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Brewpub in franchising: un locale birrario alternativo

bicuLeggendo questa mattina il sito Beverfood, mi ha colpito la notizia che il Bicu sta per aprire due nuovi locali col proprio marchio. Interessante, fino a ieri sapevo che il Bicu era un semplice brewpub di Genova (apertura datata 2007), oggi scopro che si è trasformato in una catena di ristoranti/brewpub capace di vantare ben 5 filiali sparse nel nord Italia. D’accordo che il trend della birra artigianale ci ha abituato a ritmi impressionanti, ma certi dati lasciano sempre meravigliati.

In soli tre anni il progetto Bicu ha quindi sfondato, riuscendo a trasformarsi in un vero e proprio franchising. La formula affianca alla produzione di birra una particolare attenzione alla ristorazione, con un menu molto vario (e di buona qualità, sembrerebbe), capace di assecondare anche necessità particolari. Inoltre vengono organizzati eventi a tema con scadenza periodica. Come scrissi a luglio 2008 in occasione della sua campagna pubblicitaria irriverente – viste le successive evoluzioni si potrebbe definire anche vincente – il Bicu è un locale piuttosto trendy, giovanile ma adatto anche alle famiglie, in cui la birra gioca un ruolo importante ma non da protagonista assoluta.

Una catena di brewpub in Italia è un modello di business insolito, ma non inedito. Una delle prime esperienze di questo tipo si è avuta con il Befed, che vanta 6 locali in tutta Italia, il primo dei quali aperto addirittura nel 1997 (dati Microbirrifici.org). Anche l’Hops! ha 4 locali con il suo nome sparsi per la Penisola.

All’estero modelli simili non sono pochi. In un thread su it.hobby.birra, Laurent Mousson citò ad esempio la svizzera Les Brasseurs, che ha sedi a Ginevra, Losanna, Nyon e Neuchatel. L’impostazione trarrebbe ispirazione dalla francese Les 3 Brasseurs, che conta solo in patria ben 26 ristoranti/brewpub. Negli Stati Uniti è abbastanza conosciuta la catena Pizza Port, collegata al birrificio Port Brewing. Infine, la catena di brewpub più famosa al mondo è probabilmente il Porterhouse, che vanta 4 locali in Irlanda e uno a Londra.

Cosa pensare di una serie di brewpub in franchising? A parte casi eccezionali, secondo me una simile soluzione difficilmente può garantire la stessa passione e attenzione per il prodotto finale di un birrificio o un locale standard. Di contro, se la qualità delle birre è accettabile, può rappresentare un modello di business alternativo piuttosto interessante, soprattutto per il consumatore.

Personalmente apprezzo molto l’atmosfera dei luoghi in cui si beve e il rapporto che si può instaurare con chi cura il prodotto, che sia il birraio o il publican. Non amo particolarmente gli “empori” della birra artigianale, che ti propongono le proprie produzioni (o quelle di altri) in modo totalmente spersonalizzato. Credo sia un po’ la differenza che passa tra i grandi pub inglesi e le catene tipo Wetherspoon: le seconde possono vantare anche grandi birre alla spina, ma manca loro tutta l’atmosfera e il clima che si respira in realtà come Wenlock Arms o White Horse. D’altro canto molte persone si trovano ugualmente a loro agio in un pub Wetherspoon… insomma questione di gusti.

Qualcuno di voi è mai stato in un brewpub in franchising? Lo avete apprezzato? Cosa ne pensate di una simile soluzione?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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21 Commenti

  1. mmm Bicu di Savignano (FC) bocciato.

    non vengono proposte tutte le birre presenti a Genova e quelle che ci sono le trovo insipidine e molto “vorrei osare ma non posso perchè potrebbero non piacere alla massa” …

  2. Il collegamento tra Pizza Port e il birrificio Port Brewing è che l’azionista di maggioranza di entrambe le società è lo stesso. Ma l’unica “collaborazione” tra le due entità è che se i Pizza Port vogliono, mettono alla spina oltre alle proprie birre quelle di Port Brewing (come di altri birrifici).O almeno questo è quello che loro sottolineano…

    Negli USA ci sono anche catene come Gordon Biersch o Rock Bottom.
    I locali Rock Bottom hanno un loro mastro birraio che è libero di fare più o meno quello che vuole: infatti alcuni vincono premi al GABF per la qualità delle loro birre.

  3. er pippatore de antrace

    Stai dimenticando un altro brewpub in franchising:l’hops di Riccione che ormai avrà quasi 15 anni e dovrebbe avere 3 o 4 filiali.Inoltre per quel che ne so io la porterhouse di Londra non produce birra, vende soltanto quella fatta in Irlanda più bottiglie da varie parti del mondo.Smentitemi se sbaglio.Io dai pub wetherspoon in genere scappo via…ma bisogna pur sempre ricordare che si trovano alcune ottime birre che possono costare anche meno di 2 sterline a pinta.

  4. @pippatore
    Grazie per la precisazione sull’Hops.

  5. Mah di tutti quelli che hai citato son stato solo al BEFED e devo dire che il locale non mi è dispiaciuto ma la qualità della birra lascia moooooolto a desiderare!!!!

