Cimec
Home » Rubriche » Il fermentatore nell'armadio » Tornano i concorsi per homebrewer, tornano le polemiche

Tornano i concorsi per homebrewer, tornano le polemiche

Finalmente, dopo quasi un anno e mezzo di pausa forzata causa pandemia, sono tornato a far parte di una giuria in un concorso per homebrewer. L’occasione si è manifestata  in occasione della seconda tappa del Campionato Italiano HB organizzato da MoBI. Vivendo a Roma, non potevo astenermi dal partecipare alla tappa romana del campionato, considerando poi che si è tenuta in una location che mi piace moltissimo: il birrificio Ritual Lab di Formello, raggiungibile in meno di un’ora da casa mia. Tornare ad assaggiare birre e compilare schede di valutazione dopo tanto tempo è stata allo stesso tempo un’emozione e un’esperienza formativa per tanti aspetti, tra cui quello più importante: concentrarsi nuovamente su aromi e sapori, cercando di descriverli nel miglior modo possibile. Ma non è solo MoBI ad aver riattivato la macchina dei concorsi per homebrewer, tanti altri sono programmati per la seconda metà dell’anno. Mi sono mancati, sia come homebrewer che come giudice.

Insieme ai concorsi tornano le inevitabili polemiche: le schede sono compilate male, i giudici non sono all’altezza, la mia birra era buona me l’hanno blastata perché non ci capiscono niente, nelle tappe a stile libero vincono sempre le birre acide e via discorrendo. Ci sono passato come homebrewer, come organizzatore e negli ultimi anni anche come giudice. Se da un lato alcuni concorsi sono senza dubbio migliorabili e alcuni giudici oggettivamente criticabili, ci sono anche da considerare aspetti che dovrebbero suscitare un po’ più di clemenza nei confronti di giudici e organizzatori, che spesso si trovano a gestire imprese non facili in condizioni che in alcuni casi possono diventare estreme. Anche i giudici sbagliano, a volte per noncuranza o presunzione, ma molto più spesso per stanchezza, distrazione o semplice incidente di percorso. Oggi volevo provare a riflettere su quelli che sono, secondo me, gli aspetti più impegnativi nell’assaggio e nella valutazione di una birra in un concorso per homebrewer; ma anche ragionare su alcuni aspetti pratici dei concorsi stessi, a cui spesso magari non si pensa quando si iscrivono le birre e si ricevono le schede di valutazione. Parlo ovviamente in base alla mia esperienza nei concorsi per produttori casalinghi, senza pretendere in alcun modo di stilare leggi universali. Nessun concorso è perfetto, come non lo è nessun giudice. Ma se ci si muove con spiritico autocritico e umiltà, c’è sempre spazio per migliorare: come homebrewer, ma anche come giudici e organizzatori di concorsi. Partiamo dai giudici e dalla pretesa che debbano conoscere a menadito tutti gli stili birrari del mondo. Spoiler: non è così.

La conoscenza degli stili

Parliamoci chiaro: per quanto si possa studiare, viaggiare e assaggiare, capita spesso che un giudice abbia dei punti deboli nei confronti di qualche stile. È molto difficile disporre di un bagaglio di esperienze e conoscenze adeguato su tutti gli stili di birra che si possono presentare in un concorso. Molto spesso i concorsi per homebrewer sono a stile libero, ovvero i partecipanti possono iscrivere qualsiasi tipologia di birra. In genere si prende come riferimento il manuale del BJCP (il Beer Judge Certification Program), pensato e scritto proprio per aiutare le giurie nei concorsi per produttori casalinghi. Gli stili catalogati in questo documento, la cui ultima versione risale ormai al 2015 (2015 BJCP Style Guidelines) sono all’incirca 120: trovare un giudice che li conosca tutti a menadito è piuttosto improbabile. Sicuramente esisteranno giudici con un tale livello di preparazione, ma mediamente direi che si tratta di un’evenienza quantomeno rara. Io, per esempio, per quanto cerchi sempre di conoscere e assaggiare nuovi stili, mi trovo in difficoltà nel giudicare le Weissbier, ovvero le birre di grano. È probabilmente uno degli stili che conosco meno perché, banalmente, non incontra il mio gusto. Nonostante le più buone intenzioni e una curiosità estrema nell’assaggiare cibi e bevande che non conosco, quando sono al pub raramente ordino una Weisse.

