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“In simpatia, la birra artigianale vince”

cajun

Probabilmente sarò monotono, ma ho sempre piacere a ricordare che uno degli aspetti più belli della birra artigianale sono le persone che capita di conoscere nell’ambiente. Personalmente in questi anni ho incontrato tanti nuovi amici, che poi magari vedo solo una o due volte l’anno, ma con i quali sono consapevole di condividere quotidianamente una splendida passione. Uno di loro è Walter Scarpi del birrificio Cajun, conosciuto – se non ricordo male – in un passato Pianeta Birra e che poi ho avuto l’occasione di incontrare nuovamente solo qualche volta. Ciononostante non è raro sentirci via mail, soprattutto quando mi invia alcuni suoi articoli incentrati sul lavoro di birraio e sul mondo che condividiamo. Il post di oggi riporta proprio un passaggio del suo ultimo pezzo (per il free presso romagnolo Gagarin), che si ricollega al concetto da me espresso poco sopra.

Ecco le parole di Walter:

Enologica (chi non lo sa?) è la fiera che ogni anno ravviva novembre facendo di Faenza la capitale del vino e dei prodotti tipici dell’Emilia Romagna. Uno di quegli appuntamenti a cui non si rinuncia, crisi o no. Il successo è crescente.

Nel 2008 eravamo qui l’unico birrificio artigianale, a parte l’ormai storico Amarcord. Quest’anno ci siamo ritrovati in sei, tutti stretti in un unico bancone, con il bel risultato di avere uno spazio limitato a un ridicolo metro per ogni produttore. Dopo lo sconcerto iniziale e dopo aver stappato qualche bottiglia è successo qualcosa che molti, passando, hanno notato: ci siamo divertiti come dei matti.

Collocate dei barbuti quarantenni, burberi dal cuore tenero, vicino a delle sfavillanti e grintose eterne ragazze e trarrete come noi la conclusione che la prima cosa di cui l’Italia ha davvero bisogno è un’esuberante gioia di vivere. Quel bancone è diventato presto il perimetro di un ecosistema darwiniano dove la cooperazione ha prevalso sulla competizione. In pratica, abbiamo fatto un casino che la metà bastava. Eravamo lì in dieci a pestarci i piedi, a sbatterci in faccia le porte dei frigoriferi. Non potete capire, voi che non c’eravate.

Abbiamo lavorato duro come sempre, ogni giorno dodici ore filate a vendere birra e a raccontare birra e naturalmente a berla. E alla fine eravamo stanchi, sì, ma di ridere. «Vi divertite troppo» ci ha detto qualcuno, palleggiando un dito di rosso sul fondo di un calice. Il vino si serve in cravatta, la birra senza camicia. Vogliate scusarci, signori enologi e aristocratici vignerons. In simpatia, la birra artigianale vince.

Chi si affacciava sulla soglia del nostro minuscolo ecosistema birrario percepiva subito la differenza d’atmosfera, smetteva di tirarsela e cominciava a bere per il puro gusto di rallegrare la bocca, dimenticando di atteggiarsi a fine intenditore. In quei giorni passati insieme, guardando noi potevate vedere il ritratto fedele di un movimento che ha stupito il mondo intero.

Sì non c’eravamo – io non c’ero – ma non ho difficoltà a immaginare la situazione, perché mi è capitato di viverla diverse volte. Certo, in contesti diversi e con gente diversa, oltre che con i piedi (quasi sempre) piantati dall’altra parte del bancone. L’esperienza di Walter a Enologica potrebbe essere quella di ognuno di noi in un passato evento birrario. La forza della birra è soprattutto in queste cose, non ce lo dimentichiamo.

Così il post di oggi è tutto qui: un omaggio all’atmosfera che è in grado di regalare la birra artigianale. