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Come funziona la pubblicità su Cronache di Birra

Photo by Joshua Earle on Unsplash

Come accade a tutte le testate giornalistiche, anche Cronache di Birra esiste grazie agli introiti provenienti dalla pubblicità. Poiché questo argomento è spesso suscettibile di incomprensioni e pregiudizi, abbiamo pensato di spiegare qual è la filosofia editoriale che seguiamo al riguardo. La nostra posizione nei confronti dei messaggi pubblicitari è sempre stata orientata alla chiarezza e all’onestà intellettuale verso i lettori del sito. In particolare scegliamo di pubblicare inserzioni pubblicitarie rispettando due criteri preziosi e per noi imprescindibili, che ci guidano sin dal primo giorno di attività: non mischiare articoli e pubblicità, non accettare inserzioni da marchi industriali. Non è difficile immaginare che rimanere fedeli a questi principi ci ha precluso collaborazioni importanti, ma abbiamo compiuto le nostre scelte sempre con leggerezza, sapendo che il valore di Cronache di Birra risiede (anche) in questo delicato aspetto di attività editoriale.

Spieghiamo allora nel dettaglio come concepiamo la pubblicità sulla nostra testata.

Netta distinzione tra contenuti e pubblicità

Il primo criterio che governa le scelte di Cronache di Birra è la divisione tra contenuti e pubblicità. In altre parole sul sito non accettiamo articoli a pagamento, pubbliredazionali, guest post e altre forme promozionali del genere. Per noi i contenuti sono sacri: possono essere buoni o meno buoni, ma in ogni caso nascono sempre in maniera spontanea. Non troverete mai un articolo di un birrificio o di un evento che ha pagato per essere presente su Cronache di Birra. Chi vuole promuovere la propria attività può farlo tramite le classiche soluzioni: banner, inserzioni nelle newsletter, post a pagamento sui social (sempre indicati con il tag #adv per differenziarli dagli altri). A nostro modo di vedere questo principio è fondamentale per onorare le aspettative dei lettori, che si collegano a Cronache di Birra per trovare notizie e informazioni indipendenti sul mondo della birra. Può sembrare una precisazione banale ma vi possiamo assicurare che non è così: purtroppo il mercato editoriale si piega spesso a certe dinamiche, come dimostrano le tante richieste di pubbliredazionali che riceviamo ogni settimana.

Non escludiamo che in futuro possano apparire articoli sponsorizzati come succede su diverse testate online, anche se al momento è un’ipotesi che neanche abbiamo preso in considerazione. Se dovesse succedere però potete essere certi che il pezzo sarebbe evidenziato come promozionale in maniera inequivocabile. A nostro parere, infatti, il pubbliredazionale di per sé non è un male, almeno finché non cerca di confondersi con gli altri articoli della testata. Insomma, il concetto è sempre quello: rivolgersi in maniera trasparente ai lettori, tracciando una linea di demarcazione netta e chiara tra contenuti e pubblicità. Dal 2008 a oggi, in ogni caso, non abbiamo mai sentito l’esigenza di utilizzare uno strumento del genere (anche perché diversamente ve ne sareste accorti).

Esclusione dei marchi industriali

L’altro criterio per noi imprescindibile è l’esclusione dei marchi delle multinazionali dai potenziali inserzionisti del sito. Potete quindi stare tranquilli, perché su Cronache di Birra non troverete mai pubblicità di birre industriali o comunque prodotte da brand non indipendenti. È una scelta nata in maniera spontanea da quando esiste il sito: la nostra testata parla quasi esclusivamente di birra artigianale e soprattutto nasce da esperienze che sono lontane dall’idea di birra veicolata dai giganti del settore. Chiaramente nei nostri articoli parliamo anche di marchi industriali quando sono legati a vicende che hanno una rilevanza in termini di notiziabilità, ma non accettiamo collaborazioni o inserzioni da parte di queste aziende. Diverso è il discorso per industrie che operano in mercati collaterali a quelli brassicoli, come produttori di materie prime, impianti di produzione, distribuzione (purché abbiano anche birra artigianale), ecc.

Rispettiamo la regola dell’esclusione dei marchi industriali sin dalla fondazione di Cronache di Birra. L’abbiamo “tradita” solo in un’occasione, quando su richiesta del colosso Palm organizzammo un seminario online con Rudi Ghequire, storico birraio di Rodenbach. Per la valenza culturale di quell’evento è una scelta che rifaremmo mille volte. Sebbene non si tratti di pubblicità, può infine accadere che i birrifici industriali appaiano tra gli annunci di Cronache di Birra. In quel caso accettiamo inserzioni a pagamento dalle multinazionali del settore, perché riguardano elementi (macchinari, impianti, ecc.) che possono tornare utili ai birrifici artigianali, come avvenuto nel caso delle attrezzature di Birradamare (Molson Coors) o della storica sala cottura del Birrificio del Ducato (Duvel).

Relativamente alle altre iniziative di Cronache di Birra…

Tutto quello che abbiamo spiegato fin qui si estende anche alle altre iniziative legate a Cronache di Birra. Sin dalla sua prima edizione, ad esempio, la Italy Beer Week (ex Settimana della Birra Artigianale) non ha mai accettato tra i suoi sponsor marchi di birra industriale. All’IGA Beer Challenge, il nostro concorso dedicato alle Italian Grape Ale, accettiamo solo birre da birrifici indipendenti. In tutte le manifestazioni a marchio Cronache di Birra, come Fermentazioni o il Ballo delle Debuttanti, invitiamo o abbiamo invitato solo ed esclusivamente produttori artigianali. Tutte le pubblicità che possono apparire su piattaforme collegate a Cronache di Birra, come Whatabeer, non riguardano mai le birre delle multinazionali. Sporadicamente può accadere di inserire qualche birra “industriale” nei nostri corsi su Formazione Birra, ma solo a fini didattici. Insomma, il discorso dovrebbe essere chiaro…

Chi fosse interessato a pubblicizzare la propria attività su Cronache di Birra può inviarci una mail usando la pagina Contatti, evitando però di richiedere articoli a pagamento o di nascondere la propria identità di birrificio industriale 🙂 .

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