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Omonimie delle birre italiane: ecco dove se ne trovano di più

Cinque delle sei Eva italiane
Cinque delle sei Eva italiane
Cinque delle sei Eva italiane
Cinque delle sei Eva italiane

In una delle ultime panoramiche sui nuovi birrifici italiani, mi aveva colpito la scelta del Birrificio Abruzzese di chiamare la sua prima birra “Eva”. A dispetto delle connotazioni legate al nome, infatti, esistono altre sei produzioni italiane battezzate allo stesso modo: la pretesa di essere la “prima” si scontra con una realtà ben diversa, che non può non strappare qualche sorriso. Al di là di questa divertente contrapposizione, la vicenda sottolinea ancora una volta i problemi di omonimia che affliggono tante birre italiane. Con più di 800 birrifici attivi riuscire a distinguersi ed essere creativi non è facile, ma spesso viene naturale porsi una domanda molto semplice: non si poteva trovare un altro nome? Sulla questione già scrissi nel 2010, ma nonostante molti birrifici siano cresciuti e da allora siano passati diversi anni, il problema ancora persiste.

Spulciando Microbirrifici.org ho trovato curiose analogie tra i nomi delle birre italiane. Ovviamente non ho considerato tutte quelle battezzate per “colore” (Rossa, Bionda, Chiara, ecc.), per stile (solo di “Weizen” se ne trovano una trentina) o per categoria commerciale (purtroppo il famigerato “Doppio Malto” ancora domina in lungo e in largo). Considerando invece i nomi “originali”, scopriamo come molte analogie possono essere ricondotte ad alcune categorie. Eccole di seguito:

Nomi “musicali”

Il Birrificio 63 di Aosta ha scelto di chiamare le sue birre con particolari stili musicali. Una soluzione divertente, ma che lo espone a probabili omonimie. E infatti la Swing viene prodotta anche da altri due birrifici (Gallarate e Jazz Beer) e una Blues è presente anche nella gamma di Maltovivo. Birradamare invece produce La Rock, che nel nome ricorda la Rock (senza articolo) proprio di B63.

Nomi di donne

L’idea di chiamare una birra con un nome femminile, a volte come omaggio alla propria amata o alla figlia, è una scelta rischiosa – non tutti battezzano la propria bambina Wayan! Ecco che allora non si contano le omonimie di questo tipo. Ve ne segnalo qualcuna: Gina (2 occorrenze), Gaia (3), Ginevra (ben 4), Martina (2), Carmen (2), Tosca (2), Dora (3), Morgana (3), Beatrice (2).  Dovrebbero essere dedicate al Marilyn Monroe ben 4 Marilyn italiane, sebbene in due casi la “y” e la “i” siano invertite (Marylin).

Il discorso cambia poco quando il riferimento è più marcatamente sessuale: in Italia abbiamo due Milf e una Milf Passion, prodotte rispettivamente da Citabiunda, Eataly Birreria e Legnone. Le Geisha sono invece due, brassate da Troll e Che l’Inse. Stavolta poteva andarci meglio 😛 .

Nomi mitologici e storici

Sembra strano, ma anche in questa categoria le omonimie non mancano. Non ci credete? Ecco qualche nome: Afrodite (3), Zeus (2), Apollo (2), Ulysses (2), Artemide (2), Ares (2), Demetra (2), Sibilla (3), Chimera (2), Hydra (3), Caesar (2). A inflazionare questa categoria c’è il birrificio BQ, che ha dedicato la quasi totalità della sua produzione proprio a personaggi storici o mitologici.

Nomi geografici e astronomici

Categoria piuttosto affollata, nel quale rientrano nomi di stelle, luoghi, eventi meteorologici o astronomici. Ecco che allora troviamo tre Cometa, quattro Luce, due Brezza, tre Alba (più un’Alba Rossa), due Bruma, due Zenit, due Nadir, due Levante, due Aurora. Curiosamente troviamo ripetizioni anche in birre che hanno nomi di popoli, come Maori (Emiliano e Gedeone) e Apache (100venti ed Eretica).

