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Terza tappa di Brassare Romano 2013: il mio resoconto

loc01Come ho anticipato su Twitter, ieri si è tenuta la terza tappa dell’edizione 2013 di Brassare Romano, il concorso di homebrewing della capitale organizzato da Barone Birra, al secolo Andrea Romani. Lo stile su cui i partecipanti si sono concentrati è stato quello delle Tripel, che come saprete si adatta perfettamente alla stagione calda 🙂 . Scherzi a parte, queste birre di stampo belga paradossalmente sono accettabili anche d’estate, perché a fronte di un tenore alcolico molto elevato, si caratterizzano per un finale decisamente secco. Insomma, non sarà uno stile fresco per definizione, ma tra quelli ad alta gradazione è forse il più gradevole da bere durante le calde giornate estive. Sempre che rispetti i canoni del “disciplinare produttivo”, cosa che ieri è accaduta in pochissimi casi. Su questo discorso tornerò più avanti…

La valutazione delle birre si è tenuta al Maltese, alla presenza della gran parte dei partecipanti. Le birre iscritte erano una quindicina, dimostrando un calo rispetto alle precedenti tappe. Devo ammettere che la cosa non mi è affatto dispiaciuta, permettendoci così di concentrarci più a lungo su ogni singola produzione e di concludere il compito in tempi ragionevolmente brevi.

Il livello medio delle produzioni è stato piuttosto deludente, con solo tre birre capaci di elevarsi dalla mediocrità generale. Chiaramente sono state anche le birre che si sono piazzate sul podio: prima è arrivata quella di Claudio Neri, seguita rispettivamente da quelle di Edoardo Meloni e Valerio Desideri. In questi tre casi abbiamo potuto assaggiare Tripel non certo perfette, ma gradevoli e con le caratteristiche richieste dallo stile.

Ecco, quello che mi ha colpito principalmente non è stato tanto il basso livello medio delle produzioni – in definitiva si tratta di una tipologia non certo facile da realizzare – quanto la mancanza più o meno evidente delle stimmate da Tripel. Quasi la metà delle birre erano sbagliate già a livello visivo: esteticamente lo stile si distingue per un colore giallo/dorato (su questo non si scappa) e per una schiuma ricca, abbondante e persistente. In diverse occasioni invece ci siamo trovati di fronte a birre ambrate (a volte quasi marroni) e schiume povere ed evanescenti. Fermo restando che nel secondo caso gli homebrewer potrebbero semplicemente non essere riusciti a ottenere una bella schiuma, è più difficile capire il motivo di un colore totalmente sballato. E anche a livello organolettico si sono confermate le stesse incoerenze.

A questo punto mi è sorto il dubbio che alcuni dei partecipanti non avesse mai bevuto una Tripel. E la cosa potrebbe essere meno assurda di quanto si pensi. Ma come – verrebbe da chiedersi – possibile che un appassionato di birra non conosca uno stile storico come quello delle Tripel? Per quanto difficile da accettare, non è detto che la risposta non sia un bel sì. Questo perché c’è modo e modo di essere appassionati: essere un homebrewer – cioè un appassionato di produzione brassicola casalinga – non significa essere anche un appassionato di birra artigianale, e viceversa. Vi dirò di più: da quando frequento questo mondo ho sempre notato che il gruppo degli homebrewer e quello dei beer lover quasi mai coincidono. Nonostante si parli di birra “artigianale” in entrambi i casi, non è automatico che chi produce tra le mura della propria abitazione abbia anche interesse a conoscere i birrifici italiani, la storia della bevanda e le caratteristiche degli stili classici e moderni.

All’inizio questo aspetto mi appariva quasi incomprensibile, ma a pensarci bene non è così. Potrei essere un appassionato di Formula 1 ma non conoscere nulla del funzionamento di una vettura, oppure essere un mago dei motori e restare completamente indifferente nei confronti di quanto avviene nel mondo dell’automobilismo. Non è un caso che solo pochissimi tra i partecipanti a Brassare Romano che ho visto in questi due anni li ho poi incontrati successivamente in pub e beershop della Capitale. E per la cronaca sono questi ultimi che nei concorsi alla fine emergono sugli altri.

Ai tanti homebrewer che probabilmente stanno leggendo non posso allora che suggerire di allargare i propri orizzonti. In particolare di bere tanta birra artigianale, perché solo così facendo potranno migliorare le loro conoscenze e perfezionare le proprie tecniche. La pratica deve accompagnarsi alla teoria, che poi è altra pratica, ma un po’ diversa – cioè bere birra oltre che produrla. E può essere anche un’ulteriore fonte di confronto.

Concludo facendo i complimenti ai vincitori di ieri e ringraziando tutto lo staff del Maltese, puntuale come sempre. Non posso esimermi dal ringraziare Barone Birra, che mi ha regalato l’emozione di bere 15 Tripel a luglio inoltrato 🙂 . Ci si vede a settembre con la nuova tappa, in programma al Blind Pig.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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98 Commenti

  1. alexander_douglas

    lo sai meglio di me che a roma vige la regola ” se non è IPA non la volemo” 😀

    • Ormai sta banalità ha quasi stancato. Quando lo cambieremo il disco “i romani se bevono solo aipiei”?

      • Andrea Turco

        Sì hai ragione. Ne parlavo giusto in questi giorni con vari publican. La fase del luppolo o niente è bella che passata (ammesso che sia mai esistita). Qui si consumano anche ettolitri di Saison, Golden Ale, Lambic e via dicendo.

        • sarebbe bello anche avere delle statistiche (lo so che è impossibile) perché la storia racconta che birre oramai storiche come la Spaceman nacque prima di tutto per le esigenze di un mercato specifico: Roma. e tante sono le birre dopo quella nate con il focus di soddisfare quel mercato. poi ovviamente piacciono anche altrove

          a tutt’oggi è molto facile sentir parlare birrai che prendono Roma come punto di riferimento di ogni discussione, come dire, se va bene a Roma, va bene a tutti. anche quando i fusti hanno dei problemi… “tanto quelli se bevono tutto” temo sia ancora troppo attuale…

          • Andrea Turco

            “Tanto quelli se bevono tutti” non credo sia un adagio valido solo per Roma eh. Oppure non lo è neanche per Roma.

          • non è un’illazione: ti riferisco, senza fare nomi, cose che arrivano al mio orecchio e nella mia bocca. fusti non a posto, o accusati di non essere a posto, per cui la risposta è “ma a Roma se l’ho venduta tutta”

            la frase non la devi intendere nelle capacità del bevitore, ma in quelle del publican, oppure nelle scelte fatte dal publican verso la sua clientela. OVVIAMENTE saranno alcuni, mica tutti… e non è un’esclusiva romana

          • Andrea Turco

            Ah ok ecco, mo non è che certe cose (nel bene e nel male) accadono solo qui

        • sì, però Roma è opinion LIDL nella birra, e tornando al discorso, se continuano a nascere birre sul filone leggera-neutrale-luppolata invece chessò di pils boeme stai per certo che la bussola romana tira ancora in una certa direzione. forse un po’ meno

        • alexander_douglas

          si il trend un pochino sta cambiando ma se vai nei locali, nei festival e negli eventi birrai di ogni sorta nella capitale continuano ad essere sempre gli stili ultraluppolati quelli più gettonati, e anche di altri stili che normalmente non lo dovrebbero essere le versioni hopped vanno un sacco….e il trend nazionale mi pare che dica la stessa cosa: continuano ad uscire vagonate di ultraluppolate di ogni sorta e gradazione. Poi in provincia dove il fenomeno sta arrivando con un po di ritardo la cosa è ancora più evidente.,..

          • è esattamente quello che osservo io. forse il trend si sta spostando dall’ultaluppolato al robustamente luppolato, ma il focus è quello, perché poi è quello che vuole la gente. sono birre che piacciono in tutta Italia, mica solo a Roma, ma quando parli con qualche birraio il punto di riferimento di ogni discorso finisce sempre lì

          • alexander_douglas

            Concordo….sia che il birraio sia uno ( dei tanti) che calca l’onda delle ultraluppolate, sia se invece sia uno ostinatamente contro e ne parla con sufficenza della moda della ultraluppolate, il punto è che sempre là si va a parare: è evidente a tutti che sono loro il perno del mercato brassicolo italiano

  2. E’ una cosa abbastanza triste, ancora più triste quando (sono testimone) neanche i produttori professionali conoscono e bevono birra buona (ne ho conosciuti, pochi per fortuna, ma ne ho conosciuti..)

  3. Il tuo articolo è molto interessante e dovrebbe far riflettere molto chi si accosta al mondo della birra.
    Teoria e pratica devono avere lo stesso peso nella produzione in casa quanto nella produzione artigianale.

  4. Secondo me l affluenza e’ andata calando perché sono pochi gli hb che producono quello stile particolare. Io frequento molto i forum e tra le ricette postate e i consigli vari non ne ricordo alcuno che vertesse su quello stile o comunquese c’erano erano davvero pochi. Io personalmente volevo partecipare ma non avevo tripel. Ecco perché ho giusto ieri imbottigliato la mia saison che ho intenzione di iscrivere per la tappa di settembre 🙂

  5. non ho mai riflettuto su questo aspetto, e in effetti il discorso potrebbe anche essere corretto, ma a questo punto mi chiedo come un homebrewer che non conosca uno stile o in linea generale non sia come dici un beer lover, possa produrre poi birre a lui sconosciute. e ora mi viene in mente che forse è anche uno dei motivi per cui ieri sera eravamo i 2/3 delle altre tappe (estate a parte)…mah non ci siamo! 😉

    • Andrea Turco

      Io non ho mai fatto birra in casa, ma credo che se volessi produrre uno stile senza averlo mai bevuto non avrei problemi a trovare ricette in giro su Internet

    • il Turco ha perfettamente ragione in questo pezzo. ci sono homebrewers (e purtroppo pure birrai) piuttosto disinteressati all’assaggio dei prodotti sul mercato. io è una cosa che trovo francamente inconcepibile: se non esplori e ti affini un po’, a che ti serve attrezzatura e magari tecnica sopraffina? come può prendere una decisione riguardo ad una ricetta? molto spesso dietro a un grande birraio c’è un buon, se non ottimo, degustatore e conoscitore di birra

      per gli hb però credo ci sia un po’ di ansia e inesperienza. del tipo: 100% pils + zucchero per una Tripel? beh ma se ci metto un po’ di Vienna amplio la gamma gustativae viene di sicuro meglio. se uso lo zucchero di canna è meglio perché dà più sapore. poi con tutto quello zucchero meglio metterci un po’ di aromatic e biscuit per dare corpo. e perché non dargli un po’ più di colore con una punta di chocolate, troppo chiare sono brutte. risultato: una porcheria…

      • Ecco svelato il motivo per cui alcune tripel assaggiate da Turco erano ambrate o addirittura marroni!!! 😀

      • Da homebrewer seriale e bevitore seriale, quando nella piccola comunità di appassionati mi “scaglio” contro chi brassa ma non beve ho incassato diverse volte indifferenza e snobismo, come se non fosse indispensabile affiancare l’una all’altra attività.
        Fa piacere quando qualcuno come Andrea e SR condividono questi stimoli, almeno chi legge avrà un motivo in più per ricredersi.

        • rispondo sia a te che a ricci che a turco, da homebrewer e partecipante al concorso in questione mi dispiace di come le cose siano andate, la tappa delle porter mi è sembrata decisamente migliore (ho avuto la “fortuna” di poter assaggiare tutte e 26 le birre giudicate).
          per quanto attiene il discorso, sicuramente Andrea ha più esperienza a riguardo, per me è ancora imprescindibile produrre e non sapere cosa tu stia producendo, anche perché fare birra e poi bere solo una decina di artigianali tanto per lo trovo poco sensato, puntualmente spendo parte dello stipendi in bottiglie o spine sempre diverse e le formule degustazione per questo scopo le trovo adattissime (come ad esempio all’ibf roma)

      • alexander_douglas

        concordo….io frequento molto attivamente il forum mr malt e c’è tantissima gente che con tutto che produce anche da un po è molto ignorante sugli stili e va in giro poco a degustare….ora capisco che la seconda cosa comporta non poche spese e in questo periodo non tutti ce lo possiamo permettere, ma santo dio andare su internet e documentarsi su come deve essere una tripel, una barley etc etc non ci vuole poi molto….come puoi sapere se quello che stai facendo è una tripel se non hai chiaro come dovrebbe essere una tripel? poi magari tiri fuori una birra buona comunque eh… se ti accontenti che la tua birra sia solo buona può andare bene anche così diciamo 🙂

        • il beer hunting comporta una passione, oltre che qualche spicciolo da spendere, che non può e non deve essere alla portata di tutti. però cristo santo, una Westmalle Tripel la trovi al slunga a circa 2.50 euro…

          un altro problema è che spesso gli hb se la cantano e se la suonano fra loro in circolo chiuso. fanno meeting in cui si scambiano pareri e assaggi sulle ricette e sugli stili e se non ce ne sono almeno un paio che hanno un po’ di conoscenza di assaggi rischiano di amplificarsi certe distorsioni. naturalmente l’Italia è ricca anche di bravi hb che non saranno dei beer hunters fanatici ma qualcosa hanno assaggiato… io però porto l’esempio dei forum USA di hb: dovrebbero essere avanti anni luce, a volte leggi cose su stili non loro che ti lasciano un po’ perplesso… e mi è capitato di seguire alcuni loro consigli ottenendo delle ciofeche assurde… ti chiedi se ci capiscano qualcosa…

          questo disinteresse all’assaggio poi era lampante anni fa anche nel mondo pro, che spesso deriva direttamente da quello hb: un classico erano le AIPA ambrato carico e marmellatose. per fortuna sono emersi in seguito birrai più attenti e bravi degustatori che hanno innalzato di molto la consapevolezza generale

          • Amen.
            Vorrei in molti ascoltassero queste parole!

