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Dopo le aperture romane, ecco i nuovi (più o meno) beershop italiani

viaprade

Se siete lettori abituali del blog, saprete che nel post di ieri siamo andati alla scoperta dei nuovi posti “birrosi” aperti a Roma e dintorni negli ultimi tempi. Già che ci sono, oggi estendo il discorso al resto d’Italia, tentando un difficile aggiornamento delle moltissime realtà che aprono i battenti ogni mese. Premetto che l’articolo si baserà su una serie di appunti che ho preso negli ultimi tempi, quindi non sarà una panoramica esauriente e né aggiornatissima. Ritengo tuttavia che le seguenti informazioni possano tornare utili a più di un lettore, che non sa di avere un nuovo pub o beershop proprio a un tiro di schioppo da casa.

Partiamo allora da un locale ancora non aperto, ma la cui inaugurazione è prevista solo tra un paio di giorni. Si tratta di Al Frate Birraiolo, beershop situato a Cesano Maderno (MB) in Corso Libertà 94. Ovviamente l’offerta verterà sulle migliori birre artigianali da tutto il mondo. L’evento di apertura è fissato per sabato 7 luglio dalle 17,30 alle 20,00, quando si potranno assaggiare gratuitamente (fino a esaurimento scorta) le birre dell’ottimo birrificio Geco. Per ulteriori dettagli vi rimando alla pagina Facebook del negozio.

La scorsa primavera ha invece iniziato la sua avventura a Reggio Emilia il Wild Hops, primo beershop della città. Gestito da Giovanni Iotti, il punto vendita dispone di oltre 150 etichette provenienti principalmente da Belgio, Inghilterra, Scozia, Austria e USA, con una piccola selezione di birre italiane in costante ampliamento. Sono disponibili anche kit e ingredienti per l’homebrewing. L’indirizzo è via Unione Sovietica 1/B (angolo via Premuda), mentre per tutti gli aggiornamenti potete consultare la relativa pagina Facebook.

In un post di alcuni mesi fa raccontavo di come le grandi città italiane, escluse Roma e in parte Milano, fossero rimaste indietro in termini di nuovi luoghi birrari. Qualcosa in realtà comincia a muoversi e I Cavalieri di Malto ne è un esempio. Si tratta anche in questo caso di un beershop, che ha aperto i battenti a inizio anno a Firenze in via Nigra 29. Il proprietario, Riccardo Macini, ha puntato coraggiosamente solo su prodotti italiani: tra gli altri sono trattati i marchi Karma, BiRen, Grado Plato, Civale, Cereale, Chevalier. Non mancano i kit e le attrezzature di birrificazione Mr Malt. Il profilo Facebook è l’unica fonte di informazione a disposizione del beershop.

Restiamo nelle grandi città per spostarci a Torino (di cui si è parlato molto nei commenti di ieri). Lo scorso anno ha aperto in via Pastrengo Lo Sfuso, birroteca/enoteca incentrata su prodotti sfusi e selezionati. Il gestore è Fabio, ex direttore dell’Open Baladin di Cinzano: il suo precedente impiego gli ha permesso di studiare direttamente con Teo Musso la vendita di birra a marchio “Sfuso Baladin”, di cui il negozio possiede l’esclusiva nazionale. Ovviamente sono trattati i prodotti di molti altri birrifici italiani e stranieri, mentre si segnala l’organizzazione di diverse iniziative in loco. Per i dettagli potete trovare Lo Sfuso su l’immancabile Facebook.