Nomi di santi

Ovviamente non potevano mancare i santi in questa rassegna di omonimie. In realtà mi aspettavo di peggio, visto che più di un’occorrenza si trova solo per Santa Lucia (Endorama e Antoniano), San Lorenzo (Barbaforte, MC-77, Birrone) e Santo Stefano (La Vecchia Ivrea e Granducato).

Il caso delle Kölsch

Sono ben 10 le birre italiane che nel nome riportano il raro stile ad alta fermentazione tipico della città di Colonia. Il problema qui non è tanto l’omonimia, quanto la possibilità di usarlo. Il termine “Kölsch” infatti è un marchio IGP e in quanto tale può essere utilizzato solo dai birrifici locali. L’alternativa? Battezzare la birra in modo totalmente diverso, oppure ricorrere a un gioco di parole, come fece la prima pseudo-Kölsch italiana: la Rodersch del Bi-Du, creata originariamente nella vecchia sede di Rodero.

Nomi fuori categoria

Se le precedenti omonimie possono spiegarsi (ma non giustificarsi) per avere in comune lo stesso tema d’ispirazione, in altri casi i nomi sono così particolari da rendere la somiglianza davvero curiosa. Ad esempio esistono due Galaverna (Lis d’Oc e Lungo Sorso), che nonostante si riferiscano alla meteorologia, utilizzano un termine così specifico che difficilmente si penserebbe a rischio omonimia. Facile associare una Scotch Ale a un nome che ricordi la Scozia, ma probabilmente nessuno immagina che in Italia esistono due birre Nessie (KeL e ancora Lungo Sorso). D’accordo poi che il Nautilus è il fantastico sottomarino di Jules Verne, ma da qui a diventare la birra di due diversi produttori (Mezzavia e Dom Byron) ce ne passa. In questa rassegna possiamo far rientrare anche Django (2), Kasta (2), Gasoline (2), Birichina (2), Warpig (2), Hopfull (2), Surreale (2), Rajah (2), Gotica (2), Black Diamond (2).

Analizzando tutti questi casi ho volontariamente preso in considerazione i nomi uguali e ignorato quelli simili, perciò le fattispecie sono molto più numerose. Talvolta capita che un’omonima si crei per semplice coincidenza – è capitato anche tra le novità di Rimini – ma nella maggior parte delle occasioni sono facilmente evitabili: basta una ricerca su Google o meglio ancora su Microbirrifici.org. Anche questo dettaglio – che poi dettaglio non è – è una cartina di tornasole dell’attenzione riposta nel proprio prodotto.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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4 Commenti

  1. G.Michele Deiana

    Sono Gianmichele del birrificio Mezzavia, e vorrei fare una piccola precisazione: alcuni birrifici, prima di battezzare una birra, fanno una ricerca accurata su vari motori di ricerca – microbirrifici.org, ratebeer, beeradvocate in primis, e così abbiamo fatto anche noi prima di battezzare la Nautilus; posso affermare serenamente che, al tempo, di “Nautilus” (che significa innanzitutto “marinaio”, in greco antico) ne esisteva solo una – oltre oceano – prodotta da un gruppo di homebrewers. Il nome della birra è stato deciso nel marzo 2014, dovendo fornire le informazioni a Slow food editore per la guida alle birre d’Italia 2015. Concordo comunque con quanto sostieni: evitare le omonimie è possibile e semplice, basta fare un po’ di attenzione. Ma questa attenzione dovrebbero farla tutti…

  2. Se fossimo negli USA quante azioni legali sarebbero già partite? 😀

  3. Per fare azioni legali bisogna registrare i marchi e nomi, e in Italia non lo fa quasi nessuno visto i costi.

  4. io più che dei birrifici mi preoccuperei di Acqua Eva, visto che la categoria di registrazione è la stessa.

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