Penso sia normale, credo capiti più o meno a tutti di avere qualche idiosincrasia nei confronti di alcuni stili. Cosa fare? La soluzione più semplice, che qualche volta mi è capitato di percorrere, è quella di chiedere all’organizzatore del concorso di non inserirci in tavoli di giuria dove sono previste Weissbier. Questa può essere una scelta sensata nei concorsi per homebrewer molto grandi, dove si riescono a fare dei tavoli organizzati per macro stili come birre di grano, lager, luppolate e via discorrendo. È un’opzione prevista tra le opzioni di iscrizione per il giudice. Tuttavia, esimersi a priori dal giudicare un certo stile può privare il giudice di un’opportunità di apprendimento. Tornando al mio caso, è vero che non sono un esperto di Weisse ma è vero anche che qualcuna ne ho bevuta. Ci sono poi le linee guida del BJCP che sono ben dettagliate e possono essere consultate durante l’assaggio. E poi mediamente si giudica in coppia, quindi a fine assaggio ci si può confrontare con l’altro giudice del tavolo per avere un riscontro sulle proprie percezioni e sui riferimenti stilistici.

Personalmente, preferisco scegliere questa seconda strada: provare e fare esperienza. È naturale che in una sessione di valutazione non sempre entrambi i giudici siano esperti dello stile, ma concentrarsi seriamente sulla valutazione è a mio avviso un’occasione di apprendimento e di crescita. Magari il giudizio sulla birra in questione non sarà il migliore in assoluto, ma verrà comunque mediato con quello dell’altro giudice con cui si lavora in coppia. I giudici non sono macchine infallibili, ma se ci si applica in modo serio e con la giusta umiltà, si può imparare tanto fornendo nel contempo un giudizio pertinente sulla birra che si ha davanti, anche se non si conosce lo stile alla perfezione. Anzi, dirò di più: a volte, quando si conosce bene uno stile o comunque si ha ampia dimestichezza con la tradizione birraria dello stile, si tende ad avere una visione focalizzata su come lo stile dovrebbe essere interpretato. Capita spesso a me con le Bitter e le Irish Stout, casi in cui devo lottare con il mio più profondo inconscio tradizionalista che deve confrontarsi con la poliedrica realtà delle interpretazioni stilistiche moderne. Il rischio di diventare un vecchio trombone è dietro l’angolo.

La compilazione delle schede

Esistono diverse tipologie di schede che si possono utilizzare in un concorso per homebrewer. Rispetto ai concorsi professionali, indirizzati ai birrai professionisti, in genere nei concorsi per produttori casalinghi si cerca di utilizzare schede di valutazione che lascino più spazio alle descrizioni qualitative e ai suggerimenti produttivi. Premesso che il punteggio numerico è comunque importante per piazzarsi bene in classifica, in ambito hobbistico il produttore apprezza sia i suggerimenti pratici sia un assaggio dettagliato della propria birra, il più possibile completo anche per quanto riguarda l’aspetto descrittivo. Nei concorsi rivolti ai pro, di contro, conta mediamente più il punteggio, che serve per attribuire medaglie e riconoscimenti da sfruttare a livello comunicativo per promuovere il birrificio (giustamente). Inoltre, essendo i concorsi pro spesso popolati da centinaia di birre, una compilazione eccessivamente dettagliata delle schede non sarebbe praticamente fattibile. Per questa ragione, la scuola BJCP si è fatta strada nei concorsi per amatori: ai giudici BJCP viene insegnata, a volte anche in modo eccessivamente didattico, la cura della scheda in ogni sua parte.

