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Amarcord nei guai: accusata di frode per la dicitura “birra artigianale” sulle sue etichette

Se avete una buona memoria, ricorderete che nell’estate del 2015 il Corpo Forestale dello Stato sequestrò un milione di etichette di birra industriale spacciata per artigianale. L’intervento rientrava nell’operazione “A tutta birra”, che ora si è finalmente conclusa: la notizia è stata rilanciata da diversi organi di comunicazione negli scorsi giorni e oggi ce ne occupiamo anche su Cronache di Birra, perché decisamente interessante. Il primo dato importante riguarda il nome del produttore, rivelato dopo due anni di indagini: protagonista del maxi sequestro fu Amarcord, birrificio marchigiano con sede ad Apecchio e uno dei marchi “artigianali” – anche se, come vedremo, non può fregiarsi di questa qualifica – più diffusi in Italia, soprattutto nei canali della grande distribuzione. Come riporta Il Resto del Carlino, nel registro degli indagati è finito Roberto Bagli, titolare dell’azienda, con l’ipotesi di reato di frode in commercio a causa di etichette che, riportando la dicitura “birra artigianale”, sono state riconosciute come idonee a creare pubblicità ingannevole e concorrenza sleale. Una vicenda spinosa, nella quale rientra anche la definizione legislativa entrata in vigore in tempi recenti.

Cerchiamo di ricostruire quanto accaduto. Come accennato, la notizia dell’operazione fu pubblicata a luglio 2015, senza molti dettagli a corredo: si sapeva semplicemente che c’erano delle birre industriali spacciate per artigianali e che per questo motivo erano state sequestrate. Ciò che all’epoca lasciò interdetti fu la conclusione alla quale era arrivata la Forestale: com’era possibile muovere un’accusa del genere se il termine “birra artigianale” in Italia ancora non era disciplinato a livello legislativo? L’ipotesi che formulai, surrogata da fonti non ufficiali, fu che probabilmente la causa era da ricercare nelle caratteristiche dell’azienda produttrice, non qualificabile come impresa artigiana secondo la legge quadro 443/1985. Una situazione – vale la pena specificarlo – comune a tanti altri birrifici italiani.

Quell’ipotesi era assolutamente fondata, tanto che oggi sappiamo che è proprio la ratio su cui poggia l’accusa nei confronti di Amarcord: il produttore marchigiano non poteva fregiarsi della denominazione presente nelle sue etichette perché non rientrante nella fattispecie di impresa artigiana. La società infatti non solo si configura come una spa, ma produce in serie, in modo industriale e in grandi quantità; tutte caratteristiche che per legge non possono associarsi allo status di azienda artigianale. La vicenda allertò tutto l’ambiente della birra craft italiana, perché improvvisamente poteva creare un precedente che avrebbe messo nei guai tanti altri microbirrifici operanti in condizioni analoghe a quelle di Amarcord. Timori che lentamente rientrarono e che sparirono del tutto quando i criteri della birra artigianale furono stabiliti in maniera esplicita dalla legge italiana, tramite la famosa definizione entrata in vigore a luglio 2016.

Uno dei probabili effetti collaterali della definizione legislativa di birra artigianale – e sicuramente il meno approfondito – è che potrebbe sanare situazioni simili a quelle di Amarcord. Il testo stabilisce infatti alcune proprietà che deve possedere il birrificio e il suo prodotto finale, ma non richiede assolutamente che la società produttrice sia artigiana. Quindi sembrerebbe che da poco più di un anno a questa parte qualsiasi tipo di azienda – che sia una spa, una srl o altro – possa apporre la dicitura “birra artigianale” senza pericolo di incorrere in sanzioni, pur di rispettare ovviamente i dettami della definizione. Un’escamotage alla quale si sono appellati gli stessi legali di Amarcord, cercando così di difendere la posizione del loro assistito nell’ottica di una situazione profondamente modificata rispetto al passato. Una mossa che effettivamente avrebbe potuto cambiare del tutto gli esiti delle indagini, ma che non ha avuto successo.

