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L’altra Irlanda birraria: un weekend tra Galway e il Connemara

L’Irlanda dal punto di vista birrario è conosciuta in tutto il mondo per la Guinness, ma da diversi anni a questa parte è fiorita una vivace scena legata alla birra artigianale, che da Dublino ha contagiato tutta l’isola. Un paio di settimane fa ho avuto occasione di passare un weekend fra Galway e il Connemara: la prima è una città di poco meno di 80.000 abitanti, considerata capitale culturale dell’Irlanda occidentale; il secondo consiste in una regione selvaggia e aspra situata proprio nella Contea di Galway, caratterizzata dalla presenza di un paesaggio costituito quasi esclusivamente da torbiere e da coste frastagliate e scenografiche. Così oltre a gustarmi panorami mozzafiato lungo la costa atlantica, ho avuto la possibilità di scoprire qualche realtà birraria molto interessante.

Partiamo da Galway, città vivace e dinamica, adagiata su una splendida baia e rinomata in tutta l’isola per i suoi locali. Qui la regina della scena è la Galway Bay Brewery (sito web), birrificio fondato nel 2009 e situato a Salthill, appena fuori Galway, considerata la porta d’ingresso al Connemara. Purtroppo non ho avuto l’occasione di visitarlo (le birre si degustano all’Oslo Bar) ma ho assaggiato i relativi prodotti presso il Salt House (pagina Facebook), autentica gemma birraria della città e di proprietà proprio della Galway Bay.

Il Salt House è situato nella zona di Claddagh, il quartiere dei pescatori di Galway, e ospita ben 23 birre alla spina (oltre a quelle della Galway Bay e della dublinese Porterhouse, al momento della mia visita c’erano on tap le inglesi di Cloudwater, Wild Beer, Buxton e Magic Rock) e all’incirca 150 in bottiglia. Con un’atmosfera calda e gioiosa, come forse solo l’Irlanda sa regalare, il locale presenta un bellissimo camino a vista per riscaldare la clientela nelle fredde giornate invernali e una miriade di bottiglie posizionate sulle pareti. I miei assaggi si sono concentrati sulla Bay Ale (4,4%), buona interpretazione della classica Red Ale irlandese, e l’eccellente Buried at Sea (4,5%), una Chocolate Milk Stout.

Non lontano dal Salt House è consigliatissimo anche il John Keogh’s (sito web). Si tratta di un gastropub con un‘ottima cucina a prezzi invitanti e una buona scelta di birre artigianali. Qui ho degustato la Scraggy Bay (5,3%), una IPA senza infamia e senza lode brassata dal birrificio Kinnegar di Donegal che ho accompagnato con un gustosissimo fish&chips. Per chi oltre vuole concludere la serata con un ottimo whiskey irlandese è impossibile non segnalare il Garavan’s Bar, autentica istituzione della città per quanto riguarda il famoso distillato.

I due giorni successivi li ho dedicati all’esplorazione della regione del Connemara. Oscar Wilde l’ha definita un luogo di “selvaggia bellezza”. In effetti, questa romantica regione, situata nella zona occidentale e più scoscesa d’Irlanda, con i suoi vecchi muretti di pietra, i pony, i paesaggi selvaggi, i castelli diroccati e la lingua gaelica (che qui è ancora parlata), è la vera essenza d’Irlanda. Dal punto di vista birrario segnalo due località: Clifden e Roundstone.

Clifden è il capoluogo del Connerama, tappa obbligata per immettersi nella spettacolare Sky Road. Qui ho visitato il Mannion’s Bar (sito web), dove ho accompagnato un ottimo filetto di pesce con le birre della Bridewell Brewery (sito web), il birrificio locale. Ho assaggiato la Bridewell Blonde (4,9%), una Blonde Ale a mio avviso molto piú simile a una Bitter inglese, e la Bridewell Red (4,5%), una Red Ale invece molto ben fatta. Il birrificio, per celebrare il centenario del primo volo transatlantico non stop compiuto dai due aviatori britannici John Alcock and Arthur Brown (partiti dall’isola di Terranova in Canada e arrivati a Clifden nel giugno del 1919) ha creato due birre speciali dedicate all’impresa: la Pilot (Golden Ale) e la Navigator (Brown Ale).

Meno scontata come destinazione è il villaggio di Roundstone, situato a 25 minuti di strade panoramiche da Clifden. Il paese è molto piccolo e si affaccia sulla costa. Qui ho visitato l’O’Dowd’s Seafood (sito web), bar dove per accompagnare uno squisito salmone affumicato ho scelto le birre del birrificio Black Donkey Brewing (sito web): la Sheep Stealer (5,6%), un’ottima Farmhouse Ale, e la Happy Out (4,6%) una classica Pale Ale. Interessante anche l’Orpens, sidro artigianale irlandese.

Tirando le somme di questo breve ma intenso weekend, anche nell’Irlanda più spettacolare e remota molti locali, oltre all’onnipresente Guinness, offrono alla propria clientela birre artigianali, molto spesso prodotte a pochi chilometri di distanza. La rivoluzione internazionale della birra artigianale è ormai una costante a ogni latitudine.

L'autore: Niccolo' Querci

Niccolo' Querci
Bergamasco di nascita. Vive a Bruxelles dal 2011 dove si occupa di politiche energetiche. Ha ottenuto la qualifica di Beer Sommerlier presso la Beer Academy di Londra. Ama girovagare per il Belgio e per l'Europa per scoprire nuovi birrifici e nuove birre. Ha una predilezione per le Saison e una venerazione per la birra trappista Orval.

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