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Birra e accise: incontro con AssoBirra

AssobirraL’articolo odierno è il primo di una serie di post che analizzeranno un problema importante quanto poco conosciuto: quello dell’accisa sulla birra. La regolamentazione in materia appare estremamente gravosa per i microbirrifici italiani e pesa enormemente sulle loro attività, a causa dei motivi che andremo a scoprire. Ciononostante è un discorso sconosciuto ai più, che invece merita il giusto spazio.

L’idea è di esporre la questione interpellando i protagonisti dei tavoli tecnici aperti con l’Agenzia delle Dogane, gli obiettivi dei quali sono proprio di definire una serie di norme più logiche e coerenti. Questo primo articolo nasce da un incontro avuto con i rappresentanti di AssoBirra, l’Associazione degli Industriali della Birra e del Malto. Al colloquio hanno partecipato Filippo Terzaghi, Direttore di AssoBirra, e l’ing. Giorgio Zasio, che da anni si occupa del problema. Per esporre direttamente il punto di vista di un piccolo produttore, era presente anche Leonardo Di Vincenzo della Birra del Borgo.

Cos’è l’accisa sulla birra

Per la definizione di accisa possiamo rifarci a quanto spiegato da Wikipedia:

Per accisa si intende una imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo. […] L’accisa è un’imposta che grava sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell’IVA che incide sul valore. Mentre l’IVA è espressa in percentuale del valore del prodotto, l’accisa si esprime in termini di aliquote che sono rapportate all’unità di misura del prodotto. […] L’accisa concorre a formare il valore dei prodotti, ciò vuol dire che l’IVA sui prodotti soggetti ad accisa grava anche sulla stessa accisa.

La birra è uno dei prodotti che sono soggetti, in Italia come in altri paesi, alla disciplina delle accise. Chi produce birra è quindi per legge tenuto a pagare un’accisa sull’immissione al consumo. A tale imposta sono quindi assoggettate anche le birre importate dall’estero (sia UE che extra UE). Nella nostra nazione la gestione delle accise è curata dall’Agenzia delle Dogane – eccezion fatta per i tabacchi – mentre da un punto di vista normativo dipende dal Testo Unico Accise – Decreto Lgs. 504/95.

Cenni storici sull’accisa sulla birra in Italia

Il problema della disciplina delle accise sulla birra in Italia affonda le radici nella sua evoluzione negli anni. La storia della regolamentazione in materia si può suddividere in due tronconi temporali: il primo va dal 1934 alla fine del 1992, il secondo dal 1993 ai giorni nostri. Il 31 dicembre del 1992 può essere considerato come ideale spartiacque tra i due momenti, perché fu il giorno fissato per  procedere a una rivoluzione della disciplina, che sarebbe passata da una tassazione sul prodotto intermedio a una più giusta tassazione sul prodotto finito. Fino ad allora, infatti, le rilevazioni venivano effettuate con una serie di apparecchi meccanici che puntavano a calcolare la quantità di mosto realizzato, in una fase produttiva perciò ben lontana dall’ottenimento del prodotto finale.

Per adeguarsi alle indicazioni provenienti dall’Unione Europea, si decise di cambiare metodi di rilevazione al fine di instaurare un sistema che tenesse conto dell’effettiva resa del prodotto in divenire per il birrificio. Fu in questa occasione che l’UTIF (ex Agenzia delle Dogane) aprì un tavolo tecnico di lavoro con AssoBirra che, in quanto rappresentante dei grandi produttori di birra, potesse indicare la via migliore per venire incontro alle esigenze dei birrifici.

Le origini del problema

Il passaggio da una tassazione sul semilavorato a una tassazione sul prodotto finito può essere considerato come un momento chiave per la disciplina, perché rappresentò l’origine di tutti i problemi ad essa collegati. La necessità di rivoluzionare la regolamentazione fece sovrapporre una serie di questioni – derivanti da interessi personali, scarsa organizzazione, burocratizzazione e illogiche prese di posizione – che si sarebbe protratta fino ad oggi.

