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Da Italian Hops Company il luppolo IHCBL 2.1 nato dall’ibridazione con varietà commerciali

Su Cronache di Birra capita spesso di affrontare il tema della filiera italiana della birra artigianale. È una consuetudine emersa solo negli ultimi anni, quando effettivamente sono aumentati i progetti e gli investimenti nel settore. Poiché l’orzo distico è coltivato da decenni nel nostro paese, la vera svolta in tal senso è arrivata con lo sviluppo dei luppoleti, grazie ai quali è stato possibile coprire in maniera completa la disponibilità di materie prime nazionali a fini brassicoli. I progetti, pubblici e privati, che sono seguiti hanno permesso di accelerare un processo che appare fondamentale per la crescita del comparto nei prossimi anni. Una delle prime aziende focalizzate sulla coltivazione e sulla fornitura del luppolo è stata l’emiliana Italian Hops Company, il cui lavoro ha contribuito a sensibilizzare l’ambiente e ha ispirato altri progetti analoghi negli anni successivi. In occasione della prossima raccolta, Italian Hops Company presenterà un nuovo prodotto: il luppolo sperimentale IHCBL 2.1, nato dall’incrocio tra una varietà autoctona e una commerciale.

Con il nome provvisorio IHBCL 2.1, Italian Hops Company identifica una pianta ottenuta attraverso la selezione e l’incrocio di linee genetiche autoctone italiane (landrace) con la varietà commerciale Brewer’s Gold. Brewer’s Gold è una cultivar selezionata in Inghilterra più di un secolo fa, interessante da utilizzare in late hopping ma anche decisamente adatto all’ibridazione – dal suo incrocio sono nati luppoli celebri come il Galena, il Nugget e il Centennial. La pianta ottenuta da Italian Hops Company è il punto di arrivo di un lungo lavoro di sperimentazione, portato avanti grazie alla collaborazione con un’azienda privata specializzata nel settore, attraverso decine di incroci tra cultivar differenti.

Attualmente il genotipo IHBCL 2.1 è coltivato in due parcelle ridotte, cioè in appezzamenti di terreno sperimentali e isolati, localizzate ovviamente in Emilia. Il genotipo è stato selezionato non solo per le sue caratteristiche organolettiche, ma anche per l’alta tolleranza a malattie comuni delle piante, come l’oidio (mal bianco) o la peronospora. Questo aspetto può sembrare secondario, ma in realtà è di importanza capitale per chi si occupa di coltivazione e botanica. Il suo periodo di raccolta è previsto tra il 10 e il 15 settembre, ma alcuni studi hanno dimostrato come la forbice può essere allargata senza ripercussioni negative in termini di off flavor. Il prossimo raccolto dovrebbe fornire 100 – 150 kg di luppolo.

Dopo l’estate quindi avremo modo di degustare diverse birre italiane prodotte con luppolo IHBCL 2.1, sebbene un assaggio sia già stato possibile negli scorsi mesi. Lo scorso aprile, infatti, Italian Hops Company ha presentato la F1 (5,6%), una Pale Ale realizzata da Brewfist (sito web) utilizzando esclusivamente la nuova cultivar. Se avete avuto occasione di provarla – era disponibile in anteprima a Beer Attraction – vi sarete accorti che la resa aromatica del luppolo è piuttosto convincente, con un contributo pulito e intenso. Il profilo che è in grado di fornire IHBCL 2.1 è infatti piuttosto articolato: c’è una componente dominante di tipo agrumato (lime, scorza di limone, agrumi canditi, zenzero candito), accompagnata da un carattere erbaceo con sfumature leggermente balsamiche e supportata da pennellate fruttate (bacche, frutta tropicale, pesca), speziate (pepe, erba cipollina) e di bubble gum.

Chi ha avuto modo di assaggiare la F1 di Brewfist ha potuto constatare l’ottima resa del luppolo. Da questo punto di vista è stato compiuto un passo avanti importante rispetto alle sperimentazioni del passato, ottenendo un prodotto che può tranquillamente competere con molte cultivar straniere. L’impiego di luppolo italiano apre prospettive interessanti anche in termini di comunicazione, perché, come rilevano diverse ricerche, i consumatori italiani (soprattutto quelli meno smaliziati) sono sempre più attratti da birre realizzate con materie prime nazionali e di prossimità, associando a questo elemento un valore aggiunto non indifferente. Un altro aspetto che i bevitori tendono a premiare è la sostenibilità ambientale delle produzioni, che un luppolo locale chiaramente asseconda in pieno.

I vantaggi non si limitano allo storytelling e al marketing, perché riguardano anche la freschezza della fornitura del luppolo, l’adattabilità delle piante alle condizioni locali, e, non ultimo, il supporto allo sviluppo economico del territorio con la valorizzazione del patrimonio agricolo italiano e l’innovazione del comparto agronomico. In altre parole l’impiego di luppolo italiano in una birra, che sia quello di Italian Hops Company o di un’altra realtà, porta con sé vantaggi a cascata in tutte le fasi della filiera, fino al consumatore finale. La varietà IHCBL 2.1 sarà una delle protagoniste della Festa del Luppolo che si terrà a fine giugno a Marano sul Panaro (MO). Disporre di varietà solide e valide è una risorsa fondamentale per il futuro della birra artigianale italiana, dunque non possiamo che accogliere con trasporto ogni passo avanti in questa direzione.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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