Se date uno sguardo alla tag cloud presente a fondo pagina nella colonna di destra, potete notare come uno dei termini più ricorrenti su Cronache di Birra sia Brewdog, il birrificio scozzese ormai diventato famosissimo in tutto il mondo. Niente di cui meravigliarsi: da quando esiste l’azienda, i due fondatori James Watt e Martin Dickie hanno sempre trovato il modo per far parlar di loro, grazie a una capacità sorprendente di sfornare continue trovate pubblicitarie. Trovate non sempre fortunate, bisogna ammetterlo, al punto che proprio qualche ora fa sul loro blog hanno pubblicato un post che elenca le “5 migliori e le 5 peggiori innovazioni” che li hanno contraddistinti in questi anni. E visto che anche in questo caso non sono completamente d’accordo con loro, ho deciso di redigere la mia personale lista di ciò che ho apprezzato e ciò che non ho gradito nella (breve) carriera di Brewdog.
lug
4
'11Ciò che mi piace e ciò che non mi piace di Brewdog
mag
27
'11In verità vi dico: le lattine sconfiggeranno la birra industriale
Twitter è un brutta bestia. Molti lo amano, molti altri lo odiano, moltissimi non sanno cosa sia. Personalmente lo uso da – quanto sarà? – un anno e ancora non ho ben capito se è una grande invenzione o il frutto della moda del momento. Fatto sta che nel flusso di pensieri globale che il sito fornisce, ogni tanto capita di leggere un tweet particolarmente interessante. E’ quello che mi è capitato stamattina, quando AlepazaHB ha “retweettato” un pensiero di Lee Williams (autore del sito Hoptopia), che riporto fedelmente:
I predict that the increased availability of good craft beer in cans will eat macro beer market share faster than termites in a log cabin
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Secondo la sua previsione, la birra artigianale in lattina sottrarrà in pochissimo tempo quote di mercato ai prodotti industriali. Ma sarà veramente così?
mar
21
'11Cominciare la settimana con alcune notizie dall’estero
Dopo l’imprevisto (almeno per me) ponte appena passato, torniamo a scrivere di birra con una manciata di notizie eterogenee provenienti dall’estero, tutte piuttosto interessanti. Partiamo allora dagli Stati Uniti, dove la Sierra Nevada ha sorpreso gli appassionati, annunciando che inizierà a distribuire alcuni suoi prodotti in lattina. Se fino ad oggi il ritorno all’alluminio sembrava un fenomeno da osservare con curiosità – e, perché no, con un pizzico di scetticismo – gli ultimi aggiornamenti in materia consigliano di guardare alla cosa con occhi diversi. Se persino i grandi nomi ora puntano alla lattina (recentemente anche Brewdog è entrato nel club), allora la paventata rivoluzione può davvero assumere dimensioni ragguardevoli.
feb
28
'11Brewdog tra nuove ricette, lattine e locali
Se in pochi anni James Watt e Martin Dickie hanno trasformato Brewdog in uno dei birrifici più importanti al mondo, è anche merito delle loro menti instancabili, capaci di sfornare idee a ritmo impressionante. Così dopo poco più di un mese dall’ultimo aggiornamento, ci troviamo a dover parlare ancora del marchio scozzese e delle tante novità che ha partorito nel frattempo. Il dato positivo è che sembra passato il periodo dei progetti ad effetto fini a se stessi, delle birre super alcoliche e delle ricette improbabili. Ora si parla di cose molto concrete: che sia definitivamente passato l’isterico momento adolescenziale del birrificio? Staremo a vedere, intanto godiamoci le novità…
set
30
'10La birra italiana in cerca di una nuova identità
Martedì scorso abbiamo analizzato il fenomeno dei formati alternativi al 75cl, sul quale molti birrifici si stanno gettando recentemente. Alla fine dell’articolo ho inquadrato questa tendenza all’interno di un contesto più ampio, caratterizzato da una serie di diverse propensioni che in qualche modo sta ridefinendo (o cercando di ridefinire) il mondo della birra artigianale in Italia. La mia idea è che stiamo vivendo un momento di estrema dinamicità in termini di canali di offerta del prodotto, che dimostra come il settore sia alla ricerca di una nuova identità, o quantomeno di forme di promozione alternative.
set
7
'10Hail to aluminium!
Benché gli esercizi di dialettica talvolta portino qualcuno a teorizzare il contrario, la birra industriale e quella artigianale sono due prodotti assolutamente diversi tra loro. Di conseguenza, anche i relativi mondi sono assolutamente distanti, con caratteri, risorse e filosofie completamente differenti. Eppure c’è una nuova tendenza che sembra accomunare questi due segmenti brassicoli: la ricerca di contenitori realizzati con materiali alternativi al vetro. In passato abbiamo più volte parlato della riscoperta delle lattine (su cui tornerò più avanti), più recentemente ho raccontato delle bottiglie in PET di Ceres e Bavaria. Oggi è il caso di aggiornare l’argomento…
mar
3
'10Bad Attitude, la prima artigianale "italiana" in lattina
Girando nella zona delle birre artigianali durante il recente Pianeta Birra, era possibile notare un grande stand giallo, allestito in modo originale (c’era persino uno spazio per la musica dal vivo) e riportante un nome mai sentito prima: Bad Attitude. Non avevo capito che si trattava di un nuovo audace progetto birrario, al punto che, come molti altri, snobbai tranquillamente lo stand per tutta la giornata di domenica. Poi il giorno successivo il buon Colonna mi fece notare che lo stand in questione era presidiato da Lorenzo Bottoni – vecchia conoscenza legata al Piccolo Birrificio di Apricale – e quel dettaglio bastò per attirare la mia attenzione. Mai avrei immaginato che lì avrei scoperto la novità più interessante di tutta la manifestazione.
set
24
'09I microbirrifici USA puntano sulla birra in lattina
Più di un anno fa pubblicai un post nel quale raccontavo come negli Stati Uniti un numero sempre maggiore di produttori artigianali fossero interessati alla distribuzione della loro birra in lattina. Seguendo l’esempio della Oskar Blues, che nel 2002 lanciò alcune sue produzioni in questo formato, molti altri birrifici si sono accodati negli ultimi tempi, al punto che, come spiegato da Charlie Papazian, oggi si contano la bellezza di 52 aziende americane che ricorrono alle lattine come contenitore alternativo per le proprie politiche di distribuzione.
apr
22
'08La rivoluzione delle lattine
Qualche settimana fa Mike Murphy, vecchia conoscenza della scena italiana, ha annunciato sul proprio blog la messa in commercio delle prime lattine di Ølfabrikken, che tra l’altro ci portò in anteprima nella sua ultima visita romana. La scelta può lasciare perplessi, poiché solitamente questa tipologia di contenitore non solo è ignorata dai produttori artigianali, ma viene addirittura considerata come elemento degradante per la qualità del prodotto finale.
Considerazioni sicuramente giuste, se non fosse che oggi potrebbero risultare anacronistiche. Come spiega bene Luke sul suo Blog About Beer, l’idea che la lattina tenda a rovinare una birra è fondata e risale agli anni ’60, quando si diffuse l’uso di questi contenitori nel mercato brassicolo. Le tecnologie dell’epoca però non permettevano la produzione di lattine di qualità, le quali in effetti rendevano il gusto della birra più vicino all’alluminio che al malto e al luppolo.