Innanzitutto era evidente una scarsa voglia da parte dell’UTIF di cambiare metodi di rilevazione, perché avrebbe significato modificare consuetudini e abitudini ormai acquisite. Molti ispettori sarebbero stati costretti a rivoluzionare le proprie convenzioni professionali: in tal senso si spiega la riluttanza nei confronti delle innovazioni all’orizzonte.
Questa condizione di scarso interesse al cambiamento dilatò i tempi di attuazione del programma, al punto che AssoBirra fu convocata solo sei mesi prima della deadline del 31 dicembre 1992 per lavorare alla redazione della nuova regolamentazione sull’accisa. Oltre ai tempi strettissimi bisognava scontrarsi con la volontà dei responsabili UTIF di mantenere un sistema di controllo che, rispetto a prima, garantisse lo stesso livello di sicurezza per la loro responsabilità.

Di fronte a questi ostacoli l’unica soluzione fu di accettare una normativa assai macchinosa, con la promessa da parte dell’UTIF che nel giro di tre anni si sarebbe proceduto a una semplificazione della disciplina. Ad AssoBirra non rimase che accettare, sapendo che se gli impegni non fossero stati rispettati, la regolamentazione dell’accisa sulla birra sarebbe rimasta un corpus di norme e registri assolutamente confusionario.

In realtà le promesse furono mantenute, tanto che nel 1995 furono organizzati una serie di incontri aventi come obiettivo la semplificazione della disciplina. Il nuovo tavolo tecnico tuttavia non decollò, anzi ben presto fu completamente affossato, impedendo che si ottenesse alcun tipo di risultato. Il cambiamento dipese dai vertici dell’amministrazione pubblica (prima UTIF poi Agenzia delle Dogane) che, ritenendo superflue le richieste di AssoBirra, in pratica sbarrò la strada alla semplificazione della normativa per molti anni. Solo nel 2007, con l’arrivo del nuovo direttore dell’Agenzia , il tavolo tecnico fu riaperto, ma a quel punto il ritardo accumulato era diventato una zavorra enorme.

La telematizzazione delle accise

I tanti anni di inoperosità ebbero conseguenze devastanti sul lavoro in atto. Il primo problema fu rappresentato dalla necessità di adeguarsi alla completa telematizzazione dei dati riguardanti le accise, fissata per l’1 gennaio 2009: entro quella data tutti i produttori avrebbero dovuto sostituire i registri cartacei con  software in grado di gestire in automatico la rilevazione e la comunicazione dei dati. Facendo leva sull’eccezionalità della situazione, si riuscì a ottenere – solo per la birra – un rinvio della scadenza.

Oltre a un problema di tempi di attuazione, la telematizzazione ha evidenziato una situazione paradossale: i birrifici infatti si sono trovati costretti ad acquistare software tarati ancora sulla vecchia normativa dell’accisa, senza considerare il percorso di semplificazione in atto. Questo significa che quando la disciplina sarà cambiata, tali software non avranno più alcun valore.Attualmente sono attivi due tavoli, uno per la semplificazione e uno per la telematizzazione, che stanno procedendo in parallelo, con tutti i problemi che questa situazione comporta.

Inoltre, nell’attuale ginepraio di registri tra i quali sono costretti a barcamenarsi i birrifici, ce ne sono quattro che non sono informatizzabili. Questi problemi rendono difficoltoso il passaggio alla telematizzazione dell’accisa, che invece semplificherebbe non poco il lavoro di rilevazione che attualmente grava sul produttore.

Gli obiettivi dei tavoli tecnici per i microbirrifici

Gli incontri con l’Agenzia delle Dogane in principio hanno coinvolto soprattutto gli industriali del settore, giacchè la costituzione del nuovo tavolo di confronto è stata sollecitata in questi anni da AssoBirra, associazione che fino allo scorso anno non rappresentava gli interessi dei microbirrifici. La creazione del Tavolo per la semplificazione fu oggetto di un’apposita determinazione direttoriale dell’Agenzia delle Dogane, diramata nell’estate 2008 e composta da funzionari dell’Agenzia delle Dogane e da esponenti di AssoBirra. AssoBirra aveva comunque già rappresentato sin dal 2005 all’Agenzia delle Dogane la peculiarità e le conseguenti necessità distinte dei piccoli produttori, non ancora organizzati all’epoca nel rappresentare una posizione condivisa delle loro istanze.

