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Birre dall’altro emisfero: Sudafrica e Namibia

La prerogativa di ogni beer hunter che si rispetti è cercare di scoprire e assaggiare birre artigianali in giro per il mondo in ogni tipo di occasione. E così, anche nel bel mezzo del mio viaggio di nozze fra Sudafrica e Namibia, ho colto l’occasione per indagare l’interessante scena brassicola locale, ponendomi come obiettivo quello di sperimentare sempre ed esclusivamente prodotti del posto.

Partiamo dal Sudafrica. Per circa un secolo la scena birraria locale è stata esclusivo appannaggio della South African Breweries (SAB), che oggi è una controllata di AB Inbev. Il primo birrificio artigianale, situato nella provincia del Capo Occidentale, è stato il Mitchell’s Brewery nel 1983. Il boom si è verificato verso la fine degli anni 2000, e a oggi, sono 215 i birrifici artigianali attivi (fonte Craft Brewers Association South Africa) sparsi per tutto il paese con la maggior concentrazione fra Cape Town e Johannesburg.

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Cape Town è una città incantevole, situata all’estremità meridionale del continente africano e caratterizzata da un clima mite, quasi mediterraneo. La città è molto bella da visitare e offre innumerevoli attività dal punto di vista naturalistico e storico/culturale. La scena birraria è ricca e vibrante, c’è l’imbarazzo della scelta per i locali e/o i ristoranti a tema brassicolo. Come purtroppo diverse città al giorno d’oggi, è opportuno prestare molta attenzione a girare da soli la sera (nessun problema durante la giornata) ed è consigliabile muoversi con Uber (sicuro ed efficiente in loco).

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La mia prima tappa a Cape Town è stato il Jerry’s Burger Bar (sito web). E’ situato leggermente fuori dal centro, nel quartiere residenziale di Observatory. Dalle descrizioni mi aspettavo grandi cose, tuttavia la scelta di craft beers non è molto varia (ma in compenso si mangiano eccellenti hambuger). Qui ho assaggiato due birre del birrificio sudafricano Jack Black’s (sito web), la Brewers Lager (5%) e l’ottima Cape Pale Ale (4,4%).

Decisamente più soddisfacente l’esperienza al Bascule Bar (pagina Facebook). Situato nel Waterfront, l’area dei più cool di Cape Town, e più precisamente all’interno dell’elegante (e in stile coloniale) Cape Grace Hotel, si tratta di un whisky bar (circa 500 whisky da tutto il mondo… consigliato assaggiare il Bains Cape Mountain sudafricano) che offre anche una piccola ma ragguardevole selezione di birre artigianali. Qui ho assaggiato due birre, veramente buone, della Franschhoek Beer Company (sito web): la Saison (6,4% ) e la Stout (7,4%).

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Molto interessante anche il Beerhouse (sito web), situato su Long Street, la via dei locali di Cape Town. Si tratta di una vera e propria istituzione, con 25 birre alla spina e un centinaio in bottiglia, la maggior parte sudafricane. Atmosfera molto giovanile e clientela multietnica. Qui ho assaggiato la 783 Pale Ale (American Pale Ale, 4,6%) di Lakeside Brewing e la Black Mist (Porter, 5%) di Darling Brew.

Cape Town offre moltissimi altre location per gustare birra artigianale come ad esempio le tap room dei birrifici Devil’s Peak e Urban Brewing, che però erano chiuse per ferie al momento della mia visita. La particolarità rilevante del Sudafrica è però che è possibile trovare birre artigianali praticamente ovunque. Ristoranti, supermercati chioschi, sperdute fattorie boere e addirittura benzinai! E così nel corso del tragitto che mi ha portato in Namibia ho potuto assaggiare prodotti dei birrifici Devil’s Peak, Nieuw Brew e Cederberg Brewery.

Particolarmente interessanti sono gli ultimi due casi. Cederberg (sito web) è il microbirrificio più alto del Sudafrica, essendo situato sull’omonima formazione montuosa famosa per la produzione di tè Rooibos. Produce una Lager, una IPA e una Blonde, tutte ben fatte. Nieuw Brew (sito web) è invece il primo birrificio ad avere aperto nella zona del Cederberg e si trova nella fattoria Kromrivier. Propone cinque birre regolari (Lager, Blonde,  IPA, Stout e Weisse) e due stagionali (Pumpkin Ale e Cherry Blonde).

