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Nuovi birrifici italiani: Hop Warriors, Sagrin e Birrificio Sud Est

La terza edizione di Fermentazioni appena conclusasi ha offerto come sempre uno spaccato del nostro movimento brassicolo. Un movimento in rapida trasformazione, nel quale una delle costanti è la nascita di nuovi produttori: non è un caso che quest’anno a Officine Farneto abbiate trovato alcuni birrifici giovanissimi. Ma chiaramente molte altre realtà si sono affacciate recentemente nel settore della birra artigianale, andando a rimpolpare il “contatore” che è ormai prossimo alle 1.000 unità. A distanza di alcuni mesi torniamo allora a occuparci dei nuovi microbirrifici italiani.

Partiamo in realtà da una beer firm, che risponde al nome di Hop Warriors e che è nata da poco a Roma dall’iniziativa di tre amici: Federico, Gabriele e Andrea. Il loro incontro con la birra artigianale è avvenuto – come per molti beer lover romani – grazie a locali storici come Macche e 4:20, sviluppandosi poi grazie ad anni passati tra viaggi a tema, homebrewing, esperienze lavorative nel settore e tanti assaggi. Ad esempio sia Federico che Gabriele hanno sostenuto uno stage presso Birra del Borgo e hanno lavorato in alcuni locali capitolini. Il nome della beer firm tradisce una certa predilezione per gli stili di stampo americano, ma i tre tengono a precisare che non è la loro unica fonte d’ispirazione. L’unico criterio che li guida è infatti lo studio meticoloso delle ricette e l’attenzione totale in tutte le fasi produttive.

A marchio Hop Warriors al momento sono disponibili due birre. La Bush Doctor (5,5%) è un’American Pale Ale di colore dorato, con aromi tropicali, agumati e resinosi. Decisamente bevibile, si conclude con una gradevole chiusura amara. La The Chronic (7%) è invece una West Coast Ipa: anche qui troviamo note esotiche ma soprattutto agrumate, che in bocca si accompagnano a sfumature resinose. Chiaramente al palato è mediamente corposa, mentre il finale secco e amaro invita subito a un’altra sorsata. Per saperne di più vi rimando alla loro pagina Facebook.

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Da Roma ci spostiamo a Calamandrana, in provincia di Asti, dove da qualche mese è partita l’avventura del Birrificio Sagrin. Uno dei due soci è Matteo “Billy” Billia, appassionato e homebrewer della primissima ora – forse qualcuno tra voi lo conoscerà personalmente. Dopo 15 anni di birra fatta in casa, Sagrin ovviamente rappresenta il coronamento di un sogno durato almeno la metà del tempo. L’impianto, progettato autonomamente, ha una capacità di 10 hl e si avvale di tre tini da 20 hl ciascuno. Il birrificio è situato proprio tra Langhe e Roero, in una zona a forte connotazione vinicola e non è un caso che una delle birre di partenza sia riconducibile allo pseudo stile delle Italian Grape Ale: la Samos è infatti prodotta con aggiunta di mosto di moscato in fermentazione.

La Livertin è invece una Double Ipa, evoluzione di una ricetta che nel 2007 vinse l’importante concorso Una birra in Versilia di Massarosa (LU). Samos e Livertin sono al momento le due birre che compongono la linea Birra Sagrin, mentre altre due rientrano nella gamma Bun Pat, che racchiude l’idea di “session beer” dei due soci. Entrambe difficili da catalogare, fanno chiaramente della facile bevibilità il loro punto di forza. Se proprio vogliamo dare qualche riferimento, la Bun Pat Rossa può ricordare un’American Brown Ale, mentre la Bun Pat Chiara ha tratti in comune con lo stile delle American Pale Ale. Ulteriori informazioni sul sito di Sagrin.

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Percorriamo più di 1.000 chilometri verso meridione per scoprire il Birrifico Sud Est, azienda operante da poco in Sicilia, a Niscemi (CL). Anche qui i soci sono due, Marco Brullo e Gaetano Ferrera, entrambi con qualche anno di homebrewing sulle spalle. La loro idea è di creare birre in grado di emozionare e trasmettere la loro passione, selezionando le materie prime e ricercando gusti puliti e coinvolgenti. La loro è una beer firm e attualmente producono presso il brewpub Il Feudo (in provincia di Siracusa).

La gamma del Birrificio Sud Est vanta già quattro diverse produzioni. La Trip Hop è un’American Pale Ale, la cui ricetta deriva da quella che ha ottenuto un ottimo piazzamento nell’ultimo concorso siciliano per homebrewer. La varietà dominante di luppolo è quella leggendaria del Cascade. La H24 (5,2%) è una Kolsch da bere in ogni occasione e a qualsiasi ora, come il nome tende a sottolineare. La Monkey Wrench è invece una classica Weizen di stampo tedesco, mentre la Sud Est una chiara aromatizzata al fico d’india. Ulteriori informazioni sul sito dell’azienda.

E non mi rimane che chiudere con la domanda quiz di giornata, che ci riconduce alla parte introduttiva dell’articolo: quale altro birrificio italiano ha usato il fico d’india per una sua produzione?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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11 Commenti

  1. A quel che mi risulta Sudest è una beer firm e non un birrificio, anche se continuano a spacciarsi come tale (che poi non ci vedo nulla di male ad essere una beer firm).
    Se hanno preso l’impianto sarò felice di essere smentito

    • Andrea Turco

      Anche io avevo il tuo stesso dubbio: ho controllato su Microbirrifici.org e non la segnala come beer firm

      • Deduco sia o stati poco onesti anche li. Io non ho nulla contro le beer firm, alcune fanno birre ottime. Ma prendere in giro i clienti credo sia poco etico e poco professionale

        • Andrea Turco

          Ma cavolo prima di muovere dubbi nei confronti dell’onestà e dell’etica delle persone ci pensate due volte?

          I ragazzi non si sono presentati né come beer firm né come birrificio, quindi questa polemica mi sembra inutile. È invece assurdo accusare delle persone di disonestà e poca etica professionale con tanta leggerezza, a meno che chi lo fa non dia poco valore a tali concetti.

          Evitiamo di spalare merda sul lavoro degli altri o almeno facciamolo a ragione veduta. Lo dico a te ma anche ad altri che hanno lasciato commenti simili e che mi sono visto bene dall’approvare.

          • Non si può neanche fare una battuta? Vabbè…

          • Andrea Turco

            Non è che se una frase è espressa in forma di battuta allora non è offensiva

          • beh ma loro si presentano come birrificio (si fanno chiamare birrificio sudest) e per me una beer firm che si fa chiamare “birrificio” lo trovo poco trasparente. A loro favore dico che non sono nemmeno gli unici qui in sicilia a creare confusione, e da utente la cosa mi fa sentire preso in giro.

  2. Segnalo anche una nuova promettente realtà laziale, Eastside. Ex beer firm recentemente convertito in birrificio,le sue birre state recentemente presentate al Ma Che Siete Venuti a Fá,riscuotendo molto successo.

  3. TOCCALMATTO?

  4. Birrificio Irìas per la sua Indica e Birrificio di Cagliari per la Figu Morisca.
    Che ho vinto? 😀

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