Con il recente boom dei birrifici artigianali – cresciuti sino a raggiungere quasi le 300 unità su tutto il territorio nazionale – e l’adesione di alcuni di essi ad AssoBirra, ultimamente sono stati portati all’attenzione degli interlocutori anche gli interessi dei piccoli produttori ed il tavolo di confronto sulla semplificazione è stato integrato dai rappresentanti di Unionbirrai.

Nei loro confronti, i tavoli tecnici attualmente attivi mirano a raggiungere una serie di obiettivi precisi. In primis si punta ovviamente alla già citata semplificazione, che per un piccolo produttore è essenziale, poiché anche la sola produzione della moltitudine di documenti collegati all’accisa rappresenta una spesa non indifferente, spesso superiore al costo dell’accisa stessa.

In secondo luogo si cerca un’uniformità delle operazioni di rilevamento, che nella loro attuazione dipendono più dalle consuetudini del singolo funzionario che dal modo in cui sono strutturate.

Terzo punto, molto importante, riguarda il tentativo di ottenere un’attenzione specifica alle esigenze dei microbirrifici, poiché tutta la letteratura in materia di accisa sulla birra fa riferimento a impianti  e tecnologie propri della grande industria. In questo senso è esemplificativa la disciplina sulle perdite di lavorazione, decisamente più elevate per un birrificio artigianale a causa di una serie di motivi concorrenti (impianti meno sofisticati, rifermentazione in bottiglia, ecc.).

Ultimo obiettivo è di rendere operativo il rimborso dell’accisa sull’export, che allo stato attuale delle cose non viene praticata nonostante sia regolarmente prevista. Leonardo Di Vincenzo ha a tal proposito sottolineato come sia ancora in attesa del rimborso dell’accisa dal 2005.

Lo stato dell’arte

In seguito agli ultimi incontri organizzati, i rappresentanti dell’Agenzia delle Dogane hanno sottolineato la bontà delle richieste di chi tutela gli interessi dei produttori. In particolare, è stata accettata la richiesta di semplificazione per gli impianti ad elevata automazione, considerata come diritto sacrosanto di fronte all’insieme caotico di meccanismi, norme e registri attualmente vigente. Le modifiche a questa parte di disciplina dovrebbero entrare in vigore a dicembre, tuttavia, a causa della solita burocrazia italiana, finora non è stato prodotto alcun documento che attesti l’accettazione di tali richieste, mantenendo tutto il discorso su un piano puramente ufficioso. Per la cronaca, tali modifiche normative non richiedono un’attività da parte del Parlamento Italiano, ma hanno bisogno di una semplice circolare prodotta dal direttore dell’Agenzia delle Dogane.

Per quanto riguarda gli altri tipi di impianti produttivi, che riguardano quasi tutti i birrifici artigianali italiani, il percorso è molto più complicato, perché in questo caso è necessaria una modifica legislativa che cambi l’attuale meccanismo d’imposizione, strutturato sino ad ora sulle caratteristiche degli impianti industria, gli unici esistenti allorchè il vigente regime delle accise venne redatto (1992). Inoltre, nonostante gli sforzi profusi dagli attori partecipanti ai tavoli tecnici, ancora non sono stati definiti dei criteri precisi ai quali fare riferimento.

A complicare il percorso c’è tutta la serie di interlocutori istituzionali che hanno diritto a partecipare agli incontri: se da un lato i rappresentanti dei birrifici sono presenti in numero ridotto e sempre con le stesse figure, dall’altro ci sono costantemente circa quindici ruoli, coperti da persone che spesso cambiano a ogni riunione. Naturalmente questa situazione crea una difficoltà comunicativa non indifferente, compromettendo la continuità del lavoro tra un appuntamento e l’altro.

Conclusioni

La disciplina dell’accisa sulla birra può essere presa come esempio della difficoltà tutta italiana di generare regole e norme concise, precise, efficaci ed efficienti. Al contrario, i produttori sono costretti a orientarsi tra un’infinità di registri, norme poco chiare e lontane dalle esigenze reali, realtà che trasformano l’accisa in un balzello ben più pesante del suo teorico valore.