Concludiamo con un’apertura ancora più lontana nel tempo, ma della quale, ahimè, non sono mai riuscito a scrivere. Si tratta di Viaprade8, beershop di Boario Terme (BS), anch’esso incentrato solo ed esclusivamente su birre italiane. I marchi trattati sono, tra gli altri, Extraomnes, Lariano, Maltus Faber, Rurale, Montegioco, Barley, Brewfist, 32 Via dei Birrai, Bad Attitude, Mongozo, Grado Plato, Citabiunda. POtete trovare anche bicchieri da degustazione e porta bottiglie da automobile, oltre alle immancabili confezioni regalo. Segnalo la possibilità di mescita, l’organizzazione di diversi eventi e la possibilità di acquisto tramite Internet, attraverso il sito web del negozio.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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22 Commenti

  1. Questo post offre lo spunto per una piccola riflessione che, onestamente, non è la prima volta che faccio: Ma la cultura Brassicola ed i relativi investimenti si fermano, geograficamente, a Roma? In questo post, così come quasi in tutti gli altri, si parla di nuovi BeerShop ed iniziative collocati sempre più al Nord… Con un baricentro fortemente decentrato !!!
    Qui (io sono napoletano) che succede? Non c’è voglia di investire in qualcosa di nuovo? Siam ancora troppo legati al mondo enologico? A mia conoscenza, ad oggi in campania ci sono solo questi BeerShop: Babette, Birra ed Oltre, MorrisBeer (Napoli). Birroteca Hops (Avellino), Karisma (Piedimonte Matese), Abbazia (Santa Maria CV).
    Voi che ne pensate?

    P.S. un grazie ad Andrea che davvero fa’ un lavoraccio 😉

    • ritieniti fortunato, in Sicilia ce ne sono, forse, due

    • Io non mi lamenterei. c’è gente davvero competente in alcuni dei locali che citi.
      E per la campania mi sembra un buon punto di partenza.

      • La mia non era assolutamente una lamentela…. Anzi, conosco abbastanza bene tutti i beerShop che ho citato ed in almeno 2 di essi i gestori sono davvero davvero gente competentissima (evito di dire in quali di essi)!
        Riflettevo sul fatto che il potenziale pubblico qui è molto vasto, posto che andrebbe “educato” almeno un minimo, il che implica domanda elevata ed offerta ancora non all’altezza.
        Come dice madmac in tutta la Sicilia ci sono 2 soli BeerShop, la cosa che mi chiedevo, forse mi sono espresso male, è: la cultura brassicola mi sembra molto molto più sviluppata al Nord (da Roma in su), come mai questo??

        • il dubbio è appunto questo: c’è un’imprenditoria pronta ad investire e/o un pubblico pronto a recepire? Diciamo che al Nord si beve per tradizione, a roma (un po’) per moda. In campania c’è tanto ancora da fare rispetto ad altre zone (non solo per la birra)
          Per come sono combinate le cose (questo volevo dire io) la situazione campana mi sembra anzi ad un buon punto di partenza.

        • Andrea Turco

          A mio parere la cultura birraria si sviluppa se ci sono luoghi adatti, non può accadere solo a livello teorico. E quindi è un cane che si morde la coda: se non ci sono luoghi “illuminati” non si crea mercato e se non si crea mercato il panorama fatica ad evolvere. Come dice Indastria i motivi sono di tipo culturale (minore predisposizione alla birra come bevanda rispetto al Nord), ma anche economici: nel Mezzogiorno è dura fare imprenditoria, anche in un settore potenzialmente remunerativo come quello della birra artigianale.

          • Rispondendo, almeno parzialmente, ad Indastria direi che c’è un buon pubblico potenziale (in campania) che, come detto, andrebbe “educato”. Circa l’altra parte della domanda: bhè, in parte ha risposto anche Andrea sottolineando che qui fare impresa ha già parecchie barriere all’ingresso di suo. Il settore è remunerativo, o almeno potrebbe esserlo, ma chi ci investe dovrebbe avere una certa cultura nell’ambito e non imporvvisarsi esperto, come qualcuno che intende questo investimento come una costola del vino.
            Non sono del tutto concorde con Andrea circa i luoghi “illuminati”: ovvero sono necessari ma da soli non possono davvero creare consapevolezza del buon bere… Oltre a grandi personaggi/locali credo siano necessari eventi ad hoc, a partire dalle cose più spicciole (come ad esempio degustazioni serie) fino a feste dedicate (in questo l’Adb si stà parzialmente prodigando)..

