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Mister B, un nuovo birrificio italiano con sole lattine. Intervista a Mauro Bertoletti

È ufficiale: le lattine hanno finalmente invaso anche la birra artigianale italiana. A metà ottobre vi raccontai dei primi approcci dei nostri birrifici con questo contenitore, iniziati nel 2015 con la Pop di Baladin. Nel post di allora parlai di tentativi ancora piuttosto timidi, se non di veri e propri esperimenti, ma sappiamo che questo mondo evolve rapidamente. Così a distanza di poco più di un mese dobbiamo riconsiderare la situazione: i progetti al riguardo si stanno moltiplicando – anche Crak si aggiungerà presto al club col suo particolare formato da 440 ml – e la fase pionieristica sembra già alle spalle. A conferma di questa sensazione dobbiamo segnalare un progetto unico per l’Italia e con pochi eguali nel resto del mondo: un nuovo birrificio che produrrà solo lattine (oltre ai fusti). È questa la peculiarità di Mister B, marchio creato da Mauro Bertoletti, che si è affacciato sul mercato poco più di un mese fa. Poiché il tema è molto sentito e l’idea alla base di Mister B curiosa e a dir poco coraggiosa, ho pensato di contattare Mauro per rivolgergli qualche domanda al riguardo.

Ciao Mauro, prima di tutto in bocca al lupo per questa tua nuova avventura, molto interessante. Direi che puoi partire raccontandoci il progetto in generale e com’è nato.

L’idea di aprire un birrificio c’era da molto tempo, diciamo da almeno tre anni. Nel frattempo ho fatto esperienza gestendo una mia piccola beer firm (Le Signore Brewing Company), che in realtà era poco più di un hobby “allargato”, e come socio del Teatro delle Birre, locale birrario di Mantova. È qui che ho cominciato a interessarmi alle lattine, anche se non nascondo che all’inizio non le consideravo affatto un contenitore per la birra artigianale. Acquistai l’impianto di produzione usato due anni fa e all’epoca l’idea di uscire solo con le lattine era ancora lontana: le avevo pensate come possibilità alternativa, ma ancora immaginavo che avrei utilizzato le classiche bottiglie. La scintilla è arrivata solo un anno fa.

Tecnicamente sono l’unico socio di Mister B, ma possiamo considerarlo un progetto a due poiché c’è uno stretto legame professionale con il birraio che collabora con me: si chiama Davide Pessina, è bravo e giovane, nonostante possa già vantare una lunga esperienza in birrifici come Geco e Corte Pilone. Insieme abbiamo elaborato le ricette delle birre partendo dalle mie idee e le abbiamo perfezionate per adattarsi al particolare contenitore. Quando siamo partiti l’idea era di creare un buon prodotto, un bel marchio e una bella immagine per dare un impulso decisivo al discorso delle lattine, che fino a oggi in Italia è stato affrontato in maniera un po’ timida.

Credo che oggi per chi apra un birrificio sia d’obbligo spendere almeno un pensiero per le lattine. Voi però avete deciso di affidarvi totalmente a questo contenitore. Cosa vi ha spinto a compiere questa scelta?

Come ho accennato all’inizio avevo qualche pregiudizio nei confronti delle lattine, ma mi sono totalmente ricreduto. Lavorando al Teatro delle Birre ho potuto assaggiare i prodotti inlattinati di Beavertown, Fourpure e altri birrifici, imparando ad apprezzarle sempre di più. Così pian piano ho maturato la scelta di affidarmi completamente a questo contenitore, per i vantaggi che offre con determinati stili birrari e per caratterizzare in maniera decisiva l’immagine del birrificio. Fermo restando che è importante la qualità delle birre: non è che sei fai lattine sei più bravo degli altri. E per fortuna da questo punto di vista siamo ampiamente soddisfatti.

Quando avete lanciato sul mercato i vostri primi prodotti in lattina?

Abbiamo lanciato le lattine il 20 ottobre e sono già terminate tutte. Al momento abbiamo prodotto un solo batch, il secondo sarà pronto a breve. Per questo debutto sul mercato non ne abbiamo realizzate tante per non correre rischi. Stiamo ampliando la cantina per arrivare a una capacità di 12.000 litri (dai 7.000 attuali). La risposta del mercato è stata ottima: inizialmente ci siamo rivolti a cinque locali di Mantova che conoscevamo, poi col passa parola siamo riusciti a raggiungere Brescia, Bergamo, Milano, Como e anche Roma. Le potenzialità ci sono, ma non vogliamo fare il passo più lungo della gamba e rischiare di bruciarci.

Quando mi sono imbattuto nel vostro progetto una domanda mi è subito balzata in mente: non siete rimasti impauriti dal prezzo degli impianti di inlattinamento? Che soluzione avete adottato?

