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Viaggio nelle Fiandre (parte 2): Ieper e Gent

Dopo la prima parte del resoconto del mio recente viaggio nelle Fiandre è tempo di riprendere da dove ci eravamo lasciati, cioè da Anversa. Salutata la splendida città fiamminga, ci siamo diretti verso il birrificio Verhaeghe (sito), famoso ai più per la sua Duchesse de Bourgogne. Qui non abbiamo potuto visitare l’impianto produttivo, ma ci siamo dovuti “accontentare” di una passeggiata nella tenuta dove in passato sorgeva il birrificio. Poi ci siamo trasferiti in uno dei locali della cittadina di Vichte, dove oltre a respirare la tipica atmosfera da caffè della campagna fiamminga, ci siamo goduti una Duchesse de Bourgogne e una Barbe Noir. Se non sbaglio Verhaeghe è la più piccola delle aziende visitate durante il nostro viaggio, peccato che abbia una produzione annua paragonabile a quella dei nostri più grandi birrifici artigianali. Questo restituisce il senso di quanto lontana sia la realtà belga da quella italiana.

Tipico caffè fiammingo con vecchietti, ciclisti e animali impagliati
Tipico caffè fiammingo con vecchietti, ciclisti e animali impagliati

Il nostro fittissimo programma ci ha poi portato al birrificio De Brabandere (sito), situato nel villaggio di Harelbeke. Se questo produttore vi suona sconosciuto, è perché l’azienda ha recentemente cambiato nome: in passato si chiamava Bavik ed era famoso principalmente per la sua Pils. Nel frattempo però il mercato della birra in Belgio è cambiato radicalmente, le Lager hanno cominciato un repentino declino e i proprietari hanno deciso di correre ai ripari cambiando drasticamente rotta. La scelta – che, come vedremo, non è unica nel suo genere – è stata anche il pretesto per lanciare una linea di birre affinate in legno, battezzata Petrus. La parte centrale della nostra visita si è concentrata proprio nel capannone che ospita le grandi botti, dove vengono create 4 birre base: Aged Pale, Oud Bruin, Aged Red (con ciliege) e 50/50 (blend tra la prima e l’ultima).

Due birre della linea Petrus
Due birre della linea Petrus

L’impressionante complesso di botti permette anche la creazione di birre particolari, come la Oak & Hops 1894, una “Sour Ipa” (così la definiscono) realizzata per i 120 anni dell’azienda. Abbiamo avuto la fortuna di assaggiarla in loco, insieme alla Aged Pale e alla Aged Red. Il progetto sembra serio e ben indirizzato, ma mi ha lasciato perplesso che a De Brabandere ricorrano alla pastorizzazione flash per tutte queste fermentazioni miste – e attenzione, solo per queste. Il motivo sarebbe da ricercarsi in precedenti non proprio fortunati con le birre Petrus, ma qualunque sia la vostra considerazione della tecnica impiegata, mi sembra poco sensata da applicare a birre di questo genere. Comunque non è escluso che in futuro la pastorizzazione sia eliminata dall’iter produttivo.

La visita più entusiasmante dell’intera quattro giorni è arrivata però successivamente, quando siamo stati ospiti del birrificio Rodenbach (sito). Il produttore della Flemish Red Ale per antonomasia, cioè la Rodenbach Grand Cru, offre un mix tra modernità e tradizione difficile da riscontrare altrove. All’interno del complesso si susseguono svariate zone evocative: il vecchio maltificio, la fabbrica delle botti, l’antico edificio in mattoni rossi che ospitava l’ex impianto produttivo. Ma la parte da vera e propria sindrome di Stendhal è la cantina: un dedalo di quasi 300 gigantesche botti dove vengono prodotte le ottime birre della casa.

Da Rodenbach abbiamo pranzato in mezzo alle botti. Esperienza indimenticabile!
Da Rodenbach abbiamo pranzato in mezzo alle botti. Esperienza indimenticabile!

È proprio qui che abbiamo avuto la fortuna di pranzare dopo un aperitivo itinerante tra le varie sale dell’impianto. L’ottimo pasto è stato accompagnato da tre perle brassicole: Rodenbach Grand Cru, Rodenbach Vintage e Charactere Rouge. Se pensiamo che Rodenbach in tempi recenti è passato in mano all’industriale Palm, c’è quasi da gridare al miracolo verificando quanto la qualità e il senso di tradizione siano rimasti su alti livelli. Peccato che come ciliegina avariata finale sia arrivata la Rodenbach Rosso, un’inquietante creazione che probabilmente vuole proporsi come bevuta per un aperitivo o per un fine pasto, ma che a causa dell’aggiunta di uno dei famigerati sciroppi dolci di frutta risulta di uno stucchevole disarmante. La speranza è che sia un caso isolato, sebbene sia impossibile non vederci lo zampino dell’industria.

Dopo l’impegnativa prima parte di giornata, ci sono stati offerti momenti molto più turistici (e rilassanti per i nostri fegati). Prima siamo stati guidati al cimitero Tyne Cot, che con le sue centinaia di lapidi bianche per i caduti della Prima Guerra Mondiale offre uno spettacolo allo stesso tempo lugubre e bellissimo. Quindi ci siamo trasferiti nella vicina Ieper, città decisamente appariscente, nonostante fosse uscita completamente rasa al suolo dopo la Grande Guerra. L’opera di ricostruzione è stata impressionante ed è riuscita a riportare la città agli splendori pre-conflitto (riproducendone lo stile architettonico), mentre i periodi bui della prima parte del XX secolo sono ricordati tramite un omaggio che si tiene quotidianamente presso il grande portale d’ingresso: ogni giorno alle 20,00 in punto la città si ferma totalmente, nel senso più letterale del termine.