Il colpo di scena finale risiede infatti nella conclusione alla quale è giunta la Procura, che ha smontato la nuova tesi della difesa rivelando la mancanza di uno dei criteri imposti dalla definizione di birra artigianale. Il criterio in questione è l’assenza di pastorizzazione: Amarcord ricorrerebbe infatti al famigerato trattamento termico per le sue birre, che gli impedirebbe di usare la tanto agognata dicitura. In altre parole Amarcord sarebbe colpevole di frode anche secondo la legge 154/2016, non lasciando molte altre possibilità di appello. L’ultima spiaggia degli avvocati di Bagli è di concentrarsi sul concetto di qualità delle birre:

Ci sarà da discutere su questo caso, di sicuro c’è che la qualità dei prodotti del mio assistito è davvero altissima, ben diversa da quella di tante birre industriali.

In attesa di capire come evolverà la vicenda, è interessante concentrarci su alcuni aspetti. Prima di tutto sulla necessità – nel caso in cui le accuse vengano confermate – di escludere Amarcord dal novero dei birrifici artigianali italiani. Magari molti già lo consideravano industriale, ma avere un responso oggettivo è sempre fondamentale. Secondopoi sull’importanza che hanno rivestito i criteri tecnologici di produzione nelle valutazioni finali della Procura. Al momento della stesura della legge molti si chiesero come sarebbe stato possibile valutare se una birra è pastorizzata o meno: direi che è più facile del previsto, visto che evidentemente le indagini hanno rivelato la presenza di macchinari ad hoc nella sede produttiva di Amarcord. Infine sull’attenzione che molti operatori del settore (birrifici, pub, eventi) dovrebbero porre sull’uso dell’espressione “birra artigianale”, perché, come ha recentemente spiegato Unionbirrai, un utilizzo improprio può comportare conseguenze molto gravi.

Il caso Amarcord può rappresentare dunque un precedente molto importante, capace di sensibilizzare il settore e l’opinione pubblica sull’importanza nel fornire al consumatore finale informazioni corrette, oneste e precise.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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27 Commenti

  1. ciao, solo una domanda innocente causa ignoranza. Birra del borgo è, a rigor di legge, ovviamente fuori dalla categorizzazione artigianale. Sul loro sito la parola, a primo sguardo, mi sembra sparita. Però continuando a “sfogliare”pagine di google, trovo venditori on line che la chiamano ancora così: si può considerare un tentativo di frode come nel caso Amarcord? mi riferisco ovviamente a coloro che la rivendono, credo che bdb sia ormai molto attento a tali finezze viste le enormi polemiche seguite all’acquisizione di abinbev. Insomma, è come se un salumiere mi dicesse “assaggia st ‘olive,so greche”, e poi le ha prese a campagnano, bone uguali ma… E su Baladin altra domanda: la loro produzione, a memoria, era oltre i 200.000 ettolitri( magari stanno sotto,non ricordo e non seguo più molto): sul loro sito la parola “artigianale ” c’è, c’è anche l’appellativo “agricolo” che mi sembra uno scaltro escamotage.La domanda è proprio quanta birra produce baladin, se sopra il tetto la legge impone la rimozione dell’aggettivo ? grazie e grazie per l’ottimo lavoro.

    • 1) Su BdB hai ragione, i rivenditori che la definiscono artigianale rischiano grosso, come spiegato anche da Unionbirrai nel comunicato che ho linkato alla fine del pezzo

      2) No Baladin è ampiamente sotto quella soglia, dovrebbe essere intorno ai 15.000 hl annui

      3) La metafora con il compianto Mario Brega è uno dei punti più alti mai vissuti su Cronache di Birra 🙂

      • 1) Perdonate l’ignoranza, ma Amarcord non era da Rimini? Omaggio felliniano…
        2) Perdonate l’ignoranza 2, ma BdB sarà pure attenta a certe cose, non lo escludo, ma a luglio ero in Abruzzo e ho visto un volantino di Un Borgo di Birra, festival che si svolge ogni hanno a Civitella del Tronto e presentato in locandina come “Rassegna internazionale di birre artigianali e street food”. Presente anche Birrificio del Borgo. Vale?

        • 1) La sede legale è a Rimini, gli impianti ad Apecchio
          2) In questo caso l’errore è degli organizzatori del festival, non di Birra del Borgo che non ha alcuna responsabilità su ciò che scrivono i primi

  2. ciao ma perché sul sito di amarcord c’è tutta una sezione chiamata “craft brewing process” ???

  3. Vorrei ricordare che nel 2011 Jurij Ferri, birraio di Almond ’22, venne multato per aver riportato in etichetta la dicitura “birra artigianale” per il semplice motivo che tale denominazione non rientrava tra quelle, basate sui gradi plato, previste dalla L. 1354 del 1962.

  4. Quindi se viene pastorizzata non è artigianale, se invece si diluisce come in industria rimane artigianale. Assurdo.

  5. Sono Andrea Bagli, titolare di Birra Amarcord dal 2008 assieme alla mia famiglia, legata al mondo della birra già dagli anni ’50.

    Mi scuso sin da subito per la lunghezza del post ma è frutto della gravità e dell’infondatezza di certe affermazioni oltre che delle innumerevoli imprecisioni presenti nell’articolo a firma di @Andrea Turco che già in passato si è distinto per un atteggiamento tutt’altro che neutrale nei nostri confronti.

    @Andrea Turco, la tua opinione sulla mia azienda e quelle espresse dai tuoi follower nei commenti, su cosa si baserebbero esattamente visto che MAI siete venuti in birrificio e, son convinto MAI avete assaggiato una delle nostre birre, buone o cattive che siano.

    L’AZIENDA
    Il marchio Amarcord esiste dal 1997, SETTIMA licenza in Italia, quando molti di quelli che si sono sentiti così autorevoli da pontificare sulla cultura birraria, sui metodi produttivi, sulle dimensioni che dovrebbe avere un birrificio artigianale, NEMMENO sapevano dell’esistenza della birra artigianale.

    A partire dal 2008 abbiamo portato avanti una convinta politica di investimenti, con un INGENTE SFORZO ECONOMICO FAMILIARE: tecnologia all’avanguardia e collaboratori qualificati (mastro birraio con DOTTORATO di ricerca sulla rifermentazione in bottiglia e 2 anni di esperienza in un importante birrificio artigianale inglese, 2 birrai con master al CERB, 1 diplomato bier sommelier alla DOEMENS, 1 con esperienza ultra decennale, oltre a 2 biologhe impegnate nel laboratorio interno e nell’assicurazione qualità) ci hanno permesso di crescere da 2.500 a 35.000 hL.
    21 ricette brassate nel 2016, di cui 18 ad alta fermentazione e 6 rifermentate.
    Solo malto d’orzo e frumento come cereali, di 21 varietà.
    8 tonnellate di luppolo, solo pellet e coni, di cui 1 tonnellata in dry hopping.
    Oltre 10.000 campioni analizzati nell’ultimo anno.

    DATI DI FATTO
    1) Non c’è stato NESSUN PROCESSO e tantomeno una CONDANNA.

    2) Il sequestro PREVENTIVO, datato giugno 2015, è stato di sole ETICHETTE in magazzino.

    3) Il sequestro è ANTECEDENTE di oltre un anno rispetto alla definizione di legge di birra artigianale (luglio 2016).

    4) Il MOTIVO del sequestro era la mancanza di iscrizione di Birra Amarcord nell’albo delle imprese artigiane (come molti altri colleghi); la legge attuale non impone nessun vincolo di questo tipo. Nessuna contestazione era stata sollevata sul metodo produttivo e sulla qualità dei prodotti.

    5) Poiché tipicamente applichiamo 3 ETICHETTE PER BOTTIGLIA, il sequestro preventivo di potenziali bottiglie etichettate non è di 1.000.000 ma di 333.000.

