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Girovagando per i Balcani birrari – Parte prima: Belgrado e Sarajevo

Un viaggio per i Balcani non è mai una cosa banale. I Balcani sono un crogiolo di popoli e culture, storie e passioni. Così vicini a noi geograficamente ma lontani per vicissitudini storico-politiche che ancora oggi fanno rabbrividire. Nella preparazione dell’itinerario (Belgrado-Sarajevo-Mostar-Dubrovnik-Kotor) oltre a mezzi di trasporto, hotel e siti di interesse culturale non ho resistito alla tentazione di piazzare luoghi di interesse birraio. Nelle mie ricerche su internet ho scoperto un movimento birrario vivo e vivace e sicuramente molto interessante.

Prima tappa del mio viaggio è stata Belgrado, capitale della Serbia. Belgrado ricorda molto una città della Mitteleuropa ma con il fascino dell’est. Pulita e ordinata, presenta una frizzante vita notturna e una scena birraria di tutto rispetto. Facendo un po’ di ricerche sul web si capisce come la rivoluzione delle birre artigianali abbia fatto breccia anche nella capitale serba. Del contesto craft nazionale avevo già avuto un assaggio a Bruxelles, in una delle serate a tema del Dynamo Bar, che per l’occasione ospitava le birre dei birrifici Crow e Dogma. Tastare con mano quella realtà ha però un valore molto diverso.

Il mio primo stop è stato presso Samo Pivo (sito web). Si tratta di un brewpub situato in una strada che costeggia lo storico Hotel Mosca e non è facilissimo da trovare. L’entrata non è collocata a livello della strada, bensì è necessario salire delle scale, piuttosto malmesse, ed entrare in quello che prima era un centro commerciale, ora in disuso. Il locale è ampio e vanta una bellissima e amplissima terrazza. Si può scegliere tra 20 birre alla spina e svariate in bottiglia, sia locali che straniere. Lo staff è gentile e disponibile, mentre la clientela in maggioranza locale con qualche beer geek straniero. Le mie bevute sono state una American Pale Ale del birrificio Salto (pagina Facebook) e una Das Dritte Bier, kellerbier frutto della collaborazione fra il birrificio tedesco Mamminger e lo stesso Samo Pivo. Entrambe di buon livello.

Seconda tappa birraria della capitale serba è stato il Black Turtle Pub (sito web). Si tratta di un birrificio che ha aperto diversi locali in città, ben segnalato su opuscoli turistici e non.  A un alto tasso di visibilità non corrisponde però un livello qualitativo adeguato. Sono stato nel locale situato nella zona di Kovasincev che possiede una bella terrazza all’aperto con vista Danubio. Delle cinque birre indicate dal menu solo due erano presenti (una simil Framboise e una Stout, ambedue di livello molto basso). Personale molto scortese e all’interno atmosfera irrespirabile (in Serbia il divieto di fumo nei locali non è ancora in vigore). In poche parole fortemente sconsigliato.

Terza tappa è stato il Krafter (pagina Facebook), esperienza molto più soddisfacente. Dislocato nel vivace e fascinoso quartiere di Dorcol è un locale moderno, non molto grande, con una bella terrazza all’aperto. Quattordici birre alla spina, tutte serbe, e staff molto competente. Qui ho degustato Red IPA del birrificio Tron (sito web) e Double IPA del birrifio Kabinet (sito web). Belgrado, soprattutto d’estate, offre la possibilità di piacevoli passeggiate lungo il fiume Sava, fiume che costeggia la città e che è uno dei maggiori affluenti del Danubio. E proprio nel percorso che porta all’isola di Ada Ciganlija (la spiaggia dei belgradesi) mi sono imbattuto nell’ostello Green House (sito web), una struttura galleggiante che offre la possibilità di degustare birre artigianali direttamente sul fiume. Presenti birre dei birrifici Kabinet e Salto: ho provato la IPA di Kabinet, molto piacevole.

Lasciata Belgrado ho raggiunto Sarajevo con un breve volo aereo di 50 minuti. La capitale della Bosnia Erzegovina mostra ancora evidenti i dolorosi segni della guerra. La città è affascinante e complessa. Da brividi la scalata di una delle colline che circondano l’agglomerato urbano per ammirare Sarajevo dall’alto, contare i suoi numerosissimi minareti e rimanere senza parole per gli enormi cimiteri con steli bianche, ferita indelebile di una città che è stata sotto assedio per tre lunghissimi anni.

Di sera la zona intorno al vecchio bazaar si anima, ma gli amanti della birra devono recarsi dall’altra parte del fiume dove sorge la storica Sarajevska Pivara (Sarajevo Brewery, sito web). Il ruolo che ha svolto questo birrificio durante la guerra è stato fondamentale, dato che permetteva ai cittadini di Sarajevo di venire a prendere acqua potabile (una rarità al tempo dell’assedio) e non ha mai fermato la produzione di birra nonostante i bombardamenti. E’ possibile degustare le birre nella taverna adiacente al birrificio stesso che funge anche da ristorante. Grazie agli interni realizzati completamente in legno e la musica dal vivo l’atmosfera è tipicamente balcanica. Le birre (una lager e una dunkel) non sono eccezionali, ma anche solo per l’atmosfera il luogo merita una visita. In aggiunta sul menu è possibile trovare birre in bottiglia del birrificio serbo Kabinet.

La prima parte del viaggio si conclude qui. Appuntamento a breve con le altre tappe.

L'autore: Niccolo' Querci

Niccolo' Querci
Bergamasco di nascita. Vive a Bruxelles dal 2011 dove si occupa di politiche energetiche. Ha ottenuto la qualifica di Beer Sommerlier presso la Beer Academy di Londra. Ama girovagare per il Belgio e per l'Europa per scoprire nuovi birrifici e nuove birre. Ha una predilezione per le Saison e una venerazione per la birra trappista Orval.

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