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Un convegno per lo stato della birra agricola in Italia

morosina

Da quando in Italia esiste il concetto di “birra agricola” – e cioè dalla metà di settembre 2010 – ho sempre cercato di approfondire un fenomeno che è cresciuto a ritmo elevato in pochissimo tempo. Il mio punto di vista è stato quello di un appassionato del settore, che da un momento all’altro ha iniziato a doversi confrontare con un elemento del tutto nuovo per l’ambiente. Pur tra diverse (e immagino comprensibili) perplessità iniziali, ho documentato l’evoluzione del fenomeno, ospitando su queste pagine anche un’intervista a Giovanni Bernardini, Presidente Regionale di Copagri Marche. Con il pretesto di alcune novità piuttosto interessanti, ne approfitto per fare un punto della situazione a poco più di un anno di distanza dalla nascita della birra agricola.

Era il 14 settembre 2010 quando Confagricoltura annunciò che, ai termini del decreto ministeriale 212/2010, la birra in Italia veniva equiparata a qualunque altro prodotto agricolo. La prima e più immediata conseguenza era la possibilità per le aziende agricole produttrici di orzo di creare malterie o birrifici aziendali con una tassazione più vantaggiosa, calcolata sulla base del reddito agrario. Per il settore brassicolo nazionale si aprivano dunque le porte per una piccola rivoluzione.

I primi nomi a emergere dalla nuova situazione normativa furono quelli di Co.Bi. (Consorzio Produttori dell’Orzo e della Birra) e del già citato Copagri Marche. La collaborazione tra i due enti ha portato nel giro di pochissimi mesi a un consolidamento del concetto di birra agricola (anche detta agribirra) attraverso una serie di iniziative di varia natura.

Oltre a una serie di articoli apparsi sui quotidiani generalisti, il primo segnale che eravamo al cospetto di un fenomeno in rapida crescita fu l’organizzazione del primo Festival nazionale della birra agricola, tenutosi lo scorso ottobre ma annunciato quasi un anno prima. Alla manifestazione parteciparono 10 agribirrifici, dimostrando che il marchio stava già diffondendosi tra diverse aziende nazionali.

Parlare di marchio non è fuorviante, poiché praticamente nello stesso periodo ha cominciato a girare nell’ambiente il logo Birragricola Italiana. Oltre a identificare il prodotto finale, esso è anche un bollino di qualità – vi si può leggere “marchio collettivo di origine e qualità”. In entrambi i casi però i criteri da rispettare sono quelli imposti da Cobi e Copagri.

E arriviamo ad oggi. Il numero dei birrifici agricoli sembra in forte crescita e il simbolo Birragricola Italiana comincia ad essere adottato con sempre maggiore costanza. Un esempio arriva dal nuovo agribirrificio La Morosina, che sarà inaugurato il prossimo sabato 26 novembre a Morimondo (MI). Non solo nel logo dell’azienda appare il simbolo in questione, ma l’evento di inaugurazione sarà anche l’occasione per un’interessante tavola rotonda sul fenomeno della birra agricola.

Dalle ore 15,00 si terrà un convegno con diversi relatori, ognuno dei quali chiamato a illustrare un determinato argomento. I seminari saranno i seguenti: Tecnica culturale idonea per la produzione ottimale di orzo e birra, a cura del Prof. Rodolfo Santilocchi (Preside della Facoltà di Agraria all’Università Politecnica delle Marche); Esperienza del maltificio consortile del Cobi nella trasformazione di orzo in malto a cura di Fabio Giangiacomi (Presidente Cobi); Il luppolo, questo sconosciuto. La botanica del luppolo a cura della Prof.ssa Gelsomina Fico (docente di botanica farmaceutica all’Università degli Studi di Milano); Il luppolo: aspetti agronomici e trattamento post-raccolta a cura del Prof. Stefano Buiatti (docente di tecnologia della birra all’Università di Udine); Il luppolo: un’esperienza sperimentale quinquennale nella coltivazione low-trellis in Italia a cura di Mario Pedretti (homebrewer); La filiera della birra: un punto di vista “Slow” a cura di Luca Giaccone (Slow Food).

Se avete letto attentamente gli argomenti in ballo, avrete forse notato che non si parla solo di orzo e malto. Curiosamente invece ampio spazio è lasciato al luppolo, con ben tre seminari che puntano a spiegarne le relative implicazioni in termini botanici e agronomici. Non escluderei quindi che in un prossimo futuro il concetto di birra agricola non si limiti solo alla coltivazione dell’orzo, ma possa includere anche la produzione del secondo ingrediente principale della produzione brassicola.

Staremo a vedere… Nel frattempo qualcuno di voi ha assaggiato birre marchiate col simbolo Birragricola Italiana?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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12 Commenti

  1. Nell’articolo citate la festa della birra agricola, con la partecipazione di 10 birrifici. Nell’elenco dei partecipanti alla festa leggo nomi che di agricolo non hanno proprio nulla…qualcuno sa quindi alla festa quali erano i veri “agricoli”?
    Mi sembra che ci siano un po’ di confusione su questa tema e che ci si giochi un po’ sopra.

  2. Beh, il convegno sembra di alto livello! Sarebbe proprio da andare, spero di riuscire a convincere la mia ragazza, ma sarà dura visto che sabato mattina andremo già a visitare il microbirrificio agricolo Pratorosso. Le loro birre le ho assaggiate (la “rossa”, dopo lunga maturazione è buona. Le altre assolutamente nella media) ma non fanno parte della cricca Birragricola Italiana penso.

  3. Il week end da Milano si torna a casa per andare a tartufi..biologici! Niente birra agricola anche per questa volta, sob!

  4. Decreto 210/2010 o come citato nell’articolo 21/2010?

  5. Qualcuno riesce a darmi qualche contatto della cobi?

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