    6) Al tempo molti birrifici erano stati sanzionati per l’uso della denominazione “birra artigianale”, non normata allora in Italia; cautelativamente, buona parte delle etichette sequestrate era già stata ACCANTONATA a partire da DICEMBRE 2014 per essere DISTRUTTA, mentre altre erano in fase di esaurimento scorte di magazzino.

    7) A partire da luglio 2015, UN ANNO PRIMA dell’entrata in vigore della legge, NESSUNA delle nostre birre riporta la dicitura “artigianale”, pur ritenendo l’attuale definizione vaga e lacunosa.
    L’Italia, nonostante sia nuova nel panorama mondiale di birra artigianale, è l’UNICO Stato al mondo che si è permesso di normare il metodo produttivo tramite legge. In paesi ben più autorevoli (Belgio, USA, GERMANIA, UK) nemmeno le associazioni di categoria hanno imposto metodi produttivi come la pastorizzazione e la microfiltrazione, lasciando le aziende libere di fare le proprie scelte.

    8) Ci hanno contestato che la produzione non poteva essere artigianale perché effettuata in “grandi quantità”. All’epoca del sequestro Birra Amarcord produceva 25.000 hL, mentre la legge dell’anno seguente prevede un limite quantitativo di 200.000 hL/anno. L’INCONGRUENZA è evidente!

    9) E’ IMPOSSIBILE produrre e confezionare birra, anche “solo” 5.000 hL/anno, senza l’ausilio di tecnologia. Chi ha un birrificio sa di cosa parlo.

    10) Circa la pastorizzazione, all’epoca del sequestro non c’era alcuna indicazione di legge sul metodo produttivo, quindi l’accusa è INFONDATA. Alcune delle nostre birre sono pastorizzate ed altre no, secondo scelte commerciali e di prodotto.

    RISPOSTA ALLE INSINUAZIONI E IMPRECISIONI DI @ANDREA TURCO
    Quando dici che “non possiamo fregiarci della qualifica artigianale”, di fatto non lo facevamo già da UN ANNO PRIMA DELL’ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE.

    Le birre erano “industriali spacciate per artigianali”. TOTALMENTE FALSO, non c’era la legge attualmente in vigore. Non erano artigianali per via dell’assenza nel registro delle imprese, ma non per questo industriali.

    Quando dici che la legge ha provveduto “a sanare situazioni simili a quelle di Amarcord”, ti ricordo ci eravamo già precedentemente “sanati” DA SOLI un anno prima.

    Quello che definisci “escamotage” è un dato di fatto. La contestazione è la mancanza di iscrizione all’albo delle imprese artigiane. Abbiamo risposto nel merito alle accuse mosse; GLI ESCAMOTAGE SONO BEN ALTRA COSA.

    La questione pastorizzazione, che tu definisci “colpo di scena finale”, è stata sollevata solo nel 2016 e sempre in riferimento al sequestro del 2015, quando ancora non c’era la legge! Spiegami come si fa ad accusare qualcuno senza avere una legge di riferimento.

    Come vedi, quella che tu definisci la nostra “ultima spiaggia” (la qualità delle birre come argomento di difesa), non è che UNO DEI TANTI MOTIVI per cui siamo convinti di aver sempre agito in maniera CORRETTA E TRASPARENTE nei confronti dei consumatori, ben lontano dalla frode e dalla concorrenza sleale.

    Perciò l’ultimo capoverso assume le forme del GROTTESCO; spiegami da dove ti nasce questa “esigenza di escludere Amarcord dal novero dei birrifici artigianali italiani” visto CHE CI SIAMO GIÀ AUTO ESCLUSI DA TEMPO. Questa crociata che vuoi combattere di fatto NON ESISTE.

