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Un omaggio a Michael Jackson a 10 anni dalla sua scomparsa

Nella giornata di ieri si è celebrato il decimo anniversario della scomparsa di Michael Jackson, la figura più importante della storia quando parliamo di divulgazione birraria. Se siete lettori di Cronache di Birra dovreste sapere ciò che egli ha rappresentato per l’intero movimento della birra artigianale e non solo. Senza la sua preziosissima opera di evangelizzazione, oggi il nostro mondo sarebbe decisamente diverso: probabilmente molti stili regionali sarebbero scomparsi, non useremmo l’espressione “stile birrario” e considereremmo il legame tra tipologie brassicole e rispettive culture umane come una semplice curiosità e non come il motivo dell’esistenza stessa delle prime. Per la maggior parte di scrittori, degustatori e appassionati che frequentano il settore, Michael Jackson è una leggenda e un esempio da seguire con abnegazione, anche se non sono tantissimi coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Per onorare la sua memoria, oggi ripercorreremo alcuni aspetti della sua vita e del suo straordinario contributo alla cultura birraria internazionale.

Le origini

Sebbene sia nato (e morto) in Inghilterra, le origini di Michael Jackson sono da ricercare in Lituania. Suo nonno, Chaim Jakowitz, lasciò Kaunas per trasferirsi a Leeds, mentre suo padre, Isaac, sposò una donna dello Yorkshire e cambiò il proprio cognome nel più anglofono “Jackson”. L’omonimia con il famoso cantante era per Michael Jackson motivo di divertimento e in alcune occasioni apparì in pubblico indossando un guanto bianco per lo spasso dei presenti. Oltre al classico aplomb britannico, era proprio la sottile ed elegante ironia a spiccare nel suo carattere e non è raro ritrovarla anche nei suoi scritti.

Gli inizi

Michael Jackson iniziò a lavorare come reporter per l’Hudderfield Examiner molto giovane, all’età di 16 anni. Dallo Yorkshire si spostò a Londra dove continuò la sua carriera di giornalista, ma fu proprio nella capitale inglese che entrò in contatto con la vita da pub: fu in quei luoghi che si appassionò alla birra e in particolare ai tradizionali prodotti spillati a pompa dai cask (quelli che oggi chiamiamo Real Ale). Il suo primo libro uscì nel 1976 e fu intitolato The English Pub: era un appassionato ritratto di un elemento fondamentale della cultura britannica, che secondo Jackson stava rapidamente scomparendo. In quello scritto aveva per primo riconosciuto una pericolosa tendenza, che poi il Camra sottolineò negli anni a venire come una vera e propria emergenza per i costumi sociali dell’intero Regno Unito.

La fama

The English Pub fu solo l’antipasto. L’anno seguente Jackson pubblicò The World Guide To Beer, un’opera che oggi possiamo considerare il manifesto del suo modo di intendere la birra. In questo libro coniò l’espressione di “stile birrario” e postulò l’idea che la birra poteva essere organizzata in tipologie, ognuna delle quali strettamente legata alla cultura di appartenenza. Solo studiando le dinamiche sociali, economiche e storiche di un popolo, si potevano comprendere le caratteristiche di uno stile e il modo in cui si era diffuso in una determinata area. Fu un approccio pionieristico e visionario, perché non si limitava a descrivere le peculiarità dei diversi tipi di birra, ma ne andava a indagare le radici profonde nella società. Oggi una lettura del genere può sembrare quasi scontata, ma dovete pensare che fu formulata nel pieno degli anni ’70, quando le multinazionali dominavano il mercato con prodotti anonimi e scadenti e il concetto di birra era praticamente unico e granitico: una bevanda – nel senso peggiore del termine – gialla e frizzante, stop.

