Lo scorso fine settimana ho organizzato a casa una festa di compleanno (non il mio!) con una ventina di invitati. Tra libagioni e bevande varie, non potevo esimermi da mettere a disposizione un po’ di birra, ovviamente artigianale. Per l’occasione ho puntato a due casse di bottiglie da 33 cl di un noto birrificio laziale, che per non fare nomi chiameremo col nome fittizio di Birra del Borgo
. Visto che il formato da 75 cl non è molto adatto ad eventi del genere, ho optato per la linea “low cost” dell’azienda, proponendo ai presenti Trentatre Dorata e Trentatre Ambrata. Premettendo che nessuno era un esperto di birra artigianale, e tantomeno un consumatore abituale, tutti sono rimasti decisamente entusiasti di quella novità. E oggi, mentre ero in autobus, ho riflettuto su quali birre sono più adatte ad avvicinare i neofiti…
feb
7
'12Come il tipo di birra può modificare le reazioni dei neofiti
feb
2
'12Per la serie “una cotta in terracotta”, ecco la birra in anfora
Negli scorsi giorni Jean Van Roy della Brasserie Cantillon ha annunciato una sorprendente novità, a suo modo decisamente rivoluzionaria: utilizzare anfore di terracotta per la maturazione del suo Lambic. Una notizia che ha immediatamente attirato l’attenzione dei siti specializzati di tutto il mondo, compresi quelli italiani. Per questo motivo non potevo esimermi dal riportare la vicenda, cercando però di andare oltre la semplice cronaca. In particolare ci si è domandati se l’uso delle anfore è un’ulteriore conferma della svolta modernista di Cantillon, ma direi che è il caso di soffermarsi anche su altre due questioni: l’impiego di anfore potrebbe diventare la “next big thing” della birra artigianale e, soprattutto, quale effetto possono avere sulla birra? Andiamo con ordine…
gen
26
'12E fu così che i birrai italiani abbandonarono gli ingredienti strani
Grazie alla disponibilità di Vincenzo Monaco, qualche giorno fa sono riuscito finalmente a vedere privatamente il documentario Brew It, realizzato da Black House Production. Come intuibile a suo tempo dal trailer, è un prodotto davvero ben confezionato, che offre una valida panoramica del nostro movimento birrario. Nel post di oggi tuttavia non voglio parlarvi di Brew It, ma di una considerazione che fa Agostino Arioli del Birrificio Italiano in uno dei passaggi del documentario. Ripercorrendo infatti l’evoluzione del settore, egli sottolinea come a un certo punto i birrai italiani abbiano iniziato a ricorrere a ingredienti molto particolari. Niente di nuovo, ci verrebbe da pensare, se non che Agostino aggiunge che si tratta di una moda in forte declino. E riflettendoci bene, è proprio così.
gen
17
'12D’accordo ragazzi, parliamo di queste “one shot”
La consuetudine di tracciare bilanci e lanciare previsioni è sempre molto diffusa tra coloro che frequentano certi ambienti, soprattutto con l’avvicinarsi del nuovo anno. Anche nella birra succede la stessa cosa, tanto che ho dedicato in passato un paio di post al riguardo, così come altri “colleghi”. E riprendendo in mano tutte le opinioni pronunciate al tempo, c’è un’espressione che torna costantemente e che rappresenta un po’ la novità più interessante emersa recentemente in Italia. L’espressione è “one shot” e indica una birra prodotta una volta e basta, la cui ricetta (almeno in teoria) non sarà ripetuta in futuro. Un’usanza sempre più diffusa tra i microbirrifici, al punto che è arrivato il momento di parlarne nel dettaglio.
dic
5
'11I diversi livelli di astrazione degli stili birrari
In passato ho affrontato l’argomento “stili birrari”, interrogandomi se e quando il loro impiego è utile e sensato. Traendo ispirazione da un recente post di Alan McLeod, oggi riprendo in mano il tema per approfondirlo sotto un altro punto di vista. L’autore di A Good Beer Blog si chiede se uno stile può essere qualcosa in più di un aiuto generico, partendo dal presupposto che esistono diversi livelli di astrazione nello stabilire una categoria birraria. La sua riflessione nasce da due articoli incentrati su altrettanti stili “contraddittori”: le Sour Ale e le birre d’abbazia. In entrambi i casi si tratta di definizioni piuttosto vaghe, nelle quali possono rientrare produzioni estremamente diverse tra loro. E perciò, come recitava un simpatico tormentone di calcistica memoria, la domanda nasce spontanea: che senso ha utilizzarle? Forse nessuno, se non per chi quelle birre deve venderle.