    Non ti piacciono le nostre birre? Pazienza! Già in passato nel tuo articolo sulle audizione dei birrifici per preparare la legge attuale avevi BANALIZZATO IL MIO PUNTO DI VISTA (link e commenti).
    http://www.cronachedibirra.it/notizie/14265/definizione-di-birra-artigianale-le-audizioni-di-mobi-birrificio-italiano-e-altri/

    La presenza di macchinari per la pastorizzazione NON è stata scoperta grazie al fiuto della procura; ti garantisco che lo Stato è impreparato sul prodotto e sul processo; mentire ed omettere sarebbe stato semplicissimo, oltre che fraudolento e BEN LONTANO DALLA NOSTRA FILOSOFIA DI VIVERE E LAVORARE. Invece abbiamo collaborato durante le numerose visite e richieste di chiarimenti; abbiamo fornito i manuali delle macchine e spiegato prodotto e processo, proprio perché non avevamo e non abbiamo nulla da temere.

    La sola presenza dei macchinari non è secondo soluzione per capire chi pastorizza. Ti do una notizia: I MACCHINARI SI POSSONO SPEGNERE E BY-PASSARE. Cosa che facciamo quando confezioniamo le nostre birre non pastorizzate.

    Indipendentemente da come finirà questa vicenda, se la birra artigianale italiana ha bisogno della sua vittima sacrificale per guadagnare la propria dignità, fatevi avanti. In questi anni le critiche nei nostri confronti sono state infinite ed ABBIAMO SEMPRE RISPOSTO CON IL SILENZIO, FIDUCIOSI CHE L’ONESTÀ E LA PROFESSIONALITÀ CHE METTIAMO NEL NOSTRO LAVORO SAREBBERO STATI SUFFICIENTI.

    Ora BASTA, ho deciso di reagire a tutto ciò, ma ti assicuro @Andrea Turco che noi andremo in ogni caso in giro A TESTA ALTA e sosterremo SENZA VERGOGNA ED IMBARAZZO lo sguardo dei nostri collaboratori, dei clienti affezionati e dei detrattori, convinti come siamo della nostra onestà commerciale ed intellettuale.

    Pace e buona birra a tutti

    @Andrea Turco, ti invito a visitare di persona il birrificio, quando vuoi, suona e sarai nostro ospite. Poi potrai giudicare se siamo dei truffatori o degli onesti imprenditori.

    • Andrea premetto che le birre le ho assaggiate in passato. Il punto però non mi sembra la presunta qualità del prodotto finale, ma la dicitura riportata in etichetta, che se permetti è indipendente dal livello delle birre – discorso sul quale tornerò tra un attimo. Detto ciò rispondo ai tuoi punti.

      1) Nell’articolo non ho parlato né di processi né di condanne, leggi melgio

      2) A differenza di quanto riportato dagli organi di stampa, in effetti il sequestro riguarda etichette e non bottiglie, tanto che avevo già corretto. Comunque mi sembra un dettaglio nell’ottica del discorso generale.

      3) Ho scritto esattamente questo.

      4) Idem.

      5) Vedi punto 2.

      6) Punto irrilevante. Se vuoi sottolineare che la condizione di Amarcord era simile a quella di tanti altri birrifici, è esattamente ciò che ho scritto.

      7) Mi sembra che siamo OT e comunque avete sollevato il problema davanti alla commissione quando siete stati convocati in qualità di auditi? Magari sbaglio ma non mi risulta.

      8) Mi sembra che la contestazione principale fosse la mancanza di status di impresa artigiana, come da te spiegato

      9) D’accordo.

      10) Il discorso pastorizzazione è emerso quando vi siete appellati alla legge del 2016, o sbaglio?

      Rispetto a quelle che definisci imprecisioni e insinuazioni, rispondo di seguito:

      – Se le birre non erano artigianali non capisco perché in etichetta era riportato il contrario
      – Il discorso dell’eventuale sanatoria è riferita a tutto il movimento, non certo a voi che non siete artigianali
      – Appellarsi alla qualità della birra per giustificare la propria distinzione dall’industria in termini di soluzioni produttive mi pare proprio un’ultima spiaggia, anche parecchio pacchiana
      – L’esigenza nasce nei confronti, pensa un po’, di coloro che rappresentano i consumatori finali e che potrebbero pensare di essere al cospetto di una birra artigianale (perché magari in etichetta c’è scritto proprio così) quando invece non è tale per la legge del 2016.

      Scusa ma il discorso è molto semplice. Siete un piccolo birrificio indipendente e producete rispettando i criteri della legge? Allora fate birra artigianale e potete scriverlo in etichetta, altrimenti no. Non ho dato alcun giudizio definitivo, ma ho riempito l’articolo di condizionali proprio perché aspetto di vedere come evolverà la vicenda.

      Per l’invito ti ringrazio ma al momento ho altre priorità, diciamo così

      • Andrea questo post era di presentazione aziendale, visto che tanti, troppi, parlano senza conoscerci affatto. Volevo puntualizzare certe cose, sennò passa il messaggio che siamo una multinazionale se permetti.

        1) Vero, ma l’ho specificato perché nei commenti dei tuoi follower la sentenza era già stata emessa.

        2) Non è affatto un dettaglio scrivere a mezzo stampa che sono state sequestrate 1.000.000 di bottiglie quando non è stata sequestrata nessuna.

        3) Preferisco puntualizzarlo.

        4) Idem.

        5) Vedi punto 2.

        6) Se tu giudichi irrilevante che buona parte delle etichette sequestrate erano in un bancale in un magazzino separato e coperte di polvere in attesa di essere distrutte, è un problema tuo. Ma nei fatti è rilevante, e tanto. Le altre etichette erano in fase di esaurimento scorte. Altrettanto rilevante.

        7) E invece ti sbagli! Certo che l’avevo sollevato, se hai bisogno ti recupero il link di tutta l’audizione, ma già nel tuo articolo sull’argomento di gennaio 2016 era evidente che avevi scritto su di noi senza prenderti la briga di ascoltare.

        8) Ci è stata contestata anche la produzione in “grandi quantità”, totalmente anacronistico ora alla luce della nuova legge. Si sono smentiti da soli.

        10) Sbagli! Non ci siamo affatto appellati alla legge del 2016, è impossibile per un fatto antecedente. E’ stato un approfondimento che ci han chiesto successivamente alla legge, ma sui fatti del 2015.

        Rispetto alla tua replica ti dico quanto segue:
        – Le birre all’epoca del sequestro lo erano, semplicemente perché non c’era una legge che le definisse o meno tali. In ogni caso, come scritto ampiamente, ci stavamo già smarcando dal concetto di artigianale oltre una anno prima della legge
        – Insisti su questa cosa, è uno dei tanti argomenti che produrremo, ma se ti rende felice definirla ultima spiaggia, son felice per te.
        – Ti ridico che dal luglio 2015 nessuna delle nostre birre (e nemmeno nella nostra comunicazione aziendale) è riportato il termine artigianale, quindi se c’è qualcuno che sta creando confusione, sei proprio tu!

        Non avrai dato un giudizio definitivo, ma di insinuazioni ne hai fatte.

        Resta il fatto che in questi anni MAI hai dato spazio sul tuo blog, come invece fai per tanti altri, ad una notizia positiva sul nostro conto, una nostra nuova produzione, un evento, una curiosità, etc. Ci hai solo tirati in ballo ogni volta che c’era da criticare.

        Per l’invito, ti assicuro che anche noi abbiamo le nostre priorità, ma mi auguro davvero che tu voglia venire a vedere con i tuoi occhi ciò che tanto aspramente hai criticato, senza affidarti al “sentito dire” o “penso che”. Per noi resta la migliore difesa ed impareggiabile biglietto da visita.

        • Questo copia e incolla da Facebook è un po’ difficile da gestire e un’ulteriore perdita di tempo.

          Perdita di tempo perché, come già scritto, scrivi delle imprecisioni: ti basta fare una ricerca per vedere che ho scritto più volte di Amarcord e delle sue nuove birre. Tutto questo vittimismo è quindi ingiustificato, davvero.