          • quotone

          • alexander_douglas

            anche lì però il discorso è più complicato del previsto: conosco tantissimi hb che se volessero avrebbero i mezzi e le conoscenze per fare cloni perfetti dei capisaldi dei vari stili eppure se gli chiedi in che stile l’hai fatta questa birra ti dicono : ” io me ne frego degli stili”, anche lì non sempre è un fatto di ignoranza sugli aspetti teorici e se ci pensi anche i professionisti ibridano e violentano gli stili: se ci pensi ormai quasi tutto è stato incrociato con una ipa: la stout, la saison, la tripel, la blanche, la kolsch, le belgian pale ale etc etc….la stessa IPA orami è una versione totalmente alterata rispetto al passato: io sfido un HB o un birraio che è qui su a fare una ipa vecchio stampo ( con luppoli inglesi) e poi vedere se la gente riconoscerebbe che si tratta di una IPA…talmente assefuatti come siamo ai luppoli americani secondo me no…

          • Molti hb ignorano gli stili perchè vedono gli stessi professionisti farlo.
            Tra l’altri ormai sta passando il concetto che se ti vanno di culo 2-3 ricette prese qua e là con una tua personale variante, puoi anche aprirti un birrificio.
            E così l’autoreferenzialità continua ad imperare e a fare scuola, poi gli effetti si vedono in questi concorsi…

          • ci sono due modi per “fregarsene” degli stili:

            conoscerli e padroneggiare quelli di interesse e decidere di andare oltre perché la propria idea di birra non è perfettamente inquadrabile nelle categorie comuni

            fregarsene perché sei un asino e quella è la foglia di fico della consapevolezza di non saper fare di meglio avvicinandoti al meglio presente sul mercato. a volte manca pure questa consapevolezza

            un bravo produttore in genere non ti dice mai “che se ne frega”, ma parte da qualche riferimento comune dicendoti in cosa si è discostato. diffida sempre da parte dichiarando tronfio il proprio free style…

          • alexander_douglas

            beh sicuramente quello che viola consapevolmente uno stile, oppure lo ibrida o lo spinge all’estremo se ha le conoscenze tecniche adeguate in genere ottiene anche un risultato soddisfacente…..ovviamente questa non è una regola assurda perchè esperimenti fatti da fior fiori di birrai professionisti con anni di esperimenti sulle spalle a volte ti lasciano davvero perplesso

        • mah certo che se conosci cosi’ tanti hb dall’abilità di replicare con assoluta precisione e qualità ogni stile viviamo su 2 universi paralleli

          lavorare ad uno stile è difficile anche per professionisti che dispongono di impianti che assicurano una basilare costanza tecnica produttiva e cmq il solo studiare uno stile richiede tempo

          vedo tanta tanta superficialità

      • Mi accodo alle opinioni che confermano l’ipotesi di Andrea e SR: spesso, sbilanciandomi potrei dire nell’80% dei casi, chi si vota all’hobby dell’homebrewing non è un bevitore avveduto e tracanna qualche birra artigianale, magari di birrifici vicini, convito che ciò gli permetta di consocere tutto lo scibile brassicolo mondiale.

        Come è noto molti homebrewer, sopratutto durante questa infelice fase economica, cercano impieghi in settori professionali anti-ciclici e, considerato che è venuto a mancare il settore dell’edilizia, scelgono la produzione di birra artigianale prendendo la prima facciata contro il muro di gomma della burocrazia.

        Il secondo ostacolo, che spesso è invalicabile, è quello di creare ricette aderenti allo stile oppure originali.
        Mi sono ritrovato ad assaggiare prodotti di birrifici locali (bresciano) con riferimenti anacronistici e per nulla attuali.

        Dietro a ciò spesso si cela pure un’incapacità di progettazione da parte del birraio figlia di un’approccio alla birra artigianale superficiale e spesso più da bevitore quantitativo che qualitativo.

        Ciò non significa che tutti gli hombrewer dovrebbero essere fini degustatori ma che sarebbe auspicabile che siano quantomeno in grado di aprrezzare e cogliere le differenti sfumature degli stili brassicoli tradizionali e non.

        Per concludere non ha senso di esistere un homebrewer che affermi con orgoglio: Io non ho mai bevuto Cantillon perché le birre acide non mi piacciono!!” … Prima assaggiare e poi decidere !!

  6. Andrea D'Ippolito

    Condivido gran parte del discorso… (cioè che molti producono tanto per fare, e purtroppo anche birrifici che vendono al pubblico!) meno invece la questione specifica dello stile! Dubito che un homebrewer o un appassionato di birra abbia più confidenza con una porter che con una triple, eppure la secondo tappa ha avuto una grande affluenza. In questo caso mi verrebbe piuttosto da pensare a problemi dovuti all’utilizzo del lievito liquido (non obbligatorio ma sicuramente preferibile) che magari potrebbe aver scoraggiato alcuni, personalmente non ho fatto in tempo. Quindi anch’io spero di arrivare con una buona Saison alla prossima puntata 😉

  7. ho sempre avuto l’impressione che una buona fetta di hb si accosti alla produzione partendo da una predisposizione/passione per la manualità ed il faidate piuttosto che un vero e proprio amore per il prodotto, che rimane in secondo piano con tutto ciò che ne deriva (scarso palato e conoscenza degli stili)

    il percorso logico dovrebbe essere approdare all’hb dopo una certa esperienza/conoscenza, invece molti iniziano a produrre kit da un livello “doppiomaltista” o poco più

    • Andrea Turco

      Grazie, hai riassunto perfettamente il mio pensiero (e credo non sia la prima volta 🙂 )

    • Straquoto.
      È una vita che dico che il mondo degli HB ha poca attienza con quello degli appassionati di birra di qualità. Ora siamo tutti d’accordo ma all’epoca ne presi non pochi di pareri contrari.

  8. enrico cornelli

    Che Roma sia il centro del consumo (e del giudizio ) della birra artigianale in Italia ormai si sa.
    Ma si parla di un mondo talmente vasto che riesco difficilmente ad inquadrarlo in una sola città e in solo stile.
    Secondo me tali manifestazioni non aiutano.
    Chi fa la miglior tripel?
    Chi la miglior bitter?
    Chi fa la miglior Pils?
    Abbiamo esempi di Pils che vincono il primo premio…. e sono rifermentate in bottiglia.
    Secondo me dovremmo tutti uscire dalla classificazione degli stili e cominciare un nuovo percorso,cosa che in realtà già avviene.
    Gli Italiani fanno molte birre e spesso le fanno anche bene.

  9. Vorrei ringraziare Turco e tutta la giuria ( Francesco Cassone, Armando e Paolo Mazzola) per aver partecipato alla serata!!!
    Condivido molte delle cose dette da Andrea, che riguardano principalmente la conoscenza di uno stile per realizzare una birra che possa essere definita come tale…Anche se questa scelta di stili particolarmente difficili abbia decimato l’iscrizione di molti HB, sono ugualmente contento della riuscita della serata e sono molto più contento quando vedo alla lunga vincere persone che hanno alle spalle una conoscenza di tutto rispetto!!!
    Lo scopo del concorso non è quello di far partecipare il numero più alto di hb, perchè altrimenti farei apa, ipa, ecc…e avrei risolto il problema; ma quello di spingere gli hb a provare nuovi stili probabilmente a loro ancora sconosciuti o poco approfonditi.
    Spero vivamente che per i prossimi appuntamenti il livello qualitativo possa salire notevolmente!!!
    Unica pecca che forse Andrea non ha accennato, e che ne discutiamo ogni volta, come è possibile che una persona quando assaggia una birra non si accorga di difetti notevoli e che non sono sfumature…questo dovrebbe far riflettere abbastanza!!!

