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Serata Pig&Bia: il mio resoconto

Da sinistra: Riccardo Vargetto, Emanuele Aimi, Andrea Michel
Da sinistra: Riccardo Vargetto, Emanuele Aimi, Andrea Michel
Da sinistra: Riccardo Vargetto, Emanuele Aimi, Andrea Michel

Della straordinaria performance italiana al passato European Beer Star ho scritto diffusamente negli scorsi giorni, sottolineando l’ottimo risultato del Birrificio del Ducato, capace di suggellare nel miglior modo possibile un 2010 incredibile in termini di consacrazioni internazionali. Proprio per rendere personalmente omaggio al birrificio parmense, ieri ho partecipato a una degustazione sulla linea Bia del produttore, organizzata dal pub Blind Pig. E’ stata anche l’occasione per fare nuovamente visita al locale capitolino, dove ero stato una volta sola, appena qualche giorno dopo l’inaugurazione. In quasi un anno di vita il pub naturalmente è cambiato, acquistando una propria fisionomia e una discreta atmosfera: un buon rifugio per chi vuole bere artigianale e funzionale per ospitare piccoli eventi come quello di ieri.

Come dicevo, la degustazione si è concentrata sulle 4 birre che compongono la gamma Bia del Ducato, parallela alle produzioni standard che abbiamo conosciuto negli anni. Già mi era capitato di assaggiarne un esemplare alla spina all’Open Baladin: era la Bia Ipa, che mi aveva così favorevolmente impressionato che ieri sono arrivato al Blind Pig smanioso di provare le altre. La linea è composta di produzioni piuttosto aderenti allo stile di appartenenza, che non ricorrono a ingredienti particolari o ad effetti speciali: un motivo in più di interesse per i miei gusti.

Ogni birra è stata abbinata a un piatto preparato da Andrea Michel, che già avevo avuto il piacere di conoscere durante la passata degustazione Rauchbier al Kost to Kost, anche se in quel caso era nelle vesti di distributore e non di chef. Come omaggio al nome del locale, ogni piatto era a base di maiale – dolce escluso ovviamente! A condurre la serata non poteva mancare Emanuele Aimi del Ducato, uno dei soci del birrificio, che cura l’aspetto più propriamente commerciale.

Abbiamo aperto le danze con la Bia Bitter, che come le altre è piuttosto aderente allo stile anglosassone di appartenenza. La coerenza con la tipologia delle Bitter inglesi è apparsa evidente sin dall’analisi visiva, con un colore tra l’ambrato e l’arancio e una schiuma non particolarmente abbondante. Il naso non ha tradito le aspettative: toni caramellati, tostati e leggermente fruttati. Fin qui tutto alla grande e anche all’ingresso in bocca; poi sul finale, quando ci si aspettava una degna chiusura leggermente amara… beh non c’era, mancava quel taglio secco che avrebbe reso la birra un quasi capolavoro. Peccato, anche se per il resto è un prodotto molto buono. La Bia Ipa è stata abbinata a polpette di cinta senese ricoperte di pane croccante austriaco alla Bia Ipa.

Successivamente siamo passati alla Bia Golden Ale, che per molti è stata la migliore birra della serata. Anche in questo caso niente da dire rispetto all’aderenza allo stile: grandi profumi erbacei, mielati e agrumati, al palato ottimo equilibrio tra note dolci e amare e un finale piuttosto persistente. Abbinata a un arrosto di maiale con riduzione di Bia Golden Ale e pompelmo rosa.

Terza birra l’unica che avevo già provato in passato: la Bia Ipa. Una India Pale Ale che non vuole strafare e che per questo motivo trovo molto piacevole. Rispetto a come la ricordavo aveva una luppolatura più graffiante, mentre il naso complesso è apparso molto intrigante. E’ stata accompagnata da un risotto al formaggio al malto e croccanti di cinta senese.

Infine abbiamo chiuso con una Bia Oatmeal Stout, prodotta come vuole la tradizione con una certa quantità di avena. Forse tra le quattro è stata quella che mi ha convinto di meno: tutti i sentori tipici di una Oatmeal Stout, ma senza quella giusta armonia capace di farne un prodotto davvero convincente. Se consideriamo comunque che la linea Bia è pensata come una gamma low-cost (almeno in teoria) si tratta di 4 birre da promuovere a pieni voti. Magari ce ne fossero diversi di progetti simili nel panorama brassicolo italiano!

