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Buskers, un birrificio itinerante tutto italiano

Ecstasyofgold

Nelle ultime settimane abbiamo sentito parlare spesso del progetto Buskers, un’idea nata da poco, ma che già sta incuriosendo appassionati e addetti a lavori. Dopo le voci di corridoio, dopo le anteprime dei prodotti inaugurali, dopo gli assaggi iniziali, è ora il momento di andare alla scoperta di questa nuova iniziativa birraria. Partiamo allora dal principio: cos’è Buskers? Può essere considerato una sorta di birrificio itinerante, che non possiede un suo impianto di produzione. In parole povere è un marchio, con il quale saranno commercializzate diverse birre realizzate presso birrifici amici, italiani e stranieri. Un’idea semplice, ma dannatamente intrigante, che se non sbaglio per la prima volta viene sperimentata in Italia – o almeno per la prima volta con un progetto a lungo termine.

Dietro al nome Buskers si nascondono due personaggi ben conosciuti agli appassionati di Roma e dintorni. Il primo è Mirko Caretta, ideatore del progetto e proprietario del bir&fud bottega; il secondo è Marco Chiossi, che in molti avranno avuto il piacere di conoscere a Ebrius, il primo beershop dei Castelli Romani (si trova a Marino). Le ricette delle birre Buskers sono ideate da loro due, discusse con il birraio di turno e dunque realizzate presso il relativo birrificio.

Il nome del progetto incarna lo spirito dell’iniziativa, che viene presentata in questo modo:

Buskers è il termine inglese con il quale si identifica l’artista di strada, quello che si esibisce in luoghi pubblici gratuitamente o chiedendo un’offerta al pubblico, al quale viene sempre offerto un piacevole spettacolo di intrattenimento.

Noi di strada lo siamo davvero, dato che non abbiamo una sede fissa, ma diverse sparse in tutta Italia (almeno per ora). Siamo un Birrificio Itinirante!

Buskers Beer è un progetto basato su passione e amicizia! Passione per la birra artigianale, quella buona per intenderci, ed amicizia, quella sincera, con i mastri birrai italiani (e non) che ci ospiteranno. Tutto qui, facile facile.

Ogni mese i Buskers saranno accolti da un birrificio diverso per forgiare la loro nuova creazione. Il primo ad aderire al progetto è stato Moreno Ercolani dell’Olmaia, con il quale Mirko e Marco hanno realizzato la Ecstasy of Gold. Diversi appassionati hanno potuto assaggiarla in anteprima al passato Villaggio della Birra, scoprendone il carattere deciso. E’ infatti una birra estremamente luppolata, che ciononostante risulta assai beverina. Un prodotto che dunque strizza l’occhio alla moda per l’amaro, ma che lo fa con una sua personale filosofia. Il risultato è, paradossalmente, qualcosa di originale anche nell’ampio panorama delle birre super luppolate.

La seconda tappa del progetto Buskers è stata a Borgorose (RI), presso la Birra del Borgo, dove insieme a Leonardo Di Vincenzo è stata realizzata la Dave. E’ stata presentata in anteprima al secondo compleanno dell’Open Baladin di sabato scorso. Non ho avuto la possibilità di assaggiarla, ma se non ricordo male dovrebbe trattarsi di una Belgian IPA, prodotta anche questa con una vagonata di luppolo.

Per le prossime cotte presto sarà presente un calendario sul sito di Buskers, nel quale potete trovare sin d’ora diverse informazioni interessanti. Un aspetto che mi piace molto del progetto è l’attenzione riposta nelle etichette, per le quali l’intenzione è di ingaggiare artisti “di strada”. Le prime due – davvero splendide – sono opera dello spagnolo Felideus, che dovrebbe occuparsi anche delle prossime illustrazioni.

Per il resto non rimane che vedere come evolverà questa idea, apprezzandone sin d’ora la forza innovatrice e – cosa più importante – l’ottimo livello qualitativo dei suoi primi frutti. Le birre Buskers sono disponibili in bottiglia e alla spina in diversi locali di tutta Italia (i punti vendita sono disponibili sulla relativa pagina del sito).

Avete già avuto modo di assaggiare la Ecstasy of Gold e la Dave? Vi piace l’idea da cui nasce il progetto?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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48 Commenti

  1. Gia semplicemente per la passione e la voglia che ci mette Mirko il progetto é assolutamente apprezzabile!

    In piu la prima,Ecstasy of Gold é venuta fuori una grande birra,la seconda é presto per giudicarla,ancora troppo acerba…ma al naso si rivelava gia “importante”…

    Insomma personalmente solo applausi al progetto Buskers!!!
    Go Buskers go!!!

