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Un birrificio nel monastero Mount St. Bernard: sarà inglese il prossimo trappista?

Vi siete mai chiesti quanti monasteri trappisti esistano al mondo? La domanda potrebbe apparire bizzarra a chi non è appassionato di birra, ma per noi ha invece un senso molto logico. Secondo Wikipedia l’ordine cistercense della stretta osservanza consta di circa 170 comunità sparse per il pianeta, la maggior parte delle quali diffusa ovviamente in Europa. La famosa birra trappista è però al momento prodotta solo da 11 monasteri: il Belgio ne conta sei, l’Olanda due e l’Italia, l’Austria e gli Stati Uniti uno a testa. In teoria quindi c’è ancora molto spazio per altri birrifici trappisti, anche escludendo le comunità composte da sole monache (che difficilmente si cimenterebbero con l’arte brassicola). E infatti è notizia di pochi giorni fa che a breve potrebbe aggiungersi alla lista un nuovo marchio, il primo in assoluto a operare sul territorio inglese. L’abbazia coinvolta si chiama Mount St. Bernard e si trova in pieno Leicestershire.

Come riportato dal Morning Advertiser, a fine ottobre l’amministrazione locale ha rilasciato il via libera alla richiesta dei monaci di costruire un birrificio nel loro monastero. L’impianto dovrebbe sorgere sulle ceneri di un caseificio dismesso, che quando attivo occupava 200 acri dell’immensa struttura religiosa. Sul sito del monastero è recentemente comparsa la sezione Brewery News, che al momento riporta un solo aggiornamento:

Cari amici della nostra Comunità,
Da qualche tempo stavamo pianificando la realizzazione di una nuova fabbrica per sostenere le esigenze dell’abbazia e fornire lavoro comune ai monaci. La nostra decisione è ricaduta sulla creazione di un birrificio in linea con la tradizione trappista. Al momento siamo coinvolti nei lavori preliminari. Vi ringraziamo per l’interesse che state dimostrando, ma al momento non abbiamo altre notizie da comunicare. Ulteriori informazioni saranno rese disponibili a tempo debito. Per allora uno dei nostri fratelli sarà incaricato di rispondere alle vostre domande.

A questo punto mi preme fare una precisazione e una piccola polemica. Come per molte altre comunità trappiste, il lavoro manuale è uno dei precetti che i monaci di Mount St. Bernard seguono con grande devozione. Essi producono miele ottenuto dal loro apiario e oggetti in terracotta e in legno, che vendono nel negozio interno per il proprio sostentamento. In passato gran parte dei fondi provenivano proprio dal caseificio oggi dismesso, che restò operativo fino alla metà degli anni 2000: il crollo dei prezzi del latte obbligò i monaci a chiudere quella loro attività, così come accadde a circa 10.000 aziende casearie del Regno Unito. Da qui l’idea di trovare un’alternativa con la produzione brassicola, che tra l’altro non è una novità per Mount St. Bernard: documenti attestano che già nel 1847 i monaci locali producevano una birra “di qualità ed eccellenza”.

Quindi alla base di questa scelta c’è una necessità ben precisa e non certo l’idea di cavalcare la moda del momento. Chi in questi casi si affretta a parlare di “operazione commerciale” – e qui mi lascio andare alla polemica – non solo si dimostra alquanto superficiale, ma anche poco esperto di birra. Tra i tre rigidi requisiti necessari a ottenere il bollino Authentic Trappist Product, infatti, ce n’è uno che parla chiaro: gli introiti derivanti dalla vendita della birra devono essere impiegati per le necessità della comunità monastica oppure devoluti in opere di carità. Perciò è chiaro che non ha alcun senso parlare di operazione commerciale nel senso più stretto dell’espressione.

Nell’articolo del Morning Advertiser, inoltre, si specifica che la produzione brassicola sarà gestita totalmente dai frati. E così viene assecondato anche il secondo criterio imposto dall’Associazione Internazionale dei Trappisti: l’obbligo cioè che l’intero processo sia quantomeno supervisionato dai religiosi. Il terzo e ultimo requisito è che il birrificio sorga all’interno del monastero, ma come abbiamo visto anche questa prerogativa è totalmente soddisfatta.

Nel prossimo futuro potremmo quindi trovarci con un nuovo birrificio trappista, attivo in una delle nazioni più importanti al mondo per la birra. Lo scorso marzo Mount St. Bernard è entrato ufficialmente nell’Associazione Internazionale dei Trappisti, quindi ora bisogna soltanto attendere la costruzione dell’impianto produttivo per brindare a questa interessante new entry. Tuttavia è probabile che il dodicesimo birrificio trappista non sarà Mount St. Bernard, ma lo spagnolo San Pedro de Cardeña, che il prossimo anno dovrebbe spostare la produzione della sua birra (già realizzata da un’azienda locale) all’interno del monastero, ottenendo il mitico bollino esagonale. Che sia il numero dodici o tredici, poca importa: la curiosità nei confronti di questo trappista inglese è già molto alta.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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