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Primi passi nell’homebrewing: 5 errori da non commettere

Produrre birra in casa è divertente. Entusiasmante, a volte. Se si parte con il piede sbagliato, però, si rischia di perdere da subito l’entusiasmo e abbandonare questo bellissimo hobby (o la vostra prossima ossessione, dipende). Ecco cinque cose da non fare.

Copiare le birre industriali

Qualche tempo fa mi ha scritto un ragazzo chiedendomi come mai la sua lager non fosse venuta bene. Aveva un sapore strano, diceva lui, qualcosa che non riusciva a identificare. Un aroma sgradevole e una intensità inaspettata al palato. Dopo avergli fatto qualche domanda, ho scoperto che era alla sua prima produzione. Aveva usato il classico kit seguendo tutte le istruzioni alla lettera. Ma il povero sventurato non sapeva che la categoria lager raggruppa stili a bassa fermentazione: birre che richiedono temperature di fermentazione costanti (intorno ai dieci gradi) per diverse settimane e successivamente temperature vicine agli zero gradi per almeno un mese (lagerizzazione). Pratiche di produzione che mettono in difficoltà anche homebrewers esperti. Se ne fosse stato cosciente, il giovane homebrewer in erba avrebbe evitato di scegliere quel kit.

Sono delusioni come questa che spesso allontanano prematuramente da questo bellissimo hobby. Domanda: bisogna quindi essere degli esperti di birra per lanciarsi nelle prime produzioni? No, non è necessario. Però sapersi muovere fra gli stili più noti aiuta nella scelta iniziale e, soprattutto, indirizza le aspettative della prima cotta. Consiglio: per i primi tempi lasciate stare le bionde frizzantine (kit lager) o le doppio malto (kit tripel o dubbel): sono stili che prevedono fermentazioni molto difficili da gestire. Scegliete invece birre più semplici come IPA, APA, stout o weizen.  Magari non verranno fuori dei birroni, ma saprete cosa aspettarvi.

© Richard B. Levine

Sentirsi Mastri Birrai dopo il primo kit

Quante volte gli homebrewer in erba, dopo il primo kit riuscito più o meno bene (almeno secondo loro), perdono completamente l’umiltà? Almeno nove su dieci. Invece di provare a capire meglio come passare dal kit luppolato all’utilizzo di malti e luppoli per costruire ricette, il novizio mastro birraio autodichiarato parte per la tangente e inizia il pericolosissimo percorso della “personalizzazione dei kit”. Pericoloso per lui (perché lo allontanerà presto dall’homebrewing) e per amici e parenti (che saranno costretti a bere delle brodaglie assassine).

Domanda tipica: “con cosa posso aromatizzare il mio kit di rossa doppio malto?”. Brividi. Partono subito scorze di agrumi, cannella, datteri, uva passa, cardamomo affumicato (questa è hard, “ma tanto la faccio maturare, prima o poi diventa bbbbona”). Ah beh, poi c’è il mitico luppolo selvatico trovato sul terrazzo della nonna (“sarà buono?” Probabilmente no). Insomma, cercate di mantenere un profilo basso. Umile. Invece di aromatizzare i kit, meglio provare a studiare un po’ per passare dai kit con estratti alla produzione all grain (ovvero con malti e luppoli). Avrete molte più soddisfazioni e la vostra passione per l’homebrewing ne uscirà rafforzata.

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Studiare (solo) sui forum

Lo ammetto: non sono mai stato un grande fan dei forum. Non che siano il male assoluto, per carità: in alcuni casi sono fonte di ispirazione e rappresentano una buona modalità di apprendimento. Il problema è che sono inevitabilmente pieni di sedicenti esperti e tuttologi (alcuni sono anche miei amici 🙂 ). Purtroppo, quando si è alle prime armi, è difficile distinguere i pareri dei personaggi autorevoli da quelli dei millantatori (i cosiddetti troll da forum). Ho assistito a discussioni surreali in cui al povero novizio di turno venivano rifilate nozioni completamente errate con tono sicuro e confidente. Il consiglio è sempre quello di acquistare un paio di libri e studiare prima le basi. Lo studio, da sempre, aiuta a fissare i concetti. Con qualche competenza base sulle spalle, i forum e i gruppi facebook possono trasformarsi in risorse preziose.

Sottovalutare la fermentazione

Nel produrre la birra in casa, uno degli errori più comuni è quella di buttare il fermentatore in un angolo e lasciarlo andare. Per carità, anche io l’ho fatto (non a caso questa rubrica si chiama “Il fermentatore nell’armadio”) e i primi risultati sono stati anche decenti. Purtroppo in casa raramente troviamo un microclima adatto alla fermentazione. Mentre si possono fare ottime birre con attrezzatura “a caldo” minimale (una pentola, uno scolapasta e i fornelli della cucina), difficilmente si ottengono buoni risultati  senza un controllo della temperatura di fermentazione. Investite quindi i primi soldi in un piccolo frigo di seconda mano o nella costruzione di una piccola camera di fermentazione in polistirolo (ci sono online tantissime guide su come farlo, non serve essere maghi del fai da te).  Ne guadagnerete in tranquillità e le vostre birre faranno il vero salto di qualità. Garantito.

