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Selezione Birra 2011: il mio report

Dopo le mie considerazioni di ieri sui risultati di Birra dell’anno, oggi è il tempo di stilare un bilancio su Selezione Birra, la più importante manifestazione italiana per gli operatori del settore. Dopo due giorni passati tra gli stand di Rimini Fiera sono tornato a Roma ampiamente soddisfatto: la fiera romagnola difficilmente delude da questo punto di vista, sia per la quantità di espositori presenti, sia per la capacità di riunire in un solo luogo amici e conoscenti che magari vivono a centinaia di chilometri di distanza e che si riescono a incontrare giusto un paio di volte l’anno. E così alla fine il tempo dedicato alle chiacchiere finisce per prendere il sopravvento a quello destinato agli assaggi, ma va bene così… Ciononostante sono riuscito a provare diverse cosette, alcune piuttosto interessanti, lasciando il festival senza troppi rimpianti.

La mia soddisfazione per quanto presente a Selezione Birra dipende certamente dalla tattica che ho messo in atto: ho selezionato in partenza gli stand che mi interessavano di più, evitando di gettarmi alla cieca e tralasciando le birre che già conoscevo ampiamente. Una strategia dunque molto selettiva, che però mi ha permesso di mantenere alto il numero degli assaggi, tante erano le novità presenti a Rimini, sia in termini di nuove birre che di birrifici di recente apertura.

Tra gli espositori meno conosciuti, sicuramente la palma del più interessante va a Foglie d’Erba, opinione condivisa da tanti amici presenti alla manifestazione. E’ un birrificio che solo recentemente si sta imponendo all’attenzione degli appassionati e di cui aspettavo da tempo l’occasione per provare qualcosa. Produce ottime birre, finalmente originali, con spezie sì inusuali (resine, aghi di pino), ma in grado di regalare una precisa caratterizzazione ai prodotti. In un settore in cui si è diffuso il ricorso a ingredienti inusuali e ad effetto, talvolta con risultati poco comprensibili, Foglie d’Erba si distingue per una concezione “assennata” di questo aspetto, che gli ha permesso di ottenere la certificazione PEFC. Oltre alla Babél, medaglia d’oro a Birra dell’anno, ho assaggiato una fantastica Hopfelia (secondo me non è affatto stucchevole) e un’ottima Ulysses. Sono rimasto meno convinto dalla Pils, una tipologia in cui non amo sentire aromi fuori stile. Insomma, questo birrificio mi ha davvero conquistato.

Tra le recentissime novità nel panorama italiano hanno catturato la mia attenzione Via Priula e Brewfist. Il primo mi ha lasciato una discreta impressione, con tre birre in assaggio: una splendida Pils (Loertis), una buona American Pale Ale (Bacio) e un’ampiamente rivedibile Imperial Stout (Càmoz). Molto interessante anche il progetto Brewfist, con alti e bassi produttivi: a parte la Jale, che già conoscevo, ho assaggiato una discreta Burocracy (IPA senza troppe pretese) e una valida Fear (Sweet Stout). Due birrifici che sono partiti da poco e che per questo motivo devono ancora aggiustare qualcosa, ma che già promettono un gran bene. Sarà divertente e interessante vedere come cresceranno.

Tra i birrifici già affermati c’erano alcune importanti novità. E’ il caso ad esempio della Wedding Rauch del Ducato, che, come accennato ieri, ha subito ottenuto l’oro nella sua categoria a Birra dell’anno. Una Rauch pulita e inaspettatamente morbida, di alto livello. Qualche dubbio invece sull’inedita di Toccalmatto, la Working Class Mild: sicuramente piacevole, ma con un corpo un po’ troppo esile. Non sono un conoscitore delle Mild, però da alcuni pareri autorevoli è emerso che non fosse propriamente in stile.

Non poteva mancare la novità firmata Bad Attitude: la nuova Kurt è una Pale Ale senza infamia e senza lode, tuttavia senz’altro gradevole. Berla a canna dalla lattina non ha prezzo, se viene ripreso il discorso sul contenitore iniziato un anno fa, Bad Attitude può davvero imporsi sul nuovo segmento delle “low cost”. Infine la Castigamatt di Rurale: non mi è dispiaciuta affatto, è una versione “pompata” delle Cascadian Dark Ale, ma non la definirei certo una Imperial Stout. Poi l’importante è che sia piacevole, obiettivo che mi è sembrato pienamente raggiunto.