L’approccio etnografico

Per le ragioni sovra descritte e per la struttura stessa dell’opera, The World Guide To Beer ottene un buon successo e iniziò a diffondere la figura di Michael Jackson come grande divulgatore di birra. Del suo concetto etnografico di birra parlai in un post datato 2016, in cui riportai uno splendido estratto dedicato al Lambic tratto da un altro suo libro. Vi consiglio di leggerlo per capire quanto preziosa fu la sua visione di birra: se oggi possiamo bere Kölsch, Gose, Mild, Sahti e tanti altri stili regionali (compreso lo stesso Lambic) è quasi esclusivamente grazie a Michael Jackson.

Il programma televisivo

La predisposizione pionieristica di Michael Jackson lo portò a diventare persino protagonista di un programma televisivo, trasmesso negli anni ’90 da Channel 4 nel Regno Unito e Discovery Channel negli Stati Uniti. La serie venne battezzata The Beer Hunter (appellativo che lo seguì per tutta la vita) e calava lo spettatore nella realtà delle principali nazioni brassicole. Inutile dire che fu il primo programma televisivo dedicato alla birra, nonché unico esempio per tantissimi anni: solo una figura come Michael Jackson avrebbe potuto rendere possibile un prodotto così all’avanguardia come The Beer Hunter.

Fuori dal Regno Unito

Chiaramente l’opera divulgativa di Jackson non si limitò alla sua nazione di nascita. Fondamentale fu il suo lavoro per far conoscere al mondo le meraviglie brassicole del Belgio, che trovarono ampio spazio in due suoi libri che uscirono nel 1991: The Great Beers of Belgium e Michael Jackson’s Beer Companion. Il suo impatto fu decisivo anche negli Stati Uniti: le opere, gli articoli e le apparizioni televisive del grande scrittore ispirarono migliaia di birrai e homebrewer.  Impossibile dimenticare che fu anche uno dei primi autori di birra a interessarsi alla realtà italiana: il nostro Kuaska lo considera giustamente suo padre putativo.

Le altre passioni

Anche se da noi beer lover è considerato uno dei più grandi esperti di birra della storia, Michael Jackson era conosciuto anche per altre passioni. In primis era anche un brillante conoscitore del mondo del whisky, considerato nel settore una vera e propria eminenza grazie ai tanti libri (alcuni veri e propri bestseller) scritti sull’argomento. Altra sua grande passione fu il jazz, ma scrisse raramente qualcosa al riguardo. In totale i libri di Jackson hanno venduto oltre 3 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 18 lingue. La trasmissione televisiva che lo vide protagonista fu trasmessa in 15 nazioni diverse.

Il resto della carriera e la malattia

Innumerevoli furono i premi che Michael Jackson vinse come scrittore. Nel 2006 rivelò pubblicamente che era malato di Parkinson, malattia della quale soffriva silenziosamente già da diversi anni. Ciononostante continuò ad alimentare la sua passione con straordinaria dignità, incredibile determinazione e immancabile ironia: a proposito del Parkinson, spesso scherzava dicendo che gli sarebbe piaciuto scrivere un libro al riguardo e intitolarlo “Non sono ubriaco”. Jackson si spense il 30 agosto 2007 all’età di 65 anni, causando grande sconcerto nella comunità internazionale della birra artigianale.

L’eredità

Oggi il sito beerhunter.com è ancora attivo e rappresenta una fonte preziosa per leggere alcuni dei suoi articoli. Alcuni anni fa fu prodotto un video documentario sulla vita di Michael Jackson, supportato da una campagna di crowfunding e acquistabile on-line. Mi piace concludere con una citazione tratta da uno dei suoi tanti scritti:

Brindare con un bicchiere di fresca birra stagionale, magari in un pub o in un biergarten, insieme agli amici o a nuovi conoscenti, è un rito che rende felice ogni partecipante. Di solito non ce ne rendiamo conto sul momento, ma questo gesto ci restituisce un senso di luogo condiviso nella nostra comunità e di riappropriazione del tempo nello scorrere della vita. È un modo per valorizzare la birra e trattarla con il giusto rispetto.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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