Una delle portate del 't Hommelhof: salmone, porri e erbe fresche alla Hommelbier abbinato a Hommelbier Fresh Harvest 2014
Una delle portate del ‘t Hommelhof: salmone, porri e erbe fresche alla Hommelbier abbinato a Hommelbier Fresh Harvest 2014

La nostra terza giornata nelle Fiandre si è conclusa col botto: una splendida cena presso ‘t Hommelhof (sito), uno dei ristoranti più celebri in Belgio per la cucina alla birra e vero e proprio pioniere del settore. Qui abbiamo pasteggiato con le birre del locale birrificio Van Eecke: Kapittel Prior, Kapittel Tripel, Blanche de Watou e – questa non la conoscevo – Hommelbier Fresh Harvest 2014, realizzata con luppolo fresco.

La giornata successiva si è aperta con una visita al birrificio Omer Vander Ghinste (sito). Anche qui vale il discorso fatto precedentemente per De Brabandere, visto che fino a qualche anno fa l’azienda era conosciuta con il nome Bockor. Il birrificio è l’unico in Belgio che ancora utilizza la torre dove fu costruito originariamente – in passato diversi birrifici belgi utilizzavano strutture verticali – mentre si vanta di essere l’unico al mondo a produrre con tutti e quattro i tipi di fermentazione: alta, bassa, mista e spontanea. La parte più alta della torre ospita infatti una vasca di raffreddamento, proprio come accade per i produttori di Lambic. Qui però siamo lontani circa 80 km dal Pajottenland e si vedono bene dal definire Lambic le loro acide.

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La vasca di raffreddamento di Omer Vander Ghinste, situata all’ultimo piano della sua torre-birrificio

Anche questo birrificio in passato fu conosciuto per la sua Bockor Pils, che viene ancora regolarmente realizzata. Il primo prodotto con cui partì l’azienda fu però la Vanderghinste Oud Bruin, creata tramite un blend di una Belgian Brown Ale con una fermentazione spontanea. La Omer, lanciata in tempi più recenti e in concomitanza col cambio di nome, è una Belgian Strong Ale davvero molto piacevole, mentre lo stesso non si può dire della Jacobins Geuze, che a dispetto del nome è anch’essa un blend tra un’alta e una “acida”. Da notare che tutte le birre sono puntualmente pastorizzate, scelta che se si può discutere in taluni casi, suona sicuramente come una bestemmia per birre a fermentazione spontanea.

E quindi ci siamo mossi verso l’ultimo birrificio del nostro viaggio, quel Huyghe (sito) tanto famoso per la sua Delirium Tremens e l’elefantino rosa. Huyghe è un’azienda decisamente votata al marketing, che – a quanto dicono – decenni fa è stata tra le più innovative del Belgio. Probabilmente in passato la sua comunicazione sarà stata anche effettivamente originale, ma oggi appare scialba e quasi infantile: nonostante tutto il birrificio è riuscito a intercettare lo spostamento dei consumi verso le birre premium, cavalcando con grande arguzia il fenomeno. Oggi è un produttore di grandi dimensioni, che può permettersi di ragionare in termini di sostenibilità ambientale. Come temuto, gli assaggi si sono rivelati poco interessanti: tra Delirium Tremens, Guillotine e Nocturne si fatica a trovare una birra veramente gradevole, per non parlare del “dolcione” Delirium Red.

L'ingresso di Huyghe. Da lì in poi è un trionfo di elefantini rosa.
L’ingresso di Huyghe. Da lì in poi è un trionfo di elefantini rosa.

Le ultime ore di viaggio sono state spese nella splendida Gent. La mia sensazione è che questa città sia sottovalutata rispetto ad altre destinazioni fiamminghe più famose (penso a Bruxelles, Bruges o Anversa), ma in realtà è un centro di una bellezza clamorosa, in grado di vantare un’atmosfera giovanile e dinamica. La visita dei canali e la passeggiata nel centro storico mi hanno rivelato una Gent ancora più affascinante di quanto ricordassi. È stato un piacere quindi concludere il viaggio con una cena itinerante tra i locali della città, dove abbiamo continuato a bere cose interessanti, come la Kwaremont di De Brabandere.

Questo il report “crudo” dei miei quattro giorni nelle Fiandre; per una considerazione più generale sullo stato della birra locale vi rimando a un futuro post. Non mi rimane che ringraziare l’Ente del Turismo delle Fiandre e l’associazione Belgian Family Brewers per la splendida opportunità, coloro che ci hanno guidato di tappa in tappa (Geert, Yannick, Charlotte) e i miei circa venti compagni di ventura, provenienti da tutto il mondo. Un viaggio birrario per le Fiandre è sempre un’esperienza incredibile.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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3 Commenti

  1. Che ridere il “dolcione” Delirium Red. L’ho bevuta solo una volta. Per errore non notai le amarene sull’etichetta…. mi rovinò un aperitivo!!

    D’accordissimo anche su Gent… paesino splendido, con dei bellissimi locali.

  2. ma Rodenbach pastirizza pure lui….

  3. Bavik faceva buone cose. Sono dell’idea che la nuova gestione abbia cambiato un pò ricette, anche per cercare di dare una standardizzata alle esportazioni. Magari bevute li sul luogo saranno meglio ma vi assicuro che tre volte ho bevuto Petruso Gold Key e tre volte l’ho trovata una birra che non vale la bottiglia in cui è venduta. Fra l’altro anche un brutto tappo, microgranulato della peggior specie. Che sia un problema dei metodi di conservazione della GDO?

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