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Prossimamente all'Open Baladin: serata La Trappe e Birraio dell'Anno

tonaca-frateDopo il grandissimo Birra del Borgo Day di ieri – su cui vi aggionrerò nel post di domani – gli eventi nell’orbita romana continueranno anche nei prossimi giorni, grazie ad alcuni appuntamenti in programma all’Open Baladin di via degli Specchi 6. Il primo si terrà domani martedì 25 maggio e si strutturerà come una serata di degustazione incentrata sulle birre dell’abbazia De Koningshoeven, uno dei sette produttori trappisti al mondo e, nello specifico, l’unico non presente su territorio belga (è olandese). Molti conosceranno non tanto il nome del birrificio, quanto quello della birra prodotta in loco: La Trappe.

Fate attenzione, perché non sarà una serata di degustazione come tante. A renderla unica sarà infatti la presenza di un ospite d’eccezione: frate Isaac, priore dell’abbazia, che approfitterà di una delle sue rarissime uscite dal monastero per raccontare ai partecipanti i dettagli delle creazioni La Trappe e il modo in cui conciliare vita monastica e produzione brassicola. A rendere ancora più straordinaria la serata ci sarà Lorenzo Dabove (in arte Kuaska), che condurrà la degustazione delle birre in programma.

Ogni produzione sarà abbinata a un piatto della cucina dell’Open Baladin. Il menu prevede: La Trappe Witte Trappist con battuto di fassona, La Trappe Blond con terrina di Foie Gras, La Trappe Tripel con Tripel Burger e per finire La Trappe Quadrupel con “il dolce più gaggio del mondo” (c’è scritto così, ve lo assicuro…). La serata costa 25 euro a persona, per prenotazioni contattate lo 066838989.

Lunedì 31 maggio, invece, sempre all’Open Baladin andrà in scena la premiazione del concorso Birraio dell’Anno, promosso da Fermento Birra e vinto da Nicola Perra del birrificio sardo Barley. La serata, che inizierà alle 20,30, vedrà ovviamente protagoniste le birre di Nicola, abbinate alla cucina dell’Open. Ecco il programma nel dettaglio: Friska con patate, polpo e prezzemolo, Zàgara con insalata di gamberetti, avocado e scorza d’arancia, Tùvi Tùvi con vellutata di asparagi e cozze, BB10 con cremoso alla liquirizia, cioccolato e fruit passion. Come chiusura, sarà servita una bonus beer, la BB Evò.

A condurre la degustazione sarà presente ancora una volta Kuaska. I posti sono limitati e la prenotazione è naturalmente obbligatoria (il numero di telefono è sempre lo stesso)

Per la cronaca, il concorso ha visto piazzarsi al secondo posto ex aequo Riccardo Franzosi di Montegioco e Fabio Brocca e Stefano Di Stefano di Lambrate.  Terzo posto infine per Giovanni Campari del Birrificio del Ducato. Per i dettagli vi rimando alla pagina di Fermento Birra relativa all’iniziativa.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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8 Commenti

  1. Con tutto il rispetto per frate Isaac, io non riesco a considerare trappiste le La Trappe.

  2. @Patrick
    In che senso non riesci a considerarle trappiste?

  3. Il birrificio di Koningshoeven mi è sempre sembrato un po’ ambiguo: a parte che brassa anche per marchi industriali (John Martin), ma poi – ed è la cosa più importante poiché alla fine è in base ai risultati che uno avvalora certe considerazioni – per quanto possano dire che dal 2005 i monaci abbiano una parte “più attiva” (che significa? In che misura? Magari frate Isaac potrebbe dare una risposta se qualcuno glielo chiedesse, domani, al posto mio visto che non potrò esserci ^^), in un contesto di produzione che comunque fa capo al gruppo Bavaria, che con la birra artigianale ha ben poco a che vedere, io sinceramente ho sempre percepito un *abisso* tra le La Trappe e le altre etichette trappiste.
    Tutte le birre che ho provato della linea La Trappe hanno in comune una forma, per gusto e per aroma, in cui letteralmente domina una presenza fruttata monocorde abbastanza di plastica; aspetto più di un prodotto “vorrei ma non posso” o, se mi si concede il termine, di una birra bridge, che prova a riprodurre (pedissequamente) un carattere artigianale senza tuttavia riuscirvi fino in fondo.
    Personalmente ho trovato la Quadrupel abbastanza buona (anche se un po’ watery); mediocri Tripel e Dubbel; pessime Wit e Blonde (ma di quest’ultima sospetto fortemente che la mia bottiglia fosse andata). Ho poi sentito parlare bene della Isid’or, ma non la prenderei se non in circostanze in cui non ho nulla di nuovo (e di meglio) da provare.
    È chiaro che non parliamo di birre da supermercato. Ma definirle trappiste… no, proprio non ci riesco.

  4. @Patrick
    Condivido gran parte della tua idea su La Trappe e non è un caso che per anni abbia perso il marchio di birra trappista. Ma appunto perché è un marchio, o un disciplinare che dir si voglia, la sua presenza su una bottiglia prescinde dalla quantità del contenuto. Se carichi il termine “trappista” di connotazioni qualitative, il tuo ragionamento è condivisibile, anche se altri magari escluderebbero che so, Chimay o Achel, stringendo ancora di più il campo.

    In effetti sarebbe molto interessante chiedere delucidazioni a frate Isaac sull’affaire Bavaria. Io non ci sarò, ma spero che qualcuno tocchi il discorso… confido in Kuaska che ci tiene sempre ad argomenti di questo tipo.
    Magari qualcuno dei partecipanti avrà modo di fare un resoconto della serata in quest’ottica.

  5. calacalatrinchetto

    La Quadrupel un pò watery?Ok dai, torna a lavorare per cortesia.

  6. Qualche problema? Ho osato toccare il tuo mito con il mio sporco gusto? Spiacente…

  7. Da tempo non bevevo la trappe. Ho provato la quadrupel e secondo me è ai livelli delle altre sorelle.
    Ottimo corpo ma non stucchevole, complessa e ben bilanciata.
    Promossa.

  8. La quadruple la trovavo piacevole (oserei dire “buona”) quando ancora non conoscevo le altre trappiste. Il confronto me l’ha notevolmente ridimensionata.

    L’ultima trappe che ho bevuto è stata la, pessima, wit.

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