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Nuove birre da Alder, Bruton, Busa dei Briganti, Bonavena, Crak e Birra del Bosco

La panoramica di oggi sulle nuove birre italiane si apre con l’ultima creazione del birrificio Alder, destinata a entrare in maniera regolare nella gamma dell’azienda lombarda. Il nome è Siki (5,2%) e lo stile di appartenenza è quello delle American IPA. Parliamo dunque di un’alta fermentazione luppolata, tipologia con cui il birraio Marco Valeriani si dimostra abile quanto con le Lager di stampo mitteleuropeo, brassata in chiave moderna ma senza seguire troppo le mode. Di aspetto limpido, si caratterizza per sentori di agrumi, frutta a polpa gialla, una sfumatura tropicale e una delicata base erbacea. Il grist è composto da malti inglesi e tedeschi e una percentuale di avena maltata, mentre la luppolatura è ottenuta con varietà americane (Citra, Mosaic e Simcoe) in aggiunta al continentale Hallertau Mittelfrüh. La Siki è stata presentata giovedì scorso presso la tap room di Alder, ma inutile specificare che è regolarmente disponibile sia alla spina che in lattina.

Il 2021 è un anno molto importante per il birrificio Brùton, perché a metà luglio si è festeggiato il quindicesimo compleanno del produttore toscano. La ricorrenza non poteva non essere celebrata con l’annuncio di una birra realizzata per l’occasione in serie limitata, battezzata Cnosso Quindici (8%). Lo stile di riferimento è quello delle Double IPA, quindi aspettiamoci una creazione contraddistinta da un carattere deciso, una discreta potenza alcolica e un profilo aromatico dominato dal luppolo. Oltre a riportare il numero di anni del birrificio, il nome della birra si riferisce all’antica città minoica situata sull’isola di Creta, dove gli abitanti erano soliti consumare una bevanda prodotta con cereali fermentati molto simile alla birra e chiamata brùton. Ma quindici sono anche i componenti del “party” del mito di Teseo: sette ragazzi, sette ragazze e il temibile Minotauro. Durante i festeggiamenti sono stati attaccati due fusti della Cnosso Quindici, perciò presumibilmente è ancora disponibile presso il beer garden di Brùton.

Le Gose rappresentano uno stile molto peculiare e per fortuna continuano a essere riproposte dai birrifici di tutto il mondo, seppure in maniera saltuaria. Qualche anno fa sembrava che questa tipologia dovesse essere sistematicamente reinterpretata in chiave “fruttata”, ma in realtà negli ultimi mesi abbiamo assistito a un ritorno verso il modello classico. Non è da escludere che una simile “restaurazione” sia stata suggerita dalla nuova tendenza a replicare in modo fedele gli antichi stili del passato, a ogni modo se amate le tradizioni brassicole europee e poco le rivisitazioni in chiave moderna, sappiate che il birrificio Busa dei Briganti (sito web) ha da poco annunciato una Gose standard. La Let’s Gose (4,2%) è infatti prodotta solamente con malti d’orzo e di frumento, lattobacilli, un pizzico di coriandolo e cristalli di sale. Niente effetti speciali, che a ben vedere hanno spesso poco senso per una tipologia che già di per sé risulta assai particolare.

Ed è una Gose anche una delle ultime due novità annunciate da Bonavena. Si chiama Bonagade (4%) e rispetto a quella di Busa dei Briganti si concede alcune piccole “licenze poetiche”, pur rimanendo ampiamente nei confini dello stile. Innanzitutto nel grist è presente una percentuale di avena in aggiunta ai normali malti d’orzo e di frumento, poi la speziatura prevede non solo l’impiego di coriandolo, ma anche di pepe rosa. Per il resto molto interessante è il lavoro fatto sull’acqua, caratterizzata dal forte tenore dei cloruri (in particolare sodio) che conferisce la tipica nota salata delle Gose (è tuttavia presente anche sale tra gli ingredienti). Chiaramente alla fermentazione partecipano anche i lattobacilli, che regalano il profilo tipicamente acidulo dello stile. La seconda novità di Bonavena si chiama invece Round 4:20 (4,5%) ed è una Session IPA prodotta per la storica Brasserie 4:20 di Roma. È stata prodotta con malti inglesi (Planet Pale Ale) e tedeschi (Pilsner, Vienna) e luppolata in whirpool con varietà Mosaic (in versione Incognito) e a freddo con Idaho 7, Mosaic, Azacca e Citra.

Nel frattempo il birrificio Crak continua a sfornare birre inedite senza soluzione di continuità: dopo la doppia new entry di un paio di settimane fa, il produttore veneto torna nelle nostre panoramiche con altre due novità. La prima si chiama Hefeweizen is better (5,6%) e ovviamente fa riferimento al classico stile di frumento della cultura tedesca. Una tipologia che non ci aspetteremmo da Crak, che infatti ha pensato bene di arricchirla con l’aggiunta di banana e cocco: il risultato è una sorta di “cocktail da bere in spiaggia a piedi nudi sulla sabbia”. La seconda novità è invece l’undicesima “puntata” della saga Discovery, con cui l’azienda di Campodarsego tende spesso a comunicare i pilastri della sua identità. E il motto della Discovery Undici (7%) è “Bevila dalla lattina”, una esortazione che Crak per primo promosse in Italia e che ha mantenuto centrale negli anni. Venendo alla ricetta, la birra si ispira alle White IPA; dunque accanto a una luppolatura generosa c’è anche un grist piuttosto composito, con percentuali importanti di avena e soprattutto frumento.

E concludiamo con un sottostile che personalmente amo molto, ma che i birrifici italiani sono generalmente restii a proporre – o forse non ci pensano proprio, chissà. Mi riferisco alle Double Blanche, versioni più muscolari delle tradizionali birre di frumento del Belgio che in Italia contano pochissime interpretazioni (e che a livello internazionale trovano nella Jan De Licthe di De Glazen Toren uno splendido modello di riferimento). A cercare di invertire la tendenza arriva ora la Tempesta (6%) del trentino Birra del Bosco (sito web), annunciata a inizio mese. In realtà la ricetta prevede un’interessante personalizzazione, perché oltre alle convenzionali scorze d’arancia è prevista l’aggiunta di salvia in luogo del coriandolo. Aspettiamo dunque una birra fresca, agrumata e facile da bere, con una parte del profilo aromatico tendente più al balsamico che allo speziato. Unico neo? È realizzata in edizione limitata, dunque è possibile che non sia riproposta in futuro.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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