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Le mille professioni di un homebrewer

Nell’immaginario comune, la produzione di birra in casa viene associata spesso al solo pentolone che viene messo a bollire sul fuoco. Si pensa che l’homebrewer abbia a che fare più che altro con gli ingredienti base, un po’ di acqua e un tino di fermentazione. Se in generale questa visione può coincidere con la realtà, in moltissimi casi gli homebrewers, persi nella passione, arrivano a sviluppare competenze che spaziano tra le discipline  più varie. Qualche giorno fa mi sono divertito a fare un giro sull’Atlante delle Professioni per vedere con quali si incrocia la carriera di un homebrewer. Vediamo come e perché.

Img1 - Biochimico

Biochimico

Un biochimico è colui che studia le reazioni chimiche complesse che sono alla base dei meccanismi di mantenimento della vita. Quando si produce birra (ma anche quando si cucina, si mangia, si vive in generale) le reazioni chimiche sono ovunque. Solo che nella maggior parte dei casi ce ne freghiamo.  Anche perché, diciamocelo, si può produrre buona birra vivendo nell’ignoranza più totale. Con il tempo, però, a forza di sentire gli homebrewer più gettonati parlare di riduzioni enzimatiche, di conversione degli alcoli in esteri o della riduzione delle proteine alla base della chill haze, la curiosità inizia a venire stuzzicata. Se non si fa attenzione, ci si ritrova catapultati in un tunnel che ti porta in breve dall’ignoranza totale a una discreta conoscenza delle reazioni chimiche che avvengono durante tutto il processo di birrificazione. Enzimi, proteine, amidi che si trasformano e si modificano entrano a far parte del tuo linguaggio comune, tanto da lasciarti di stucco quando pensi a quanto hai schifato l’esame di chimica all’università.

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Chimico industriale

Come molti sanno, l’homebrewer (ma anche il birraio) passa la maggior parte del proprio tempo a pulire. L’effettiva produzione di birra occuperà sì e no un 10% del tempo. Tutto questo pulire e sanitizzare (ovvero inibire l’azione di microorganismi) richiede un utilizzo costante di sostanze chimiche, spesso anche nocive se utilizzate male. Io, per esempio, prima di fare birra consideravo la candeggina come un qualcosa di tossico e maleodorante, utile al massimo per smacchiare i capi bianchi. Ho imparato invece che, se usata in diluizione e con tempi di contatto ben precisi, è utilissima per rimuovere la maggior parte dei microorganismi indesiderati dai fermentatori (e anche dagli alimenti). Ho scoperto che la famosa Amuchina non è altro che candeggina molto costosa, ho capito come agisce l’acqua ossigenata, cos’è un detergente basico e uno acido. Al supermercato leggo le etichette di tutti i detersivi, in casa pontifico su come si sterilizzano i biberon e su quali tipi di batteri potrebbero proliferare nel latte. Santa mia moglie che ancora mi sopporta.

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Tecnologo dei materiali

Fino a quattro anni fa, per me l’acciaio inox 18/10 era quello delle pentole vendute in televisione. Non avevo mai capito bene a che cavolo servisse, sapevo solo che una pentola inox 18/10 era meglio del catino in alluminio che utilizzavo per cuocere le lenticchie a capodanno. Poi è arrivato l’homebrewing e con la produzione sono nate anche le paranoie. L’acciaio inox costa un sacco (l’ho scoperto dopo), quindi inizialmente mi sono arrangiato con materiali rimediati per mettere in piedi l’impianto: ottone, plastica, alluminio, rame, inox di dubbia provenienza. Sembra che tutto vada bene finché non condividi la foto del tuo impianto su internet, e il “Pierino” di turno ti fa la lezione sulla tossicità dell’alluminio, dell’ottone, del rame, della plastica se usata ad alte temperature e dei materiali che non sono food-graded (ovvero certificati per contenere alimenti). Problemi che non ti eri mai posto quando compravi pentole a casaccio al mercato, improvvisamente diventano questione di vita o di morte. Inizi a conoscere l’acciaio inox AISI 316 o 304 o addirittura 316L, padroneggi termini come molibdeno, nichel, silicone alimentare. Il 99% sono solo paranoie, ma se ti prende il tarlo dell’approfondimento sui materiali, non ne esci più. P.S. Gli amici delle lenticchie godono ancora di ottima saluta, per fortuna.

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Idraulico

Quando vivevo da solo e in casa perdeva un tubo, non ero in grado nemmeno di girare il dado sotto al rubinetto per capire dove fosse il problema. Il teflon mi sembrava scotch che non attaccava e non avevo mai maneggiato una pompa in vita mia, se non quella piccola dell’acquario tanti anni prima. Con l’homebrewing sono arrivate in casa guarnizioni in silicone alimentare per le alte temperature, fascette, tubi in plastica, portagomma, dadi, controdadi e le fantomatiche pompette per far circolare l’acqua. Ho imparato cos’è una pompa autoadescante, la differenza tra una pompa magnetica e una meccanica, cosa significa cavitazione. Ora so riparare e cambiare un rubinetto, ho guarnizioni di tutte le dimensioni in casa e chiavi inglesi per tutti i gusti. A breve, ne sono sicuro, riuscirò persino ad aggiustare lo sciacquone in bagno senza l’aiuto dell’idraulico.

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Elettricista

Come l’idraulica, anche l’elettricità, grazie all’homebrewing, è diventata ormai una mia competenza. A un certo punto nel mio impianto ho utilizzato una resistenza elettrica per gestire ammostamento e bollitura. Da qui è arrivato il PID, un congegno elettronico che riesce a controllare la temperatura di ammostamento in automatico. Per assemblare il tutto ho usato interruttori, spie luminose, un relè (che prima a stento sapevo cosa fosse), dissipatori di calore. Il tutto chiuso dentro una bella scatola di plastica con tanti buchetti e fessure realizzate con un bel DREMEL, altro attrezzo che da poco è entrato in casa (prima per tagliare la plastica usavo coltelli arroventati, per dire).

La lista non finisce ovviamente qui (ci siamo dimenticati per esempio del fisico, del nutrizionista, del microbiologo, del tecnologo alimentare) ma credo di aver reso abbastanza l’idea. Un hobby, mille professioni. Niente male, eh?

L'autore: Francesco Antonelli

Francesco Antonelli

Ingegnere elettronico prestato al marketing, da sempre appassionato di pub e di birre (in questo ordine). Tra i fondatori del blog Brewing Bad, produce birra in casa a ciclo continuo. Insegna tecniche di
degustazione e produzione casalinga. Divoratore di libri di storia e cultura birraria. Da febbraio 2014 è Degustatore Professionista dell’Associazione Degustatori di Birra.

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