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Craft Beer in Japan: scoperte dal Far East

Il nostro viaggio birrario in Giappone incomincia ad Osaka, minuta cittadina con 2,7 milioni di persone. Rumore ovunque, sciami di persone, odore di cibo, leggera pioggia, foschia. Pare che Ridley Scott si sia recato qui per ispirarsi ad alcune scene di Blade Runner. È da Osaka che partiamo alla scoperta della Ji Bīru (地ビール) ovvero “birra locale”, la parola giapponese che identifica la birra artigianale. Iniziamo presso Craft Beer Works Kamikaze dove troviamo una ventina di birre artigianali in fusto provenienti da tutto il Giappone e alcune anche spillate a pompa! E’ buffo, ma mai avrei immaginato di sedermi in un bar in Giappone e degustare birre brassate secondo particolari stili europei: qui infatti beviamo una Robust Porter (del birrificio Yo-Ho Brewing) e una tedesca Alt (della Tawazako Beer).

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Abbandoniamo la metropoli del Kansai per intraprendere un viaggio in treno di tre giorni lungo la Kii-Peninsula, per vedere come la gente vive in piccoli paesi rurali o di pescatori, lontano dalla folla delle megalopoli. Tramite Google Maps, noto con gioia che ci sono diversi piccoli birrifici dislocati lungo la costa; da Shirahama, sfrecciando in bicicletta davanti ai numerosi Onsen, ci rechiamo al nuovo brewpub Barley della Nagisa Beer (ナギサビール). Qui assaggiamo la loro Eyepatch Stout e una semplice American Wheat, che si mostra lievemente acidula, con note agrumate-fruttate e una lieve speziatura di coriandolo capace di donarle freschezza e una facile beva. Non è difficile immaginare quanto la pedalata di ritorno sia stata agile e disinvolta 😉 .

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Da qui ci spostiamo a Kyoto: città dei mille templi. E di altrettante birre. Ma noi per ora puntiamo a quelle della Kyoto Brewing Company (京都醸造株式会社). Nel birrificio incontriamo un canadese, un gallese e un americano che hanno recentemente deciso di iniziare a produrre birra nella ex capitale del Giappone. E’ domenica pomeriggio e Chris accoglie i visitatori per un tour dell’impianto: lucente, impeccabile. Noto anche un avveniristico Lauter tun, con strani raschiafondo (che poi ho scoperto comunque non funzionare bene!). Degustiamo una Stout, una Saison e un’American Wheat nello spazio antistante al birrificio; buone, ma… niente coup de coeur, niente o-là-là. Specie la saison, che si presenta un po’ troppo luppolata e… poco saison.

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Proseguiamo il viaggio verso sud a bordo di un veloce Hikari, e in poche decine di minuti ci troviamo a Kobe, città portuale famosa per il manzo pregiato (coccolato?). Qui voglio fare la conoscenza di una realtà brassicola locale ovvero Rokko Biru (六甲ビール). Il birrificio è situato alle pendici del monte Rokko, da cui trae il nome e ne utilizza l’acqua di falda per brassare. Avrei voluto visitare il piccolo sito produttivo ma con i mezzi pubblici diventava troppo complicato. Ci rechiamo quindo nel nuovo locale aperto in pieno centro.

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Ad accogliermi c’è Tanaka che mi mostra con celato orgoglio la batteria di spillatori. Questo locale offre diverse birre di piccoli produttori ma anche alcuni marchi stranieri noti. Ordino una serie di assaggi, serviti su di un semplice foglio con scritti i nomi degli stili. Subito dopo Tanaka capisce che sono un appassionato di birra e mi regala un numero del Japan Beer Times; mi invita nel retro del locale dove mi mostra il laboratorio pilota con le taniche dove il mastro birraio sperimenta nuove ricette. Rokko Beer secondo me è un bell’esempio di realtà brassicola locale, con forti legami col territorio in cui è insediata. Ma soprattutto è viva: possiede due gastropub ed è presente in diversi punti di rivendita nei supermercati, accanto alle ubiquitarie birre belghe d’importazione.

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Cosa ci aspettiamo quindi dal mondo craft del Giappone? Affermare che mostra un mercato brassicolo artigianale in piena evoluzione risulterebbe scontato, ma è la più concreta verità. Le vendite nell’ultimo anno sono aumentate del 7%, e persino colossi come Asahi, Kirin, Suntory e Sapporo hanno dovuto diversificare la loro produzione, creando birre alternative per tamponare la lenta erosione dei piccoli produttori (tuttora già 200). E noi sappiamo già per chi tifare!

Kanpai!

L'autore: Andrea Bedini

Andrea Bedini

Per gli amici Beda. Vive a Torino, chimico di professione e homebrewer per passione. Predilige le birre Blanche e tutte le sperimentazioni birrarie col frumento. Collabora con gli amici del birrificio Quota120 con cui condivide la passione per l’alta fermentazione. Ama gironzolare per il mondo e apprendere usi e costumi brassicoli locali.

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