Il problema nel far accettare delle richieste legittime si scontra con la secolare burocratizzazione italiana, oltre che con l’assurda visione che il produttore sia prima di tutto un potenziale evasore fiscale: lo Stato quindi, invece di favorire la produzione, tende ad affossare il lavoro del birraio, vincolandolo a una serie di regole che vanno ben oltre il ragionevole controllo, quando invece le risorse umane, se liberate dal gravame burocratico degli oneri spesso inutili a cui sono sottoposti i produttori nazionali, potrebbero, in modo più fruttuoso per le casse dello Stato, dedicarsi a meglio monitorare i flussi d’importazione di birre provenienti dagli altri Paesi dell’UE (la stessa Agenzia delle Dogane riconosce che in Italia oltre 500.000 ettolitri di birra importata da altri Stati membri evade il pagamento dell’accisa).

Nonostante queste difficoltà, il lavoro dei tavoli tecnici va avanti, con la speranza che in tempi brevi si possa arrivare ad una legittima semplificazione della disciplina, così da sollevare i birrifici da oneri che non hanno senso di esistere.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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16 Commenti

  1. i birrifici artigianali entrati in assobirra secondo me’ e altra gente che e’ nel mondo della birra sono entrati in questa associazione per la questione delle accise…(poi ognuno la pensi come vuole) Sono del idea che nella birra artigianale italiana ci fosse piu’ unita e non tutte ste parocchiette! qualcosa di utile si porterebbe a casa e la birra costerebbe un po’ meno!…..poi ultimamente scissioni sopra scissioni e quello la parla male di me’ e questo qua’ e’ antipatico! che poi tante sceneggiate sono fatte ad arte per magari spostarsi in una parrocchietta! va be’ anzi va male….

  2. Non so se i dati riportati di seguito sono ancora giusti (si tratta di un mio appunto del 2006) in cui avevo calcolato che durante il governo Berlusconi II (2001/2005) le accise (cioè le imposte di fabbricazione) sulla birra erano aumentate complessivamente del 69%.

    Per la precisione, le accise sulla birra sono passate da 1,59 Euro per ettolitro e per grado Plato (al 1° gennaio 2002 – Fonte Memento Pratico Fiscale Lefebre 2002 – IPSOA) a 2,35 Euro per ettolitro e per grado Plato (al 1° gennaio 2006 – Fonte: Agenzia delle Dogane http://www.agenziadogane.it/italiano/dcagp/determinazioni_note_comunicazioni/2005/nota_4765_2005.pdf).

    La maggior parte dell’aumento è avvenuta nel 2005: al primo gennaio 2005, l’imposta sulla birra era pari a 1,59 Euro per ettolitro e per grado Plato (Fonte: Agenzia delle Dogane http://www.agenziadogane.it/italiano/dcpc/aliquote_accise/2005/bevande_alcoliche.pdf):
    – con effetto dal 17 marzo 2005, l’imposta è passata a 1,97 Euro per ettolitro e per grado Plato (Fonte: Agenzia delle Dogane http://www.agenziadogane.it/italiano/dcpc/2005/nota_14_03_2005.pdf);
    – con effetto dal 1 gennaio 2006, l’imposta è passata a 2,35 Euro per ettolitro e per grado Plato (Fonte: Agenzia delle Dogane http://www.agenziadogane.it/italiano/dcagp/determinazioni_note_comunicazioni/2005/nota_4765_2005.pdf).

    Peraltro, visto che l’accisa forma parte della base imponibile ai fini IVA (che sulla birra, in Italia, è al 20%) l’incremento dell’imposta complessiva sulla birra è stato per i consumatori in termini assoluti ancora notevolmente superiore a quanto sopra indicato.

    Giusto per dare un paragone europeo, l’accisa sulla birra applicata nel 2006 in Germania era pari a 0,78 Euro per ettolitro e per grado Plato (con riduzioni fino a 0,44 Euro per ettolitro e per grado Plato per le piccole birrerie) e l’IVA sulla birra era pari al 16%; in Spagna era pari a 0,91 Euro per ettolitro e per grado Plato; in Belgio a 1,71 Euro per ettolitro e per grado Plato (Fonte: Commissione Europea – Directorate-General for Taxation & Customs Union http://europa.eu.int/comm/taxation_customs/resources/documents/taxation/excise_duties/alcoholic_beverages/rates/excise_duties-part_I_alcohol-en.pdf)

    Considerando una birra chiara (diciamo grado Plato medio 13), l’accisa pagabile sarà pari a 13*2,35*100= Euro 30,55 di accise per ettolitro, cioè circa 15 Euro centesimi per ogni birra media (oltre IVA al 20% sul prezzo praticato).

