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Great American Beer Festival 2010: i vincitori

305x255Nel fine settimana appena concluso si è tenuto il Great American Beer Festival, la più grande manifestazione birraria d’America. Come sempre è stato un evento grandioso, con numeri capaci di sorprendere chiunque, come quelli relativi al tradizionale concorso del festival: ben 3.523 birre iscritte, divise in 79 categorie per 133 diversi stili birrari e valutate da 151 giudici provenienti da 10 paesi diversi. Ma al di là delle cifre è ben più interessante scoprire chi sono i vincitori del concorso. Scopriamoli insieme…

Partiamo come sempre dalle aziende brassicole premiate, suddivise in base alla tipologia (classico birrificio o brewpub) e alle dimensioni. Il premio di miglior grande birrificio è stato assegnato alla Blue Moon di Denver, famosa per la sua birra al frumento. Il miglior birrificio di grandezza “media” è risultato essere Utah Brewers Cooperative, operante a Salt Lake City. Miglior microbirrificio in assoluto è stato invece votato Mad River di Blue Lake, in California. Esclusa la categoria “Brewpub Group”, che ha visto l’affermazione di TAPs Fish House & Brewery, Pizza Port ha dominato tra i brewpub, con la filiale di Carlsbad vincitrice tra quelli di grandi dimensioni e la filiale di San Clemente tra quelli di piccole dimensioni. In generale lo stato della California ha ottenuto ben 4 vittorie su 6 categorie totali.

Da notare la differenza di queste categorie rispetto al 2009: è stata inserita la nuova “Brewpub Group”, ma soprattutto è scomparsa quella per i birrifici di grandi dimensioni, che finivano sempre per essere aziende di stampo industriale (come Anheuser-Busch nel 2008 e Coors nel 2009). Che si tratti di una svolta verso un’impronta maggiormente (ulteriormente) artigianale?

Per quanto riguarda le birre, orientarsi tra le 79 categorie è un’impresa ardua, anche perché per ognuna di esse è stato stilato un podio con medaglia d’oro, d’argento e di bronzo. Tantissimi i nomi presenti dunque, spesso di birrifici quasi del tutto sconosciuti o comunque difficilmente reperibili in Europa. Proprio Pizza Port San Clemente ha trionfato in due categorie piuttosto rappresentative e tra le più “popolate” in assoluto: la “Pseudo” Ipa ha trionfato tra le American-Style India Pale Ale (ben 142 birre iscritte), mentre la Doheny Double Ipa ha sbaragliato tutte le altre Imperial IPA.

Tra i birrifici americani ben conosciuti anche in Italia troviamo Sierra Nevada (oro con la 30 Jack and Ken’s Ale tra le Other Strong Beer e argento con la Estate Homegrown Ale tra le sperimentali), Left Hand (medaglia d’oro con la sua Fade To Black nella categoria Foreign-Style Stout), Great Divide (argento con la Colette tra le Saison d’ispirazione belga o francese), Stone (argento con la Smoked Porter with Chipotle tra le birre con spezie o cioccolato), Rogue (bronzo con la solita Hazelnut Brown Nectar tra le specialità). Rispetto agli scorsi anni mi sembra che i risultati di questi birrifici più affermati siano stati molto deludenti, ad esempio mancano completamente nomi famosi come Flying Dog o Dogfish Head.

Per il resto inutile snocciolare podi su podi, potete farvi un’idea dei risultati completi consultando la lista presente sul sito della Brewers Association.

Per quanto riguarda il GABF, indipendentemente dal concorso, questi sono alcuni numeri che danno un’idea della portata dell’evento: 455 birrifici presenti alla manifestazione, più di 2.200 birre servite, 49.000 visitatori, 3.400 volontari.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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19 Commenti

  1. In italia non si troveranno le esclusive spine della pizza port ma almeno la produzione di port brewing/lost abbey è ben conosciuta ormai.
    Ringraziamo chi di dovere come sempre per aver avuto l’occhio lungo su birre di assoluta qualità

  2. Mmm, Andrea, io ho letto il pdf dei vincitori e mi sembra che il premio per il birrificio di grandi dimensioni (Large Brewing Company) sia stato assegnato. L’ha vinto il Blue Moon Brewing Company di Denver, che ha anche vinto non pochi premi individuali.
    Poi non so, magari il premio di cui parlavi tu esulava dal contesto “craft”…

    Sul resto, commentare tutto sarebbe un’impresa (probabilmente inutile), ma devo dire che adesso ho ancora di più la curiosità di provare la Oude Tart di The Bruery – vincitrice nella categoria “Belgian-style lambic”. Di loro ho già assaggiato la Hottenroth Berliner Weisse e la Orchard White, e le ho trovate proprio ottime…
    Speriamo che questo festival sia un’occasione per molti di provare a portare in Italia birrifici mai visti, seguendo l’esempio di chi – come detto da INDASTRIA – fa sì che a Roma arrivino perle invidiate da quasi tutta Italia (a differenza di quanto qualcuno pensi).

  3. tra l’altro al 4:20 si son viste spine proprio della pizza port; avevo rimosso

  4. Ricordo l’appuntamento al salone del gusto con lo stand della Brewers Association. Sarà l’occasione per assaggiare un po’ di roba non ancora importata e per prendere contatti con gli americani per chi volesse importarla.

  5. Per quanto riguarda The Bruery: sicuramente è uno dei birrifici emergenti della California, fa birre prevalentemente di ispirazione belga e predilige il “famolo strano” con alcuni prodotti davvero inusuali. la Oude Tart è una rossa di Fiandra… come spesso capita gli americani iscrivono le birre “poco inquadrabili” nella categoria che preferiscono (leggi: dove pensano di far meglio). The Bruery è di O.C. e ruota nell’area Stone.