    • Questi stili come tripel e saison molti li brassano per il solo gusto di potersene fare un vanto, sono quasi strumentalizzati per provare ad affermare che si è bravi hb. Va quasi di moda ora la saison, anche tra i birrifici…fino a qualche anno fa non se la filava nessuno.
      È quasi un difetto sul radical chic, poi alla fine sfido a trovare chi ha bevuto qualche altra saison o tripel seria al di fuori delle 2-3 commerciali che si trovano.

  10. Francesco C. ADB Lazio

    Ho condiviso con Andrea il “piacere” di degustare e giudicare le 15 birre. Era la prima volta da “giudice” e aldilà della serata sfortunata……comunque ho avuto il modo di parlare con amici del tema che adoro maggiormente.
    Da homebrewer eternamente insoddisfatto delle proprie produzioni, devo ammettere che mi ha lasciato piuttosto perplesso la grande quantità di birre “fuori tema” aldilà degli aspetti legati all’analisi gustativa e olfattiva. Ci sono in giro blog, gruppi di fb, siti e programmi free, utili a realizzare birre fornendo i range corretti di alcool ,colore e ibu;non capisco come sia possibile cadere in errori così grossolani.
    Comunque vedere tanti ragazzi animati dalla passione brassicola, mi ha fatto piacere e spero che il blog di Andrea si di stimolo per fare meglio….

  11. Fox beer Italy

    Secondo mè ogni homebrewer dovrebbe brassare quello che gli piace bere e punto, nel mio caso ho sempre brassato stout, bitter e IPA perchè sono stili che mi piacciono, conosco anche altri stili tipo Tripel ,saison ecc. ma non mi và di brassare una birra che poi non mi piacerebbe bere. Cmq Andrea il tuo discorso non fà una piega, sicuramente un beer lover potrebbe aiutare un hb a perfezionarsi, quando mi cimento in una birra che non ho mai brassato o ad un cambio impianto chiamo sempre il mio amico beer lover per vedere cosa ne pensa.

  12. La tripel sicuramente è uno stile particolare, che molti manco conoscono però pensano di conoscerlo, basti sentire i discorsi che si fanno nei pub.

    Ed è anche vero che molti HB fanno la birra ad estro creativo senza pensare a cosa e perché ci mettono. o magari usano certi ingredienti piuttosto che altri perché hanno sentito o letto su un forum che tizio ha fatto così ma senza sapere il perché è stata fatta quella scelta; poi ci mettono del loro modificando la ricetta per renderla più personale ed ecco che si creano pasticci.
    Addirittura ci sono HB convinti di cose assurde senza senso e alla domanda “ma perché?” ti rispondono: perché l’ho sentito dire, perché ho la sensazione che sia meglio così….

    Io mi sono avvicinato all’HB in primis perché mi piace la birra, mi piace berla ma più conoscerla, e in secundis perché mi incuriosisce cosa avviene a livello chimico, retaggio degli studi da Chimica; oltre che per poter sperimentare ed avere la soddisfazione di creare qualcosa, magari di buono 🙂

    Il consiglio di Turco è sicuramente valido, per poter fare una buona birra a casa, prima bisogna conoscere il prodotto, sapere di cosa si parla, aver bevuto tanto (per tanto intendo tante tipologie diverse), e conoscere i vari ingredienti, e non usarli perché ha fatto tizio e caio ma chiedersi sempre il perché tizio e caio hanno fatto quelle scelte e capire quali caratteristiche possa apportare l’uno e l’alto ingrediente e sopratutto studiare molto. se le cose le vuoi far bene, secondo devi, devi sapere cosa accade e perché accade.

  13. Ciao a tutti, personalmente ritengo questo stile parecchio complesso e affascinante allo stesso tempo, giocato sulla secchezza, sulla luppolatura , spesso di contenimento che devono bilanciare la parte zuccherina e alcolica e gli aromi tipici che derivano dai processi di fermentazione. Non è affatto semplice trovare un buon punto d’equilibrio, spesso abbiamo prodotti stucchevoli, a volte prodotti squilibrati per altri eccessi . Nella maggior parte delle tripel assaggiate c’erano sensazioni di malti tostati e di caramello che coprivano del tutto gli aromi tipici dello stile, spesso le attenuazioni non erano adeguate, oltre ad un numero sensibile di campioni con difetti palesi come DMS, acetaldeide ad altri off-flavour. Penso che il cimentarsi con il mondo belga e con tutte le sue sfumature sia invece ricco di stimoli e mi aspetto una partecipazione sulle saison , altro caposaldo di questo mondo, entusiastica

  14. Io questo non lo accetto!!!
    Se produci birra, casalingo o professionale che tu sia, non puoi non conoscere lo stile.
    Prima di produrre stili nuovi, personalmente, mi assaggio almeno 5 o sei birre (minimo), per avere un’idea chiara di ciò che devo ottenere.
    spesso mi è capitato di vedere “colleghi” homebrewer che nel portarmi le loro birre in assaggio mi chiedessero: è buona? al mio “si, ma non è in stile!” rimanevano basiti.Non credo neanche che abbiano capito cosa volessi dire, al massimo è stata presa come una invidiosa critica forzata, alla loro birra eccelsa.
    ricordo con tenerezza la Pils iperluppolata o il birraio che assaggiando una pils tedesca disse: “c***o mi ricorda la ipa di sierra nevada!”.
    Ma di che stiamo parlando?In certi casi come si sta avendo la “moda” dell’imprenditore brassicolo, così si sta avendo la moda dell’homebrewer.Sicuramente la seconda è meno grave e meno deleteria, ma in ogni caso credo che bisognerebbe fare cultura birraria con più attenzione.Sento dire spesso che fare la birra è facile.Non sarà difficile ma fare una buona lo è?

    • come ho scritto più sopra sono d’accordo sul fatto di conoscere lo stile prima di produrne uno (e infatti in questo ho peccato proprio nella triple, ne ho bevute solo 3 e letto sommariamente il bjcp), detto ciò non condivido troppo però il “cazziatone” che dici di aver dato come risposta. mi spiego, potrebbe non essere in stile una birra e anzi, sicuramente potrebbe avere qualcosa che la allontana da questo, ma a mio parere non vuol dire che sia un errore del birraio o dell’hb, mi viene in mente la abusata Black IPA (o CDA che dir si voglia) che non saprei dove inserire non essendo in realtà un’ipa (o un’apa) eppure non direi che sia un errore in sé, certo se la porti ad un concorso per IPA non puoi certo sperare di cavartela

      • Il mio non vuole essere un cazziatone fine a se stesso… ma un semplice punto per invogliare a studiare e a crescere!se l’intento è reinterpretare uno stile o farne uno proprio ci sta.ma devi partire da un minimo di conosenza del suddetto.con cosa lo paragoni?conosco gente che brassa ma senza attenersi ad uno stile, cosa opinabile, ma di certo non gli si può dir qualcosa.se mi fai una pils da 80 ibu o conil t58 non puoi pretendere che ti dica che è in stile.ilsapore o l’assenza di difetti è un’altra cosa.se poi solo perchè è artigianale devo dire che è buona allora no.
        Io non c’ero al concorso quindi niente di personale, ma vedo che la media degli hb italiana è sicuro molto suscettibile!
        Una black ipa potrebbe essere vista come una rivisitazione quindi non vedo il problema.se la definiscono semplice ipa le cose cambiano!

