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Perché la “pancia da birra” e altri falsi miti sono duri a morire?

Barney_Gumble

Barney_GumbleOgni giorno sulla pagina Facebook di Cronache di Birra rilancio notizie di diverso tenore e più o meno importanti, ma sempre incentrate sulla nostra amata bevanda. Questa mattina ho condiviso un articolo apparso sul Corriere Adriatico, secondo il quale la famigerata “pancia da birra” in realtà non esisterebbe, o quantomeno non sarebbe associabile a un consumo quotidiano moderato. Certo, ci sono studi scientifici a supportare la tesi, ma a mio avviso si tratta di una semplice curiosità di interesse minimo. A dispetto delle mie aspettative, il post ha invece ricevuto un grande seguito, confermando la popolarità di quelle notizie che rivalutano la birra in un’ottica “salutista”. Un fenomeno che personalmente mi meraviglia sempre: perché delle notiziole del genere – che talvolta considero quasi scontate – incontrato una simile popolarità? C’è qualcosa che non mi torna…

Come detto il caso di questa mattina non è certo isolato. Che a essere rilanciata sia una notizia sugli effetti benefici della birra sulle ossa umane, oppure sulla sua compatibilità con l’attività sportiva, o ancora sulla sua capacità di evitare malattie coronariche e abbassare il colesterolo nel sangue, siate pur sicuri che i “mi piace” e le condivisioni fioccheranno, almeno in rapporto a quelli di aggiornamenti di altro tipo. Su questo blog uno dei pochi articoli dedicati all’argomento è stato persino uno dei più letti nei primi cinque anni del sito. Come spiegarsi tanto interesse sul rapporto tra la birra e la nostra salute?

Personalmente non me lo spiego. Come ipotizzato all’epoca, probabilmente il discorso per noi appassionati appare del tutto secondario, mentre per l’opinione pubblica merita grande attenzione. E questa distanza non si verifica perché noi siamo degli irriducibili ubriaconi e gli altri no 🙂 ma probabilmente perché abbiamo una conoscenza più corretta del prodotto. Un prodotto che è una bevanda alcolica – e quindi per definizione tossica per l’organismo umano – ma che in definitiva non merita di essere demonizzato come succede spesso. L’essere appassionati di birra artigianale poi ci avvicina a un tipo di consumo più consapevole, (quasi) mai smodato e compatibile con uno stile di vita normale.

Ma nell’opinione pubblica certi miti sono duri a morire e la campagna antiproibizionista in atto da qualche anno a questa parte non aiuta di certo. Viviamo in una società spesso caratterizzata da un’isteria finta salutista, che quasi sempre si fonda su credenze sbagliate e ipocrite. In questa corrente di pensiero superficiale e aberrante la birra è quasi sempre uno dei demoni da combattere. Mi viene da credere che i bevitori meno smaliziati quasi si sentano in colpa per consumare birra regolarmente: le condivisioni e i “mi piace” diventano un sospiro di sollievo, un’esultanza per potersi finalmente liberare dal peso di una passione “sbagliata”.

In definitiva, noi appassionati sappiamo bene di non incarnare necessariamente il Barney dei Simpsons. Però vaglielo a spiegare a chi non conosce il mondo della birra. In una delle passate degustazioni tenutesi da Eataly come preparazione a Fermentazioni, a fine serata una ragazza mi rivelò di essere rimasta sorpresa nel sapere che fossi un esperto nonostante l’assenza della mitologica pancia da birra. Un complimento che ovviamente lì per lì apprezzai, ma che mi fece anche pensare molto. Io collego l’idea di pancia alla costituzione fisica o a uno stile di vita eccessivamente sedentario, non certo all’abuso di birra. Ma probabilmente è la visione di un consumatore “evoluto”.

Parlando qui in ufficio col mio collega di stanza (astemio, bontà sua), la sua opinione è che questo interesse per una riqualificazione della birra in termini di benessere fisico è del tutto comprensibile. Mi ha espresso questo concetto con la stessa naturalezza con la quale accolgo certe notizie. E allora, una volta di più, capisco che esiste una profonda differenza nell’intendere la birra tra un appassionato e un (non) consumatore medio. Tra i tanti falsi miti che si raccontano a chi si avvicina al nostro mondo – la schiuma è importante, la birra non va servita ghiacciata, ecc. – forse bisognerebbe anche aggiungere che la birra non fa male.

Forse.

La realtà è che affermare che la birra non fa male ha la stessa valenza di dichiarare il contrario. Bere una bevanda alcolica significa assumere una sostanza di base dannosa per il nostro organismo, o per essere più precisi che deve essere metabolizzata in maniera non ordinaria (cioè dal fegato) affinché sia resa inoffensiva. È bene tenere a mente questo aspetto, così come considerare che comunque il nostro corpo è progettato per tollerale l’alcol in quantità ragionevoli. Insomma, è giusto considerare tutti gli aspetti della questione dal corretto punto di vista.

In conclusione la birra è un prodotto alcolico e come tale presenta dei problemi per l’organismo umano. Detto questo, è però vero che la bevanda è vittima di una campagna di diffamazione che negli anni è riuscita a modificare l’immaginario collettivo delle persone. Grazie alla birra artigianale l’opinione pubblica sta cominciando a ricredersi e a spostarsi verso una visione più equilibrata, tuttavia le credenze negative alimentate in passato resisteranno ancora per molto tempo.

Se siete consumatori abituali non c’è bisogno che vi sentiate in colpa per la vostra passione, né avete bisogno delle buone notizie provenienti dai giornali e dalle riviste di salute per tirare un sospiro di sollievo. Siete voi a decidere che impatto avrà la birra sul vostro organismo, in base al consumo che ne farete e allo stile di vita che adotterete. E ora stappiamoci qualcosa…

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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7 Commenti

  1. Applausi a scena aperta! Amen!

  2. Andrea, gli articoli del tenore di quello pubblicato sul Corriere Adriatico, non li leggo neanche, perchè so già a priori che contengono un buon numero di banalità sconcertanti. Mi dispiace solo che tu sia costretto a farlo in quanto blogger del settore 🙁

    • Andrea Turco

      Vedi la differenza è proprio questa: ciò che per te è un articolo banale, per tanti meno appassionati è una notizia che fa clamore

  3. Purtroppo pensieri di questo tipo sono normali e consuetudinari, questa estate ho incontrato vecchi amici che non vedevo da un pò e parlo io che parli tu ho tirato fuori argomento birra, homebrewer e altro..la risposta “la tua birra non sarà molto buona non hai neanche la panza” ” che pubblicità fai alla tua birra con quella panza lì, ma la bevi?!?!?”
    l’aspetto positivo è che ho potuto iniziare a sfatare i soliti miti, e qualcuno l’ho convinto.
    Ciao e complimenti

  4. bellissimo articolo, anche se credo che gli articoli su le proprietà benefiche della birra vengano condivisi sui social network semplicemente da quelle persone che hanno bisogno di giustificare i propri vizi ad altre persone poichè loro stessi si sentono giudicati per le cose che fanno.
    in ogni caso, penso che quegli articoli siano follia pura.
    lavoro nel mondo della birra, ma non dirò mai che la birra fa bene.
    nemmeno aggiungendo un forse.

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