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Viaggio nelle Fiandre: il mio Toer de Geuze

Come accennavo giovedì scorso, questo periodo per me è stato molto ricco in termini di viaggi birrari. A fine aprile sono stato a Düsseldorf e Colonia per scoprire le locali Altbier e Kölsch, mentre nel fine settimana appena concluso ho avuto l’onore di girare per le Fiandre, regione come sempre straordinaria. Grazie all’invito dell’Ente del Turismo delle Fiandre, sempre attento alle tradizioni brassicole della propria terra, ho potuto prendere parte al Toer de Geuze, l’evento biennale che riunisce tutti i produttori di Lambic – o almeno quelli che aderiscono all’associazione Horal – in un’unica iniziativa. In realtà il viaggio si è dipanato su tre giorni, offrendo a me e ai miei compagni di ventura la possibilità di visitare diverse attrazioni birrarie di Bruxelles e Lovanio. Di quest’ultime, tuttavia, vi parlerò in settimana poiché il post di oggi è totalmente dedicato al mitico tour tra i birrifici devoti alla fermentazione spontanea.

Come si può leggere sul sito di Horal, il Toer de Geuze nacque nel 1997, quando sei birrifici del Pajottenland e della Valle della Senna (Boon, De Cam, De Troch, 3 Fonteinen, Lindemans e Timmermans) aprirono contemporaneamente le loro porte al pubblico. Un semplice calcolo ci dice che quella appena conclusa è stata dunque l’edizione del ventennale del Toer de Geuze e per l’occasione la manifestazione è stata “spalmata” su due giornate, permettendo ai tanti appassionati di non dover necessariamente sacrificare alcuni produttori per mancanza di tempo. Eh sì, perché le aziende aderenti sono praticamente tutte quelle che producono Lambic (a parte, se non sbaglio, Cantillon e Girardin), l’ancestrale birra realizzata ancora oggi come si faceva in secoli passati, cioè sostanzialmente senza l’aggiunta di lievito selezionato da parte del birraio ma con una “fecondazione” naturale da parte dei microrganismi presenti nell’aria.

Il Toer de Geuze è quindi una sorta di Cantine Aperte, incentrato esclusivamente su una tradizione brassicola di nicchia ma dal valore culturale inestimabile. Ogni birrificio offre la possibilità di visitare il proprio impianto e di assaggiare i suoi prodotti – previo pagamento di un biglietto generale – arricchendo l’esperienza con momenti di intrattenimento aggiuntivi. Ogni iniziativa è lasciata alla discrezionalità del singolo soggetto aderente: c’è chi si limita ad aprire le proprie porte ai visitatori e chi organizza tour guidati tra tini, fermentatori e vasche di raffreddamento; chi trova modi alternativi per incuriosire gli ospiti e chi appronta veri e propri festival birrari. Insomma, tutta la manifestazione è percepita come una festa del Lambic e del suo mondo, con un’entusiasmante risposta di pubblico. I visitatori sono tantissimi e spesso provenienti anche da paesi stranieri.

Oud Beersel

Il nostro Toer de Geuze ha occupato l’intera giornata di sabato e ha toccato tre diversi produttori di fermentazioni spontanee, oltre al museo De Lambiek. Come prima tappa ci è toccato Oud Beersel, quello dalla storia probabilmente più intrigante tra i tre birrifici da noi visitati. Come ebbi modo di raccontarvi in passato, questa azienda chiuse ufficialmente i battenti nel 2002, dopo precisamente 120 anni di attività continua. Un destino purtroppo simile a quello di tanti altri produttori di Lambic, se non fosse che in questa vicenda entrarono in gioco due giovani appassionati con l’idea di far rinascere Oud Beersel. Così nel 2005 Gert Christiaens e Roland De Bus rilevarono l’attività e tornarono a produrre. Inizialmente uscirono sul mercato con birre ad alta fermentazione, per poi aggiungere, due anni dopo, le tanto attese fermentazioni spontanee. Oggi Oud Beersel vive una nuova primavera e ha in gamma non solo una Oude Geuze e una Oude Kriek, ma anche Framboise, Lambic piatto e una linea con metodo champenoise, denominata Bzart.

La visita presso Oud Beersel ha rappresentato un ottimo modo di inaugurare il nostro Toer de Geuze. Il birrificio è piccolo e davvero suggestivo, con il percorso che si sviluppa tra botti effettivamente in uso e antichi macchinari non più utilizzati. Peccato solo per l’assenza della “magica” vasca di raffreddamento: Oud Beersel infatti non produce in loco, ma presso Boon, salvo poi effettuare la fermentazione e la maturazione delle botti in sede. È evidente come l’azienda abbia gettato anima e cuore nel Toer de Geuze, organizzando dei tour guidati in diverse lingue con spiegazioni approfondite ma facilmente comprensibili da tutti. Inoltre ha allestito un mini festival, invitando alcuni dei birrifici con cui collabora regolarmente: erano presenti i birrai e le produzioni di New Belgium (USA), Lervig e Lendheim (Norvegia), De Leite (Belgio) e il nostro Birrificio del Ducato. Complimenti a questo produttore, che mostra passione e devozione in ogni suo aspetto.