    @Livingstone
    Molti dei birrifici americani che sono importati in Italia (o Europa) non sanno di esserlo (vedi Stone per dirne uno piccolo) e a domanda diretta quasi sempre rispondono “non abbiamo una produzione abbastanza grande per vendere in Europa”.
    A mia domanda precisa un birraio ha risposto: “non riesco a soddisfare le richieste della California del Sud, pensare all’Europa è utopistico”
    Comunque plauso a Alex che riesce a vendere Lost Abbey a poco poco di più di quanto costi al birrificio…. e anche a Leonardo e a Manuele che a Roma hanno portato roba altrettanto buona (leggi Dogfish Head alla spina, Smuttynose,Hair Of The Dog, Stone, Avery, GreenFlash e ne dimentico altri)

  6. Andrea Turco

    @Patrick
    Eh sì, svista mia

  7. le The Bruery trovate e provate assieme a PB sempre al 420 per la cronaca 😀 Di certo non erano la oude tart o la black Thursday, ma nella loro semplicità erano davvero ottime. Poi io adoro le berliner weisse e purtroppo è uno stile più in voga in usa che a berlino stessa.

    Speriamo che qualcuno riesca ad andare anche oltre importando, non solo occasionalmente, sempre più birrifici (so già qualche nome nuovo che presto si troverà in giro) per adesso ci accontentiamo dei trade, come nel caso della russian river

  8. domanda OT. per trade credo intendiate scambi di bottiglie difficilmente reperibili nei rispettivi continenti su forum di RB o BA. quanto costa la spedizione? che io negli USA ho sentito parlare di cifre improponibili, giusto per capire se è vero

  9. @SR sì, si tratta dei trade di forum di BA e RB. Noi spendiamo relativamente poco per spedire in america. Loro di più perché preferiscono e sono abituati ad usare corrieri veloci. Si potrebbe dire noi sui 40€, loro sui 90$. Infatti vista la sconvenienza per loro dell’affare, si devono proporre cose che non riescono a trovare o ottenere facilmente. Il problema è che in america hanno tutto come ben saprai 😀

  10. @indastria

    40 euri per quanto, un cartone, tot di kg, tot di bottiglie?

    non so come sia la fauna dei due forum, ma non è proprio vero che in america hanno tutto… o quantomeno tutto per tutti. parlavo con gente non di primo pelo che aveva speso un capitale in trades e si era fatta spedire birre belghe assolutamente banali (nella reperibilità) qui da noi (non ricordo bene ma siamo sui livelli di Orval e Rodenbach). a volte anche per una questione banale di prezzo, il che ha un certo senso: se una Rodenbach in USA me la fanno pagare 10 usd a boccia + magari spedizione, senza cercare l’impossibile in europa mi scambio un cartone di IPA con quello. ci sono birre come quelle di de dolle che a me sono parse piuttosto sottovalutate (per fortuna!) a favore di altre (anche autoctone in stile belga). una stille nacht non è cosa comune, figurarsi una reserva. hanno un po’ di nomi europei ma non so come stiano messi a quantità, io ho visto una gran invasione di chouffe ed altre cose che sono invece una rarità persino in belgio. sul fronte italiano, trovare qualcosa che loro non hanno non è un gran problema tutto sommato…

  11. dipende dai kg. mi sembra 40 € fino a 45. Ammetto che abbiamo fatto anche scambi numericamente bassi e sconvenienti giusto per provare. attualmente ci stiamo orientando su scambi più grossi.

    CMQ sarà che noi cerchiamo sempre roba piuttosto particolare, ma in cambio arrivano richieste assurde.
    Mi sembra che i prodotti di de dolle o struise siano piuttosto comuni tra chi ne capisce un po’ di più. Infatti casomai sono ricercate edizioni speciali o ritirate.

    Il discorso delle italiane è complesso: trovano un po’ tutto. ma fondamentalmente sono interessati alle birre con più hype come la Xiaoyu o la panil sour. È difficile convincerli ad accettare il resto (certe volte hanno ragione…altre no)

  12. la Panil è la birra italiana più sulla bocca di tutti in USA (chissà perché) ma anche la più diffusa. a prezzi non modici, forse per questo viene cercata, trovarla non è affatto impossibile (o meglio, nei locali se ce n’è una è quella, penso si trovi anche on-line)

    qualche fondazzo di cantina per gabbarli cmq non si fa fatica a trovarlo. oppure vai dal birraio di fiducia, ti fai dare qualche birra neonata o sperimentale, gli fai scrivere il nome con l’uniposca e il gioco è fatto…

  13. Sr la seconda ipotesi è stata presa in considerazione 😀 per adesso non ha dato frutti. Purtroppo su sti social network vale più “l’ho fatto anche io” che “lo faccio solo io”

  14. beh, ci vuol poco… fai catalogare la birra su ratebeer, ci piazzi un paio di recensioni per fargli tirare il gozzo e il gioco è fatto…

  15. anche le recensioni fasulle sono state messe in conto 😀 ma abbiamo evitato…almeno per ora.

  16. ho toccato con mano. ce ne sono parecchi per cui il prodotto dentro alla bottiglia in sé conta oramai poco. e l’idea che ci sta attorno. basta dargliela e prendere in cambio qualcosa di serio…

  17. per Indastria:al 4:20 le hanno portate per un periodo le spine di Pizzaport!

  18. ah no scusa ho visto ora che avevi rettificato

  19. c’è modo di trovare la Blue Moon in Italia o almeno di farsela spedire da qualche altro paese europeo? Sono disperata.
    PS e non ditemi di bere la “vera” birra belga. A me piace la Blue Moon più di tutte.

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