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Salutiamo la primavera bevendoci qualcosa di appropriato

primavera

Da ieri siamo entrati ufficialmente nella stagione primaverile e le temperature, almeno qui a Roma, sembrano voler seguire pedissequamente il calendario. Improvvisamente sembra perciò arrivato il momento di salutare le bombe alcoliche che ci hanno accompagnato nei mesi invernali: Imperial Stout, Barley Wine, Belgian Strong Ale e via dicendo, non più adatte al caldo che sta già cominciando a farsi sentire. Al loro posto è il caso di trovare qualche alternativa birraria, perciò oggi faremo una rapida panoramica degli stili indicati per la primavera, suggerendo magari qualche produzione italiana. Come riferimento userò un post dello scorso anno comparso su Beeriety. Partiamo…

Maibock

La cultura brassicola tedesca è solo apparentemente monocorde. In realtà esiste una varietà di stili molto diversi tra loro, tra cui quello che più di tutti si abbina alla primavera. Sto parlando delle Maibock, basse fermentazioni di tenore alcolico relativamente elevato (tra il 6% e il 7,5%) e storicamente consumate nel mese di maggio (da cui il nome). Per approfondimenti vi rimando a un post che scrissi nel 2009, mentre se cercate qualche rappresentante di facile reperibilità potete buttarvi sulla Maibock di Augustiner. Come riporta Microbirrifici.org, in Italia esistono diverse incarnazioni dello stile, sebbene il sito – anche giustamente – non distingua le Maibock dalle Helles Bock. Tra le migliori cito la Moltus di Birra 1789 e la Bibock del Birrificio Italiano. Personalmente in passato ho molto apprezzato anche la Trebbiana Extra di Birranova.

Saison

A parte le Maibock, tutti gli altri stili intesi per i mesi caldi sono solitamente considerati estivi. La primavera in effetti è trascurata da certe “definizioni”, sebbene possiamo affermare che un’altra tipologia che ben si adatta alla stagione è quella delle Saison. Le caratteristiche infatti sono decisamente indicate per la primavera, grazie alla loro capacità dissetante che si sposa con un contenuto alcolico non indifferente. La leggenda vuole che sia la birra dei braccianti valloni, con la quale si ristoravano durante le faticose giornate nei campi. Caposaldo e riferimento mondiale per lo stile è ovviamente la Saison Dupont, che per inciso è una delle migliori birre al mondo nel rapporto qualità – prezzo. Secondo Microbirrifici.org tra le migliori interpretazioni italiane ci sono la New Morning del Ducato, la Dau di Troll e la Du Bidu di Bi-Du.

Blanche

Le Blanche rappresentano un altro stile belga sicuramente più adeguato all’estate che alla primavera. In mancanza però di stili prettamente primaverili, possiamo inserirlo in questo elenco. Sono birre di frumento estremamente dissetanti, aromatizzate tradizionalmente con coriandolo e bucce d’arancio. Il classico esempio internazionale è la Blanche de Namur, mentre in Italia troviamo una netta predilezione dei birrai per questo stile. Tra le migliori cito la Blanche du Valerie di Almond ’22, la Friska di Barley e la BiancaNeive di CitaBiunda.

Cream Ale

Il post che ho citato in apertura inserisce giustamente nell’elenco anche questo particolare stile americano, uno dei pochi nati interamente negli Stati Uniti. Le Cream Ale sono birre “ammazzasete”, dal contenuto alcolico moderato e dalla grande capacità dissetante. Sono prodotte con lieviti ad alta fermentazione, nonostante nacquero per contrastare la crescente diffusione delle lager dei birrifici più grandi. I birrai artigianali cercarono infatti di proporre qualcosa di alternativo, ricorrendo a tecniche “miste”: lieviti ad alta fermentazione, come detto, ma maturazioni “a freddo” o lagerizzazioni per rendere gli aromi più puliti. Prevedono l’impiego di riso o mais in aggiunta al malto d’orzo. E’ uno stile poco diffuso in Italia e mi è capitato di bere solo la Cream Ale di Revelation Cat – prodotta, se non ricordo male, insieme a Mikkeller – che ritengo molto buona.

E voi vi siete preoccupati di rifornire i vostri frigoriferi con birre adatte? Cosa siete pronti a stappare?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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50 Commenti

  1. Riconfermo la segnalazione che feci sul tuo precedente articolo sulle Maibock.
    Da quello che mi è capitato di assaggiare in Italia l’unica Maibock aderente allo stile(e molto buona) mi sembra la Benedictus del birrifico Leo di Chiavari (GE).

    http://www.microbirrifici.org/Birra_Leo_Benedictus_birra.aspx

  2. La primavera ha i profumi delle saison e i sapori delle kolsch..

    (tiè, beccateve sta botta de poesia!!)

    • Andrea Turco

      M’inchino al cospetto di tanta poesia

    • Andrea Turco

      Comunque è vero, le Koelsch ci stanno da dio in questo elenco

      • Infatti mi sa che stasera scatta una birretta trasteverina..

        OT: Non ricordo, ma nell’articolo sulle denominazioni incerte delle birre, c’era anche kolsch/koelsch??