Boon

Successivamente ci siamo spostati presso il birrificio in cui Oud Beersel realizza il proprio mosto, cioè Boon. Qui il contesto cambia radicalmente, perché questo produttore ha dimensioni ragguardevoli, con alcuni elementi dell’impianto a dir poco impressionanti – penso alla linea di imbottigliamento o agli immensi silos per l’acqua. Ciononostante si respira un grande rispetto per le proprie tradizioni brassicole, come nel caso della vasca di raffreddamento, rimasta estranea agli interventi di ampliamento del resto dell’azienda: in pratica il nuovo birrificio è stato costruito attorno alla “casetta” che ospita la vasca, praticamente inglobandola. Una vista affascinante, almeno quanto quella delle grandi botti usate per la fermentazione.

Probabilmente a causa delle grandi dimensioni del birrificio, l’azienda non ha organizzato visite guidate all’impianto di produzione, limitandosi ad aprire le proprie porte al pubblico. Peccato, perché in occasioni del genere la comunicazione dovrebbe sempre essere un elemento portante. Evidenti invece gli sforzi profusi nella parte di intrattenimento e degustazione, con diversi stand dove assaggiare le birre di Boon, mangiare e partecipare a incontri e convegni. Per la cronaca la loro Geuze, come la “cugina” di Oud Beersel, a me piace tanto: molto gradevole al naso (note floreali e fruttate assai eleganti), in bocca risulta morbida e fine, senza eccessi o astringenze esagerate.

Lindemans

Dopo Boon ci siamo spostai a Vlezenbeek per una visita a Lindemans. Anche qui siamo al cospetto di un’azienda dalle dimensioni importanti, ma il tour è molto particolare. Inizialmente sembra di muoversi tra le sale di un piccolo birrificio, con i tini in rame, la classica vasca di raffreddamento e le botti in legno. Poi pian piano ci si rende conto delle reale potenza di questo produttore, con grandi fermentatori d’acciaio posti all’aperto e una linea di imbottigliamento impressionante. Si percepisce una strana alternanza tra il rispetto verso le consuetudini produttive del passato e una visione puramente commerciale, che ha spinto negli anni l’azienda a riempire la sua gamma di prodotti di dubbio gusto: accanto a autentiche Geuze e Kriek, infatti, troviamo i tanti temuti Lambic aromatizzati con succhi di frutta (ciliege, cassis, pesche, mele, ecc.).

La parte “ricreativa” del tour di Lindemans è stata impostata per dare massimo risalto al proprio marchio, ma con il valore aggiunto di mostrare una certa attenzione anche alle tante famiglie presenti. Ho trovato simpatica un’iniziativa proposta verso la fine del tour: erano presenti quattro botti di diverse annate di Lambic di Lindemans, con la possibilità per ogni visitatore di acquistare una bottiglia della propria Geuze realizzata blendando a piacere il contenuto delle botti. Una trovata da nerd, che ammetto che avrei provato se non fossi partito dall’Italia solo con un bagaglio a mano.

Dopo una giornata intera passata tra i produttori di fermentazioni spontanee, è stato quasi naturale concludere il nostro Toer de Geuze presso il museo De Lambiek. Di questa struttura, dal valore didattico impareggiabile, vi ho parlato in passato. Una visita è consigliatissima, considerando anche che il bar del museo è davvero ben fornito e c’è la possibilità di bere produzioni di quasi tutti i birrifici del Pajottenland e della Valle della Senna. Io ho optato per un Faro di Girardin, concludendo così la mia splendida esperienza al Toer De Geuze 2017.

Come accennato la manifestazione si tiene ogni due anni, quindi vi consiglio sin d’ora di prendere in considerazione l’idea di parteciparvi nel 2019. Se siete appassionati di fermentazioni spontanee il Toer de Geuze è un evento da non lasciarsi scappare, programmando magari una partecipazione su entrambi i giorni così da non dover sacrificare i produttori più interessanti.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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4 Commenti

  1. Tutto molto bello. Ma bevute seriali di questo tipo non provocano problemi gastrointestinali? Domanda seria eh…

    • Mah a parte che non abbiamo bevuto miliardi di litri di Lambic. Per mia esperienza possono chiaramente aumentare un po’ di acidità di stomaco, ma mica sei obbligato a ingurgitare bottiglie intere a ogni tappa

  2. Segnalo solo un piccolo refuso: il toer si fa ogni 2 anni, quindi questa dovrebbe essere l’undicesima edizione, in occasione del 20esimo anniversario. Per il resto, grande manifestazione, io l’ho fatta per la seconda volta; due anni fa si visitavano 5 produttori, con la pausa pranzo sul terzo; a parte i risvolti gastrici, una scelta decisamente preferibile, a mio modo di vedere.

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