          • metti il link allora di quello che sostieni. Non sarò capace a usare la funzione “cerca” ma io trovo l’ultima novità del 2011 e te ne sei perse tante.

            Sul copia incolla da facebook sarà difficile da gestire per te, io non posso permettere che certe falsità restino senza risposta

          • Metti il link? Ma cos’è, un ordine? Imparati a usare la funzionalità di ricerca e prenditi un po’ di tempo per leggere tutto oltre che per sparpagliare i tuoi pensieri sul web. Ricordo articoli della birra che Vecchia Orsa fece da voi per il sisma in Emilia, per citare la prima cosa che mi viene in mente. E comunque, se non te ne fossi accorto, Cronache di Birra parla di birra artigianale.

            Sul resto, falsità, congetture e quant’altro, direi che conviene aspettare che la giustizia faccia il suo corso.

  6. Fin dagli inizi il gruppo”AMARCORD”-“TARGET 2000”, ha fatto credere che le loro produzioni fossero a carattere artigianale. Diversi anni fa, ebbi la possibilità di visitare i loro impianti produttivi a Falciano, nella Repubblica di S.Marino (chissà perchè proprio a S Marino!). Fu proprio il Sig.Bagli a fare da cicerone. Quando gli chiesi come mai pur pastorizzando e filtrando la loro birra, questa veniva chiamata “artigianale”, mi rispose che loro non volevano brutte sorprese, e quindi avevano deciso di “stabilizzare” le loro birre, tuttavia la qualità era secondo loro”di livello artigianale…!?
    In un magazine in mio possesso del Gruppo Velo (n. 01-2012) si legge :”Birra Amarcord produce le sue famose ricette con una sala cotta Velo da 50 hl/cotta.” Forse dico una scemenza, ma in quel periodo credo fossero davvero pochini i birrifici artigianali che disponevano di tale dotazione. Per chi non lo sapesse lo stabilimento di Apecchio,produce anche per conto terzi, inoltre le loro birre vengono etichettate in diversi modi e per diverse catene di discount (Penny Market, Eurospin, Ljdl, MD discount), mi risulta anche che abbiano le mani in pasta nel brewpub “Hops”di Riccione. Insomma ritengo il gruppo Amarcord un vero e proprio impero della birra,altro che “CRAFT BREWING PROCESS”. Non ce l’ho personalmente con loro, ma trovo il loro comportamento poco rispettoso nei confronti dei VERI PRODUTTORI ARTIGIANALI che giustamente meritano rispetto per il loro lavoro. Grazie per lo spazio accordatomi.

    • Caro Otello, non si accettanno affermazioni fasulle e calunnie del tipo “Fin dagli inizi Amarcord ha fatto credere che le loro produzioni fossero artigianali”. Se la legge non c’era, quale era il riferimento normativo che ci rendeva dei truffatori? Non scriviamo più artigianale già prima dell’entrata in vigore della legge, si legga il mio commento sopra.
      Cosa intende dire che “chissà perché proprio a S. Marino” vuole alludere alla questione fiscale? Per sua informazioni, abbiamo acquistato il marchio Amarcord nel 2008 che era già a S. Marino e tempo 1 anno lo abbiamo portato in Italia.
      Su quanto riportato da mio padre che le ha fatto da Cicerone, non vedo quale fosse il problema, visto che non c’era alcuna legge che obbligasse a non pastorizzare (ed in ogni caso facevamo filtrazione, non microfiltarazione come ora vieta la legge). L’azienda è partita nel 1997 ed ha sempre pressoché lavorato in questa maniera. Vedo con piacere che nonostante la nostra ospitalità del tempo, ha avuto modo di ricambiare con gusto, la prossima volta resti pure a casa sua.
      La sala cotte è da 100 hL ma questo non significa nulla. Se faccio una cotta alla settimana? Ma si rende conto che il limite attuale è 200.000 hl? Noi ne facciamo ora 35.000, al tempo nemmeno 4.000.
      Si è vero produciamo per conto terzi, ma non mi pare lo scoop del secolo, non lo abbiamo mai nascosto. Anzi. Alla Hops siamo stati soci fondatori nel 1997 e poi siamo usciti nel 1999. Ma per questo genere di informazioni può rivolgersi a qualsiasi Camera di Commercio.
      Il comportamento poco rispettoso mi dice dove l’ha visto? Non abbiamo mai infranto la legge fino a prova contraria, abbiamo fatto sempre onestamente il nostro lavoro. Pensi che nel 2012, quando il birrificio vecchia orsa era stato gravemente danneggiato dal terremoto in Emilia, li abbiamo ospitati e regalato una cotta, per permettergli di dare continuità alle vendite e ricostruire il birrificio. Mi sembra proprio che il rispetto lo abbiamo sempre mostrato agli altri, forse gli altri lo hanno spesso mancato a noi, accusandoci di cose false e pretestuose.

