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Birre inglesi in Belgio: un resoconto del Tilquin English Beer Festival

Birre inglesi in Belgio: può sembrare una cosa bizzarra ma nel mondo globalizzato succede anche questo. Sabato 30 aprile e domenica 1 maggio a Rebecq, frazione di Bierghes, un piccolo borgo di campagna situato in Vallonia a 30 kilometri da Bruxelles, si è svolta la seconda edizione del Tilquin English Beer Festival.
Da grande estimatore del mondo delle craft beers inglesi e da curioso appassionato di Gueuze non potevo mancare.

Il festival si è svolto in un hangar all’interno della guezerie Tilquin. Con il ticket di ingresso (15 o 22 euro) erano compresi l’entrata, il bicchiere del festival, un tot di gettoni e un opuscolo con la lista dei birrifici e delle birre presenti. Ogni degustazione era di 15 cl. La formula classica dei festival insomma. Erano presenti tredici birrifici inglesi: Beavertown, Brew by Numbers, Burning Sky, Buxton, Cloudwater, Magic Rock, Moor, Partizan, Siren, The Kernel, Thornbridge, Weird Beard e Wild Beer Co. Presente inoltre il birrificio francese Mont Salève, oltre ovviamente ai padroni di casa del Tilquin. Per rendere più gradevole il tutto non mancavano anche stand di patatine fritte (in Belgio “fritès”) e fish&chips.

Il festival è alla sua seconda edizione. L’idea è nata dal mastro birraio del Tilquin, Pierre Tilquin, uomo appassionato e molto aperto alle nuove influenze birrarie con una particolare predilezione per le birre d’oltremanica. Il motivo della particolare natura del festival è riassunto in questa sua breve intervista (in francese), in cui loda la crescita delle nuove craft breweries inglesi e la loro ampia gamma creativa. Inoltre spiega come l’idea di ospitare un “English Beer Festival” sia nata dalla volontà di dare slancio alla giornata “porte aperte” della sua gueuzerie e dal desiderio di far conoscere i nuovi stili e i nuovi birrifici nati oltremanica.

La partecipazione è stata buona, con un interessante mix tra belgi di mezza età, giovani londinesi genuini e un po’ tatuati di quella Londra “underground” tanto stereotipata, qualche italiano (oltre al sottoscritto) e diversi appassionati di birra un po’ da tutta Europa (e anche tre ragazzi dal Canada, in Europa per un tour birrario). In generale il pubblico presente era un pubblico interessato e “preparato” ma senza pre-concetti, un pubblico molto da “beer geek” insomma. Ai brindisi rumorosi erano preferite le chiacchierate con i birrai presenti e le discussioni sulle birre a disposizione. Il tutto in un’atmosfera festosa e rilassata nel gelido week end che il Belgio offriva. Curiosità che conferma l’eterogeneità dei partecipanti: allo stand del birrificio Magic Rock era presente, a spillare birra, una rappresentanza del Birrificio Lambrate.

Durante il festival era data la possibilità di visitare la gueuzerie con tour guidati in inglese, francese e olandese. La Gueuzerie Tilquin è attiva dal 2009, fondata dal suo attuale mastro birraio Pierre Tilquin, ed è l’unico birrificio che produce Gueuze in Vallonia. Il ragazzo che ci ha fatto da guida nel tour lo ha specificato subito: “Oltre quella fila di alberi incominciano le Fiandre”. Da queste parti la divisione tra Vallonia e Fiandre e tra francofoni e fiamminghi è una cosa seria, sulla quale non si scherza. Si tratta quindi dell’unico birrificio di Gueuze al di fuori del Pajottenland (la zona a sud-ovest di Bruxelles tra i fiumi Senne e Dendre specializzata nella produzione di Lambic).

La birra prodotta qui segue il processo classico delle birre a fermentazione spontanea. La particolarità di Tilquin è che non produce il proprio Lambic, ma utilizza quelli di altri birrifici, blendandoli tra loro per creare i propri prodotti. Riceve quindi il mosto Lambic da altre aziende e poi lo fa poi fermentare nelle proprie botti creando le proprie birre. In questo processo utilizza solitamente 5 mosti da 4 fornitori: Boon (sia il normale mosto Lambic, sia uno più leggero denominato “Meerts”), Cantillon, Lindemans e Girardin.