  2. Bella l’idea , bevuta solo la Ecstasy alla spina e non mi è sembrata granchè ma ho in cantina una bottiglia da aprire tra un paio di mesi….

  3. Si secondo me è un ottima idea, ho assaggiato l’ Ecstasy e mi è piaciuta molto, ma del resto Moreno è una garanzia. Il progetto in sè è davvero interessante anche perchè coinvolge in modo diverso i birrifici e l’ idea di far esistere un minimo comun denominatore tra i vari birrifici potrebbe essere propedeutico per tutto il movimento.
    Complimenti vivissimi.

  4. Non è un’idea nuova nel resto del mondo, ma lo è quì in Italy, e faccio i miei complimenti per il coraggio nell’intraprendere un progetto non proprio “facile facile” come è stato descritto dai fondatori.
    Per ora non avendo ancora bevuto le birre posso solo fermarmi a commentare quelle “etichette”, che ho virgolettato proprio perchè mi sembrano disegni più adatti a dei poster da parete che al piccolo formato da bottiglia, dubito che manterranno tutti quei particolari stupendi.

    Non vedo l’ora di assaggiarle!

    • Grazie per i complimenti 😀 Ho scritto facile facile proprio perchè, come dite tutti voi, non abbiamo inventato niente di nuovo, ma solo esaudito un nostro sogno di fare birra con gente seria, con ricette create insieme, divertendoci. Per quanto rigarda le etichette, anche io avevo dei dubbi ma ti posso assicurare che rendono bene lo stesso. Felideus (Juan) è davvero un grandissimo. Per i prossimi artisti staremo a vedere cosa fare.
      Mirko.

  5. Non riesco a capire, forse per un mio limite, la differenza di questo progetto dagli altri gipsy brewers italiani…
    Ma ancora meno la differenza di questo specifico progetto da quello che sta facendo da anni Alex Liberati con il suo Revelation Cat.
    O più recentemente Alessandro Belli con la sua Arrogant Dog, presto seguita da altre birre arroganti prodotte in italia.
    O Umberto Santi del Goblin con la Cantillon Don Quijote e la 21° Anniversario…
    O Leonardo di Vincenzo con la My Antonia (ma qui si tratta in effetti di collaboration beer).

    Dal testo riesco solo a capire che si è creato un marchio per commercializzare birre “one shot” prodotte da terzi. Cosa mi sono perso?

    • Andrea Turco

      A volte la differenza sta solo nel comunicare un progetto: non mi pare che viene rivendicata la paternità di un’idea, perciò non capisco la tua considerazione.
      Alex si appoggia a un birrificio per le sue cotte, al massimo a un paio. Stesso dicasi per tutti i casi di beer firm.
      Di locali che si fanno brassare birre a proprio marchio se ne contano a decine, ma le Buskers non sono birre per un locale
      Sulla My Antonia ti sei risposto da solo

      • La mia considerazione non voleva essere critica nei confronti del progetto.
        Semplicemente non ho capito l’enfasi dell’articolo nel presentare un progetto interessante, presentato con grande efficacia ma non originale nella sostanza.

        E quello che ha scritto:
        “che se non sbaglio per la prima volta viene sperimentata in Italia”
        quindi che gli attribuisce la paternità italiana dell’idea, sei tu.
        Quindi a “tu” chiedo lumi.

        • Andrea Turco

          Ho riletto tutto l’articolo e non noto questa grande enfasi, se non per gli auguri finali. Se puoi illuminarmi…

          A parte che la mia frase non terminava lì, a me sembra indubbio che le caratteristiche del progetto siano originali per il panorama italiano, per i motivi che ti ho spiegato nella prima risposta