Personalmente ho avuto la fortuna di fare un buon affare con l’impianto di produzione, quindi ho potuto liberare fondi per investire sulla macchina di inlattinamento. Che poi alla fine tutti pensano che questi impianti abbiano un costo esagerato, ma in realtà se prendi una buona imbottigliatrice isobarica non spendi molto di meno. Il punto è la differenza che esiste tra le inlattinatrici italiane e quelle estere: le prime in effetti hanno un prezzo alto, talvolta anche il doppio delle controparti straniere. Il motivo è che da noi sono pochissimi i produttori che realizzano macchine di piccolo taglio per i microbirrifici: solo ora stanno iniziando a comparire alcuni esempi, ma sono ancora dei simil prototipi che non garantiscono una piena efficienza del processo.

La macchina che utilizziamo per riempire le lattine, che è stato forse l’investimento più importante del birrificio, appartiene allo stesso marchio con cui partì Oskar Blues nel 2002 e altri birrifici americani successivamente. Il fornitore è un’azienda familiare americana che negli ultimi anni ha venduto un migliaio di macchine a birrifici di tutto il mondo e che, soprattutto, propone delle soluzioni compatte (anche a livello di esborso economico) che ben si adattano alle esigenze dei microbirrifici. Insomma, è una macchina piccola, ma che riesce a processare 700-800 lattine a ora, cioè una quantità che va benissimo per i nostri standard.

Lavorando con le lattine vi siete scontrati con difficoltà tecniche o è filato tutto liscio?

Ancora prima della parte tecnica, è stato difficile sviluppare il progetto intorno alle lattine non avendo avuto la possibilità di confrontarci con birrifici italiani che avessero un’esperienza approfondita sul tema. Così ho dovuto girare produttori di lattine per chiedere campioni, scegliere tra grafica stampata o etichette senza potermi basare sui consigli dei colleghi e via dicendo. Relativamente alla stampa abbiamo optato per le etichette adesive perché decisamente più versatili e non limitanti in termini di personalizzazione e ordini di stampa.

A livello tecnico non è accaduto niente di trascendentale. Il giorno del primo riempimento è arrivato il tecnico dal Canada e ci ha dato delle dritte su alcuni settaggi della macchina, mentre al momento dobbiamo perfezionare qualche dettaglio, soprattutto in termini di carbonazione, ma direi che ci siamo. Per molti versi è più semplice lavorare con le lattine che con le bottiglie, basti pensare ai vantaggi che si ottengono sul piano logistico. Rappresentano una rivoluzione che all’estero è già realtà; ora speriamo che arrivi anche in Italia (ride ndr).

A che tipo di pubblico si rivolge Mister B? Quali sono i canali commerciali a cui vi affidate?

Per il momento siamo partiti con target di settore, utilizzando i canali classici della birra artigianale. Da una parte perché in questo modo ci rivolgiamo a bevitori consapevoli, che magari hanno già bevuto birra craft in lattina, dall’altra perché i publican rappresentano il miglior strumento per educare il resto della clientela nei confronti del contenitore. Quest’ultimo aspetto è per noi fondamentale e riteniamo che ovviamente uno scaffale non abbia la stessa efficacia, motivo per cui non nutriamo alcun tipo di ambizione nei riguardi della grande distribuzione. Anche perché credo che la maggior parte dei microbirrifici debba sviluppare una forte identità locale. Dall’altro punto di vista la lattina ti permette di far viaggiare la birra in condizioni ottimali, ciononostante penso che il canale di settore sia quello più efficace.

Puoi illustrarmi rapidamente le birre che avete in gamma?

Sono tutte birre facili da bere, ispirate a stili abbastanza moderni. La B-Latta (4,2%) è una Special Bitter con luppoli sia europei (EKG) che americani (Cascade), la Babau (5,6%) una scura associabile alle American Stout, la Bestia una classica American IPA con una percentuale di fiocchi d’avena, la Boia una Pils con luppolatura statunitense e una frazione di riso Vialone Nano in fiocchi, la Bomba una “Juicy Pale Ale” ispirata dal modello anglosassone del sottostile tanto di moda al momento. Tra una decina di giorni uscirà infine una Chocolate Porter, creata sulla base della Babau con un’aromatizzazione di fave di cacao: sarà una bella birra da dessert, diciamo (ride ndr). L’idea è di lanciare una birra ogni mese, almeno fino a marzo del prossimo anno.

Rimarrete sempre fedeli alle lattine o un giorno le “tradirete” per le bottiglie?

L’idea è di rimanere sempre fedeli alle lattine, sebbene io sappia bene che ci sono determinati stili che non possono andare in questo contenitore. Ecco, se un giorno magari ci ritroveremo a fare qualche esperimento in botte, decideremo di uscire con le bottiglie. Non è che le lattine siano buone per tutto, ma al momento non è un problema che ci poniamo.

Altri progetti in vista?

Questo è uno “scooppettone”: insieme al Teatro delle Birre stiamo organizzando un festival internazionale di sole lattine in centro a Mantova. È ancora in fase embrionale, ma abbiamo già sentito diversi produttori e fornitori e vorremmo coinvolgere anche un consorzio sul riciclaggio dell’alluminio. Può essere un bel modo per diffondere ulteriormente la cultura della lattina tra il grande pubblico.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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