nov
22
'11Un convegno per lo stato della birra agricola in Italia
Da quando in Italia esiste il concetto di “birra agricola” – e cioè dalla metà di settembre 2010 – ho sempre cercato di approfondire un fenomeno che è cresciuto a ritmo elevato in pochissimo tempo. Il mio punto di vista è stato quello di un appassionato del settore, che da un momento all’altro ha iniziato a doversi confrontare con un elemento del tutto nuovo per l’ambiente. Pur tra diverse (e immagino comprensibili) perplessità iniziali, ho documentato l’evoluzione del fenomeno, ospitando su queste pagine anche un’intervista a Giovanni Bernardini, Presidente Regionale di Copagri Marche. Con il pretesto di alcune novità piuttosto interessanti, ne approfitto per fare un punto della situazione a poco più di un anno di distanza dalla nascita della birra agricola.
nov
7
'11La birra artigianale italiana è un fenomeno di provincia
Buon lunedì a tutti, come avete passato lo scorso fine settimana? Personalmente ho fatto una bella gitarella a Firenze, per un week-end immerso in una delle città più belle d’Italia ma alla quale – e qui faccio mea culpa – non avevo ancora dedicato il tempo che meritava. Ovviamente sto parlando solo degli aspetti turistici del posto, perché dal punto di vista birrario avevo così poche aspettative che ho deciso di saltare a piè pari questo aspetto. Prima di partire avevo chiesto a qualche amico toscano conferma della pochezza birraria di Firenze, ricevendo sempre la stessa deludente risposta. Al punto che mi sono domandato come mai in una città tanto importante sia ancora così difficile trovare locali con birra di qualità. E mentre cercavo un motivo, mi sono reso conto che non è l’unico caso in Italia. Tutt’altro…
ott
20
'11Black IPA, o di come non chiamare le Cascadian Dark Ale
Nella vivace scena americana a volte trovano anche spazio alcune riflessioni sul mondo della birra artigianale locale. Una delle dispute più interessanti degli ultimi tempi – almeno per me, per altri sarà una questione irrilevante – riguarda il nome da usare per le incarnazioni di un recente stile birrario. Alcuni lo conoscono con l’appellativo di Black IPA, altri con quello di Cascadian Dark Ale. In entrambi i casi si tratta della stessa tipologia di birra, basata su una ricetta che fonde le caratteristiche dei malti scuri (tostato, cioccolato, bruciato) con le luppolature tipiche delle India Pale Ale (o meglio, American IPA). Il risultato, ancorché di difficile bilanciamento, può essere molto intrigante: questo spiega il successo che sta avendo questo nuovo stile in patria e all’estero. Così mentre l’interesse degli appassionati cresce costantemente, di tanto in tanto torna d’attualità la questione del nome. CDA o Black IPA? Un dilemma mica da poco…
ott
18
'11Delle sottili analogie tra Pumpkin Ale e birre alle castagne
Con il mese di novembre all’orizzonte, negli Stati Uniti si ricomincia a parlare di Pumpkin Ale. Per quanto possa sembrare strano, questa tipologia di birre appartiene alla storia del movimento americano, in particolare al suo periodo pionieristico, quando i primi immigrati erano costretti a birrificare con ingredienti di fortuna in mancanza di orzo maltato. La zucca era uno di questi surrogati, il cui utilizzo si perse con il miglioramento delle tecniche produttive locali. Con la renaissance birraria del paese, la zucca tornò protagonista, impiegata per aromatizzare birre stagionali. E ovviamente l’occasione ghiotta è rappresentata dalla festa di Halloween, capace di smuovere un giro d’affari paragonabile solo a poche altre ricorrenze. Ma perché questa lunga introduzione sulle Pumpkin Ale? Per il semplice fatto che ho trovato alcune curiose analogie con uno stile (l’unico?) prettamente italiano: le birre alle castagne.
set
29
'11Dal Regno Unito dieci consigli su come massimizzare i profitti nei pub
Esattamente come ieri, anche oggi torno su una recente pubblicazione riguardante il mercato della birra. Probabilmente avrete capito che mi riferisco a quel The Cask Report che ho sviscerato giusto qualche giorno fa e che annualmente esamina lo stato della birra in cask nel Regno Unito. Tranquilli però, non voglio analizzare nuovamente quei dati, bensì porre l’attenzione su un capitolo secondario che trovo molto interessante. Si tratta di una serie di suggerimenti, emersi da un’attenta analisi del settore, rivolta a quei gestori di pub che propongono o vorrebbero proporre birre tradizionali nei loro locali. Una sorta di prontuario da tenere in grande considerazione e che forse può tornare utile anche ai publican italiani.