    Con questi aumenti, per quanto mi riguarda, le tasse sulla birra che bevevo incidevano molto ma molto più dell’ICI (che apprezzo il fatto che nel frattempo sia stata abolita sostanzialmente sulla prima casa). Se bevessi vino (accisa 0) risparmierei sicuro.

  3. Scrivevo “birra chiara” per dare un’idea di qualificazione commerciale comprensibile anche ai non iniziati; mi è noto che il grado plato non c’entra col colore della birra. A parte tutto però, colpisce il fatto che le piccole produzioni di birra non godano in Italia ancora né di una aliquota ridotta(come ad esempio in Germania) né di una semplificazione amministrativa. I piccoli produttori di vino (che comunque ha aliquota zero) già beneficiano di notevoli semplificazioni.

  4. @Abe
    grazie per il tuo contributo, molto interessante
    l’accisa sulla birra è gravoso per gli industriali, figuriamoci per i piccoli produttori, di cui fino a poco tempo fa si ignorava l’esistenza…

  5. Chi ci capisce è bravo…
    Ecco il pensiero del Direttore Operativo di Unionbirrai come resoconto di una recente riunione:

    “Caro collega,
    ecco un breve resoconto dell’incontro tenutosi martedì 8 settembre u.s. presso l’Agenzia delle Dogane a Roma sull’argomento in oggetto, a cui per Unionbirrai erano presenti Giulio Marini, Manuel Piccoli ed il sottoscritto.
    Come già comunicato, il gruppo di lavoro Unionbirrai è da tempo attivato al fine di ottenere la massima semplificazione ed uniformità su tutto il territorio nazionale in merito all’accertamento dell’accisa da corrispondere e a tal proposito ha formulato una serie di ipotesi utili a trovare un accordo soddisfacente per tutti con l’Agenzia delle Dogane. La difficoltà intrinseca della materia da trattare, la sottovalutazione da parte dell’Agenzia delle dimensioni del fenomeno prima di questo incontro e durante l’incontro stesso le ripetute interferenze da parte dei rappresentanti della parte “industriale” di Assobirra oltre alla mancanza da parte di questi ultimi di proposte concrete, ha fatto sì che l’incontro si risolvesse con la quasi impossibilità di discutere a fondo il documento presentato da Unionbirrai. Nonostante ciò è stato possibile fare presente ai responsabili della Agenzia delle Dogane tutte quelle difficoltà che i nostri associati e non incontrano nell’affrontare questo delicato argomento e siamo certi che l’Agenzia abbia comunque recepito le nostre istanze, tanto da richiedere a noi, e solo a noi, in tempi brevi, un approfondimento sulle questioni affrontate: il nostro gruppo è già al lavoro con l’ausilio di un legale per continuare a perorare le cause dei birrai artigianali italiani.
    Purtroppo, dunque, le peggiori preoccupazioni si sono avverate per quanto riguarda la convulsa e arraffazzonata sovrapposizione di una rappresentanza di microbirrifici targata Assobirra alla ormai conosciuta e consolidata delegazione UB. In un grottesco e imbarazzante carosello di commenti ben poco tecnici e molto casuali, si è dimostrato come il mondo della birra artigianale non trovi spazio all’interno di un gruppo che si muove seguendo logiche completamente diverse dalle nostre. Si è corso il rischio che il puntuale lavoro sinora svolto venisse vanificato dalla confusione creata da Assobirra. Se questo non è avvenuto è solo grazie alla preparazione dei nostri delegati che è risultata convincente per l’Agenzia. E’ ora al vaglio del Consiglio direttivo la linea da adottare con i rappresentanti Assobirra per i microbirrifici che risultano paradossalmente iscritti anche alla nostra associazione.
    Inoltre sarà nostra premura richiedere in via ufficiale che il prossimo incontro si svolga in modo da permettere il corretto proseguimento dei lavori, con interventi riservati ai soli rappresentanti delle due associazioni presenti, oltre a non consentire la presenza di singoli imprenditori a rappresentare se stessi: in caso contrario inviteremo tutti i nostri soci a partecipare in massa bloccando i lavori.
    Un saluto e ricorda: Unionbirrai difende la birra artigianale italiana!
    Simone Monetti
    direttore operativo Unionbirrai