Altri assaggi sparsi: ottima la Blonde di Vecchia Orsa, discrete ma niente di più quelle di Valcavallina, Statalenove con buone produzioni di ispirazione tedesca (ma una IPA da censura), eccellente infine la 22 La Verguenza di Menaresta, che se fosse prodotta da un birrificio danese o scozzese sarebbe già considerata un pietra miliare del settore.

Tornando sulle produzioni inedite, domenica ho assistito all’incontro tenuto da Kuaska, durante il quale sono state presentate la Mezza Petrognola, la Cudera e la Dozzinale. La prima è prodotta dal birrificio omonimo ed è una birra dalla gradazione molto contenuta, solo 2,5% alc. Birre del genere solitamente rischiano di essere anonime o completamente sbilanciate, questa invece mi è sembrata un esperimento davvero ben riuscito. La Birra Cudera invece è un marchio autonomo, prodotta con mosto di Cabernet S: a differenza di altre birre con mosto di vino non presentava la stessa spiccata acidità, ma questo s paga in termini di carattere. Infine la Dozzinale è state presentata come il gioco di sei birrai folli e dunque non ci si aspettava granché: eppure al naso è davvero intrigante, anche se in bocca paga la giovane età e l’azzardo degli ingredienti utilizzati.

Come dicevo in apertura, alla fine andare a Selezione Birra è sempre piacevole e permette di avere una visione d’insieme sullo stato della birra artigianale in Italia. Lascio spazio ai vostri commenti…

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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3 Commenti

  1. Evidentemente ognuno seguiva la scia dell’altro , considerato che abbiamo provato le stesse birre.

    Assaggi? Tanti , complici i due giorni completi a mia disposizione.
    A mio avviso , pero’ , a fronte di tanti assaggi positivi ce ne sono stati troppi anonimi e qualcuno da lavandinare.
    Ancora fatico ad accettare il fatto che un birrificio possa portare birre molto valide insieme ad altre totalmente fuori forma , giusto per usare un eufemismo.
    Per non parlare della maleducazione, del menefreghismo e dell’insofferenza di alcuni birrai , che non posso tollerare alla mattina del secondo giorno di fiera.

    La domenica è stata la giornata piu’ piena : presentazione birrai campani (simpatia , voglia di fare ma le birre non mi hanno colpito particolarmente) mentre promossi a pieni voti il laboratorio Mobi e la presentazione birre Petrognola/Borgo , dove all’ennesima rivelazione d’ingrediente della Dozzinale (mirto) uno dietro di me ha esclamato “gia’ che ce stavano pure Silvio ce potevano butta’ dentro”…

    Ad ogni modo il bilancio è positivo , replichero’ sicuramente il prossimo anno.

  2. Secondo me non dovrebbero farlo più, anche perché se riducono ancora lo spazio c’è il rischio di non entrarci più… delusissimo sotto tanti fronti, pochissime le birre degne di nota. mai più

  3. Selezione Birra 2011….anche se non è elegante giudicare i colleghi, ma io me ne frego…….
    Birrificio di Recente Apertura migliore: Foglie d’erba …Gino è un grande ….
    Birrificio già affermato migliore: Ducato, a cui vanno i miei conplimenti (mi sembra giusto affermare che questa è stata la loro grande edizione…)
    Il livello generale è stato comunque elevatissimo………

    Per quanto riguarda noi, abbiamo avuto una grande affluenza allo stand e molte attestazioni di stima ed affetto…..e grandi apprezzamenti per la qualità delle nostre birre…in primis la Zona ma anche per la Working Class Mild che è stata presentata per la prima volta (prima cotta assoluta)….sicuramente ancora da tarare.. ma altrettanto sicuramente in stile (Dark Mild…) ….nonostante gli “autorevolissimi” pareri contrari….tanto è vero che entrerà in lista presso “non autorevoli” Pub a di livello mondiale……….
    Il simpaticissimo “catalizzatore”…..

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