    • Il birraio che ha riscontrato analogie tra la pilsener tedesca e la IPA di Sierra Nevada è lucano 😉 ?

  15. Stile che vai, difficoltà che trovi. Indubbiamente una Tripel può avere difficoltà tecniche di realizzazione non comuni, ma la stessa cosa non vale anche per gli stili più “semplici”? Ho sempre pensato che, più che un piatto di gnocchi al pesto di noci con scaglie di tartufo sia più facile da realizzare che un piatto di spaghetti aglio e olio.
    La “semplicità” esiste nella preparazione, certo, ma dare un gusto di spessore non è certo semplice. Questo per dire che non condivido la giustificazione Tripel=Difficile=Ritenta sarai più fortunato.
    Si discuteva di aspetti fuori stile, è quello l’elemento essenziale. Non essendo possibile stabilire se cimentarsi prima nell’homebrewing o nel beer hunting, penso sia bene che in ambo i casi si abbia un approccio che condivida l’altro aspetto. In maniera parallela, forse, ma almeno con un occhio di riguardo. E poi il confronto, continuo, a 360 gradi, quello è fondamentale!
    Detto questo, spero un giorno di partecipare anch’io a questi concorsi. Al momento temo di essere lontano anni luce…sigh&sob!

  16. beh io sono un partecipante al concorso, la mia birra mi pare sia arrivata sesta, non era male ma era decisamente ambrata, ma questo non significa che io non sia un bevitore di birre artigianali, di tripel ne ho bevute e vado in belgio molte volte l’anno, ma questa volta ho fatto un errore di valutazione della ricetta e gli zuccheri si sono caramellati, facendo assumere quel colore fuori stile, sinceramente non mi andava neanche un po’ di rifarla, ed allora l’ho portata ben consapevole dei limiti, tanto per me è un occasione di incontrare degli amici . Conosco praticamente tutti i partecipanti e ti assicuro che oltre ad essere degli homebrewers sono anche dei grandi appassionati e dei notevoli bevitori, quindi, senza voler alzare una polemica, credo che tu abbia preso una cantonata. ps: ora non mi ammazzare la saison a settembre 🙂

    • È capitato anche a me… quando ho visto il piazzamento o i commenti non mi sono mica risentito, anzi mi è andata bene, pensavo alla squalifica!:-P

    • Andrea Turco

      Pierpaolo magari avrò preso una cantonata, questo non lo so (ma ne dubito). Nel tuo caso si sono caramellati gli zuccheri, strano che sia successo in altri 6-7 casi su 15 birre totali. In ogni modo il resoconto della serata era un pretesto per sollevare un argomento che mi pare ampiamente condiviso, quindi evidentemente non sono completamente fuori strada.

  17. ma io non mi lamento dei commenti sulla qalità della birra, semplicemente ti dico che ti sei sbagliato sul fatto che l’homebrewers non è un esperto. almeno quelli che conosco io sono dei grandi appassionati e dei grandi bevitori, me compreso. Tutto quì

  18. Mi sento di accostarmi al pensiero di Pierpaolo, da partecipante al concorso quale sono anche io.
    Affermare che un homebrewer non assaggi neanche lo stile prima di produrlo mi sembra un pò estremo, ti assicuro anche io che la maggior parte degli homebrewers partecipanti al concorso che conosco e con cui mi confronto (e bevo) spesso sono sinceri beer lovers, e anche molto preparati.
    Detto questo, è indubbio come in questa tappa molte birre fossero fuori stile soprattutto nel colore (la mia compresa), ma nella produzione casalinga non è spesso possibile controllare perfettamente tutti i passaggi, anche una bollitura leggermente diversa o prolungata può incidere negativamente sul colore, può essere facile incorrere in problemi di filtrazione con conseguente birra torbida ecc.. ma sono tutti aspetti che non si possono conoscere se non si è mai prodotto una birra in casa, e che anche io sto scoprendo con l’esperienza.
    Noi homebrewers accettiamo serenamente commenti anche molto negativi sulle nostre birre (“che è sta merda, imbevibile, come si fa a presentare sta cosa ecc.) perchè sono uno stimolo a migliorare, gradirei che trattassi la questione con meno superficialità.
    Ovviamente nulla di personale, solo uno spunto dio discussione.

    • Andrea Turco

      Innanzitutto ci tengo a precisare che non mi sono mai permesso di commentare una birra con (cito) “che è sta merda imbevibile” o “come si fa a presentare sta cosa” e come me gli altri giurati. E ti assicuro che a volte scrivere un commento sensato per birre completamente sbagliate non è facile. Quindi accolgo il tuo discorso sulla superficialità, ma cortesemente fai lo stesso, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che quelle sono frasi uscite dalla mia bocca, o dalla mia penna.

      Premesso questo, vorrei far notare che nelle mie considerazioni non c’è alcun postulato. Se rileggi con attenzione puoi notare che infatti avanzo dei dubbi e mai delle certezze, visto che – come ho scritto – non sono un homebrewer. Dubbi che sono suffragati da chiacchierate avute in passato con chi magari faceva birra in casa e non aveva mai assaggiato i pilastri degli stili birrari. E che sono stati confermati dai commenti. Ripeto: la serata di Brassare Romano è stato il pretesto per affrontare un argomento – piuttosto che scrivere il solito, stucchevole resoconto (non me ne voglia Barone) – che a quanto pare non è così campato per aria. Insomma era uno spunto di discussione, proprio come dici tu.

      • Mi fa piacere che non sei te, ma ti posso assicurare che ho visto simili giudizi sulle schede di valutazione, comunque non è questo il punto; come ti ho detto accettiamo tutti serenamente giudizi anche severi, anche perchè nessuno di noi fa birra a casa per risparmiare ma solo per passione, e portare dette birre a questi concorsi ha proprio questo scopo, cioè capire da persone imparziali e più esperte di noi cosa va e cosa non va.
        Ci tenevo solo a sottolineare come presentare birre “fuori stile” non è sinonimo di scarsa conoscenza dell’argomento o “fegato sano” (almeno per me e gli altri homebrewers che conosco), ma di 1000 problematiche che chi produce birra in casa affronta ad ogni cotta, figuriamoci poi per uno stile all’apparenza semplice ma in realtà complicatissimo come le tripel.
        Un’ultima cosa riguardo un tuo commento precedente. Fidati che l’affidabilità delle ricette che trovi su internet è pari allo zero, possono essere un punto di partenza, ma senza uno studio attento degli ingredienti e l’esperienza rimangono lettera morta.

