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Nuovi birrifici italiani: Brewfist, PBC e La Mata

E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che abbiamo dato un’occhiata ai nuovi birrifici italiani (per la precisione un paio di mesi), dunque mi sembra corretto tornare sull’argomento con nuovi aggiornamenti. Uno dei nomi più caldi comparsi recentemente è quello di Brewfist, inaugurato lo scorso dicembre a Codogno (LO), nella zona industriale Mirandolina. Un’azienda che si è subita imposta all’attenzione degli appassionati per una comunicazione aggressiva, che parte dal nome e dal logo, per poi declinarsi sulle birre e sulle etichette. Insomma si può correttamente inserirlo tra gli esponenti del nuovo corso italiano, rappresentato già da Bad Attitude e BSA, che intende la birra artigianale come una bevanda di qualità ma non elitaria, indirizzata a un pubblico giovane e lontana dal consumo nei ristoranti.

Dietro a questo intrigante progetto operano tre giovani amici: Pietro Mosconi (32 anni), Pietro Di Pilato (il birraio, 31 anni) e Andrea Maiocchi (27 anni). Un progetto che sembra voler puntare in alto, partendo già dall’impianto a disposizione, piuttosto grande per un microbirrificio italiano debuttante: si parla di una capacità di 30 hl, che probabilmente permetterà all’azienda di perseguire al meglio i propri obiettivi. E’ infatti evidente che Brewfist stia cercando di entrare nel segmento – ancora tutto da scoprire – delle birre artigianali italiane “low-cost”: formato standard da 33cl e prezzi decisamente interessanti.

Leggendo Birrophilia e La Bussola della Birra, apprendiamo che attualmente sono prodotte quattro diverse birre, tutte d’ispirazione anglosassone: la 24K è una Golden Ale da 30 unità d’amaro, la Jale una Special Bitter piuttosto in stile, la Burocracy un’immancabile India Pale Ale con luppoli americani e neozelandesi, infine la Fear una Milk Chocolate Stout morbida e dolce. Domenica scorsa al Domus Birrae mi sono steccato con l’amico Lorenzo la Jale: decisamente interessante, con un buon profumo di biscotto al naso e scorrevole in bocca, nonostante una chiusura non propriamente armonica. Come inizio è molto promettente, sicuramente il birrificio farà parlare di sé.

Lo scorso dicembre è stato anche il mese di debutto di un altro produttore, il Piccolo Birrificio Clandestino di Livorno (sito web), che va ad accrescere l’impressionante numero di aziende brassicole della Toscana. Il progetto nasce dall’idea di due amici, Stefano e Pierluigi, che si sono lanciati in questa avventura portando ognuno le proprie competenze: imprenditoriali per il primo, brassicole per il secondo. Ad essi si sono uniti altri sette soci, con i quali è stata portata avanti l’idea fino all’inaugurazione dello scorso 11 dicembre.

Le birre prodotte sono al momento quattro: la Ri’appala è un’American IPA che punta forte sulla caratterizzazione del luppolo americano; la Santa Giulia è un’Amber Ale di stampo statunitense, con spiccate note tostate; la Villa Serena è una Belgian Ale che ricerca l’equilibrio e la facilità di beva, nonostante la discreta gradazione; infine la Speziale dovrebbe presumibilmente puntare su un valido impiego di spezie.

Il PBC è un brewpub, quindi oltre alla produzione c’è un vero e proprio locale, dove si possono bere le birre realizzate in loco e accompagnarle con una ristorazione attenta alla qualità delle materie prime. La produzione dell’azienda si attesta al momento a una media di 200 litri/settimana, di cui il 15% finisce in bottiglia.

Concludiamo infine con il birrificio La Mata di Solarolo (RA), nato dalla passione di Marco Tamba e situato all’interno dell’azienda agricola di famiglia. Da quanto riportato sul sito web (tanto carino quanto poco usabile) l’azienda ha deciso di seguire direttamente tutto il processo di produzione della birra: la selezione e la coltivazione delle materie prime, la lavorazione delle stesse e il processo di trasformazione. Che sia una delle prime aziende che potranno sfruttare gli sgravi fiscali previsti dalla nuova definizione di birra come prodotto agricolo?