        • Andrea Turco

          No non c’era, anche perché – ma sono pronto ad essere smentito da qualcuno che ne sa – si tratta semplicemente di un modo di trascrivere in italiano la lettera tedesca “o” con la dieresi (o come si chiama). Credo che in mancanza della lettera in questione, è giusto riportare il dittongo “oe” piuttosto che la semplice “o”. Magari Indastria (o chi per lui) ci può aiutare. Ah mi sono ricordato che non si chiama dieresi, ma qualcosa tipo umlaut… su Wikipedia c’è tutto un articolo sul suo uso nei nomi dei gruppi Metal 😀

          • Esatto. Kölsch o Koelsch.

            Per me il caldo significa Weizen 😀 Ma anche APA (molto più che ipa) e Geuze

          • Personalmente ho inaugurato la primavera con un bel binomio Koelsch (Rodersch) e Blanches (Fiordalisa) entrambe davvero buone

        • nel fine settimana sarò a Roma. Quale kolsch e dove la trovo? (al Macche forse…?)

          • Andrea Turco

            Bisognerebbe sapere prima cosa attaccano 🙂 . Forse la più facile da trovare è la Rodersch, puoi provare tra Bir&fud e Open, ma ci tengo a preciare che sono mie semplici congetture

  3. io ci metterei anche delle belle bitter o golden ale (oltre alle immancabili apa, magari non molto alcoliche e beverine).

  4. Io non posso che riportare due delle birre della sessione degustativa di ieri sera:
    De Ranke Hop Harvest 2011 e Cantillon Gueuze 2011
    La prima la vedo molto primaverile perchè, pur essendo una versione speciale della xxbitter, ha toni molto più caldi, aroma floreale di miele e camomilla, un buon compromesso tra le note fresche dei luppoli ed il malto mieloso ed avvolgente.
    La Cantillon Gueuze invece… E’ trasversale a tutto e ci sta sempre!

  5. Kolsch per questa dolce primavera visto che l’ho da poco scoperta :-D…..Poi andrei dritto dritto su IPA,APA e l’inconfondibile Gueuze Mariage Parfait :-D.

    😀

    P.S.Grazie al curatore del sito e ai commenti sempre utili…..adesso vi abbandono per una Pale Ale di Sierra Nevada 😉

  6. Tra le cream ale italiane ricordo la nuova Vun del Birrificio Lambrate, bevuta lunedì sera per la seconda volta, molto molto interessante e piacevole.

  7. Qualcuno sicuramente sa il perché ma cmq nella città di Namur(Belgio) non sanno cosa sia la BlacheDeNamur. Strano ma vero.

  8. Sotto il sole primaverile io berrei la birra che regge la ragazza in foto per poi dedicarmi a una sana attività “camporellaria” direttamente nel campo retrostante…

    • Andrea Turco

      La nuova linea editoriale di Cronache di Birra da oggi in poi mi impone di mettere solo foto come quella

  9. Mi trovo molto d’accordo con i am hoppy e nabbirra…
    Secondo me la Hop Harvest De Ranke in un periodo come questo ci sta da Dio, ma anche una bella Golden Ale (Saltaire Blonde per dirne una o Samuel Smith Organic Best Ale).
    Sulle Koelsch non mi esprimo perché sinceramente non le conosco, devo colmare questa lacuna. La Rodersch è facilmente reperibile a Roma?

  10. Classica Bitter inglese. Buona per tutte le stagioni.
    E poi Gose, per me una scoperta recente ma entusiasmante.
    E Berliner Weiss. Senza sciroppi ovviamente…ma qua siamo in piena estate…

  11. Saison a garganella , Zinnebir e passa la paura (e l’arsura)!

  12. ..Dimenticavo la Leyline!

  13. In un post così nessuno cita le Bière de Mars?
    Vergogna…

  14. Tra le Maibock è giusto citare anche la nuova Buxus del Birrificio San Paolo.

  15. Io voglio fare un pò di polemica sugli stili……

    Allora perchè Vi ostinate a chiamare Koelsch la Rodersch? Non è assolutamente una Koelsch! Anche se ha vinto la sua categoria all’ultimo CIBA del Polli 🙂

    Capolavoro assoluto ma trattasi di Birra di Alta Fermentazione con grande beverinità e ottima luppolatura…..ma che ci azzecca con le Koelsch?

