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Il Regno Unito si prepara alla rivoluzione dei pub

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Sulla destra il nuovo ministro John Healey (foto: Morning Advertiser)

E’ notizia recente che il governo della Gran Bretagna ha deciso di creare un nuovo ministero, il Ministero dei pub. Non è uno scherzo. Il parlamentare John Healey è stato nominato primo rappresentante di questo dicastero, che, ovviamente, si prefigge di tutelare e sostenere le tradizionali birrerie anglosassoni. Si tratta di una novità che alle nostre orecchie potrebbe suonare strampalata, ma che nella società inglese, così legata storicamente alle public house, è perfettamente comprensibile. Inutile sottolineare che una simile innovazione apre prospettive impensabili per i pub e per la birra artigianale.

Innanzitutto il motivo che ha spinto il governo a creare questo nuovo ministero risiede nel tentativo di invertire il trend negativo che caratterizza il settore. Come spiegato in diverse occasioni anche su questo blog, i pub nel Regno Unito stanno vivendo un momento terribile, visto che le stime parlano di una media di 36 attività chiuse ogni settimana. Da questo punto di vista sicuramente ha pesato il lavoro svolto negli ultimi tempi dal Camra (Campaing for Real Ale, l’associazione per la tutela delle birre tradizionali anglosassoni) e dalla BBPA (l’organismo che rappresenta i pub e la birra britannica).

Tra le prime dichiarazioni del neo ministro, riportate anche da Jay Brooks, si legge:

I pub rappresentano spesso il cuore della vita sociale. E sono importanti luoghi di incontro per tante persone. Sebbene non possiamo impedire a tutti i pub di chiudere, è giusto che facciamo il possibile per sostenerli. Ma ora hanno bisogno di un aiuto e così nelle prossime settimane sono pronto a intavolare una trattativa surrogata da una serie di idee di supporto.

Ovviamente all’annuncio non sono mancate le reazioni delle associazioni operanti nel settore, come quella della BBPA, che ha espresso la propria soddisfazione per la nomina di John Healey e per l’ottenimento da parte della “questione pub” di una posizione strategica nell’agenda del governo.

Venerdì scorso Roger Protz sul suo blog ha rivelato i punti cardine della politica a favore dei pub promossa dal nuovo dicastero. Il piano governativo si struttura in 12 punti, che includono:

  • Maggiore protezione per i pub a rischio demolizione.
  • Un divieto per la pratica antiliberale di imporre accordi limitanti alla vendita dei pub.
  • Maggiore flessibilità per i pub nella diversificazione della propria offerta, aggiungendo negozi e altre infrastrutture senza la necessità di permessi.
  • Un fondo di un milione di sterline per il gruppo Pub in the Hub del Principe Carlo, destinato alla tutela del ruolo socializzante dei pub.
  • Tre milioni di sterline per supportare la proprietà collettiva dei pub.
  • Maggiore libertà per i pub nell’ospitare musica dal vivo senza specifiche licenze.

Netta la presa di posizione del Camra rispetto a questa serie di interventi, espressa da Mike Benner con termini a dir poco entusiastici:

La proposta del governo può virtualmente trasformare del tutto il settore dei pub nel Regno Unito, trasformandolo in un mercato libero, trasparente e competitivo, dove i consumatori beneficeranno di una maggiore scelta, caratterizzata anche da prezzi più bassi.

Più cauta la posizione del SIBA (l’associazione dei birrifici indipendenti), che esprime comunque soddisfazione attraverso le dichiarazioni di Julian Grocock:

Questa proposta aprirà nuovi orizzonti ai membri del SIBA. Tuttavia ci rincresce evidenziare che non si fa assolutamente menzione dello squilibrio di prezzi che esiste tra l’offerta dei pub e quella della grande distribuzione. In molti pub – sicuramente dove sono disponibili birre artigianali locali – il bere è parte della vita sociale e non un’attività fine a se stessa. Ci piacerebbe pertanto vedere più iniziative atte a indirizzare gli utenti verso un ambiente di consumo responsabile come quello dei pub, piuttosto che nei supermarket, dove l’alcool è venduto a basso prezzo per il consumo in parchi e in altre aree poco controllabili.

Al di là delle dichiarazioni più o meno positive, senza dubbio si tratta di una novità di importanza fondamentale per i pub e la birra artigianale del Regno Unito. Dopo mesi passati a raccontare le idee proibizioniste generate dalla nuova cultura anglosassone, questa è una notizia in totale controtendenza, che orienta le speranze per il futuro verso orizzonti decisamente più rosei. Difficile capire se si tratterà di una vera rivoluzione come afferma il Camra, tuttavia sin da ora si può osservare come venga rivalutato l’aspetto socializzante dei pub. E questo è senza dubbio il dato più confortante.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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8 Commenti

  1. @Gaetano
    In città l’unico incontro tra politica e vita da pub sono i cori “Colonna sindaco de Roma”

  2. Ok, da grande voglio diventare Ministro dei pub..

  3. La differenza è tra chi vede una pinta come un momento d’aggregazione,di scambio d’idee,di espressione d’una cultura ormai secolare e chi,come in Italia,la vede come solo unità di misura dei guadagni,come nemesi del vino o come capro espiatorio per tutte le mancanze nella corretta gestione della sicurezza stradale.
    La consapevolezza dimostrata dagli inglesi in questo caso non è qualcosa che si matura;è qualcosa di genetico e innato nella propria cultura. Se non c’è non c’è.

  4. temo che definire la consapevolezza inglese come genetica e innata nella cultura sia un ossimoro. O è genetica o è culturale.
    Comunque una buona notizia che non so però quali concreti effetti produrrà, proprio perchè parliamo del paese che ha lanciato i più ridicoli provvedimenti anti alcol d’Europa. Provvedimenti che sono ahinoi stati scimmiottati anche dai politicanti nostran.
    Non mi stupirebbe infine una reazione indignata dei benpensanti d’oltremanica che costringerebbe il governo a trasformare il ministero per i pub in un dicastero contro i pub.

  5. Vediamo come evolve, certo Bossartiglio dice cosa giusta quando dice che ce l’hanno nel sangue. Pertanto difficilmente sarà esperienza esportabile, se non in paesi come Belgio o Germania. Da noi forse potremo attenderci il Ministero del Vino. Non è detto comunque che sia una buona notizia, se si parla di “aggiungere negozi e altre infrastrutture senza la necessità di permessi”. Non vorrei che si creino delle piccole “Disney Houses” dove si vendono bicchieri e sottobicchieri. Perciò vediamo di che si tratta. Se vuol dire promuovere la cultura brassicola, allora OK.

  6. Potrebbe essere una bella idea, secondo me comunque i pub chiudono perchè la gente perde il posto di lavoro e quindi non si può permettere di spendere i propri soldi solo per il divertimento. La cosa migliore prima di fare un Ministero dei pub sarebbe che il governo si prodigasse per creare dei posti di lavoro e vedrete che i pub inizieranno a riempirsi da soli (da noi in Italia i bar si svuotano piano piano a causa della crisi!!!!!!!).
    Questa è solo la mia opinione, comunque provate a riflettere su questo concetto.

  7. Di solito, soprattutto in inghilterra, i pub si riempiono quando la gente perde il lavoro. La correlazione fra alcolismo e dipsccupazione è un must della sociologia d’oltremanica. Ma temo questo c’entri poco con la cultura birraria

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