Attualmente sono commercializzate tre birre: la Dora, una Golden Ale fresca e rinfrescante; la Mora, un’ambrata ad alta fermentazione piena e maltata; la Lova, avvolgente e dalla gradazione alcolica importante (8% alc.). Degne di nota le etichette, che magari non incontreranno il gusto di tutti, ma che visivamente appaiono molto ben curate.

Particolare curioso è quello relativo all’energia utilizzata, che è prodotta in loco attraverso un impianto fotovoltaico presente sul tetto del birrificio.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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19 Commenti

  1. perché poco usabile? a me sembra un sito-vetrina come ce ne sono migliaia, ma tutto sommato fatto meglio di tanti altri

    • Andrea Turco

      Fatto meglio dal punto di vista estetico, ma non della tecnica di progettazione. Se ci fai caso il tasto indietro non funziona (grave errore!) e la navigazione è fatta tramite javascript, con tutti i problemi che ne derivano (tra cui l’impossibilità per i motori di ricerca di indicizzare le pagine interne).

  2. ta ghe rason (non so dei javascript, ma presumo ci voglia davvero poco a far funzionare il tasto beck…)

    • Andrea Turco

      Non devi far niente per farlo funzionare, puoi solo trovare il modo per non farlo funzionare 🙂 Ripeto, è un problema di progettazione del sito e di soluzioni tecniche adottate

  3. la Burocracy l’ho bevuta all’Emilia Hold’Em e mi è piaciuta davvero!

    • Ma c’era tra le spine??!?!?!?
      Se si’ , non l’ho proprio vista.
      Brewfist è un progetto interessante , ho parlato con uno dei tre ragazzi alla Merla e l’ho visto bello carico…..per ora ho bevuto solo la 24k , ma questo w.e. a Rimini e piu’ avanti all’IBF penso di riuscire a fare filotto…

  4. “E’ infatti evidente che Brewfist stia cercando di entrare nel segmento – ancora tutto da scoprire – delle birre artigianali italiane “low-cost”: formato standard da 33cl e prezzi decisamente interessanti.”

    Per quanto rigurda Brewfirst i prezzi applicati ai beershop mi son sembrati come tutti gli altri birrifici. L’unico problema è che un cliente ha ordinato direttamente dal sito ed ha apgato praticamente quasi l ostesso prezzo che applicano al negozio, non mi pare geniale. Per quanto rigurda le birre mison sembrate delle birre “ordinarie”, un paio ababstanza piatte…riasseggeremo questo weekend, ma negli utlimi tempi mi è sembrato sia stata una tendenza tutta italiana a fare e rifare birre già bevute, speriamo di sbagliarmi…ci si vede a rimini per un assaggio collettivo!!!
    Gli altri due birrifici son curioso.
    M.

  5. Perdonaci Mirko ma, il prezzo al cliente era esplicitamente “di favore” per una campionatura una tantum in vista del suo progetto di apertura di un beer-shop.
    Anche perchè ordinare da un sito che non è ancora online la vedo un po’ complicata.
    Per correttezza di informazione… Ci si vede a Rimini!
    Pietro

  6. Try this from one of the best brewers in scandinavia

  7. assaggiata la Spaceman di Brewfist,ottima!mi ha ricordato la west coast ipa di revelation cat,leggerissimamente più bilanciata sui malti,ottima davvero.

  8. buona la burocracy… provata al blind pig, buon corpo e buon luppolo.

  9. le birre del brewfist non le ho trovate cosi’ buone anzi ho avuto problemi di acidita’
    e di reflusso forse il birraio dovrebbe lavorare meno le trebbie visto che potrebbero
    lasciare sostanze poco digeribili
    (golden 24k e la spiceman)

    prof. carlo zenin

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