In Namibia onestamente non mi aspettavo molto, e invece sono stato piacevolmente sorpreso. La Namibia è un paese molto vasto e scarsamente popolato (circa 2 milioni e mezzo di persone per 825.000 kilometri quadrati). La parte meridionale è prevalentemente desertica con sparuti villaggi e fattorie, il nord è più verdeggiante e con un clima tropicale. La capitale, Windhoek, si trova nell’entroterra, mentre le altre due città principali, Swakopmund e Luderitz, sono collocate sulla costa.

La città interessante dal punto di vista birraio è Swakopmund. Si tratta di un centro con importanti reminiscenze architettoniche tedesche (la Namibia è stata una colonia tedesca) e famosa per gli sport acquatici. Fino a pochi anni fa la scena birraria artigianale in Namibia era caratterizzata dalla presenza di un solo birrificio, il Camelthorn (sito web) di Windhoek, che produce una gamma di birre in stile tedesco (Helles 5%, Urbock 7% e Weisse 5%), più un’immancabile IPA (5%).

Nel 2017 a Swakopmund ha aperto il Namib Dunes Craft Brewery (sito web) che offre una gamma di 5 birre: Weisse (4,5%), WitBier (4,7%), Blonde (4,2%), Pale Ale (5,4%) e Irish Red (5,2%). Da segnalare la presenza di un marchio “crafty”: si tratta dello Swakopmund Brewing Company (sito web), microbirrificio di proprietà della Namibia Breweries Limited situato nel ristorante Butcher&Brewer dell’Hotel Stand Swakopmund. Produce una Marzen (5,8%), una Weisse (5,2%) e una Helles (4,9%).

Relativamente ai luoghi dove bere birra craft, in città segnalo il bar Zonder Naam e la Swakopmund Brauhaus. Allo Zonder Naam il menu prevede le birre del Namib Dunes, del terzo birrificio namibiano lo Skeleton Coast Brewery (pagina Facebook) – che produce una Weisse e una Amber Weisse, purtroppo esaurite al momento della mia visita – e del birrificio sudafricano Stellies (sito web). In questo caso fra le birre assaggiate quelle degne di nota sono state solo la Irish Red di Namib Dunes e la Honderhok (Bock, 6,5%) di Stellie.

Lo Swakopmund Brauhaus (sito web) è l’ideale se volete un’immersione nella Germania più profonda nel cuore dell’Africa, fra stinchi di maiale, schnitzel e boccaloni di birra. Per noi amanti delle craft sono presenti le birre del Namib Dunes.

Come in Sudafrica sono rimasto piacevolmente stupito di come sia facile trovare birre artigianali un po’ ovunque, anche qui in supermercati, chioschi e ristoranti vari.

Tirando le somme consiglio di tenere d’occhio la scena sudafricana. I numeri sono impressionanti e la qualità buona. La tendenza è l’utilizzo del luppolo ma vanno forte anche gli stili tedeschi. Molto interessante anche il fatto che nella Winelands (Stellenbosh, Franschhoek, Paarl) ,che è famosa in tutto il mondo per i suoi vini, si stiano sviluppando birrifici artigianali (fra quelli che ho provato Franschhoek Beer Company e Stellies). Interessante, anche se ancora agli inizi, il movimento craft in Namibia, dove la tradizione birraria tedesca va ancora per la maggiore.

Niccolo' Querci
Niccolo' Querci
Bergamasco di nascita. Vive a Bruxelles dal 2011 dove si occupa di fondi europei. Ha ottenuto la qualifica di Beer Sommelier presso la Beer Academy di Londra, ha scritto una guida birraria su Bruxelles ed è membro della British Guild of Beer Writers. Ama girovagare per il Belgio e per l'Europa per scoprire nuovi birrifici e nuove birre. Ha una predilezione per le Saison e una venerazione per la birra trappista Orval.

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