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Brewdog senza pace: bandita la Speedball

Come riportato da Pete Brown e dal sito Ales&Co., dallo scorso 20 gennaio la Speedball della scozzese Brewdog – di cui abbiamo parlato diffusamente su queste frequenze – è ufficialmente bandita dagli scaffali dei rivenditori del Regno Unito. Il Portman Group, l’ente che vigila sul marketing dei prodotti alcolici, ha infatti deciso di ritirare dal mercato la nuova birra di Brewdog, perché esporrebbe i consumatori a un messaggio negativo circa l’abuso di stupefacenti.

“Speedball”, infatti, si riferisce chiaramente al nome inglese del famigerato mix di cocaina ed eroina, spesso letale a causa della compartecipazione degli agenti stimolanti della prima con quelli depressivi della seconda. Ed è proprio da questa caratteristica chimica che nasce la birra in questione: è infatti realizzata sia con ingredienti dalle proprietà eccitanti (Guaranà, Cola acuminata, ecc.), sia dalle proprietà tranquillanti (luppolo, Papavero Californiano). Ecco spiegato il motivo di un nome tanto bizzarro…

Per la verità Brewdog non è nuova a certe vicende. Come già raccontato, la scorsa estate in Inghilterra si sollevò una forte protesta nei confronti della Tokyo, un’Imperial Stout da circa 12% gradi alcolici, attaccata da diverse associazioni a causa del suo elevato grado alcolico. O ancora, come ricorda Roger Protz, dopo otto mesi di braccio di ferro, Brewdog vinse la sua sfida contro il Portman Group, che aveva richiesto di cambiare il marketing di ben 3 birre: la Punk IPA (potenzialmente associabile a comportamenti a rischio perché definita dal produttore come una “aggressive beer”), la Hop Rocker (la relativa descrizione avrebbe dovuto suggerire “miglioramento di capacità mentali o fisiche”) e il brand Riptide (perché definita da Brewdog una “stout spietata”).

Se è vero che i precedenti casi appaiono basati su interpretazioni davvero assurde da parte degli accusatori, bisogna ammettere che forse con la Speedball il marketing di Brewdog si è spinto fin troppo oltre, andando incontro a sanzioni che potevano essere preventivate, soprattutto in una società come quella britannica, tradizionalmente attenta a determinati discorsi.

D’altro canto è difficile non concordare con quanto espresso da Martin Dickie, co-fondatore del birrificio scozzese:

Il Portman Group ci ha attaccato per il nostro marketing invece di colpire le compagnie che vendendo prodotti di massa a basso prezzo stanno causando i veri problemi della nazione con l’abuso di alcol. Questa birra nel Regno Unito è disponibile solo in 1.184 esemplari e costa 3 sterline a bottiglia; quindi la Speedball è per chi beve birre di qualità in modo responsabile e apprezza un prodotto di fascia alta a un prezzo di fascia alta.

Morale della favola: la commercializzazione della Speedball è illegale fino a quando il marketing del prodotto non sarà modificato per assecondare i principi del “codice etico” del Portman Group.

Voi cosa ne pensate: ritenete che la decisione del Portman Group abbia un senso per tutelare dall’abuso delle droghe o che sia completamente campata per aria? E ancora, credete che Brewdog abbia tirato troppo la corda (magari anche per ricevere pubblicità gratuita, dubbio sempre lecito) oppure che il marketing della sua birra sia assolutamente esente da colpe?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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9 Commenti

  1. Azz..chissà quanto vale una boccia ora!!Secondo me, presto per averla dovremo andare ad un asta da Christi’s..(mi pare si scriva così..)Fortunati chi l’ avrà comprata e non tracannata subito..

  2. vabbè, di certo la esporteranno, di certo nn la buttano, anzi hanno anche tanta pubblicità ora, nn solo in inghilterra (dove tutti i capi del Portman Group ne hanno comprata una cassa direttamente al birrificio) ma anche nel resto del mondo (brassicolo).

    riguardo alla Brewdog, per me hanno esagerato, ma nn nel nome (anche se l’attrazione dei nomi delle sue birre sono innegabili), ma nel tirare la corda, come ha appunto detto andrea (oppure come hai appena detto. dipede, a chi mi dovrei riferire? XD). La gran bretagna è un proliferare di ubriaconi, ragazzi che si sballano con ogni tipo di alcolico disponibile… tranne la birra!!!