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Lasciare la birra in maturazione per un tempo indefinito

Una dei momenti più belli del fare birra in casa è quello dell’assaggio: quando si stappa la prima bottiglia e si versa la birra nel bicchiere. Sono passate settimane, a volte mesi, da quando abbiamo messo a bollire il mosto e ora, finalmente, abbiamo la nostra ricompensa. L’emozione è tanta. Tutto ciò è bellissimo, poetico anche, ma portare questo religioso assaggio agli estremi rischia di farvi perdere uno degli aspetti più interessanti dell’homebrewing: poter assaggiare la birra (e anche il mosto) durante le diverse fasi della produzione. Perché la birra cambia: a un certo punto raggiunge un picco, poi inizia inevitabilmente a peggiorare. Quando arriva questo picco? Lo scoprirete solo assaggiando, non esiste altro modo. Le preghiere non funzionano. Più “matura” non significa necessariamente più buona. Imparate, da subito, a valutarlo da soli con i vostri sensi.

L'autore: Francesco Antonelli

Francesco Antonelli

Ingegnere elettronico prestato al marketing, da sempre appassionato di pub e di birre (in questo ordine). Tra i fondatori del blog Brewing Bad, produce birra in casa a ciclo continuo. Insegna tecniche di
degustazione e produzione casalinga. Divoratore di libri di storia e cultura birraria. Da febbraio 2014 è Degustatore Professionista dell’Associazione Degustatori di Birra.

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14 Commenti

  1. Ahahahahahahahah il cardamomo affumicato noooo! Anche io l’ho usato, “when I was a fool” 🙂 , ma affumicato non ci avevo mai pensato! 😀

  2. Francesco Sottomano
    Francesco Sottomano

    Bellissimo!! concordo su tutto… soprattutto su: più matura meglio è. Anni fa, durante i primissimi passi nell’hb A volte ho assistito fare birra credendo che si stesse preparando uno stracotto di carne (fiamma bassa, un po’ di questo, un po’ di odori, coperchio semi aperto così “cuoce meglio”, bolliture infinite perchè il luppolo più sta e meglio è)

  3. Bell’articolo, concordo appieno sui forum anche se scrivo e leggo su uno di quelli in cui tanti troll non hanno gioco facile, le prime raccomandazioni sono “STUDIA!!! altrimenti non sarai in grado di comprendere i consigli che ti si stanno offrendo e di valutarli in base alle tue esigenze”
    Sappiamo in Italia quali sono i minimi testi da leggere e comunque sul forum vengono sempre consigliati.

    • Ho come la sensazione di riconoscere il forum 😀 😀
      Comunque non si può che essere d’accordo con Frnacesco, il forum è un luogo di confronto, e non il luogo dove si impara in maniera sistamatica. Solo esperienza, studio e sperimentazione personale sono la strada per il miglioramento continuo.
      Detto questo, il forum di cui stiamo parlando è sicuramente quello di più alto livello che io conosca in Italia, non per niente ci sono una schiera di persone, tra cui me medesimo, che cercano di tagliare i troll e di rendere il forum una risorsa, e non un generatore di rumore!!

      • Francesco Antonelli

        Ciao Marco, assolutamente nessun riferimento a forum specifici: giuro! La mia è una impressione generale. Come dici giustamente tu, molti usano i forum come unico strumento di apprendimento, il che fa perdere tempo a chi modera (e anche a chi risponde) ma soprattutto rischia di ritorcersi contro chi impara quando a rispondere è uno dei famosi troll. Ciò detto, conosco tanti bravissimi (e preparatissimi) moderatori di forum, ci mancherebbe. PS. proprio ora è passato su un gruppo facebook il messaggio di un ragazzo che chiedeva aiuto per un un kit lager… 🙂

        • non avevo dubbi, tranquillo!! io riconoscevo il forum di cui parla Fabio, in cui “STUDIA!!!” è un leitmotiv su cui scherziamo ormai da un annetto a questa parte (scherziamo, ma neppure troppo!) : in fondo studiare è appunto una delle cose cose fondamentali da fare.

  4. Certo se quanto meno le varie ditte venditrici di kit regalássero un kit di una birra a alta fermentazione quando compri l’armamentario iniziale, sarebbe già un altro mondo. Pensandoci bene però è proprio bere quella roba che esce fuori che poi ti spinge a studiare e a cambiare metodo produttivo… Nono continuassero a regalare lager :p

    • Francesco Antonelli

      Vendono quello che la gente cerca. Le famose “bionde frizzantine”.

      • purtroppo è tutto marketing, anche a quel livello.
        Tra l’altro i kit sono la cosa su cui guadagnano di più, e si vede di quante marche/qualità ne smerciano. D’altronde molti si fermano lì per mancanza di spazio/tempo, oppure per pigrizia.
        Mi fa morire un mio amico che è fermo ai kit e perde il tempo a farsi le etichette invece che a fare birra buona… de gustibus …… 😀

  5. Ciao ragazzi, io (inutile dirlo) vorrei iniziare a fare la birra in casa. Sapreste indicarmi dei buoni forum/siti e dei libri su cui studiare?
    Grazie infinite.

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