  2. Grazie mille per la segnalazione…
    Vi annuncio che a LOsFUSO, raggiunto un anno di età, le etichette di birra artigianale unicamente made in Italy sono ormai 100!!!!
    …luppolatissimi saluti!
    Fabio

  3. In verità in Puglia si stanno aprendo diverse cose… Beershop di Palo del Colle, Fermento di Bari, e ancora a Gioia del Colle, Putignano, prossimamente ad Acquaviva…
    Andrea, se hai bisogno ti invio un elenco dettagliato.

  4. Segnalo anche l’ottimo beershop “solo birra” di Monza.

  5. Io ho conosciuto da poco e mi sono trovato bene per la disponibilità di etichette http://www.artigianbeer.com a Ponte Nossa, Bergamo

    • Confermo.
      Io ho già ordinato un paio di volte on-line. A fianco di alcuni “classici”, c’è anche una bella disponibilità di etichette che non sempre sono di facile reperibilità.
      Buoni prezzi.

      Ottimo anche Lo Sfuso, presso il quale ho già acquistato.

  6. Vi segnalo anche il Birrage che ha aperto da qualche mese a Seregno (MB)..

  7. Dalla Toscana, suggerisco:

    INDROBEER in centro ad Arezzo, nuovo beershop nella cittadina Toscana

    e

    PUNTO BIRRA a Viareggio, derivazione del PUNTO BIRRA di Pistoia, in apertura tra una quindicina di giorni

  8. Invece a Torino Lo stato liquido ha chiuso o sbaglio?

  9. Ma con tutte queste aperture si riesce a capire quanto costa mediamente una birra? no perchè se noi paghiamo almeno 4 euro una 33 il beershop quanto la paga? La stessa che si paga circa 2 euro venduta dai microbirrifici…bah…capisco che ci siano tante spese…

    • C’è chi gioca sporco e di conseguenza sembra che tu riesca a pagare di meno.
      Inoltre forse non sai che le famose spese che tu tiri in ballo non sono da sottovalutare.
      Quando ti va bene devi tirare fuori ogni giorno 80-100 euro, comprese domeniche e Natale.
      Bene, ora prova a moltiplicare per 365 e poi partendo da dal prezzo che ti fa pagare in birrificio e quello che paghi nel beershop vedi se riesci a starci.
      Tieni conto che con quella differenza che ti rimane, dopo aver coperto le spese di cui sopra devi avere i soldi per pagare i nuovi ordini ed alla fine della fiera se riesci a portare a casa qualcosa magari puoi rimanere aperto.

      Se vuoi vedere l’estremizzazione dello giocare sporco pensa alla grande distribuzione.
      Giusto per farti un’esempio, ho trovato La Chouffe da 75cl a €3,9 in un supermercato. Si lo so, non è italiana, la Chouffe non è quella di una volta e bla bla, ma la dice lunga sulla fine che faremo noi beershoppari.

      • Infatti io non c’è l ho mica con i negozianti, anzi non ce l’ho con nessuno. Se consideriamo solo le tasse, per quelli onesti ovviamente ( anche se non considero tutte le tasse oneste ), le spese sono altissime per qualunque negoziante. Se mi confermi che per le birre italiane un beershop vende al doppio di quello che compra ( mediamente ) allora i conti tornano perchè il ricarico del 100% copre le spese se sei fortunato. Però così non saprei interpretare tutte le nuove aperture…mancanza di informazioni imprenditoriali?
        P.s. dovrei riuscire a venirvi a trovare ad agosto!siete aperti?!

  10. x quel che vale, in provincia di Torino, un interessante ‘luogo di birra’
    http://www.facebook.com/pages/Bir-Flut/266437126709871

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