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Ritorno a Shanghai: nuovi locali e considerazioni sul panorama craft locale

È sempre molto stimolante viaggiare per il mondo alla ricerca di birre artigianali e nuovi locali. Ma altrettanto interessante è tornare presso uno stesso posto, a distanza di anni, e valutare come cambino bar, pub e abitudini nel corso del tempo. Ed è quello che è successo a me lo scorso anno, durante un viaggio per lavoro a Shanghai. Dopo aver letto alcuni articoli presenti su Cronache di Birra – mi riferisco a quello di Andrea del 2014 e di Niccolò del 2017, ho voluto provare a scattare un’ulteriore fotografia sul panorama birre artigianali di questa megalopoli, cercando di cogliere differenze ed evoluzioni.

Iniziamo da alcuni locali interessanti che ho visitato, tralasciando i già citati in precedenza Shanghai Brewery e Boxing Cat.

Brew Code

Trovato per caso allontanandomi dai flussi di persone di East Nanjing Road. Dopo essere uscito piuttosto perplesso da una visita improvvisata al mercato degli scapoli di People’s Square, incontro il Brew Code (pagina Facebook), una nuova tap room.  Ad accogliermi c’è la simpatica Kiki, che con il suo inglese un po’ stentato saprà consigliarvi tre le varie spine presenti e le innumerevoli bottiglie e lattine, conservate in grandi armadi frigo e categorizzate per paese di provenienza. Qui mi concedo una Chaos Devil King, NEIPA del birrificio 72 Changes Brewing Co., prodotta a Suzhou nella vicina provincia dello Jangsu.

Daga

Situato in Fuxing Road, il Daga presenta una scelta di birre davvero ampia, sia in termini di stili sia di provenienza. Il locale offre più di 30 birre alla spina e, come mi è capitato di vedere anche altrove, mi ha incuriosito notare che anche diversi cocktail sono pre-assemblati e versati alla spina! Chiedendo consiglio al publican, ho deciso di prendere ben sei assaggi di birre tutte brassate esclusivamente in Cina da birrifici artigianali e son rimasto molto colpito dalle creazioni del birrificio Taihu (sito web), situato sull’isola di Taiwan. Ho assaggiato la loro Passionfruit Saison, lievemente acidula e con intensi aromi del frutto della passione, e la EVA Air Jasmine Tea Ale, dal profumo delicato e inebriante dato dalle foglie di tè al gelsomino. Questa birra è anche legata a un curioso aneddoto: la compagnia aerea taiwanese EVA Air ha stretto un accordo con il birrificio Taihu per servire questa birra in lattina nella prima classe dei loro voli a lunga percorrenza (io la trovo una splendida iniziativa!). L’ambiente del Daga è molto informale, e devo dire che mi son trovato bene, anche per pasteggiare.

Liquid Laundry

In passato questo locale serviva sia birre guest e sia birre prodotte dal vicino Boxing Cat, ma ora le spine sono tutte dedicate a quest’ultimo. È un locale alla moda, in stile industrial, luci soffuse e piatti d’effetto. In questo posto ho la sensazione di non essere il benvenuto, quasi un ficcanaso arrivato a interrompere un’armonia locale (sensazione ritrovata poi anche leggendo sui social). Comunque ho ordinato diversi assaggi anche se non nascondo la difficoltà nel trovare delle birre semplici, prive di rivisitazioni stravaganti: l’offerta è dominata da dubbie NEIPA, Porter bombardate di vaniglia e Saison che annegano nel luppolo. Decisamente il Liquid Laundry non fa per me.

Tap House Beer Factory

È presente a Shanghai con due locali, uno in Taixing Road e l’altro situato a Hongmei; vengono servite birre d’importazione, prevalentemente statunitensi o belghe. Sono spillate anche delle birre Tap House, ossia della casa, di cui ho assaggiato una Stout e una Pale Ale; credo di aver intuito che fossero brassate per il locale stesso, ma in questo caso il gap linguistico ha impedito di approfondire la conversazione.

App

E se proprio volete avere sottomano e sempre aggiornato l’intero panorma Craft Beer di Shanghai, allora potete scaricarvi la nuova app per smartphone 酒花儿 cioè Hops, luppolo (per IOS ovviamente) che elenca i locali dove bere e comprare birra artigianale, raccoglie i commenti sulle degustazioni fatte e infine potrete seguire incontri o attività a tema (buona fortuna con i caratteri cinesi!).

Considerazioni sulla Shanghai birraria

Da quello che ho potuto percepire nell’arco di alcuni giorni, il panorama brassicolo di Shanghai sta cambiando velocemente e, a distanza di soli due anni dall’ultima visita del nostro redattore Niccolò, ci sono molti nuovi locali in grado di offrire birre artigianali. Ma si tratta di un’evoluzione rapida, che avviene contemporaneamente in diverse direzioni:

  • Da una parte il numero di birrifici locali e tap room aumenta progressivamente, rimanendo ancora piccolo se rapportato al numero di abitanti (24 milioni).
  • Allo stesso tempo notiamo che le grandi multinazionali, quando fiutano un’occasione di business rilevante, non se la fanno scappare inglobando birrifici indipendenti (vedi il caso di Boxing Cat del 2017).
  • Infine assistiamo anche al fenomeno per cui alcuni marchi crafty stanno erodendo lentamente il mercato ai grandi marchi commerciali (anche se ammetto che parlare di erosione di mercato di colossi quali la Tsingtao equivale a paragonare un paio di sardine intente a speronare una balena).

Quantificare questi tre fenomeni o entrare nel dettaglio non è semplice, se non si è esperti del settore – di quel settore laggiù! – poiché l’economia è ben diversa da quella occidentale, così come le abitudini sociali e soprattutto le mode. Anche documentarsi non è affatto scontato: la presenza di una lingua con un alfabeto diverso rendono le informazioni di difficile accesso: io ad esempio son riuscito a recuperare curiosità sul panorama craft solamente attraverso qualche articolo in inglese, scritto da giornalisti occidentali residenti a Shanghai. E infine, ma non per questo meno importante, bisogna tenere in considerazione che Shanghai non è la Cina, anzi è un’enclave molto moderna da un passato recente, coloniale e poliedrico, che rappresenta solo alcuni aspetti di questa nazione. Tutto questo non mi spinge a parlare di un vero e proprio “boom” della birra artigianale, piuttosto di una sorta di bagnasciuga, di andirivieni, in cui si succedono diversi tipi di ondate craft: a volte raggiungono distanze inaspettate sulla battigia, altre volte si ritraggono vistosamente.

Emblematico è anche il caso di Stone Brewing che aveva aperto una tap room poco meno di due anni fa (300 metri quadri più 100 di giardino, con ben 30 spine a disposizione) ed è stato costretto a chiuderla – ora definitivamente – per svariati motivi, non ultimo il difficile momento storico In uno dei suo comunicati il co-founder ed executive chairman Greg Koch ha dichiarato:

We faced challenges over the past year with dramatically increased tariffs, and now the Coronavirus. […] Both factors had a significant impact on our ability to further invest in the market as planned.

Come scrissero Niccolò e Andrea qualche anno fa, la clientela di questi locali è composta generalmente da giovani cinesi benestanti che imitano vizi e costumi dell’occidente, e da occidentali che (come me) si sono trovati a Shanghai per motivi di business o per vacanza, e ricercano un posto più familiare alle loro abitudini (compresa la possibilità di scambiare qualche parola in lingua inglese). “Nella quasi totalità dei posti in cui sono stato il birraio non è cinese e gli stili prodotti lo testimoniano” frase che mi sento di appoggiare e non mi pare che di recente sia cambiato qualcosa da questo punto di vista. In queste tipologie di locali inoltre, vengono serviti quasi esclusivamente piatti stranieri che si ispirano al menu tradizionale del pub americano, non lasciando mai spazio a tentativi di fondere il mondo della birra artigianale con quello della cucina cinese locale (commento personale: nascerebbero degli esperimenti interessantissimi di beer-food pairing!). Infine, la birra artigianale rimane comunque un prodotto costoso (dai 6 ai 9 euro circa per bicchiere) e quindi indiscutibilmente lontana alla maggior parte dei comuni cinesi. Ma come ho già scritto in precedenza Shanghai è un mito – lussuoso – che vive di vita propria…

Gānbēi!

L'autore: Andrea Bedini

Andrea Bedini
Per gli amici Beda. Vive a Torino, chimico di professione e homebrewer per passione. Predilige le birre Blanche e tutte le sperimentazioni birrarie col frumento. Collabora con gli amici del birrificio Quota120 con cui condivide la passione per l’alta fermentazione. Ama gironzolare per il mondo e apprendere usi e costumi brassicoli locali.

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