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Il Presidente Frausin scrive a Cronache: Assobirra non scarica i microbirrifici

Assobirra

AssobirraCome forse ricorderete, un paio di settimane fa ho pubblicato un articolo relativo all’audizione di Assobirra di fronte alla Commissione Finanze del Governo. In quell’occasione avevo criticato un passaggio dell’intervento del presidente Alberto Frausin, nel quale si sottolineava la bassa incidenza degli effetti dell’aumento delle accise per i microbirrifici. Ieri il presidente in persona mi ha inviato una lettera con la quale intende chiarire la questione e confermare il totale supporto ai nostri produttori artigianali. Poiché la sua missiva si rivolge non solo al sottoscritto, ma anche a tutti i lettori di Cronache di Birra, la riporto di seguito nella sua forma integrale. A seguire trovate invece la mia controreplica, che ho inviato anche via email al dottor Frausin.

Gentilissimo Turco,
ho letto il suo post pubblicato in data 7 novembre su Cronache di Birra e desidero rispondere personalmente a lei e ai suoi lettori, in questo comune frangente di difficoltà per l’intero comparto.

Innanzitutto ci tengo a chiarire che Assobirra non “scarica” i birrifici artigianali, ma anzi li sostiene, secondo i principi dell’Associazione, su tematiche delicate aziendali – come appunto le stesse accise, l’etichettatura, i tavoli tecnici con le dogane o le contestazioni con le Autorità di controllo – e sullo sviluppo del business sui mercati nazionale e internazionale.

Durante la mia Presidenza, inoltre, abbiamo avuto molte occasioni ed eventi in cui l’Associazione ha promosso e presentato al pubblico le eccellenze Italiane dei microbirrifici, di cui siamo tutti molto orgogliosi e che certamente hanno contribuito allo sviluppo di questo mercato negli ultimi 10 anni.

Ma mi preme anche ricordare qual era la domanda del Deputato Yoram Gutgeld del PD, che le riporto integralmente: “Forse sarebbe utile un po’ approfondire – per spiegare un po’ la situazione, se ho capito bene -: con le accise, per come oggi funzionano, vengono penalizzati i prodotti a più basso prezzo – (si) ha un effetto che in un certo senso sfavorisce chi acquista prodotti di base”.

È indiscutibile che questo folle incremento di accise penalizza i più deboli fra i consumatori. Vede, abbiamo un patrimonio di 35 milioni di persone che amano il nostro prodotto, tutti con pari dignità e tutti potenziali per il nostro sviluppo. Spero non sfugga a nessuno che più di 10 milioni di questi consumatori oggi sono in difficoltà a fare la spesa alla quarta settimana, in molti casi anche alla terza, perché penalizzarli ancora di più?

L’obiettivo della nostra audizione era quello di tutelare innanzitutto il consumatore, sottolineando che è già oberato di tasse al consumo – basti pensare all’aumento dell’IVA di ottobre – e che l’incremento di un altro 10% lo avrebbe messo ulteriormente in difficoltà. In più siamo discriminati come settore intero perché, con l’unica eccezione dei super alcolici, non esiste altra tassa al consumo per nessuna altra categoria delle bevande, perché? Come ho detto più volte e con forza questa non è una tassa sull’alcol, ma sulla birra!

Invito a leggere integralmente la memoria depositata per l’audizione che enuncia chiaramente l’obiettivo comune che intendevamo perseguire.

Condivido e raccolgo il suo stimolo e i suoi spunti sul tema della complessità burocratica delle accise, che tristemente riguarda proprio tutti, pur essendo consapevole che per un piccolo produttore la complessità burocratica è un fattore di costo molto importante e, se avessi potuto disporre dei 120 minuti previsti, invece dei 33 concessimi, lo avrei sicuramente sviluppato.

Concludo, infine, con un invito a rimanere uniti, perché solo così abbiamo possibilità di farci sentire. Lo so che è sport nazionale creare fratture soprattutto nei periodi di difficoltà e guardare al proprio interesse immediato, ma il risultato finale e sul lungo periodo è che perdiamo tutti.

Lavoriamo assieme, oggi più che mai: questa è l’unica strada.
La ringrazio dell’attenzione.

Quella a seguire è invece la mia controreplica:

Gentile Dottor Frausin,
innanzitutto la ringrazio per l’attenzione e per aver voluto condividere con me e con i lettori del sito la posizione di Assobirra. L’attività dell’associazione nei riguardi dei microbirrifici italiani è ben conosciuta ed è innegabile lo sforzo profuso in questi anni per promuovere, supportare e tutelare le aziende brassicole associate. Allo stesso modo – come già espresso nell’articolo in questione – ritengo nel suo complesso importante ed efficace l’audizione di Assobirra alla Commissione Finanze, con il merito non secondario di aver incluso nell’analisi la situazione del comparto artigianale.

Tuttavia mi permetta di ritenere che la dichiarazione sul basso impatto dell’aumento delle accise per i microbirrifici è stata un’uscita non propriamente felice. Se infatti è pacifico che dal lato dei consumi la stangata si riverbererà soprattutto sugli acquirenti più deboli, dall’altro è difficile per un osservatore di parte accettare una considerazione del genere, ben sapendo quanto la macchinosa disciplina delle accise sia dispendiosa per i nostri microbirrifici. Detto in parole povere – e sperando di non apparire presuntuoso – credo che lo stesso concetto potesse semplicemente essere espresso in modo differente.

Sul resto siamo perfettamente d’accordo ed è auspicabile che a livello politico si prenda coscienza della posizione di assoluto svantaggio nel quale si trova il settore birrario e delle enormi differenze che esistono tra produttori industriali e piccoli birrifici artigianali.

Accolgo infine il suo invito a rimanere uniti, sebbene da semplice appassionato – e in nessun modo coinvolto in qualsivoglia associazione birraria – mi rimanga difficile capire perché lo stesso principio non sia stato sostenuto in passato da Assobirra, quando iniziò la campagna di associazionismo dei microbirrifici italiani senza consultare Unionbirrai, al tempo già largamente attiva nello stesso campo.

Concludo con la speranza che la vicenda accise si chiuda in modo positivo per i nostri birrifici, grazie anche al prezioso contributo di Assobirra.
Cordiali saluti.

Poiché la lettera di Frausin è rivolta anche a voi, vi invito – se volete – a lasciare il vostro pensiero.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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14 Commenti

  1. Filippo Terzaghi

    Ciao Andrea, il mio brevissimo commento, che il mio Presidente Alberto Frausin non potrebbe inserire poiché all’epoca non era in AssoBirra, riguarda quanto hai appena scritto sul coinvolgimento di Unionbirrai, che invece fu fatto. La proposta iniziale, da me portata avanti con il Presidente di AssoBirra dell’epoca, Piero Perron, consisteva invece proprio nel diretto coinvolgimento di Unionbirrai, senza alcun contatto diretto con i birrifici. Come ti potranno confermare alcuni componenti del direttivo di Unionbirrai del 2006, il piano da noi immaginato era proprio un’affiliazione di Unionbirrai quale socio aggregato di AssoBirra, in rappresentanza di tutti i birrifici associatiad Unionbirrai. In base a quanto mi è poi stato riferito, il direttivo o l’assemblea di Unionbirrai ritenne di declinare la proposta. Un caro saluto,
    Filippo

    • Andrea Turco

      Ciao Filippo,
      grazie del tuo intervento di chiarimento. Come immaginerai non mi sono permesso di scrivere quella parte senza prima interpellare Unionbirrai, che mi ha confermato non esserci stato all’epoca alcun contatto da parte di Assobirra atto a collaborare in termini di associazionismo.
      Detto ciò, a questo punto attendiamo chiarimenti anche da parte di Unionbirrai.
      A presto

    • Ma per quale motivo Unionbirrai si sarebbe dovuta affiliare ad Assobirra?
      Avete sempre la tendenza a fagocitare tutto!
      Non sarebbe stato meglio parlare esclusivamente di possibili sinergie su tematiche comuni, come ad esempio quella riguardante la questione delle accise?
      La birra artigianale non ha nulla da spartire con la birra industriale. Sia ben chiaro…

  2. Come semplice appassionato ed acquirente di birre (quasi esclusivamente) prodotte da microbirrifici italiani mi sento di dire che, personalmente, condivido l’ipotesi che sul mio portafoglio l’aumento sarà poco incisivo e, per il tipo di cliente che sono (intenzionato a comprare solo birre di qualità ed italiane, consapevole che costano -tanto- di più) la cosa non modificherà significativamente il mio modello di consumo. D’altra parte mi sembra paradossale richiamare all’unità e alla compattezza del settore facendo, al contempo, distingui e differenze tra “noi” e “voi”. Le birre artigianali costano, è vero, e chi le compra le sceglie intenzionalmente e probabilmente continuerà a farlo anche dopo l’aumento. Ciò non toglie che i microbirrifici siano i più deboli nel gioco delle parti, per la grande maggioranza mi pare siano realtà senza fatturati da capogiro come quelli dei grandi marchi industriali. Se una riduzione dei consumi nel settore può voler dire ridurre il guadagno per certi grandi marchi, potrebbe voler dire chiudere i battenti per molto microbirrifici. Io credo che la preoccupazione di un’associazione che intende promuovere l’industria della birra nel nostro paese dovrebbe essere innanzi tutto quella di coprire le spalle dei più deboli e giovani e non dire “no però per loro è diverso per questo e questo altro motivo”. Che poi la preoccupazione sia per la tutela di noi consumatori beh, francamente, non lo ritengo credibile ne da parte dei grandi marchi ne da parte dei microbirrifici. AL massimo la preoccupazione è che non crollino i consumi, che non si riduca il potere di acquisto, ma che questo sia a beneficio del consumatore è un fatto puramente accidentale.