    6C. Kölsch
    Aroma: Very low to no Pils malt aroma. A pleasant, subtle fruit aroma from fermentation (apple, cherry or pear) is acceptable, but not always present. A low noble hop aroma is optional but not out of place (it is present only in a small minority of authentic versions). Some yeasts may give a slight winy or sulfury character (this characteristic is also optional, but not a fault).
    Appearance: Very pale gold to light gold. Authentic versions are filtered to a brilliant clarity. Has a delicate white head that may not persist.
    Flavor: Soft, rounded palate comprising of a delicate flavor balance between soft yet attenuated malt, an almost imperceptible fruity sweetness from fermentation, and a medium-low to medium bitterness with a delicate dryness and slight pucker in the finish.(but no harsh aftertaste). The noble hop flavor is variable, and can range from low to moderately high; most are medium-low to medium. One or two examples (Dom being the most prominent) are noticeably malty-sweet up front. Some versions can have a slightly minerally or sulfury water or yeast character that accentuates the dryness and flavor balance. Some versions may have a slight wheat taste, although this is quite rare. Otherwise very clean with no diacetyl or fusels.
    Mouthfeel: Smooth and crisp. Medium-light body, although a few versions may be medium. Medium to medium-high carbonation. Generally well-attenuated.
    Overall Impression: A clean, crisp, delicately balanced beer usually with very subtle fruit flavors and aromas. Subdued maltiness throughout leads to a pleasantly refreshing tang in the finish. To the untrained taster easily mistaken for a light lager, a somewhat subtle Pilsner, or perhaps a blonde ale.

    • Quoto al 100% e vale per tante altre italiane in parecchi stili, soprattutto tedeschi, ma non solo.

    • Andrea Turco

      Dovresti chiederlo a Beppe in primis 🙂

    • facciamo Italian Koelsch e la chiudiamo in scioltezza?

      • Mi domando però se alcune birre americane, rivisitazioni degli stili tedeschi, raggiungono lo stesso risultato e noi non le conosciamo.

      • Il termine Koelsch non può essere utilizzato se non dai produttori della Kölsch Konvention. Utilizzandolo si può incorrere anche in problemi legali seri.

        Il problema quindi non è Beppe…….

        L’aderenza agli stili può esserci o non esserci….io per molte birre me ne frego proprio ….poi uno può dichiararlo o meno …però se lo si dichiara deve esserci!

        Le Koelsch sono comunque un’altro tipo di birra! Devo dire assolutamente non all’altezza della Rodersch…prodotto innovativo e di qualità nettamente superiore.

        Italian và bene …ma cosa?
        Italian Pale Ale….Italian Dry Ale….Italian vattelapesca….. divertitevi…..

        • Andrea Turco

          Beppe non scrive Koelsch, ma il nome Rodersch mi sembra un chiaro riferimento, no? Altrimenti avrebbe potuta chiamarla, che so, RoderAle 🙂

          • Andrea…il chissene è sempre dietro l’angolo….la mia provocazione era relativa al fatto che una birra come la Rodersch non la definirei una Koelsch……se si valutano le caratteristiche dello stile direi che non lo è proprio……
            Indipendentemente dalla definizione che le dà il birraio chiedo ai valenti esperti del sottobosco underground birrario italiano come si potrebbe definire uno stile veramente italico come le nostre simil/parakolsch…..e ce ne sono tante……..

          • Andrea Turco

            Non ho capito la domanda finale…

        • non mi sembra una questione avvincente cmq… se c’è un IGP lo si rispetta (o parte il fatto che poi in USA se ne fregano)

          facciamo Italian Style Koln Ale? o BiDu Style Koln Ale? mah…

          • Secondo me è invece una questione molto avvincente….e che và al di là delle solite begucce italiche….
            Cerco di spiegarmi meglio..
            Visto che in Italia si sono ormai affermate delle birre che sono a tutti gli effetti dei capolavori birrari e che non trovano delle collocazioni precise negli stili birrari canonici…perchè non creare degli stili propri?
            Lo stile birrario nasce sempre da un capostipite famoso allora mi chiedo…perchè dobbiamo andare dietro a stili storici quando ne abbiamo creati noi di nuovi?
            Vi porto due esempi classici…uno è la Tipopils (ma potrebbe andar bene anche la Via Emilia…o la Magut..)..la Tipopils non è una Pils canonica (nè una German Pils..nè una Bohemian Pils…nè una American Pils…) non è secondo me nemmeno una Helles (categoria dove è stata inserita a forza per poter vincere un premio..) e allora perchècazzo non instauriamo uno stile nuovo e lo chiamiamo Italian Pils? Non stò scherzando ……
            La stessa cosa riguarda le Koelsch italiane….perchè imbrigliarle per forza in uno stile che non le fà onore (ma avete mai sentito una Koelsch canonica?)……..chiamiamole Italian Blond Ales o in qualsiasi altro modo…ma basta chiamarle Koelsch…non ha più senso….ci meritiamo uno stile tutto nostro….

            Che ne pensate?

          • Andrea Turco

            Che il primo a parlare di Italian Pils è stato Ricci e non so quanto questo ti possa piacere 🙂

            A parte gli scherzi, il discorso è ampio e forse merita un post a parte

          • Cata, svecchiati un po’ e fatti un account twitter (anzi no va…)

            io e Leo lo dicevamo esattamente qualche giorno fa. e personalmente, come annotato da Andrea, lo dico da un pezzo di andare oltre la castagna… le Pils all’italiana sono l’esempio più eclatante (e di qualità per giunta, per la IPA all’italiana aspetterei un attimo)

          • Io di base sono assolutamente d’accordo che in italia ci sono reinterpretazioni di stili tedeschi che vanno al di là delle categorie e sono anche ottime birre.
            Però, come detto sopra, avrei parecchi dubbi sulla necessità o sull’opportunità di farne uno stile.

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