Serata molto godibile, con tanti amici che ho incontrato senza preavviso 🙂 . Visto che ci sono, segnalo che sabato 20 novembre il Blind Pig compie il suo primo anno di vita e per l’occasione sarà organizzata una grande festa, con buffet offerto dalla casa e la presentazione di una special release del birrificio Acelum, prodotta appositamente per il locale: si tratta di una Ipa realizzata sulla base della Duse del produttore veneto. Ad accompagnare il tutto altre birre inedite. Per ulteriori informazioni consultate il sito del pub.

P.S. Dimenticavo, grazie a Paola per le foto che trovate in questo post.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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10 Commenti

  1. Una caloroso saluto a Riccardo, soprattutto per la passione e l’entusiasmo che mette in questo pub, oltre alla selezione di birre che denota gusto e competenza.

  2. Raffaele Battista

    Condivido i giudizi espressi da Andrea e spero di non esser presuntuoso se mi vedo tra gli “amici incontrati senza preavviso” (abbiam mangiato allo stesso tavolo, stai attento a come parli che la prossima volta non ti libero il posto…) 😉
    Ottima davvero anche la cucina: a proposito il Blind ed ADBLazio organizzano per martedì 23 ore 21.00 una degustazione con le birre di Luigi Serpe (MALTOVIVO) ci saranno 3 birre (ipa, strong ale e la black lizard) con relativi abbinamenti al prezzo di € 23 se ci volete essere il locale 40 coperti li può fare…
    é vero che l’anticipo è poco, ma l’ho saputo solo oggi…

  3. l’Ipa non era assolutamente come la ricordavo,Emanuele mi ha detto che era una questione di impianto nuovo ancora da”settare”,la bitter condivido il parere,aroma e gusto buoni,ma il finale non era tagliato dall’amaro a sufficienza,quasi una mild!la golden ale veramente ottima,equilibrio e freschezza totale,voglia d’estate!la stout d’avena io non l’ho trovata male,forse quella slegatura di cui parla Andrea c’è,ma bisogna considerare il basso tenore alcolico(sembrava una porter),io il naso l’ho trovato buono e il gusto in fondo equilibrato forse il lievito usciva un po troppo,credo che la tendenza delle birre del ducato e sopratutto questa linea sia di fare birre non troppo strutturate e tendenti al corpo leggero,che in fondo è un po in controtendenza con le derive superalcoliche e super maltoluppolate di questi tempi,nel complesso mi hanno soddisfatto,vorrei assaggiare il loro barleywine.Ciao!

  4. Grazie Andrea per aver ricordato il compleanno del Pig. E grazie Paolo, troppo buono! Martedì ci sarà un grande birraio, Luigi Serpe di MALTOVIVO, i posti sono pochi, affrettatevi!
    Mi rendo un pò antipatico con un paio di precisazioni, perdonatemi: Andrea Michel era nelle vesti dell’ottimo chef che effettivamente è ma anche in quelle di distributore perchè sarà lui in esclusiva con la sua società 04 a distribuire su Roma la BIA, forse è stata una nostra pecca non averlo messo bene in evidenza, ma il ragazzo è troppo modesto.
    ACELUM non è un birrificio campano ma un neonato (giugno) birrificio di Asolo in provincia di Treviso. Ci vediamo al compleanno!

  5. Andrea Turco

    @Patrizio
    Impressioni più o meno in linea con le tue

    @Blindpigger
    Grazie delle precisazioni

  6. Le birre della linea BIA le sto ancora mettendo a punto, penso che sia un passaggio necessario quello di affinare le ricette cotta su cotta se non ci si accontenta di una prima versione più o meno “riuscita”. Questa è la mia filosofia, tra l’altro supportata da tutto il gruppo del Birrificio del Ducato: fare ricerca continua significa anche modificare (talvolta solo di piccole sfumature) le ricette e ciò ci permette di raggiungere ottimi risultati nel tempo, per questo può capitare che i primi lotti di una birra fatta con un impianto nuovo non siano sempre uguali tra loro.
    Una precisazione: la IPA è fatta solo con 3 luppoli americani, non c’è l’ombra di luppolo neozelandese.

  7. Andrea Turco

    @Giovanni
    Allora in quale birra della linea Bia mettete luppoli neozelandesi?

  8. Andrea Turco

    @Giovanni
    Allora credo che Emanuele si sia confuso, perché nella Golden ha parlato di soli luppoli inglesi (e quell’agrumato infatti ci aveva sorpreso) e nella Ipa di luppoli americani e neozelandesi

  9. E io c’ero!! (quasi… ;-))

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