Da giudice BJCP posso essere di parte, ma trovo che questo approccio, al di là delle involuzioni maniacali fini a loro stesse che a volte alcuni giudici seguono con estrema pedanteria, sia utile per l’homebrewer e anche per il giudice. Sforzarsi a trovare ogni volta i giusti descrittori per rappresentare l’aroma, il gusto e le sensazioni boccali della birra che si sta assaggiando è un esercizio difficile ma formativo. Mi è capitato diverse volte di vedere schede BJCP (ma anche di altre tipologie) compilate con scarsa attenzione, in modo svogliato o con l’utilizzo di termini generici. Alcune volte, troppe, si evidenziano solo i difetti, senza descrivere null’altro della birra che si sta assaggiando. A mio avviso è responsabilità dell’organizzatore del concorso o del responsabile della giuria rimediare tempestivamente a queste disattenzioni: quando iniziano ad arrivare al tavolo centrale della giuria schede monche bisognerebbe alzarsi, andare dal giudice in questione, prenderlo da parte ed esortarlo a sforzarsi maggiormente. Come homebrewer che ha partecipato a diversi concorsi, ci sono rimasto molto male quando mi sono arrivate schede con tre aggettivi (tostato, maltato, amaro) e un numero finale come unici descrittori della mia fatica produttiva. Schede del genere non servono a nulla, se non si ha voglia di scrivere o di impegnarsi non è obbligatorio partecipare alla giuria di un concorso. E qui veniamo a un altro punto critico.

La scelta dei giudici

Non è facile individuare e convocare la giuria per un concorso. Questo è vero sempre. Lo è ancor di più nel caso di un concorso per homebrewer, visto che raramente – leggi: quasi mai – è previsto un rimborso spese o il pagamento della trasferta per i giudici. È un’attività che si fa per passione (in alcuni casi lo è anche per i concorsi professionali), quindi finisce che spesso si mette insieme una giuria improvvisata di personaggi più o meno autorevoli, più o meno noti, che abitano in zona e in quel giorno non hanno di meglio da fare che assaggiare qualche birra fatta in casa. Spesso si utilizzano le schede BJCP anche se tra i giurati nessuno, o quasi nessuno, è un giudice BJCP, costringendo ignari volontari ad adattarsi in pochi minuti a un modello di valutazione che non è propriamente immediato. Ne vengono fuori schede incoerenti, scritte male, attribuzioni di punteggi a dir poco schizofreniche. Nel complesso: concorsi fumosi e faticosi, poco utili sia per chi li organizza che per chi partecipa.

Con questo non voglio dire che gli unici giudici qualificati per valutare birre in un concorso rivolto agli homebrewer siano quelli BJCP, assolutamente. Ho avuto a che fare con giudici BJCP che ancora confondono diacetile con DMS, ma anche con giudici non-BJCP bravissimi e con una vagonata di esperienza, dotati di una umiltà tale da mettersi a compilare con estrema pazienza lunghe schede di valutazione solo per poter dare un feedback onesto all’homebrewer. C’è anche da dire che diventare giudice BJCP con un voto basso (quindi rimanendo al livello Recognized, il primo nella scala BJCP) non è poi così difficile. Dato che il voto con cui si passa l’esame non è pubblico, spesso non è facile individuare tra i giudici BJCP quelli più attenti, coscienziosi e con una certa esperienza. Non che il voto dell’esame in sè dica tutto, per carità, ma potrebbe essere uno degli indicatori da tenere in considerazione nella scelta dei giudici. C’è da dire che negli ultimi anni anche in Italia si sono formati diversi giudici con il programma BJCP. Se per alcuni è un esame eccessivamente nozionistico – e lo è, in parte – ha secondo me il grande pregio di focalizzarsi sulla compilazione della scheda di assaggio in ogni suo dettaglio. Scheda che rimane l’elemento cruciale in un concorso per produttori casalinghi, al di là dei punteggi, del prestigio e dei buoni da 100€ che vengono dati come premio. Un concorso per homebrewer senza giudici validi (non necessariamente BJCP) non è un concorso che merita di esistere. Punto.

Eh, ma all’estero è tutto più figo!

Sono il primo a peccare spesso di esterofilia, specialmente in riferimento al mondo anglosassone, a cui sono molto legato. Avevo anche io il mito dei concorsi all’estero organizzati meglio dei nostri, un mondo perfetto in cui tutti i giudici sono fortissimi e gli organizzatori attenti e meticolosi. Poi ho iniziato a mandare delle birre, e da qualche anno anche a partecipare attivamente come giudice in qualche concorso organizzato a Londra. E ovviamente ho scoperto, guarda un po’, che non è tutto oro quel che luccica. Se è vero che per certi aspetti in Inghilterra sono – forse – un filo più avanti di noi nell’organizzazione di concorsi per homebrewer (anche solo per il fatto che il BJCP è americano e principalmente in lingua inglese), per altri aspetti hanno problemi simili ai nostri.