  3. Caro presidente,inutile ricordare il totale servilismo spesso dimostrato dai dirigenti di ogni settore economico e politico in Italia verso multinazionali provenienti da ogni dove.
    Ci spieghi come è possibile usare la stessa quantità di carico fiscale ad una azienda che produce 200000 bottiglie l’anno e ad una azienda che produce 4 milioni di bottiglie al giorno.
    Detto questo la invito a coltivare i suoi “Lobby” sperando di ritrovare la sua serenità.

  4. Confermo quanto detto da Filippo Terzaghi (non so chi di Ub, Andrea, ti abbia negato questa cosa). Vi furono contatti tra Ub e Assobirra, ma il consiglio direttivo di Ub ritenne opportuno non avviare una forma di collaborazione. Per quanto contasse la mia opinione io ero tra i sostenitori dell’ ingresso di Ub in Assobirra in qualità di “socio onorario istituzionale” anche per evitare, cosa che puntualmente avvenne, l’iscrizione di soci Ub direttamente ad Assobirra. Detto ciò sono sempre convinto che difficilmente le esigenze e gli obbiettivi delle due associazioni siano conciliabili, ma ciò non toglie che il dialogo e la collaborazione possano solo dare risultati positivi.

    • Andrea Turco

      Ciao Lelio, grazie anche del tuo contributo. Ho parlato con Simone Monetti, il quale non mi ha negato un contatto diversi anni fa tra UB e AB, ma non una proposta di collaborazione in termini di associazionismo.

  5. Penso che (e il discorso vale per qualsiasi contesto) quando si trattano argomenti tecnici, o comunque specifici, ci sia bisogno di persone competenti (su quegli argomenti) a parlarne. Nonostante la tua indicazione sia stata abbastanza precisa, la risposta si focalizza su un dettaglio differente. Ergo, come voltare la frittata

  6. Quella dell’affiliazione di una società come socio dell’altra non era una cattiva idea.
    Se ci fosse ancora interesse un piano alternativo da riproporre potrebbe essere l’affiliazione di Assobirra quale socio aggregato di Unionbirrai.
    In omaggio dei simpatici sottobicchieri e un teku serigrafato UB.
    Pensateci.

  7. Nel 2006 mi ero appena associato, ma ricordo solo di aver sentito parlare di qualche trattativa tra Assobirra ed UB per la condivisione di alcuni servizi, tipo come oggi UB collabora con CNA. Non si era mai parlato che Assobirra fagocitasse i microbirrifici e comunque loro hanno cambiato il loro statuto per far entrare i micro. In ogni caso posso dire che UB è aperta e propositiva in tutti gli scambi che possano giovare agli associati, quindi nessuna preclusione verso nessuno.

  8. Andrea,
    le accise sono un problema sopratutto per gli industriali.
    L’aumento delle accise li coinvolgerà per una cifra intorno ai 90 mio di euro.
    Assobirra ha fatto la mosca cocchiera sulla questione.
    Non gli pareva vero che UB facesse il lavoro per loro.
    Che AB voglia uccidere il movimento artigianale è un dato di fatto.
    L’abbraccio che Teo ha fatto per conto della Birra Artigianale con AB ha consentito a quest’ultima di contenere la crescita del movimento , che infatti non ha preso le quote di mercato che avrebbe meritato.
    Dividi et impera, questa è l’unica idea che AB ha in merito al movimento artigianale.
    E dovremmo stare vicini vicini….?
    ma ci faccia il piacere!!!!

  9. “L’obiettivo della nostra audizione era quello di tutelare innanzitutto il consumatore”… non voglio entrare a gamba tesa su nessuno… ma da produttore mi viene spontaneo chiedermi… ma non ci sono altre associazioni a tutela dei consumatori (inteso come ultimo fruitore)???
    Saluti,
    Paolo

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