  6. Concordo con iaci, con il quale sono stato all’inaugurazione del Befed ad Alessandria; diciamo le cose come stanno, la birra era proprio scarsa! Mi ricordava una delle mie prime birrificazioni da malto preparato.
    In generale non credo che al Befed siano molto interessati alla qualità della birra, almeno al Befed in cui sono stato io.
    Il Bicu e l’Hops non li conosco, ma se fanno buona birra, ben vengano anche i franchising!
    Se invece brewpub in franchising significa solo sfruttare la moda del momento per fare business, senza interesse alcuno per la birra (questa è l’impressione personale che ho avuto del Befed), secondo me non ne abbiamo proprio bisogno.

  7. I BEFED possono essere dei locali piacevoli ma a mio avviso hanno un target completamente differente rispetto ai lettori abituali di questo blog!

  8. @ Tyrser
    questa su Port Brewing è un bel po inessatta…

  9. Magari fossero come Pizza Port….

  10. Quello che penso di una simile soluzione è che iniziano a girare tanti soldi, e che la domanda sta venendo coperta da chi ha già il capitale (presumibilmente proveniente da altre attività) per permettersi simili operazioni.

  11. Sono stato proprio Giovedì a pranzo al Bicu di Genova e in precedenza,mi pare fosse Febbraio,a cena all’Hops a Riccione…devo dire,per entrambi,che i locali sono grandi,accoglienti e offrono una buona proposta,per quanto riguarda il food però…le birre non sono entusiasmanti,non fanno schifo,si lasciano bere,però sarebbe lecito aspettarsi qualcosa di meglio….

  12. Ciao,
    [“secondo me una simile soluzione difficilmente può garantire la stessa passione e attenzione per il prodotto finale di un birrificio o un locale standard.”]

    concordo, non ho avuto una grande impressione a riguardo del Bicu’ di Casalecchio di Reno (BO). Le birre due birre che ho assaggiato non mi hanno fatto impazzire, nonostante il loro prezzo notevolmente piu’ alto della media.

    [“Di contro, se la qualità delle birre è accettabile, può rappresentare un modello di business alternativo piuttosto interessante, soprattutto per il consumatore.”]

    Aggiungerei anche che in un settore emergente come questo, chi vende birra artigianale non di qualita’ puo’ portare l’utente a pensare che questo prodotto non sia poi cosi’ interessante. E il danno e’ maggiore se chi lo fa e’ una catena, che riesce quindi ad influenzare una quantita’ di clienti molto piu’ grande… 🙂

    Ciao!

  13. in effetti io sono stato sia al hops che al bicu e le birre che propongono a parte qualche raro caso sono altamente inbevibili,qualità molto scarsa,locali freddi e con poca allegria al interno…insomma nulla di che..

  14. Ottimo articolo. Sto cercando disperatamente ormai di aprire un mio brewpub ma oltre alle solite difficoltà burocratiche, di difficile ma non impossibile soluzione, c’è un grosso ostacolo da superare: quello economico… ecco perchè la soluzione franchise potrebbe aiutare ma da quanto sto leggendo in giro mi pare di capire che non esiste una soluzione facile… avevo avuto anche il dubbio che in franchise la produzione sarebbe stata “ghettizzata” per cui forse conviene pensare ad altro

  15. Ciao ,
    Sono uno dei gestori di alcuni punti di BEFeD Brew pub . Anche noi siamo una catena di Brew pub in franchising che vanta 27 punti sul territorio italiano .
    Se vuoi sapere qualcosa di più mandati una mail all’indirizzo che no lasciato .

    Buona giornata

    • ciao e da tempo che cerco qualcosa di particolare nel mondo dei brew pub vorrei delle info in merito al franchising

    • ciao davide sono luca e ho intenzione di aprire un brew pub in franchising in sardegna mi faresti sapere com’è regolamentato il vostro settore (obblighi del franchising ecc. ) grazie anticipatamente.
      g.luca

      • Ciao Luca.. mi chiamo Claudia e assieme al mio compagno vorrei aprire un Befed.. siamo rimasti veramente colpiti dal tipo di locale.. purtroppo non riusciamo a capire come avere informazioni in merito e capire come possa essere fattibile la cosa..
        Sai darci indicazioni in merito?? E a chi potremmo rivolgerci??
        Grazie
        Claudia

    • Ciao Davide, anch’io sarei interessato ad aprire un brew pub in franchising, è ero molto interessato alla vostra catena BEFeD. Se hai del tempo vorrei qualche informazione, tipo se occore un tot di popolazione x apripre un vostro franchising, oppure ke margini di guadagno si hanno ecc ecc. Spero di avere al più presto una tua risp e ti ringrazio in anticipo.

  16. nunzio borrello

    vorrei notizie maggiori sui costi e i tempi. grandezza minima del locale

  17. Buongiorno,
    sono di Termoli (CB) e mi piacerebbe molto aprire un brew pub in franchising. Potrei avere migliori info sull’argomento? Ad esempio le migliori aziende che lo fanno?
    Grazie

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