  6. Cacchio non sapevo che sul vino accisa 0…saiquanti soldi si potrebbero “recuperare” tassando il vino…sai che rivolta popolare…speriamo bene co ste accise…

  7. il problema delle accise non è esclusivamente il costo aggiuntivo in denaro che i MB devono affrontare, ma il fatto che il sistema è estremamente complicato da gestire e ci vuole a tutti gli effetti un unità di lavoro che si occupi di controllare tutto quello che avviene nel MB al litro, inoltre ci sono delle richieste assurde come quella di preventivare quali tipi di birre si devono fare di mese in mese (con la data precisa del giorno di produzione), una richiesta che chi produce molti tipi di birra ha enormi difficoltà a gestire,non sapendo come si comporteranno le cotte di settimana in settimana… il tutto diventa in sintesi un costosissimo lavoro burocratico che pesa nel costo del prodotto finito.

  8. il comunicato di UB mi sembra una sintesi perfetta di cosa significhi essere di “lotta e di governo”

  9. Buongiorno a tutti. Capisco quanto detto da Schigi, anche se il testo riportato è un resoconto di una riunione e non affronta ovviamente i problemi in oggetto.
    A presto. Simone

  10. Quello che non capisco è come mai i produttori italiani continuino a piangersi addosso con sta storia delle accise, quando poi ne aprono 20 al mese (e un motivo ci sarà) e nessuno mai chiude.

  11. anon
    secondo me perché per colpa di articoli abbastanza superficiali sull’argomento molti pensano che con un mb si fanno soldi molto facilmente,e che fare la birra è come farla in kit, oppure anche se fai birra di uno scadente scandaloso, trovi sempre la maniera per poterla vendere, ad esempio anzichè gettarla via ti inventi un etichetta xxx special sour edition.
    tanto basta che intorti qualche guru e la presenti quà e là e il gioco è fatto.
    certo non è una regola generale ma sono in tanti che ci provano.

    poi c’e’ da dire che come mestiere è anche un mestiere divertente e siamo in tempi di crisi.

    considera che al corso UB per aprire un MB hanno partecipato piu di 40 aspiranti imprenditori di MB.
    e che alla UB hanno in programma un altro corso a brevissimo.

  12. credo che i produttori siano preoccupati sulla questione delle accise principalmente per tre motivi:

    – è una bomba ad orologeria; vista la sequenza di aumenti chi assicura i produttori che non saliranno ancora? magari rendendo la produzione di birra un’attività in perdita?
    – finché non viene definita la questione del modo di conteggio, se sul mosto o sul prodotto finito, e il coefficiente di trasformazione, in pratica le perdite da materia prima a prodotto imbottigliato, oltre al fatto che all’interno dell’impianto passano anche detergenti, che vengono conteggiati in caso di conteggio dell’accisa sul mosto, ed acqua, sono certo che i produttori hanno tutto il diritto di essere preoccupati perché con questo sistema il costo della birra sale.
    – inoltre se un giorno il microbirrificio decidesse di esportare si troverebbe potenzialmente nella condizione di leonardo di pagare due volte l’accisa, in Italia e all’estero, quando per legge dovrebbero pagare una volta sola

    già questi tre motivi mi sembrano più che sufficienti a portare i produttori a preoccuparsi per questi temi.

  13. @ ANON dalle mie parti si dice “prima de parlar… tasi” (prima di parlare… taci)
    A: non è vero che i microbirrifici non chiudono…
    B: Ti assicuro che la mole di lavoro fatta da un gestore di microbirrificio sarebbe mooooolto più remunerativa qualsiai altra attività.
    C: se sei contento di dover spendere un capitale ogni volta che vuoi bere una buona birra, manda dei soldi anche a me che sinceramente preferirei spenderne meno!
    D: mi sembra inutile dirti altro visto che mi sembri poco disposto a capire!

    @ Mirco nemmeno io sapevo che il vino avesse accisa 0… inoltre chi produce vino non è nemmeno tenuto a indicare in etichette gli ingredienti che aggiunge al all’uva per fare il suo vino (lieviti selezionati, e chiarificanti su tutto)

    @ Simone: Hai più o meno un idea di quando questa diatriba portà avere una fine??

  14. qualcuno conosce le aliquote delle accise sulla birra in brasile?
    ve ne sarei proprio grati perché non riesco a trovare niente su internet

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