Le birre prodotte sono la Gueuze Tilquin à l’ancienne (6,4%), la Quetsche Tilquin a l’ancienne (6,4% fatta facendo fermentare prugne d’alsazia con mosto Lambic) e la Gueuze Tilquin “alla spina” (4,8% fatta assemblando il “Meerts” della Boon con del mosto Lambic). Recentemente è stata lanciata anche la Oude Mure Tilquin à l’ancienne realizzata con more. Sto imparando da un paio d’anni a conoscere e ad apprezzare il mondo delle Gueuze e devo dire che quelle della Gueuzerie Tilquin mi hanno colpito particolarmente. La Gueuze Tilquin à l’ancienne presenta un notevole livello di acidità, un aroma fruttato e un finale lungo e piacevole in bocca. La Quetsche è un piccolo capolavoro, grazie soprattutto all’utilizzo di questa particolare categoria di prugne che rende unica la birra.

Tornando ai birrifici presenti, come in tutti i festival che si rispettino, si devono fare delle scelte sulle birre da provare.
Personalmente, nell’arco della giornata, ho cercato di degustare birre di stili diversi e provenienti da birrifici diversi non focalizzandomi quindi su uno stile specifico. Tra quelle che mi hanno colpito particolarmente segnalo la Brett del birrificio londinese Partizan (per cui ho una predilezione particolare): una IPA alle albicocche veramente gradevole che a dispetto della gradazione (7%) da una senso di freschezza ed è molto dissetante. Da segnalare anche la Dry Stout Mosaic (4,5%) di The Kernel (altro birrificio londinese), una superba Stout dal colore nero intenso e dall’aroma di liquirizia; la Smokey Horyzon, birra affumicata realizzata con segale dal birrificio Moor di Bristol e la Blue Wolf, una Sour Black Ale invecchiata in botti di vino con more e mirtilli del birrificio Buxton. Menzione particolare per la Traditional Porter del celebre Brew by Numbers (quanto è difficile trovare una Porter fuori dal Regno Unito!) e per la Berliner Weisse Myrtille del birrificio francese Mont Salève, una Berliner Weisse ai mirtilli leggera (3,3%) e rinfrescante.

A fine giornata, oltre il piacere di avere assaggiato ottime birre, ho avuto la sensazione di un aver assistito a un esperimento ben riuscito: tredici innovative craft breweries d’oltremanica che offrono le loro creazioni nella casa di una gueuzerie, la Tilquin, a sua volta molto innovativa e guidata da un mastro birraio dalle ampie vedute, il tutto a pochi metri in linea d’aria dalla storica regione del Pajottenland. Birre inglesi in Belgio, un esperimento sicuramente da ripetere.

L'autore: Niccolo' Querci

Niccolo' Querci
Bergamasco di nascita. Vive a Bruxelles dal 2011 dove si occupa di politiche energetiche. Ha ottenuto la qualifica di Beer Sommerlier presso la Beer Academy di Londra. Ama girovagare per il Belgio e per l'Europa per scoprire nuovi birrifici e nuove birre. Ha una predilezione per le Saison e una venerazione per la birra trappista Orval.

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4 Commenti

  1. C’è un errore, ripetuto due volte, quindi non credo un refuso, sul nome della birra con le susine di Tilquin.
    Quetsche, non Quetshe.

  2. opinione personale?
    se arrivo ad un festival di 2 giorni dove la gente viene apposta, non potete già alle 14 del secondo giorno aver finito un sacco di birre e non usare i fusti nuovi perché avete paura di buttare un po’ di prodotto… capisco na roba da 3/4 giorni dove c’è un afflusso enorme…
    inoltre ok la new wave dei birrai britannici, ma farmi un intero pomeriggio a ipa con dentro qualsiasi cosa, qualsivoglia stile brettato o comunque sour, stout maturate in botte…. mah… a volte penso che paghi anche un po’ di “normalità”! non ho visto una bitter o una golden ale (anche reinterpretata ma ben fatta) che fosse una tanto per fare un esempio…

    bell’iniziativa di Pierre sicuramente, concordo sull’atmosfera molto interessata, ma non so se parteciperò nuovamente ad essere sincero…

    • ciao Kevin, ho partecipato anche io al Festival. Ci sono stata di sabato. Mi è sembrato molto interessante sia dal punto di vista dei birrifici che hanno aderito alla manifestazione sia come atmosfera. Da quello che mi è stato spiegato da alcuni birrifici, il sabato erano disponibili alcune birre della selezione di ciascuno stand e la domenica si potevano degustare le restanti. Credo sia stata una scelta commerciale anche giusta a mio modo di vedere proprio perchè non era un grande festival ma un festival da intenditori, un evento di nicchia e per questo avere a disposizione una grande quantità di birra per non utilizzarla non era proprio la cosa più conveniente. Per quanto riguarda la normalità, se vivi in Belgio come me hai solo l’imbarazzo della scelta di festival, da quelli più tradizionali o “normali” come li chiami tu a quelli più sperimentali … non amo particolarmente le geuze o le lambic ne molto le birre inglese ma è stato stimolante e si respirava veramente la passione che gli inglesi hanno per la birra.

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