    Martin Dickie ha assolutamente ragione, di certo una bottiglia (che poi nn so nemmeno quanto sia in effetti conosciuta tra i giovani) della fascia di prezzo medio-alta nn può essere bandita in un paese di secolari tradizioni brassicole!!!

    p.s. la situazione in britannia, ci dovrebbe cmq tirare un pò su di morale, almeno sappiamo di nn essere gli unici con un governo che scarica le colpe dove nn ci sono.

  3. Andrea Turco

    Ottima l’osservazione di Gennaro, stasera controllo se all’Off License ne è rimasta qualche bottiglia! Sarà difficile però lasciarne intatto il contenuto

  4. Andrea, se la trovi prendine una anche per me, pensando di trovarla sempre non ce l’ ho e mi piacerebbe averla per la mia collezione. Appena vengo a roma ti rendo i soldi (al massimo il 17 aprile all’ italian beer festival).
    ti ringrazio per ora!!

  5. Andrea Turco

    Ok Gennaro ricevuto! Vedo che cosa è rimasto da John… Vedi alla fine come funziona bene il marketing di Brewdog 😉

  6. Scelta infelice o marketing aggressivo, tipo “…purchè se ne parli”? Un dilemma difficile, anche se -comunque sia andata- la Brew Dog ne ha sicuramente tratto un vantaggio pubblicitario. Magari oltremanica potrebbe risultare una sorta di boomerang, chissà….mi rimane sicuramente la curiosità di provare, anche se sono sempre stato scettico verso quelle birre che -o con gli ingredienti, o con i nomi ambigui- fanno l’occhiolino a “sballi” e/o a sostanze ritenute di sicuro “effetto”. Parlo delle varie birre “aromatizzate” alla canapa, ma anche di quei prodotti che promettono tanto (le bevande “con le ali”, o con il “fuoco”…ora pure i chewing-gum!!) ecc. ecc. Magari gli appassionati riescono a fare una cernita, ma immagino il “pischello”….

    ciao

    Tony

  7. Eh..di cose da dire ce ne sono tante, però il dato di fatto lo ha centrato Andrea, facendo notare come sia facile vendere dopo una notizia così. Sinceramente dubito che l’ ufficio commerciale di brew dog non abbia valutato l’ ipotesi di dover sospendere presto la produzione, ottenendo quindi una pubblicità incredibile e la possibilità di poter avere un prodotto considerato..famigerato…
    il pischello è difficile che compra birre di questo genere, magari quella alla canapa gliela regalano (vedi pianeta birra Rimini)

  8. io credo che nn debba in nessun modo il nome o lo stile (o il non stile) a influenzare una scelta d’acquisto, se la birra è buona allora è OK altrimenti può chiamarsi come vuole ma per me può restare sugli scaffali. A questo punto però è da notare che se vedo una Tokyo o una Speedball su uno scaffale, mi viene la voglia di prenderne una bottiglia (perchè ne ho sentito parlare, nn perchè ormai la speedball è “rara”), ma io conosco queste birre solo per la pubblicità che gli è stata fatta indirettamente e con fini opposti, se il governo avesse taciuto, oggi nn saremmo a parlarne quì e io sarei beatamente ignorante nei confronti dei prodotti di questo birrificio e probilmente nei confronti del birrificio stesso.

  9. Marketing ed anche di alto livello!
    La brewdog punta molto sull’immagine (alcune bottiglie tipo la punk ipa o la stessa speedball le vendiamo solo per l’etichetta, in realtà pi spieghiamo cosa c’è dentro ma il primo impatto è quello grafico spesso). Poi se andiamo a vedere le loro birre son davvero ottime (almeno quelle che ho provato, compresa la Speedball).

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