    • Ciao, in parte ti ha risposto Andrea, in parte, a titolo informativo, cercherò di farlo io.
      Iniziamo dalla fine del tuo commento:
      “Dal testo riesco solo a capire che si è creato un marchio per commercializzare birre “one shot” prodotte da terzi. Cosa mi sono perso?”
      Non saranno birre “one shot”, la Ecstasy of gold è finita dopo 2 settimane e la rifaremo presto, ringrazindo il cielo è piaciuta. L’intento è farla 2 o3 volte l’anno alternandola con le altre 10/11 in Italia. Ne faremo una al mese, se risuciamo. Il progetto è anche di andar fuori, abbiamo un po di contatti validi.
      Poi, sempre per precisione, sono prodotte in birrifici non nostri, ma a produrla ci siamo anche noi, non deleghiamo al birrificio e basta.
      Il progetto è un birrificio vero e proprio, che fa birre e le commercializza, non per un locale ben preciso ma per “tutti”. Chi vuole partecipare è sempre il benvenuto.
      Per quanto riguarda la novità, assolutamente non c’è novità, solo voglia di fare birre, possibilmente come piacciono a noi, e condividerle con gli altri, fine. 😀
      I ragazzi da te citati sono tutti in gambissima e sono da apprezzare per quello che hanno fatto. Sono cmq progetti diversi.
      Ciao Mirko.

  6. Io mi chiedo se i due ragazzi citati nell’articolo abbiamo mai preso pentola in mano, fornellone e si siano messi per conto proprio a fare una birra, se abbiamo mai passato ore tra ammostamento e bollitura, se abbiamo mai, ahime, dovuto buttare tutto per un’infezione (dannata fioretta) o se almano abbiamo mai letto il libro di Bertinotti. Me lo chiedo erché se così non fosse posso dire che questo progetto, alla stregua delle birre prodotte per i locali, è fondato sullo stesso principio ma confezionato meglio e cioè quello di dire ad un mastro birrai talentuoso frasi del tipo “…vorrei fare una birra, profumata con 60 IBU d’amaro…”.

    Discorso diverso per i ragazzi di Reveletion Cat che comunque, tra cotte pubbliche ed eventi vari, hanno almeno dimostrato di capirci qualcosa in fatto di produzione di birra artigianale.

    • Marco è un homebrewer e di ore tra fornelloni, bazooka e pentoloni vari ne ha passate parecchie , non generalizziamo

    • Mirko E Marco (che ha anche un altro progetto in corso) non hanno bisogno di presentazioni. Inoltre non è detto che bisogna passare l’esistenza con pentoloni e malti per “progettare grandi birre”; bisogna piuttosto esserne capaci. La mentalità “hardcore” limita molto l’ambiente italiano attualmente.

      Il continuo paragone con revelation cat è poi inutile per due motivi:
      1) c’è massima stima e collaborazione tra i protagonisti dei due progetti (e mi auguro che si possa concretizzare anche sul piano pratico);
      2) le stesse, precise “accuse” sono state rivolte in passato proprio alla revelation cat (insomma memoria corta)

      Si cerca sempre di dividere tutto in fazioni (da cambiare a seconda dei casi) quando il progetto Busker si basa proprio sull’amicizia e la massima collaborazione; acquista grande importanza l’approccio più che la metodologia.

      Non sarà una novità in senso assoluto (e chi l’ha detto?), piuttosto si cerca ogni volta di creare una birra che sia rappresentativa di ogni birrificio coinvolto nel progetto però modificata dalle ricette e l’apporto di Mirco E Marco.
      Insomma niente brewfirm e niente birre one shot per i locali. Si potrebbe parlare di collaborazioni ma ovviamente non di due birrifici.

      Se qualcuno ha bevuto la EoG potrà notare che la base è indubbiamente vicina alla produzione di Moreno, mentre il carattere amaro (IMO molto riuscito) è frutto della ricetta ideata da Mirko E Marco in primis. Insomma come prima Birra l’obiettivo è stato centrato IMO.

      Non parlo della dave perché all’open si presentava davvero giovane. Di certo è una birra che ha molto carattere e che farà discutere (non è una IIPA cmq)

      Senza contare il progetto grafico che c’è dietro (e in italia ce n’è davvero bisogno).

      • Andrea Turco

        Ah perché adesso il progetto Buskers sarebbe “antagonista” di Revelation Cat? Che tristezza, ci mancava solo questa…

        • Ah, boh. Non so davvero perché fare paragoni. Son anche due progetti con caratteristiche diverse come giustamente hai sottolineato.

    • Andrea Turco

      Chissà perché critiche gratuite del genere provengono sempre da utenti anonimi. Caro Nelson, come preciso sempre in questi casi se vuoi continuare a commentare su Cronache di Birra ti prego di evitare l’anonimato.

      • Effettivamente rileggendo il mio intervento mi rendo conto che l’ultimo paragrafo possa aver in qualche modo “spostato” l’attenzione su un dualismo che non volevo sollevare e me ne scuso.

