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Nuove birre italiane da Lambrate, Stavio, MC77 e Free Lions

voladaTra gli appassionati di birra c’è chi preferisce propendere su pochi prodotti, che conosce bene, e chi invece ama sperimentare continuamente nuove creazioni. Il post di oggi è dedicato in particolar modo a questi ultimi, visto che andrò a presentarvi le ultime novità dei birrifici italiani. Partiamo allora da una notizia fresca fresca, riguardante l’ultima one shot firmata birrificio Lambrate: si chiama Volada (4% alc.) e appartiene allo stile delle California Common (Steam Beer). Questa tipologia è una delle poche nate originariamente negli Stati Uniti e presenta la peculiarità di essere prodotta con lieviti da lager, lasciati lavorare però a temperature alte. Si tratta di uno stile abbastanza di nicchia, uno dei pochi non ancora toccati dalla vena creativa del produttore meneghino.

La Volada – che in dialetto significa “rapina velocissima” – sarà presentata in anteprima martedì 29 ottobre presso i locali di via Adelchi e via Golgi dall’orario di aperitivo in poi. Questa la descrizione che ne fa il birrificio:

Birra chiara dai toni giallo carico. Al naso netto profumo di luppolo e aromi di lievito. In bocca è caratterizzata dal gusto di malto con corpo medio e un finale amaro, accentuato dal luppolo americano, Calypso.

altralomaSe i ragazzi del Lambrate riservano continue sorprese, lo stesso si può dire per quelli di Birra Stavio, ormai ospiti fissi in post di questo tipo. Le novità dalla beer firm romana sono addirittura due, che vado a illustrarvi. La Teentrip (5% alc.) è una Blond Ale in stile belga, dove il lievito gioca un ruolo di primo piano a livello organolettico, con note speziate e di frutta bianca. Ciononostante la bevuta risulta parecchio snella, grazie a un corpo leggero (ma corretto) e a un’ottima secchezza finale. L’Altraloma (5,8% alc.) è invece una Golden Ale ricca ma semplice, con aromi di agrumi e frutta tropicale e un tocco leggero di malto chiaro che prelude a una chiusura luppolata, amara e pulita. Le due birre sono state prodotte rispettivamente presso l’impianto di Mastino II e di BQ.

mild the gapTorniamo a parlare di stili tradizionali con l’ultima nata in casa MC77, che svela la tipologia di appartenenza sin dal modo in cui è stata battezzata: Mild the gap. Il nome è molto azzeccato, perché fa riferimento alla metropolitana di Londra. Quello delle Mild è infatti uno stile storico strettamente legato alla quotidianità dei paesi anglosassoni, tanto da essere stato per decenni il tipo di birra più bevuto in assoluto. Poi le conseguenze dell’industrializzazione ne hanno minato il successo fino a comprometterne addirittura la sopravvivenza, finché in tempi recenti il Camra ne ha promosso la rinascita. Oggi le Mild sono tornate nella gamma di molti birrifici inglesi ed è bello vedere che anche i nostri produttori sono interessati a rilanciarle. Complimenti allora ai ragazzi di MC77, perché non è certo uno stile commercialmente facile. Se volete assaggiare la Mild the gap, sappiate che sarà presentata venerdì 25 ottobre al Malto Misto di Roma.

epiroE concludiamo con una birra nata nello stabilimento del laziale Free Lions, ma che sarà venduta in esclusiva nei locali romani Barley Wine, Hop&Pork ed Epiro (quest’ultimo di prossima apertura). Si chiama A-Team (5,4% alc.) ed è una American Amber Wit la cui ricetta è stata ideata in collaborazione con Brooks Carretta, birraio italo-americano ampiamente apprezzato nell’ambiente. La birra è stata presentata martedì scorso al Barley Wine. Qualcuno di voi l’ha assaggiata?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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7 Commenti

  1. alexander_douglas

    american amber wit….sarebbe una american wheat ambrata?

    • Andrea Turco

      Se per wit si intende quella wit, mi aspetterei anche una speziatura da blanche

      • alexander_douglas

        eh infatti….è la dicitura complessiva che mi lascia un po perplesso, ma in senso curiosamente buono 😀 ( quanto meno perchè conosco e apprezzo la qualità delle birre di andrea)

        • Credo vada chiamata American Amber Wheat…dato che dovrebbe derivare dalle American Wheat. Non è che mi ispiri molto, in realtà.

          • invece secondo me è un’idea interessante, me la voglio fare pure io in casa, acidità del frumento contrastata con un po’ di caramello. tutto sta a farla bene ovviamente

          • Avendola provata, mi sentirei di dire che è più American Amber che Wheat, ma nel complesso molto ben fatta e più che gradevole

  2. “Birra chiara dai toni giallo carico. Al naso netto profumo di luppolo e aromi di lievito. In bocca è caratterizzata dal gusto di malto con corpo medio e un finale amaro”

    praticamente il 90% delle birre esistenti 🙂

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