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Un viaggio con birra craft tra Copenaghen e Goteborg

Recentemente ho approfittato di qualche giorno di ferie dal lavoro per visitare due paesi del Nord Europa: Danimarca e Svezia, con tappe le città di Copenaghen e Goteborg. Per il conoscitore medio di birra Copenaghen è sinonimo di Carlsberg: è qui, infatti, che ha sede e principale fabbrica il colosso mondiale del settore. E il marchio Carlsberg, con la sua versione local Jacobsen, è in effetti ovunque in città, a partire dal grande e funzionale aeroporto. Ma per gli amanti di birra artigianale la capitale danese ha molto di più da offrire.

Per i beer lover di tutto il mondo Copenaghen è sinonimo di Mikkeller, il celebre marchio brassicolo, definito da molti “fantasma” o “zingaro” per il fatto che non ha un impianto di proprietà ma si appoggia a birrifici di diversi paesi (Belgio, Danimarca, Norvegia, Scozia, USA) per produrre le proprie birre. È qui che è nato grazie a due amanti locali della birra ed è qui che ha sede il suo bar principale (Mikkeller Bar), primo di una serie di locali analoghi aperti poi in tutto il mondo (Islanda, Spagna, Taiwan e Thailandia). Sempre a Copenaghen, la galassia Mikkeller annovera altri due indirizzi: il Mikkeller and Friends e il restopub Øl&Brod.

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Il Mikkeller Bar (Viktoriagade 8, sito web) si trova a circa 10 minuti a piedi dalla stazione centrale di Copenaghen, è situato al piano terra ed è strutturato in due sale. È piuttosto piccolo e sempre stracolmo, tanto che per sedersi bisogna avere molta pazienza; più facile invece trovare uno sgabello al bancone, cosa che, in ogni caso, offre sempre grandi soddisfazioni. La clientela è composta principalmente da beerneerd e da beerhunter, tra cui tantissimi americani, e ho avuto veramente l’impressione che poca gente ci capiti per caso. Sono disponibili 20 birre alla spina a rotazione, tra le quali ho assaggiato una squisita Imperial Stout e un’ottima Session IPA (la Green Gold Ipa).

Il Mikkeller and Friends (Stefansgade 35, sito web) è il locale gemello. Si trova  a Norrebro, un quartiere residenziale piuttosto vivace, a circa una mezzora a piedi dal centro. È stato aperto in collaborazione con il microbirrificio danese To Øl e oltre alle celebri creazioni del Mikkeller il locale offre anche birre ospiti, in maggioranza americane. Sono disponibili 40 birre alla spina e, data la posizione fuori dal centro, è frequentato maggiormente da locali. Tra i due preferisco senza dubbio il primo, leggermente più piccolo, quindi più caotico, ma con un atmosfera più internazionale e frequentato da amanti della birra da tutto il mondo.

Come citato in precedenza Mikkeller è anche proprietario di un ristopub, battezzato Øl&Brod (sito web). Qui, oltre a degustare le birre Mikkeller e qualche birra ospite, è possibile assaggiare (tenete però presente che Copenaghen è carissima) tipici piatti da pub a base di carne, oltre al piatto celebre della cucina danese: lo Smørrebrød (pane di segale imburrato con fette di carne, pesce, salumi e formaggio).

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Per non essere troppo “Mikkeller-centrico”, ho voluto tastare un altro birrificio locale: il Norrebro Bryghus (sito web), situato sempre nel quartiere di Norrebro, a poca distanza dal canale che divide quest’ultimo dal centro. Purtroppo il Norrebro si è rivelato una mezza delusione, a causa di un’atmosfera piuttosto impostata con focus più sul ristorante annesso che sulla degustazione delle birre. A ciò va aggiunto un servizio alquanto scadente e approssimativo, senza l’attenzione al cliente appassionato che invece si trova da Mikkeller. Le birre sono di qualità media: sono rimasto piuttosto deluso dalla Baltic Porter, mentre do un giudizio positivo sull’American Pale Ale.

La cosa che mi ha colpito in positivo di Copenaghen è il fatto che, oltre le onnipresenti Carlsberg, le birre artigianali si sono ritagliate i loro spazio un po’ ovunque. Ad esempio nel vecchio padiglione industriale Papiroen, dove si trova il Copenaghen Street Food, una serie di chioschi che offrono cibo da tutto il mondo (meta imprescindibile per chi ha budget ridotto e vuole mangiare decentemente) sono numerosi gli stand che offrono birre artigianali, sia di Mikkeller che di altri birrifici locali.

Chiusa la parte dedicata alla Danimarca, passiamo ora alla Svezia e in particolare alla città di Goteborg. Nonostante sia poco conosciuta poiché offuscata dalla fama di Stoccolma, è una città elegante, dinamica e vivace e dove vale la pena spendere un paio di giorni. Da Copenaghen è raggiungibile in tre ore di treno.

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Si tratta di una città universitaria quindi i locali non mancano. Io, grazie a Beer Advocate e a Ratebeer, sono stato al 3 Små Rum (Kristinelundsgatan 4, sito web). Situato vicino alla sede principale dell’Università di Goteborg, si trova in un piano interrato ed è gestito da un iraniano impiantato in Svezia da moltissimi anni, e facente parte della numerosa comunità iraniana presente in città. Il locale è arredato all’orientale con tappeti e cuscini fra i tavoli. Superato l’ingresso subito a sinistra si trova uno scaffale con una sontuosa collezione di  birre da tutto il mondo. Prevalgono le belghe ma ce ne sono da tantissimi paesi, anche le italiane del birrificio Loverbeer.

Al momento delle mia visita, c’erano una decina di birre alla spina (belghe, americane e svedesi). La particolarità del locale è che ospita anche un microbirrificio, che da nome al locale stesso. Le birre che ho assaggiato sono state la Melange, una Saison IPA, e la Yuka, una India Dark Ale, ambedue prodotte in loco dallo 3 Små Rum. Si tratta di particolarissime interpretazioni degli stili citati in chiave molto orientaleggiante. Entrambe infatti avevano un forte sentore di spezie, in particolare la Yuka dove la vaniglia risaltava nettamente. Il 3 Små Rum è un autentico gioiellino che consiglio vivamente a chiunque capiti da queste parti.

Da questo viaggio nelle terre nordiche ho avuto l’impressione che il movimento delle craft beer sia riuscito a ritagliarsi un proprio spazio accanto a un colosso come Carlsberg, che è praticamente onnipresente.  La qualità è molto buona e c’è tanta voglia di sperimentare. I prezzi, come per tutte le cose da queste parti, sono elevati, ma vale la pena, se si ha la possibilità, di visitare almeno una volta questi piccoli paradisi birrai della fredda Scandinavia.

L'autore: Niccolo' Querci

Bergamasco di nascita. Vive a Bruxelles dal 2011 dove si occupa di politiche energetiche. Ha ottenuto la qualifica di Beer Sommerlier presso la Beer Academy di Londra. Ama girovagare per il Belgio e per l’Europa per scoprire nuovi birrifici e nuove birre. Ha una predilezione per le Saison e una venerazione per la birra trappista Orval.

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