        • concordo sul fatto che molte persone non conoscono gli stili storici, ma non penso sia una peculiarità degli homebrewers, ma di chi si è avvicinato di recente alla birra artigianale e pensa che quelli siano stili vecchi e poco utili alla loro “cultura”, oltre a trovarsi sommerso di 1000 altre denominazioni bizzarre..

        • Andrea Turco

          …anche perché io le schede le firmo sempre, quindi ci vuole poco a sapere cosa scrivo e cosa no.
          Comunque al di là di tutto, tu mi assicuri che tutti gli homebrewers hanno una conoscenza della birra artigianale paragonabile a quella di un appassionato, beer lover o come cavolo vogliamo chiamarlo? Perché è di questo che stiamo parlando…

  19. io so che tutti gli homebrewers che conosco personalmente sono appassionati o beer lovers o come vogliamo chiamarli. Non solo, tutti gli homebrewers che conosco personalmente sono anche conoscitori del mondo della birra artigianale e della sua storia.
    Non ho dubbi che possano esistere homebrewers con meno cultura birraia, come è anche vero che molti appassionati hanno scarse conoscenze di stili e storia birraia, e questo può valere anche per alcuni produttori professionisti..ti contesto l’affermazione in grassetto “il gruppo degli homebrewer e quello dei beer lover quasi mai coincidono”, la mia esperienza mi dice il contrario, il gruppo degli homebrewer e quello dei beer lover quasi sempre coincidono.

    • Andrea Turco

      Peccato che l’affermazione in grassetto sia parte di una frase in cui emerge distintamente una valutazione puramente personale:

      “Vi dirò di più: da quando frequento questo mondo ho sempre notato che il gruppo degli homebrewer e quello dei beer lover quasi mai coincidono”

      In altre parole a me è sempre accaduto quanto scritto, poi se per te è diverso non ci posso fare niente

  20. a me sembra che tu di fronte alla domanda “perchè durante il concorso ho assaggiato tripel non in stile?” ti sei risposto “perchè non hanno mai bevuto una tripel e non conoscono gli stili storici e le loro caratteristiche”. Qualche domanda ai tuoi amici homebrewers (ma anche a qualcuno di noi presenti al Maltese) sarebbe bastata a farti considerare la possibilità che ciò non era forse dovuto “all’ignoranza” dello stile, bensì a varie problematiche che possono sorgere nella produzione casalinga della birra, in particolare per uno stile con ricette tanto semplici in teoria quanto difficili da sviluppare in pratica..

    • Andrea Turco

      Era una possibile risposta, te l’ho detto, che era anche il pretesto per affrontare un argomento che non è tanto campato per aria (ci sono commenti ben precisi, se uno ha voglia di leggerli). Non è un discorso che inizia e finisce con la tappa al Maltese. In passato ho parlato con hb che non avevano mai bevuto i pilastri degli stili internazionali, anche questo già l’ho scritto.

  21. Per quella che è la mia esperienza su Milano, io ho avuto tre ex colleghi che, distintamente, facevano la birra in casa anche piuttosto regolarmente, chi da estratti, chi macinando, ma non sapevano nemmeno cosa fosse un homebrewer né tanto meno avevano grosse conoscenze nel mondo “artigianale”.
    Semplicemente volevano farsi la birra.
    Io per dire faccio il pane, lo yogurt, qualche volta il formaggio, sempre la pizza, il gelato ma non è che sia sto conoscitore di pizze o formaggi.
    Certo non andrei a fare un concorso.

    • Andrea Turco

      Che poi io un approccio del genere lo invidio anche: farsi la birra in casa e basta, senza ulteriori pippe mentali. È qualcosa che nel profondo mi affascina. Giusto per precisare che non sto dando un giudizio sul modo di intendere la birra.

      • però se poi qualcuno che ne sa un attimino più di te ti dice che la tua birra fa schifo non è che puoi incazzarti come se ti avesse rigato la Volvo… cosa che spesso capita. ovviamente, più uno è ignorante, più si incazza…

        e se devo dire la mia, non ho mai visto una birra diventare marrone perché lo zucchero caramella. soprattutto se non è invertito, ma anche lo fosse… già se lo butti ai inizio bollitura e vuoi una birra chiara sbagli. ma non ti viene marrone. quindi se dai la colpa a quello sei tecnicamente fuoristrada. più probabile invece un mash un po’ lungo e/o (soprattutto) un’efficienza un po’ bassa che ti ha costretto ad usare più malto pils per ottenere la stessa OG: cose che aumentano l’estrazione di colore. ma se è marrone, MOLTO più probabile l’uso di qualche malto più o meno colorato. e quindi, anche se hai assaggiato centomila birre, delle tripel non hai imparato moltissimo…

        • Sr sei fuori strada per due motivi, il primo non potevi saperlo, ma la mia birra era una e+g (esperienza nuova, di solito faccio allgrain, ma non avevo tempo) e l’estratto (nel mio caso un extralight) tende a scurirsi moltissimo se messo troppo presto durante la bollitura (messo a 20 min dalla fine), lo stesso accade se metti troppo presto del candy sugar o qualunque altro zucchero, calcolado che ho messo per la parte dei grani solo una manciata di aromatic direi che anche loro non sono i responsabili del colore.
          e secondo la mia birra non era marrone, ma rossastra.
          Oltretutto la tua affermazione “e quindi, anche se hai assaggiato centomila birre, delle tripel non hai imparato moltissimo…” la trovo di una saccenza veramente fuori luogo, considerato il fatto che, non sai quale è il mio background di conoscenze e non credo di conoscerti (o forse si? boh)

          • quante chiacchiere inutili e permalosità… se fai e+g non potrai mai centrare il colore di un birra chiara. amen. che c’entra lo zucchero?

            sullo zucchero da tavola, come ben saprai, non può agire la reazione di maillard finché non si scinde e più banalmente al limite “caramella” se va a temp molto più elevate. l’invertito, su cui agisce la maillard a temp più basse, si scurisce di più, se proprio poi ci tieni inutilmente a buttarlo prima di fine bollitura. io l’invertito l’ho usato a fine bollitura, e non mi si è mai scurito un bel niente

          • infatti non ho parlato di zucchero da tavola ma di zuccheri e poi non vedo nessuna permalosità, la discussione è l’anima di un blog. Mi sembra più che altro che tu stia alzando un po’ i toni, mercoledì eri al maltese? sei romano? non so nulla, magari eri uno dei giudici. Sono certo che sei un guru della birra, io sono solo un appassionato, ma presento quello che faccio con umiltà e lo faccio prevalentemente per divertirmi, studio come un matto per farlo e bevo come un matto (si vede). e come me molti dei miei “colleghi”. tutto quì, non vedo il motivo di ribattere con mirabolanti reazioni di millard, so cos’è, so come avviene, ma citarla mi sembra un tecnicismo un po’ fine a se stesso.

          • sono un cittadino del mondo e concordo sulla discussione anima del blog, mi parevi risentito, se non lo sei molto meglio

            io non sono un guro di un bel niente, non fare di me un idolo o mi brucerò diceva G. L. Ferretti, sono appassionato da forse più anni di te (immagino per questioni anagrafiche), un po’ più esperto

            ti parlo per esperienza personale. Turco ha parlato di birre quasi marroni, non con una vena ambrata. se tu fai una AG 100% pils col 15% di invertito buttato in bollitura a 10 min dallo spegnimento non ottieni una birra scura, la caramellizzazione non agisce in maniera così selvaggia. se usi gli estratti è un altro paio di maniche

            ti ho citato le reazioni di Maillard pensando a questo pezzo (dentro alla rivista) che ti segnalo, magari ti interessa http://www.movimentobirra.it/public/file-caricati/MOBI_01-2013.pdf

          • sr sulla questione anagrafica non ci metteri la mano sul fuoco, per capirci, ho visto i natali del macchè e già ero un appassionato da un po’ 🙂

          • vabbé, siamo due rottami 😉

  22. noto senza alcuna sorpresa che alcune critiche piuttosto leggittime al sottobosco hb italiano abbiano dato luogo ad una piccola sollevazione popolare romana 🙂

    l’ambiente hb romano ha molto furore e passione, cosa intrinseca nel suo dna pare, ed è un movimento molto giovane; come tale pecca un pò di ingenuità e superficialità ma ha grandi margini di crescita, l’importante a mio modesto parere è non perdere la bussola della propria dimensione: conoscere uno stile non significa bere tanto, ci vuole tempo per il palato e poca fretta, approfondimenti e viaggi se possibile…figuriamoci per replicarlo con le proprie mani.

    non è la prima volta che noto una certa irritazione verso critiche poste da personaggi che l’ambiente lo conoscono bene, mi auguro che la tendenza cambi…

    chiusa parentesi dell’urbe, vedo montagne di novizi che ogni giorno chiedono lumi sui forum – ma anche tanti più smaliziati allgrainisti – di come incrociare la spezia sconosciuta con il luppolo appena uscito e blendare 2 o piu lieviti….non penso ci voglia un genio a riconoscere tutto questo come una tendenza molto diffusa.

    molta superficialità di base nella conoscenza stilistica(ma anche a distinguere un pale da un pils) e troppa voglia di sentirsi il Prignon di turno 😉

    una mia considerazione: un hb che possa sentirsi autorizzato a ritenersi di buon livello, è obbligato ad avere una conoscenza del prodotto che realizza SUPERIORE ad un appassionato medio, ed è qui che casca un po l’asino… 🙂

  23. Gli stili! Gli STILI!! GLI STILIIIIII !!!
    Bello, mi son letto tutto di gusto.
    La permalosità degli HB e cosa risaputa.
    In particolar modo agli inizi.
    Pare che cogliere i propri errori sia deprecabile.
    Con il tempo e l’esperienza poi si capirà che non e così.
    Molto figli o nipotini comunque dei cosidetti “pro”, la cui permalosità e perfino superiore a volte.
    Molto fa la tendenza di utilizzare sempre l’ingrediente “strano”, sia tra HB che pro.
    In questo quoto al 100% un’intervento precedente di Ricci.
    Chissà perché fare una birra nei canoni dello stile viene visto spesso come cosa noiosa, inutile, quasi un’onta,
    mentre invece e essenziale, in particolar modo per gli HB come me che hanno ancora da imparare…e tanto,
    ma anche tra i pro a volte.
    Gente, le basi sono le basi.
    Le critiche se comprese aiutano sempre solo a crescere.
    Gli stili! Gli STILI!! GLI STILIIIIII !!!

    @Enfe non mi essere troppo duro con gli HB però…ho bevuto cose fatte da chi sa quel che fa…davvero ottime!!!

    • non fraintendermi conco
      ovviamente c’è chi sa quel che fa e il livello s’impenna fino a non aver nulla da invidiare ad alcune grandi birre craft…e in italia stiamo messi bene

      io mi riferisco ad una certa tendenza più o meno diffusa a non partire con le basi ma subito con piglio sperimentale…risultati ovviamente indecenti…poi diventa un cane che si morde la coda perche se non ho il palato come si deve non riesco nemmeno a giudicarmi, e cosi’ via…

      • Avevo capito Enfe. 😉
        Mi ha fatto piacere leggere l’articolo e i commenti.
        Tra l’altro avevo appena letto e discusso in altri lidi di chi voleva brassare una simil triple con il crystal e il biscuit…ihihih…sarò stato forse iper sensibile al tema affrontato probabilmente.
        Poi son tutte cose da cui sono già passato, a permalosità non scherzo pure io…so un’HB anch’io dopotutto, solo che con il tempo ho imparato ad apprezzare più chi me le critica o addirittura stronca, adducendo delle motivazioni valide, piuttosto che chi ti dice sempre il classico buona.
        Mi son sempre servite più le critiche per migliorare le mie creature, pur nei miei limiti.
        All’inizio brucia un po’…ma poi passa!
        E una critica sull’ebc di una triple mi pare francamente sacrosanta ed incontrovertibile.
        Ho letto tra l’altro sopra se non erro il classico, ma le ricette non si trovano etc…etc…
        Proprio questo e uno stile, e ve ne sono anche tanti altri, in cui non ci si deve o meglio dovrebbe inventare nulla, e quasi tutto in mano al lievito ed all’HB in mash.
        Io poi tornando un’attimo all’articolo, però faccio parte di quella parte di cui narra il Turco, ovvero degli HB “ignoranti”, nel senso non sono un malato dell’assaggio compulsivo dell’ultima birra uscita, dell’ultima novità.
        Poi ovviamente assaggio ci mancherebbe, ma non mi faccio di certo Km e Km per bermi una birra, ho avuto la fortuna che ora ho un beershop con mescita gestito da un’amico…e li se capita assaggio volentieri.
        Poi negli anni dato che ho sempre bevuto birra, tra le tante porcherie ho anche assaggiato molti stili, magari inconsapevolmente, visto che non ero HB.
        Poi ignorante non vuol dire per forza incompetente totale…qualcosina capisco, anche perché volente o nolente l’HB ti porta ad assaggiare birre, e inutile, alla lunga un’HB diventa pure un bevitore anche se magari saltuario di artigianale.
        Poi la mia bibbia e il BJCP…fondamentale a colmare le mie lacune, almeno e la prima cosa che guardo e leggo e rileggo quando brasso stili a me poco conosciuti.
        Poi ad onor del vero ho notato che spesso i micro italiani tendono come fanno gli HB ad interpretare un po’ troppo gli stili.
        E suppongo che l’HB novello ambisca troppo spesso a presentare ad amici e parenti la sua birra fatta con la ciglia della quaglia himalayana.
        Mentre magari prima dovrebbe comprendere bene le basi.
        Orca…mi sto dilungando come mio solito inutilmente.
        Scusate e un saluto!

        • e nemmeno sei andato OT!
          😀

          • Ahahah…hai visto Enfe, ho dovuto violentarmi,ma non sono andato OT!
            Eventualmente per chi usa estratto in questi casi potrebbe aiutare il Late Extract Addition, io non faccio e+g da un bel po’ e non l’ho mai nemmeno provato ad essere sincero, ma leggendo pare aiuterebbe. 😉

    • Personalmente la “critica” all’articolo era riferita al fatto che facesse passare il messaggio per cui gli HB partecipanti al concorso avessero portato birre fuori stile perchè ignoravano le caratteristiche di detto stile. Essendo il blog un luogo di scambio di opinioni ho fatto presente che almeno nel mio caso e in quello della maggior parte degli hb partecipanti al concorso che conosco personalmente, gli evidenti errori nelle birre erano più dovuti a difficoltà in fase realizzativa che ad una presunta ignoranza dello stile.
      Era solo questo il punto, non le critiche e i giudizi alle proprie birre, che almeno nel caso di Andrea Turco sono sempre stati puntuali, ed uno stimolo a migliorare.

  24. Prima dell’esplosione delle luppolate, le tripel erano le birre più diffuse a Roma tra appassionati/beoni/HB o chiunque provenisse dalla tennents super.
    Difficile credere che non sia conosciuto ai più…

    • Andrea Turco

      Quanti anni fa è avvenuta l’esplosione delle luppolate a Roma?

      • Secondo me non prima del 2010, per come intendiamo la situazione adesso.
        Vorresti dire che è passato troppo tempo e le generazioni di HB son cambiate?

      • credo che l’anno esatto sia il 2005, poi il fenomeno è andato ingrandendosi successivamente

      • Andrea Turco

        Non saprei dire l’anno esatto. 2005 mi pare troppo in là, nel 2010 era già ampiamente affermato. Comunque sì, voglio dire che è possibile che molti si siano avvicinati all’hb in anni recenti.

        • Nel 2010 ricordo bene che nei locali e shop “damme na triple” era sicuramente più frequente di “damme na IPA” o “dammela amara”

          Secondo me il movimenta si è evoluto così in fretta che sembra sia passato più tempo.

          • Andrea Turco

            Per dirtene una: nel 2010 aprì Fermento all’Africano, cavalcando in pieno un fenomeno già in atto.

          • Pensandoci bene, potrei in realtà riferirmi più al 2009 che al 2010.
            A parte le date, ricordo bene che non è stata però una cosa progressiva: a un certo punto davvero è avvenuta una epidemia di luppolite.

        • io sospetto che in troppi si siano avvicinati al mondo craft partendo da IPA (Roma soprattutto) tanto che “il resto del mondo” stilistico abbia assunto contorni molto, troppo sfumati creando mostri (e anche il reparto domozimurgo ne risente per forza)
          ora certo siamo in controtendenza ma mi chiedo…esistono stili in grado di soppiantare a livello di successo presso la massa meno esperta la manbassa che fecero le IPA?

          • Al di fuori della regione lazio un non appassionato non sa neppure cosa sia una ipa.

          • ricordo, che nei primi anni in cui mi avvicinai alla birra artigianale, rimasi molto sorpreso dalle kolsh, anni dopo provai una xxbitter e mi si aprì un mondo, molti anni dopo ancora, provai un’ipa e rimasi stregato.
            Il fatto che le birre luppolate abbiano molto appeal è fuori discussione, perchè sono buone, fresche e facili.
            Credo che il fenomeno ipa sia difficilmente ripetibile perchè è difficile trovare birre altrettanto semplici da bere.
            In usa il fenomeno craft è un fenomeno di massa, trovare una westcoast ipa di greenflash in un pub di terza categoria è una cosa comune, perchè le ipa sono le birre per tutti, un po’ come le lager, e vi assicuro che le birre craft sono considerate molto poco di nicchia.
            Noi sbaviamo per le birre di russian river, magari per chi vive intorno a Santa rosa sono le birre di zona, che vendono al supemercato sotto casa.
            Quindi alla fine dovremmo tutti chiederci, l’ondata dei luppoloni da cosa dipende? la risposta è semplice: non dipende da niente, vanno di moda perchè sono facili da bere e sono gustose.
            Prima non si bevevano perchè nessuno le conosceva.
            Come al mio solito ho espresso il concetto in maniera un po’ contorta, spero di essere stato chiaro

          • Andrea Turco

            Beh Pierpaolo la moda delle aipiei è stata caratterizzata anche dal successo di alcuni mappazzoni clamorosi. Altro che semplici e facili da bere…

          • è vero, mappazzoni allucinanti e cose senza senso come la 1000 ibu light…

  25. Buongiorno a tutti.
    Sono un Homebrewer da solo un anno e dico che bene o male tutti avete ragione,il problema è generalizzare.
    Conosco amici homebrewer che fanno un vanto di mettere il miele in una IPA o un sostanzioso DryHopping in una bitter e la loro conoscenza birraria si ferma al beershop-pub artigianale vicino casa,ma ci sono anche persone che credono che seguire uno stile sia assaggiare un certo numero di birre,studiare lo stile e riproporlo al meglio senza particolari fantasie.
    Io mi avvicino più alla seconda corrente,perchè credo sia fondamentale (sopratutto agli inizi) studiare e capire la storia e la qualità di una birra e le sue sfumature.
    La cosa che mi rammarica un po’ è leggere nei forum e sentire HB che dopo 2-3 birre venute bene decidono di produrre birre o aprire un Birrificio proprio,ma stiamo scherzando?! Magari c’è l’HB talentuoso che è un birraio geniale,ma si contano sulle dita di una mano.
    E la cosa che da più fastidio è NON ACCETTARE LE CRITICHE.
    Sono 4 anni che bevo artigianale,da 1 anno produco,se faccio assaggiare una birra ad un MastroBirraio la domanda che pongo sempre è “Fammi tutte le critiche possibili” perchè secondo me solo tramite i consigli e le critiche di un professionista si può crescere.

  26. Salve a tutti. Ringrazio Andrea Turco per il suo puntuale articolo. Ringrazio anche il Barone per la sempre bella organizzazione delle tappe di brassare romano. Avendo avuto già diverse esperienze come giudice in concorsi per hb mi senti di concordare pienamente con Turco perchè, a prescindere dal fatto che i produttori presenti alla suddetta tappa abbiano mai assaggiato una tripel, rimane il fatto che l’85/90% delle birre presentate erano o imbevibili e ciò non deve essere ritenuta un offesa, intendiamoci, perchè può tranquillamente succedere che nelle produzioni casalinghe che una cotta riesca male o che qualcosa vada storto…
    Il problema secondo me nasce nel momento in cui in quel 80/90% ci si trovamo birre decisamente off-style. Trattandosi di una competizione immagino che gli hb abbiano assaggiato e provato le loro birre prima di consegnarle e, a mio modesto parere, se la birra non rientra nella categoria è meglio non presentarla proprio. Ho letto commenti che dicevano che in fin dei conti ormai era fatta e tanto vale provarci….per me non è così. Detto questo, assoluto rispetto e stima per tutti gli hb che hanno partecipato. Un saluto.

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