Ricordo le schede che ho ricevuto qualche anno fa per una Porter inviata a un concorso di Londra. Schede BJCP, che avrebbero dovuto essere compilate come tali. La birra non era eccezionale, per carità, ma nemmeno pessima. Ma il punto non è questo. Il punto sono le schede (le trovate a questo link). Descrizioni di quattro parole come “Some roast malt aroma” o “muted roast, light bread” non sono a mio avviso accettabili per una scheda BJCP in un concorso per homebrewer. In questo caso, dall’intestazione delle schede, mi pare di capire che il primo giudice non era BJCP, il secondo sì. Ma il risultato è lo stesso: altamente deludente. Ovviamente queste schede non sono rappresentative di tutti i giudici inglesi, ma mi sembra evidente che anche lì, come qui da noi, non sempre le cose vanno per il verso giusto.

Anche i giudici sono esseri umani

Per quanto ci si sforzi sempre a dare il massimo nella compilazione delle schede durante la giuria di un concorso, capita di sbagliare. Succede a tutti i giudici, probabilmente anche ai migliori. Un po’ di comprensione da parte di chi riceve la scheda è sempre ben gradita. Senza necessariamente arrivare al livello delle schede menzionate sopra, capita di trovarsi alla fine del flight (ovvero alla fine del giro di birre che si sta valutando, una dietro l’altra) con la mente poco lucida. Alcune volte per via dell’alcol che si accumula nel corpo (capita la birra eccezionale con la quale ci si sofferma un po’ troppo nell’assaggio in preda all’entusiasmo… siamo umani!), ma anche per semplice stanchezza. Alla settima o ottava scheda che si compila di seguito la mano duole, il cervello perde brillantezza. Può sfuggire qualche descrittore, o non si trovano le parole per mettere nero su bianco le proprie sensazioni.

Con il tempo, a forza di partecipare nella giuria di concorsi, si impara a gestire la propria energia, dosandola al meglio tra le tante birre che si ha in programma di assaggiare. Capita però di sbagliare, e magari le ultime due schede escono fuori meno esaltanti, scritte con una calligrafia ai limiti della leggibilità, oppure non complete. È umano, specialmente in quei concorsi in cui le birre sono tante e i giudici sono pochi. Magari perché qualcuno ha dato forfait all’ultimo secondo e non si poteva fare altro che dividere le birre restanti equamente tra i giudici presenti, portando i flight da 6 birre a 10 birre, decisamente troppe. Si cerca di tenere duro, ma anche con le migliori intenzioni qualche scheda “monca” ogni tanto esce fuori. Possibile sia stato il caso dei due giudici che hanno valutato la mia Porter al concorso inglese citato in precedenza. Ma per essere stremati a quel livello dovevano aver valutato un flight di almeno 20 Imperial Stout, il che porterebbe comunque a pensar male dell’organizzazione del concorso. Diciamo che per una volta può succedere, via.

L'autore: Francesco Antonelli

Ingegnere elettronico prestato al marketing, da sempre appassionato di pub e di birre (in questo ordine). Tra i fondatori del blog Brewing Bad, produce birra in casa a ciclo continuo. Insegna tecniche di degustazione e produzione casalinga. Divoratore di libri di storia e cultura birraria. Da febbraio 2014 è Degustatore Professionista dell'Associazione Degustatori di Birra.

Leggi anche

Isobarico e contropressione nell’homebrewing

Fino a qualche anno fa, la maggior parte degli homebrewer usava fermentatori in plastica e …

Produrre Stout e Porter in casa, tra homebrewing e storia

Oggi affrontiamo un tema delicato, un viaggio all’interno degli stili scuri con gradazione alcolica contenuta …

2 Commenti

  1. Le schede molte volte sono scritte con la calligrafia di un medico e solo il farmacista le può decifrare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *