Craft Beer Evolution
Home » Viaggi » Viaggio al centro della birra – Secondo episodio

Viaggio al centro della birra – Secondo episodio

Marco Valeriani al lavoro da Menaresta
Marco Valeriani al lavoro da Menaresta

viaggio_centro_birra_3Oggi riprendiamo il “Viaggio al centro della birra” di Marcello Mallardo, accompagnandolo nel suo itinerario formativo che lo porterà – facendo gli scongiuri! – ad aprire un proprio birrificio in un prossimo futuro. Dopo la giornata spesa presso il Birrificio Italiano, ora Marcello fa tappa in Brianza e nello specifico al Menaresta, storico produttore della zona e acclamato in tutta Italia. Anche in questa occasione cercherà soprattutto di calarsi nell’atmosfera che si vive in un birrificio, per carpire dinamiche e situazioni con le quali in futuro potrebbe confrontarsi quotidianamente. Anche stavolta si tratterà di poco più di una semplice gita di piacere, sebbene cominceranno a emergere alcuni elementi che il nostro aspirante birraio non potrà non tenere in considerazione nei mesi a venire. Presto gli aspetti più leggeri del suo viaggio lasceranno il posto a vere problematiche da affrontare e risolvere. E allora sì che ricorderà con nostalgia queste visite spensierate ai birrifici italiani…

Birrificio Menaresta: la birra brianzola “piccante”

Giungo al Birrificio Menaresta alle porte del pranzo. Dopo le presentazioni di rito scopro che la cotta di giornata è l’attraente 2 di Picche, birra extra-luppolata che giace nella mia cantina da qualche giorno al momento della visita.

viaggio_centro_birra_5Ho avuto infatti modo di entrare in contatto coi ragazzi di Menaresta grazie al Mercato della Terra di Milano organizzato da Slow Food, che ha portato sulla mia tavola nel corso dell’ultima edizione la Scighera e, per l’appunto, la 2 di Picche. Un connubio naturale per chi ama le produzioni artigianali e le tradizioni contadine. Non a caso i ragazzi di Menaresta hanno dato vita alla Birra Madre: uno pseudo Lambic fermentato con la pasta madre tipica delle panificazioni tradizionali.

Per il pranzo ci regaliamo un prodotto “tipico” brianzolo: il kebab, che vado a prendere a pochi passi dal birrificio insieme a Enrico, padre, col cugino Marco, di Menaresta. Pasteggiamo con una Bevera, spillata nel retail store contiguo al birrificio. Al centro della nostra discussione durante il pranzo non è la birra, bensì la salsa piccante che aggiungiamo ai nostri kebab. La salsa è trattata con meticolosa attenzione e una punta di feticismo. Dagli States non arrivano dunque solo i luppoli che dominano la 2 di Picche, ma anche i peperoncini che compongono la protagonista del pranzo. La salsa è infatti poi sistemata nel frigo, facendosi largo tra i prodotti del birrificio.

Dal kebab si autoesclude Marco Valeriani, l’homebrewer che ha conquistato i ragazzi di Menaresta grazie alla sua Verguenza e la birra protagonista di giornata. Marco, oltre a essere a dieta, è un po’ silenzioso, ma a parlare per lui sono le sue birre. Come se non bastasse, l’impronta di Marco su queste due birre è talmente forte da aver preso posto sull’etichetta con una sua caricatura.

Il pomeriggio è un susseguirsi di visite che mi fa comprendere ancor di più il valore di questo microbirrificio e delle persone che lo compongono. Tra i tanti compare anche Simone del Birrificio Bi-Du, che sicuramente andrò a trovare quanto prima. Chiacchierando riflettiamo sull’incredibile numero di birrifici artigianali nati in Italia negli ultimi 10-15 anni e di come in pochi riescano ad emergere grazie alla qualità e alla costanza. Anche se già lo sappiamo, meglio tenerlo a mente. Aprire e gestire un microbirrificio non è una passeggiata di salute!

viaggio_centro_birra_4Una volta scaricate le trebbie, Enrico mi regala uno splendido confronto sul valore del brand e l’importanza del packaging, troppo spesso dimenticati dai mastri birrai più orgogliosi. Non a caso discutiamo della nuova veste che avranno le birre Menaresta di qui a poco. Purtroppo sì: l’abito fa il monaco, eccezion fatta per i trappisti!

Marco, quarto collaboratore del birrificio, che aveva destinato parte della mattina all’etichettatura, dedica gran parte del pomeriggio alla pulizia dei fusti. Quello che può sembrare un lavoro alienante è parte essenziale della catena che porta la bionda sulle nostre tavole. Faccio tesoro del lavoro di Marco per ricordarmi che in un birrificio non è tutto malti e luppoli, ma anche tanto olio di gomito.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

Leggi anche

cop-IMG_9755

L’altra Spagna birraria: un viaggio tra Paesi Baschi, Cantabria, Asturie e Galizia

La Spagna è il paese europeo che tra il 2008 e il 2016 ha registrato ...

cop DSC_0587

Craft Beer in Japan: scoperte dal Far East

Il nostro viaggio birrario in Giappone incomincia ad Osaka, minuta cittadina con 2,7 milioni di ...

Un commento

  1. Ottimo birrificio, da poco è arrivato sui miei scaffali e devo dire che sono ottimi prodotti…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *