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Südtirolerbier spuren un anno dopo, o di come (ri)vivere la birra dell’Alto Adige

Anche quest’anno non ho voluto esimermi da passare oltre quindici giorni in Alto Adige, uno dei pochi luoghi dove a mio avviso si possono veramente “ricaricare” le batterie, anche alla luce degli eventi occorsi tra marzo e maggio che ben tutti conosciamo. Confermando quanto constatato in passato, anche in questa occasione ho riscontrato che tutti i birrifici visitati possiedono una gasthaus o un ristorante, magari con biergarten, dove in media si mangia piuttosto bene con una cucina prettamente regionale. Le uniche eccezioni in tal senso sono rappresentate dall’offerta di Hubenbauer, dove vengono prodotti artigianalmente anche sidri e gelati, e di Finix Brewing, che per la propria taproom ha puntato sia sulle proprie birre artigianali, con qualche birrificio ospite, sia su pestati e miscelati. La circostanza in parola e l’assenza di cibo, fatta eccezione per qualche snack, rappresentano una peculiarità nella scena dei locali dei birrifici artigianali altoatesini, ma non sono le uniche, come vedremo.

Dal punto di vista logistico, non posso che confermare e caldeggiare la fruibilità e la comodità dell’ottima rete ferroviaria regionale e delle piste ciclabili, senza però tralasciare anche il sorprendente servizio di autolinee extraurbane, che permette di raggiungere gasthaus e taproom altrimenti difficilmente visitabili in tutta tranquillità. Sul punto, giova sottolineare che pur non essendo in vigore sui mezzi pubblici le norme sul distanziamento sociale – la provincia autonoma di Bolzano non ha recepito le direttive statali di riferimento – non ho mai riscontrato problemi di assembramento nei locali e tantomeno su autobus e treni; al contrario, ho notato che le persone e lo staff dei locali tendono a distanziarsi e a far rispettare la distanza sociale. Ovviamente, il tutto un po’ a discapito dell’atmosfera gioviale, conviviale e anche goliardica sempre riscontrata nei locali dei birrifici altoatesini, ma come dicevano i latini “O tempora, o mores”.

Dal punto di vista prettamente birrario, ben sapendo l’Alto Adige da sempre è legato alla tradizione tedesca, quest’estate ho volto lo sguardo in direzione di quei birrifici con una linea più ampia, abituati a cimentarsi con birre di stampo belga, inglese e americano. Questa peculiarità spesso deriva sia dalla spinta del pubblico under 30, soprattutto per quanto concerne le birre luppolate, sia dalle inclinazioni del birraio, sia da una scelta ben precisa di diversificazione dell’offerta, il tutto con alterne fortune, devo ammettere. Ma veniamo ai birrifici visitati e alle relative bevute, cercando di ordinare i produttori secondo un ipotetico itinerario partendo da Bressanone in treno con bici al seguito e autobus.

Hubenbauer (Varna) è un birrificio e osteria contadina con un bellissimo biergarten dove si possono gustare ottimi piatti tradizionali, ma anche sidri artigianali e gelati prodotti in loco, sovrastati da piante rampicanti e circondati da splendidi vigneti. Passando alle birre provate, la Holbe Treibstoff è una Helles Vollbier con note di fiori di campo bianchi e arancioni, un accenno di cereale e lievi note mielate che preludono ad una lieve secchezza finale; una birra piuttosto semplice e nel complesso discretamente pulita. La Kassian Heller Doppelbock è abbastanza ben attenuata, dalle note di caramello e nocciola che si intersecano con sentori di scorza di arancia, miele millefiori, chiodi di garofano, un finale leggermente secco e di media intensità. Sicuramente tra le birre più interessanti bevute nel corso della vacanza. La Empire è fondamentalmente una Black IPA con aroma di frutta secca, balsamico e frutti di bosco, carbonazione adeguata, lievi note di toffee, caffè e cioccolato, un finale amaro piuttosto rilevante e persistente. È una birra abbastanza soddisfacente nel complesso. Non all’altezza delle precedenti la Alpengold, un tentativo di Red Ale troppo carica sulla parte maltata e profilo amaricante da migliorare, e la Weisse, dove i forti esteri di banana si uniscono ad un corpo sfuggente e ad una carbonazione un po’ eccessiva per una Weizen.

Finix Brewing Company (Perca) è un birrificio totalmente differente da quelli che popolano la scena altoatesina. Oltre ad aver impostato la propria accogliente taproom nel centro di Brunico più come pub – cocktail bar, Finix in primo luogo è un birrificio di stampo statunitense con birraio proveniente dal Maine. Questa caratteristica si ripercuote sulla linea di birre proposta, basata per lo più sulle luppolate, cui si aggiungono una Berliner Weisse, una Milk Stout e una Pils.  Finix Brewing, inoltre, è l’unico birrificio dell’Alto Adige dotato di impianto di inlattinamento mobile, utilizzabile anche da altri birrifici. Ho avuto modo di provare alla spina, presso la taproom di Brunico, la Lumberjack, una Pils con luppoli Tettnanger e Mittelfruh e un aroma floreale ed erbaceo condito da una leggera speziatura, una mouthfeel che ricalca il profilo olfattivo arricchendolo con una lieve nota di miele e di crosta di pane, un finale moderatamente secco ed erbaceo. Sicuramente una birra piacevole, ma senza “bagliori”. Prendendo le mosse da quanto pocanzi esposto, non potevo esimermi dal provare una delle luppolate e la scelta è ricaduta sulla Grind, una Hazy IPA con carbonazione appropriata, dai sentori olfattivi di pesca, mango e ananas che si ripropongono al palato, accompagnati purtroppo da lievi sentori vegetali e una  sensazione di hopburn nel finale. Nel complesso, una volta smussati certi “spigoli”, sicuramente avremo un ottimo prodotto.

Monpier de Gherdeina, birrificio con taproom situata a pochi passi dal polo produttivo,  si trova alle porte della splendida località di Ortisei. Anch’esso vanta una linea piuttosto varia tra alte e basse fermentazioni, con presenza di referenze a fermentazione spontanea e mista. La taproom è accogliente, ben strutturata, ed è presente anche un’offerta food sicuramente allettante, magari da accompagnare, per iniziare, dalla Ladina, una Helles floreale con lievi note di miele, fieno e una leggere secchezza finale: sicuramente una birra semplice, piuttosto pulita e piacevole, la classica birra ideale da consumare appena terminata la giornata lavorativa. Gradevoli sia la Pieralongia, una Session IPA con note floreali, agrumate e di cocco, dalla buona carbonazione e persistenza e con un corpo esile ma non watery, sia la Choco Stout, con gradevolissimi sentori torrefatti e di cioccolato, mentre avrei gradito un pizzico di corpo in più. Non convincenti mi sono apparse la Weizen, troppo esile nel corpo e poco persistente, e la Edelbais, una Rye Beer apparsa un po’ slegata.

In conclusione, l’impressione generale è che nonostante la stagione estiva, l’afflusso nei locali sia vistosamente calato, ma personalmente era prevedibile, il tutto malgrado gli sforzi prodotti dai gestori di taproom e gasthaus soprattutto sul piano delle misure di sicurezza. Anche quest’anno ho riscontrato alti e bassi nelle bevute, ma anche gradevoli sorprese attinenti alla presenza di birrifici di stampo più moderno e di birre luppolate abbastanza soddisfacenti, sebbene lontane dagli standard qualitativi riscontrabili tra i migliori players nazionali. Infine, fortunatamente questa volta mi sembra di aver notato dei passi avanti nel servizio: in particolare da Monpier de Gherdeina è parso non frettoloso, curato e rispettoso dei vari stili proposti, con il ricorso generalmente a bicchieri appropriati, cosa affatto frequente nelle taproom e gasthaus altoatesine, specie quando si opta per birre di stile diverso da quelle di stampo tedesco.

L'autore: Pierluigi Nacci

Pierluigi Nacci
Appassionato di birra artigianale sin dal 2004, ha frequentato numerosi corsi di degustazione e nel corso degli anni ha sviluppato una predilezione per i viaggi birrari all'estero, comprensivi di visite a taproom e pub, e per i festival internazionali. Senza assolutamente tralasciare la scena italiana.

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