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La partnership inaspettata: nasce la birra collaborativa tra Brewdog e La Trappe

Vi ricordate quando le notizie provenienti dal mondo della birra trappista erano praticamente inesistenti e bisognava cercare le informazioni con il lumicino? Roba di un’altra era geologica, perché negli ultimi tempi la situazione è completamente cambiata. Ormai su Cronache di Birra pubblichiamo aggiornamenti sul tema con una frequenza quasi settimanale, a cui oggi aggiungiamo un ulteriore tassello. Venerdì scorso James Watt, fondatore di Brewdog, ha infatti svelato su Twitter il lancio di una birra collaborativa realizzata in partnership con il birrificio trappista La Trappe. Un annuncio che fino a qualche tempo fa avremmo considerato uno scherzo o un pesce d’aprile fuori stagione, ma che oggi appare del tutto verosimile. Verosimile ma non meno clamoroso, perché la birra nata da Brewdog e La Trappe rappresenta qualcosa di profondamente inedito nel panorama brassicolo internazionale e ci dice molto sullo stato del birrificio scozzese e della birra trappista in generale.

A ogni modo partiamo dai dati della birra. Si chiama Practise What You Preach (10%) e si ispira allo stile delle Quadrupel, classico della cultura brassicola trappista, aggiungendo però un tocco di Scozia: la ricetta prevede infatti l’impiego di miele di erica scozzese. Il complesso profilo aromatico, affinato dalla rifermentazione in bottiglia, si arricchisce di sfumature agrumate provenienti dai luppoli – sembrerebbero essere presenti varietà americane – che aiutano anche a bilanciare la dolcezza e ad alleggerire il corpo. La Practise What You Preach è confezionata nelle bottiglie da 33 cl di La Trappe e presenta un’etichetta dalla grafica curata e di stampo moderno, sicuramente lontana dalle altre del produttore olandese. La birra è realizzata dal monastero De Koningshoeven – quello di La Trappe – ma curiosamente sembrerebbe non essere presente in etichetta il classico bollino esagonale che identifica gli autentici prodotti trappisti.

La Practise What You Preach non è la prima birra collaborativa per un birrificio trappista. Il primato spetta invece al birrificio Tre Fontane di Roma, che nel 2019 lanciò la prima versione della Sinergia in collaborazione con Spencer (una IPA), alla quale seguì la Sinergia ’21 con Rochefort e Westmalle (una Dubbel). In questi casi però i nomi coinvolti furono tutti birrifici trappisti, mentre la novità de La Trappe celebra per la prima volta l’incontro con un produttore laico. Si tratta di un dettaglio non indifferente, perché fino a oggi quello della birra trappista era stato un mondo a sé stante, con i suoi ritmi e le sue abitudini. Questa improvvisa apertura sconvolge gli equilibri e rappresenta un precedente importante per future evoluzioni.

James Watt ha spiegato così la collaborazione con La Trappe:

Siamo sempre stati grandi fan delle tradizioni brassicole trappiste, dunque è davvero un onore collaborare con La Trappe. Insieme abbiamo brassato una birra chiamata Practise What You Preach – una Belgian Quadrupel con un infuso di miele d’erica scozzese. La birra sarà lanciata la prossima settimana ed è deliziosa!

Nessuna rivelazione sconvolgente dal fondatore di Brewdog, che sembra soddisfatto per l’accordo raggiunto con un birrificio trappista da sempre orientato alle dinamiche di mercato. Nonostante il prestigio della collaborazione, è impossibile non notare come Brewdog abbia stretto una partnership con un nome lontano anni luce da quell’impostazione “punk” che il birrificio scozzese era solito sbandierare fino a qualche anno fa. Segno dei tempi che cambiamo, ma anche della necessità di stringere alleanze con produttori che possano vantare una solida rete commerciale alle spalle.


Dalla parte opposta il mondo della birra trappista in generale compie un ulteriore passo verso quel processo di “secolarizzazione brassicola” che sembra essere in atto da qualche tempo. Ormai il microcosmo dei monasteri cistercensi della stretta osservanza appare totalmente permeabile a qualsiasi tendenza arrivi dall’esterno, che siano lattine, luppoli, birre senza alcol o collaborazioni con realtà laiche. Se da una parte questo aspetto dimostra una certa vivacità in un ambiente sempre molto fragile – debolezza confermata ad esempio dalle recenti notizie provenienti dal birrificio Achel – dall’altro però non può non apparire come una sorta di imbarbarimento di una cultura brassicola millenaria.

La Practise Waht You Preach nasce dunque dall’incontro di due tendenze che hanno origini profondamente diverse, ma che hanno finito per collimare in questa fase delle loro rispettive evoluzioni. Da una parte c’è un birrificio ormai maturo, che ha abbandonato la sua comunicazione eversiva degli esordi per convertirsi a una corrente molto più equilibrata e allineata – in altre parole si è “imborghesito”, almeno a livello comunicativo. Dall’altra c’è un modo che, dopo essere rimasto per decenni (se non secoli) aggrappato alle sue certezze, ora sta cercando di sperimentare nuove strade, anche per sopravvivere alle rapide evoluzioni sociali ed economiche del settore. A cosa porterà tutto questo? Difficile immaginarlo al momento, ma da parte nostra non rimane che continuare ad apprezzare gli splendidi capolavori incarnati da alcune birre trappiste, distinguendo le iniziative valide da quelle di stampo più prettamente commerciale.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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