perché bisogna sicuramente segnalare la Head Space (5,5%), freschissima inedita realizzata dal romano Ritual Lab insieme al birrificio danese Dry & Bitter. È definita una Modern Pale Ale e l’aggettivo appare azzeccato per almeno un paio di soluzioni produttive al passo coi tempi: l’impiego del lievito Vermont, salito all’onore delle cronache grazie all’ascesa delle New England IPA, e il ricorso ai Cryo Hops (luppolo in polvere ottenuto con tecnologie evolute). La base fermentescibile, divisa equamente tra malti Pils e Pale, crea le fondamenta per valorizzare al massimo i luppoli, utilizzati nelle varietà Ekuanot, Simcoe, Citra e Mosaic (gli ultimi due in classici pellet). È stata presentata in anteprima assoluta sabato scorso al Macche di Roma: qualcuno di voi l’ha assaggiata?

Dovrebbe essere disponibile proprio in questi giorni la Nerolatte (5%), una Sweet Stout prodotta dal birrificio The Wall della provincia di Varese e basato sulla ricetta dei Birrai di Mezzo che ha vinto l’ultimo concorso di homebrewing di Malto Gradimento. Come da copione la birra è realizzata con una percentuale di avena in fiocchi, utile per fornire morbidezza a livello tattile e per contrastare le durezze dei malti scuri. Il resto della base fermentescibile è costituita da malti Pale, Crystal e Chocolate, mentre i luppoli sono tutti di origine continentale, varietà Hallertau e East Kent Golding. Ulteriore morbidezza è ottenuta con l’aggiunta di lattosio, motivo per cui questo stile è anche definito Milk Stout. Per saperne di più vi consiglio di dare un’occhiata a Malto Gradimento.

Chiusa l’ampia parentesi delle collaborazioni, possiamo proseguire introducendo l’ultima creatura di Kashmir, birrificio molisano sempre molto attivo. La Metalfist (6%) è una IPA concepita in chiave moderna, che gioca sulla morbidezza del mouthfeel e, ovviamente, sull’intensità dei luppoli. A livello di grani è stato usato solo malto Pils, ma integrato da una percentuale di avena – inutile spiegare ancora una volta qual è il contributo primario di questo cereale, giusto? Le varietà di luppolo impiegato sono Simcoe, Lemondrop e Citra (quest’ultimo in coni), utilizzati anche per  il generoso dry hopping (9 g/l). Disponibile solo in fusto, è una birra che punta all’esplosività della componente fruttata (agrumi e frutti tropicali).

L’approcciarsi della fine dell’anno si adatta perfettamente alla Miniciccioli (3,5%), Light IPA annunciata recentemente dal Birrificio Inesistente di Castel Goffredo (MN). Interessante la base fermentescibile, composta per metà da riso Vialone Nano e per metà da orzo Concerto, entrambi coltivati in provincia di Mantova. Sul fronte luppolato merita menzione il double dry hopping (versione esasperata della classica luppolatura a freddo) con sole varietà americane: Mosaic, Ekuanot, Citra e Cascade. Il risultato è una bomba di luppolo, come il nome suggerisce richiamando alla mente i famosi mini-petardi degli anni ’90. Interessante l’ampio ricorso al riso, solitamente considerato un cereale disprezzato perché impiegato dall’industria per ridurre i costi di produzione, ma che se usato in maniera intelligente può apportare effetti interessanti sul risultato finale.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

Leggi anche

Non solo Belgio: alcune birre natalizie dal resto del mondo

La Stille Nacht “è” il Natale, d’accordo. In questi giorni abbondano le foto che ritraggono …

Nuove birre da Brewfist, Hammer, Lambrate, Pontino e Lieviteria

Nonostante le sue celebri incarnazioni (Westvleteren 12, Rochefort 10, St. Bernardus Abt 12, ecc.) lo …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *