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La Brewdog sconvolge il Regno Unito

Brewdg TokyoEra appena lo scorso venerdì quando affrontavo il problema della corrente neo-proibizionista proveniente dal nord Europa. Oggi, a conferma del fenomeno in questione, leggo su Beernews una notizia che mi ha lasciato tra l’incredulo e il preoccupato: la Brewdog è infatti sotto accusa da parte dell’opinione pubblica inglese a causa dell’alto grado alcolico della sua nuova birra, la Tokyo, un’Imperial Stout da 12% gradi alcolici.

Brewdog è un birrificio scozzese relativamente giovane, ma capace di rivoluzionare il settore anglosassone con dei prodotti originali e innovativi: sua ad esempio la Paradox, una birra affinata in botti destinate precedentemente all’invecchiamento del whisky. Anche la Tokyo si distingue per essere una birra molto particolare: è brassata con l’aggiunta di gelsomino e mirtilli, sottoposta a dry hopping con luppoli nordamericani e neozelandesi e infine invecchiata 4 settimane con trucioli tostati di rovere francese. Insomma, un prodotto unico nel suo genere, del quale infatti saranno commercializzate solo 2.000 bottiglie, acquistabili esclusivamente sul sito dell’azienda.

Com’è chiaro, si tratta di un’operazione assolutamente di nicchia, che tuttavia nel Regno Unito ha avuto un’eco imprevedibile. Di punto in bianco, infatti, i maggiori giornali del paese – tra i quali Daily Mirror, The Sun e Financial Times – si sono scagliati in massa contro il birrificio, reo, secondo loro, di aver immesso sul mercato una birra dal grado alcolico troppo elevato. Questa scelta avrebbe ripercussioni negative sul già preoccupante fenomeno del binge drinking, favorendo, di conseguenza, l’adozione di comportamenti a rischio nei confronti dell’alcol.

Le dichiarazioni ufficiali contro la Tokyo non hanno tardato ad arrivare. Ecco cosa dice JackLaw della Alcohol Focus Scotland, un’associazione che sostiene atteggiamenti responsabili nei confronti del bere:

Qual’era la necessità di immettere sul mercato una birra così forte? Le bevande dall’alto grado alcolico spesso sono preferite dai giovani e dai bevitori con problemi – sono questi i consumatori a cui punta la Brewdog?

Non è diversa la posizione di Bruce Ritson, presidente della Scotland Health Action on Alcohol Problems, che afferma:

Era l’ultima cosa di cui avevamo bisogno. Senza dubbio è stata intrapresa una direzione sbagliata, poiché è strettamente correlata ai problemi di salute della Scozia. Se la birre diventasse popolare, avrebbe effetti devastanti sulla salute collettiva, nonché sulla vita sociale della nazione e sulla sicurezza per le strade.

Forse a questo punto molti staranno sorridendo, ma credo che alla Brewdog non possano fare lo stesso. Anche perché a quelle precedenti, si sono aggiunte anche le esternazioni del mondo politico, come quella di
Richard Simpson, portavoce della salute pubblica per il partito laburista:

Poiché in Scozia un’enorme quantità di alcol è consumata in forma di birra, commercializzare questo prodotto appare una scelta assolutamente irresponabile.

E sulla stessa posizione del collega è anche Jamie Stone, portavoce della salute pubblica del partito liberal-democratico scozzese.

Da questi stralci si può intuire il polverone alzato per un prodotto che meriterebbe ben altro tipo di attenzione. E’ un evidente segnale di isteria collettiva, o almeno così appare alla nostra cultura enogastronomica che, fortunatamente, è ancora abbastanza lontana da certi fenomeni collettivi, sia nei modi che nei contenuti.

Alla Brewdog non è rimasto altro da fare che muovere le proprie sacrosante obiezioni nei confronti degli attacchi ricevuti. Purtroppo un piccolo birrificio scozzese non ha la forza comunicativa dei giganti dell’informazione, perciò ormai il danno è fatto. La speranza è che, passato il momento d’isteria generalizzata, la Tokyo possa tornare ad essere vista per quella che è: una birra particolare, un’interessante interpretazione dello stile Imperial Stout.

Anche se non ce ne dovrebbe essere bisogno, riporto i punti principali dell’arringa difensiva della Brewdog, apparsa sul loro sito:

Innanzitutto […] chi critica la Tokyo sembra non aver capito come sarà venduta questa birra. Non sarà disponibile nei pub, nei supermercati, nei bar. Sarà acquistabile solo in Scozia attraverso il nostro sito web.

Secondariamente è una birra molto costosa. Per lo stesso prezzo di due bottiglie di Tokyo chiunque può acquistare una confezione di 24 bottiglie di lager industriale. Che è la tipologia di birra di cui la gente normalmente abusa.

Infine, nessuna di queste voci ci ha ringraziato quando abbiamo messo in commercio la nostra Edge – una mild dal 2,7 gradi alcolici.

La Scozia è la patria del whisky […] Il vino supera spesso i 13 gradi – risultando quindi più forte della Tokyo (sconvolgente, terribile). Birre molto più forti della nostra sono state prodotte per decenni in tutto il mondo, stiamo solo rendendo la birra britannica al passo coi tempi.

Noi crediamo nei consumatori e nella loro intelligenza. […] Penso che questi censori debbano capire che c’è un limite dove le loro continue accuse infantili finiscono e dove inizia la libertà e la scelta dei consumatori.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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7 Commenti

  1. Gli hanno fatto solo una gran pubblicità.io non vedo l’ora di accaparrarmene una…

  2. Sì, più che danno, direi anch’io che hanno ricevuto un’enorme pubblicità. Sempre più spesso i giornali riportano notizie solo per fare scandalo, senza documentarsi a fondo prima, anche perché qui di scandaloso proprio non c’è niente.
    Schigi come farai a provarla se la vendono solo online per la Scozia? 😀

  3. Conosco chi le importa in Italia.

  4. Hanno fatto anche la Paradox anniversario…10% e solo 200 esemplari.
    La Tokyo la proverei anche io. 😀
    Ciao Mirko

  5. C’è da ridere (o piangere a seconda). Dopo le denunce che si sono beccati perchè le loro etichette “istigano alla violenza” e “incitano al consumo smodato” (http://www.brewdog.com/news.php?id=51) pure questa della gradazione. Ma l’ossessione (e le contraddizioni) per il problema alcolismo in UK e USA è arcinota. All’atto pratico ha ragione Schigi: promozione a sbafo per Brewdog e per la Tokio tanto che c’è da chiedersi se a brewdog non abbiano amici nelle commissioni e nei tribunali, vista la pubblicità gratuita !!!!

  6. Dopo più di un anno Mr Portman vs Tokyo* atto secondo:
    http://www.brewdog.com/blog-article.php?id=197

  1. Pingback: » BrewDog Tokyo*

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