      • Andrea caro, le dico grazie per la sua veloce, esaudiente e cordialissima risposta (soprattutto nel punto in cui mi si invita a starmene a casa mia).
        Non ho mai parlato di “truffa”, piuttosto di caratteristiche “non artigianali” del vostro prodotto.

        • La cordialità è stata semplicemente ricambiata.
          Riporto quello che ha scritto, veda lei, per me sono accuse esplicite e allusioni infondate:

          “Fin dagli inizi il gruppo”AMARCORD”-“TARGET 2000”,HA FATTO CREDERE che le loro produzioni fossero a carattere artigianale. Diversi anni fa, ebbi la possibilità di visitare i loro impianti produttivi a Falciano, nella Repubblica di S.Marino (CHISSA’ PERCHE’ PROPRIO A S.MARINO!)

          ” trovo il loro comportamento poco rispettoso nei confronti dei VERI PRODUTTORI ARTIGIANALI che giustamente meritano rispetto per il loro lavoro.”

          cosa vuole anche che le risponda cordialmente????

  7. Posso testimoniare che nel 97 fui ospite del birrificio, allora in Rimini, ed era quanto di più artigianale potesse esistere.

  8. Amarcord l’ho bevuta e non mi ha lasciato nessun ricordo particolare: una comune birra da supermercato.

  9. Al di là delle varie considerazioni sulla opportunità o meno di legalizzare la dicitura “birra artigianale” con una legge (mio parere: assolutamente ridicolo oltre che concettualmente sbagliato) ritengo assai fuori luogo che uno spazio dedito alla birra si occupi in modo così “politico” -e sicuramente non razionale- di demonizzare delle attività che compiono delle scelte commerciali che sono assolutamente lecite. Se un birrificio decide di vendere le sue quote ad una multinazionale o se un altro decide di vendere alla grande produzione e per questo di dotarsi di attrezzature e metodologie atte agli scopi non capisco perchè debbano partire “crociate” da un blog che si occupa di birra. (utilizzo il termine “crociata” perchè la scelta editoriale per questo articolo è a mio modo di vedere estremamente poco corretta) Semplicemente sarà il successo di una scelta commerciale a determinarne la bontà o no. Anche perchè qui si è ben lontani da entrare nel merito di qualità o bontà del prodotto in sè, dato che non c’è mai un approccio scientifico al prodotto stesso.

    • Se avessi letto tutti gli articoli del blog che riguardano le cessioni all’industria, ti saresti accorto che ho sempre definito tali operazioni del tutto lecite e comprensibili. Al limite ho criticato la mancanza di trasparenza nei confronti del consumatore finale. Mi dispiace ma le crociate ti conviene cercarle altrove.

  10. C’è da prenderla sul ridere, bisogna arrivare a legiferare su un termine diffuso e condiviso per poter essere certi di non trovare in commercio qualcosa di lontano da quel termine.
    Poi ci credo che si dice sempre che abbiamo una legislatura farraginosa, per forza la si fa per qui la buona fede od il senso civico si sono persi. Ma da tempo.

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