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Nuove birre da Alder, Ca’ del Brado, Impavida, Bonavena, Balabiott e Conte Gelo

Un bravo birraio non produce solo ottime birre, ma è capace di farlo muovendosi tra tipologie e culture brassicole diverse. Marco Valeriani incarna perfettamente questo modello, dimostrando uno straordinario talento sia con luppolate di stampo moderno, sia con basse fermentazioni che strizzano l’occhio alla tradizione mitteleuropea. Non è dunque un caso che le ultime due novità del birrificio Alder interpretino il concetto di “birra estiva” in due modi diametralmente opposti. La Down by the Seaside (4,8%) è una Hoppy Session Ale, realizzata in collaborazione con l’azienda Simply Hops che ha fornito i luppoli utilizzati durante la cotta, nelle varietà Citra e Mosaic (in formato Lupomax, una versione sperimentale di pellet). La birra strizza l’occhio alla corrente “hazy” e prevede un grist composto da fiocchi d’avena in aggiunta al malto d’orzo (di provenienza inglese e tedesca). La Down by the Seaside è leggera, delicatamente amara e setosa, con un bouquet che richiama la frutta a polpa gialla, gli agrumi e un po’ di frutta tropicale, prima di chiudere con un taglio balsamico ed erbaceo.

La seconda novità si chiama invece Garten (4,4%) ed è definita Sommer Lager, denominazione con cui a volte si indicano le classiche basse fermentazioni tedesche pensate appositamente per la stagione estiva. Come sempre Valeriani ha riproposto la tipologia nella maniera più fedele possibile, partendo dagli ingredienti: la base fermentescibile è composta da malto Barke (un Pils tradizionale riproposto qualche anno fa da Weyermann) e un tocco di Monaco, mentre la luppolatura prevede il ricorso alla varietà Diamant (una cultivar tedesca di nuova generazione, ma dal profilo molto classico). La birra è stata presentata ufficialmente sabato scorso in un evento presso la tap room di Alder dove la Garten è stata servita a caduta direttamente dalle botticelle (ma è disponibile anche in lattina e in fusto). È inutile spiegare il riferimento insito nel nome, giusto?

La pandemia ha praticamente annullato tutte le collaborazioni internazionali, ma per fortuna qualcosa sta tornando a muoversi anche in questa direzione. Dopo diversi mesi possiamo quindi tornare ad annunciare una birra prodotta da un birrificio italiano e uno straniero: nella fattispecie parliamo di Ca’ del Brado (che ovviamente non è birrificio in senso stretto, ma una cantina brassicola) e Brew Division, marchio con sede a San Pietroburgo. Il frutto del loro incontro è la Corsaro (7%), definita Imperial Wild Gose. La base di partenza si ispira dunque alle classiche birre salate di Lipsia, ma in una versione leggermente più forte (da qui l’aggettivo “Imperial”). Successivamente la birra subisce un affinamento in botti che avevano precedentemente ospitato vino bianco, aggiungendo così un profilo funky e selvaggio a una tipologia che per definizione è acida. Aspettiamoci un prodotto complesso, sfaccettato e decisamente sui generis in pieno stile Ca’ del Brado.

Domenica scorsa, nell’ambito del suo Independent Beer Party, il giovane birrificio Impavida ha presentato la sua prima one shot. Si chiama semplicemente American Pale Ale (5,1%) ed è un’interpretazione piuttosto “modaiola” dell’ormai classico stile statunitense. Il mix di grani prevede una percentuale di frumento e fiocchi d’orzo a integrazione dell’orzo maltato, mentre i luppoli di stampo moderno sono impiegati anche a freddo, ricorrendo alla tecnica del double dry hopping. Il risultato è una birra facile da bere ma con un carattere deciso, nel quale si ritrovano note di frutta esotica (mango, papaya, passion fruit) e agrumi ben sostenute da un corpo morbido e vellutato con un finale piacevolmente amaro. La novità di Impavida è confezionata in lattine da 44 cl, in una veste semi-nude, ed è disponibile proprio a partire da oggi.

Continua il momento d’oro per i classici stili britannici con una nuova Bitter italiana, rilasciata recentemente dal birrificio Bonavena. Anche in questo caso c’è la volontà di restare estremamente fedeli al modello di riferimento sin dalla scelta degli ingredienti: nella ricetta troviamo un blend di soli malti inglesi (Maris Otter, Crystal e un pizzico di Chocolate) e luppoli simbolo del Regno Unito (Challenger, Fuggle e East Kent Golding). Il risultato è una birra equilibrata ed elegante, con le note maltate in evidenza (biscotto, crosta di pane, frutta secca) e accompagnate da un leggero profilo erbaceo e terroso del luppolo. Il nome della birra è Pound for Pound (4%), che come da narrazione ricorrente di Bonavena si riferisce al mondo della boxe: il P4P è un criterio di classificazione dei pugili a prescindere dal loro peso, che cerca di mettere sullo stesso piano atleti fisicamente molto diversi tra loro. Così come i pesi più leggeri sarebbero svantaggiati in una sfida con i pesi massimi, allo stesso modo gli stili birrari più semplici (come appunto le Bitter) vengono spesso trascurati a favore di tipologie più complesse e d’impatto. Una metafora interessante, sebbene con la birra spesso l’esperienza porti ad apprezzare maggiormente birre più basilari e quotidiane.

È invece disponibile da un paio di settimane la nuova creazione del birrificio Balabiott (sito web), battezzata Arugànt (4,9%). Anche in questo caso siamo al cospetto di una one shot, che possiamo considerare una sorta di Golden Ale in chiave “pacifica”. I luppoli previsti dalla ricetta sono infatti tutti originari della Nuova Zelanda (Wai-Iti, Rakau e Nelson Sauvin) e conferiscono alla birra un profilo aromatico fine ed elegante, in cui si ritrovano toni di frutta tropicale e a polpa gialla, agrumi e uva. Nonostante le mode del momento, non è prodotta in chiave “hazy”: il grist prevede solo malto d’orzo, l’aspetto è chiaro e cristallino e il finale piuttosto secco.

E concludiamo con la bellezza di tre birre inedite provenienti dal birrificio Conte Gelo e facenti parte di una linea parallela totalmente nuova, battezzata Hops x Grains. Benché siano tutte DDH IPA, il produttore di Vigevano ha deciso di puntare i riflettori sui cereali speciali previsti dalle ricette. La 1/3 (5,8%) è realizzata con malto Pils e con una percentuale di malto d’avena dorata decorticata, che contribuisce a sviluppare una valida intelaiatura per la potenza aromatica dei luppoli (Centennial, Amarillo, Rakau, Ekuanot). La 2/3 (6,5%) è una Rye IPA, dove dunque una parte del grist è rappresentata da segale maltata, brassata con luppoli Centennial, Citra, Amarillo e Rakau. La 3/3 (6,6%), infine, è classificabile come White IPA, poiché oltre al malto d’orzo (Pils) c’è una frazione di malto di frumento Senatore Cappelli (i luppoli sono Centennial, Citra ed Ekuanot). Idea comunicativa interessante e ottima realizzazione grafica, con etichette minimaliste che riportano l’immagine del singolo chicco di ogni cereale speciale utilizzato. Le tre birre sono disponibili a partire da oggi.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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