        Personalmente, la mia non voleva essere una critica diretta a Mirko o Marco ma semplicemente uno sfogo di chi sempre più spesso si accorge che sul mercato stanno finendo, sull’onda dei successi della birra artigianale in Italia, prodotti realizzati da mastri birrai noti, e capaci, marchiati semplicemente dall’azienda che li commissiona e quindi mi chiedevo se anche questo progetto fosse solo marketing o ci fosse qualcosa di più.

        • Andrea Turco

          Io sono abituato a non fare illazioni senza la sicurezza di ciò di cui sto parlando. Questo indipendentemente dal discorso generale che può essere più o meno condivisibile.
          Per il resto il mio invito a scrivere fuori dall’anonimato (o quantomeno a renderti “riconoscibile” scrivendomi in privato) rimane.

          • piccolo OT, ma credo utile a tutti gli utenti

            se Nelson Sauvin ti scrive in privato dicendo “buongiorno, il mio vero nome è Rinaldo Astolfi e questa è la mia email personale a cui può scivere per verificare ermanno.astolfi@gmail.com” la questione anonimato viene risolta?

          • Andrea Turco

            Ma infatti SR io non voglio eliminare la possibilità per un utente di mantenere l’anonimato, piuttosto assicurarmi che ogni critica mossa venga fatta in buona fede e non semplicemente in modo strumentale. In passato di persone che hanno inventato nick “fittizi” solo per attaccare vigliaccamente il prossimo ce ne sono state tante, al punto che ho deciso di imporre questa regola.

            In parole povere voglio poter garantire a chi viene criticato che dall’altra parte c’è una critica autentica e non un tentativo strumentale.

          • ma io non critico l’intento, rilevo solamente l’impossibilità di realizzarlo…

            cmq uno che si chiama Rinaldo e nell’indirizzo email mette Ermanno lo bannerei 😀

          • Andrea Turco

            Probabilmente l’esempio da te riportato non basterebbe a convincermi, come d’altronde è successo in passato. In linea generale chiunque potrebbe inventarsi una biografia del tutto fittizia, se è bravo anche con riferimenti precisi. Diciamo che molto conta anche il mio intuito. Non esiste una soluzione definitiva, questa mi sembra la migliore.

          • sottostante il tuo ragionamento c’è il fatto che dietro ad uno che scrive ci debba essere “persona nota”. è spesso così, ma io mi auguro che persone dal pensiero forte ed autonomo (non necessariamente sempre giusto o allineato) ne escano ogni tanto, anche senza pedigree

            fra il morphing e la censura di fatto per mancato allineamento non saprei che scegliere…

            io resto che più che le persone, nel caso, vadano moderati i contenuti secondo una precisa politica. se un nick fa una critica ficcante senza infamare, non vedo il problema dell’anonimato. l’anonimato o l’essere sconosciuto, al limite, possono per questa condizione solo togliere autorevolezza a delle tesi fondate

          • Andrea Turco

            Non deve essere una “persona nota”, ma una persona riconoscibile. Altrimenti non ci sarebbero nuovi utenti (come anche in questa pagina) a commentare su Cronache.

            Nel mio modo di vedere, se vuoi fare una critica a una persona o a un progetto riconoscibile, ci devi mettere la faccia. Se non hai il coraggio delle tue idee, stai zitto. Per non parlare dell’ipotesi in cui vuoi solo fare casino o danneggiare un concorrente.

          • ci stiamo attorcigliando. e come la riconosci una persona riconoscibile? oltre al tuo olfatto, non ti resta poi molto

          • Andrea Turco

            Ti ho risposto poco sopra, mi sembra. Se vuoi ne possiamo parlare meglio in privato.

          • no, oltre la tecnica di riconoscimento olfattivo dell’utente farlocco non mi hai risposto. ma chiuderei l’OT

          • Andrea Turco

            A me basta come regola per il mio blog. Meglio questo che il far west. OT chiuso.

  7. c’entra qualcosa di chi sia il bir & fud?

  8. assaggiata la ecstasy of gold al villaggio, m’è buona ma non eccezionale, aspetto la dave e la ecstasy per un riassaggio pulito e rilassato.
    In bocca al lupo a questo progettone comunque e ancora complimentissimi per la parte grafica.

    di cui… di cui…

  9. La EOG non è una birra per tutti..vorrei aver avuto una foto delle espressioni fatte dai nostri clienti mentre l’assaggiavano…veramente da ridere…a chi è piaciuta invece se ne è bevuto i litri!! Senza mezze misure!!!La Dave non l’abbiamo assaggiata..ma farei volentieri un’abbonamento al progetto!!

  10. Birra strepitosa, etichetta strepitosa e strepitosi Mirko e Marco!!!

  11. Voglio chiarire una cosa.
    Il progetto e la sua realizzazione mi sembrano veramente degni di nota.
    Spero che vada avanti e che sia seguito anche da altri.

    Nessuna perplessità residua dopo il preciso chiarimento di Mirko.

  12. no tranquillo schigi, avvocati e visure camerali riposano per occasioni piu divertenti.
    mi chiedevo solo se il fatto che siano i proprietari di un locale e ( ma forse ricordo male) soci di un imprenditore del settore produzione birra avesse qualcosa a che fare con il progetto.
    personalmente non lo trovo ne nuovo ne particolarmente innovativo ne interessante.
    chiedere a qualcuno di fare una birra perche poi tu la distribuisca e la norma.
    noi lo facciamo per almeno 4 societa diverse.
    la cosa che era interessante era il riferimento ai buskers che pero nel caso in questione non c entrano nulla.
    trovo molto piu azzeccato e particolare il concetto di gipsy brewing ( tipo livingstone per intenderci).
    e nel caso in questione la mia malignita mi faceva vedere la longa mano di qualcuno nel creare un progetto di marketing ( e basta) da affidare poi ai soliti distributori.
    tutto cio non e nell interesse della birra artigianele .
    ma lo so che sono il solito paranoico.

    p.s.: schigi, a volte voler guardare piu in la del proprio naso e fondamentale. sapere con chi si ha a che fare e alla base di tutto. troppo facile fare i cattivoni con i piccolotti. e senza informazioni si rischia di trovare qualcuno ben attrezzato che ti fa piangere sul serio. baci

    • forse è sfuggito il fatto (o forse non fa alcuna differenza per alcuni) che non stiamo parlando di committenze, ma di collaborazioni; o quantomeno di un progetto aperto. E chi sta dietro buskers (compreso il birrario di turno) sarà sempre ideatore della birra e partecipante attivo della cotta. Di certo lo scopo non è di ordinare il prodotto via telefono, né tantomeno utilizzare semplicemente l’impianto in mancanza di uno proprio.

      Lasciando stare le parole, consiglio di vedere il report fotografico della cotta della Dave che secondo me rappresenta benissimo lo spirito con cui queste birre nascono.

      Il discorso commerciale mi sembra superfluo. Di certo nessuno fa niente per beneficenza e se la birra tira, tanto di guadagnato (appunto)

    • Il Ticino ti sta incattivendo ed intristendo.
      Sento un’aria da tunnel del Gottardo su di te.

    • No, non c’è niente di tutto questo, posso giurarlo visto che affacciandomi dalla finestra di casa non mi sono accorto di nulla…Mirko e C. si muovono in completa autonomia concretizzando rapporti instaurati negli anni. Penso ci sia grande passione e una buona via per abbattere i costi.

      Io il fusto l’ho avuto grazie a Valerio di Birra+ (non so se ci sia anche lui nel progetto) e l’ho esaurito in un paio d’ore pomeridiane, la birra è piacuta molto, sentendo i nomi che girano per le successive cotte sembra un progetto molto interessante, e molto più “candido” e “vero” di tante altre puttanate che girano.

  13. Spero solo azzecchino sempre le ricette.
    Cambiare impianto ad ogni cotta può diventare un problema!

  14. @Schigi
    ho esagerato.
    ed è vero, mi sto intristendo e incattivendo. non me ne ero accorto.

  15. ma poi quanta dietrologia mamma santa…

    vi piace la loro birra?bevetevela..

    non vi piace,vi stanno sui maroni loro,non volete arricchire le multinazionali che pensate ci siano dietro?non bevetela e stop….

  16. Senza voler polemizzare, io a riguardo non mi esprimo, ma fa specie vedere gli stessi personaggi che si entusiasmano per la birra a km zero ed al contempo ad un birrificio itinerante.

  17. finalmente l’ho bevuta, birra interessante: strizza un pò troppo l’occhio alla moda (imo) però l’utilizzo del malto pils da una delicatezza particolare. bona la prima!
    😉

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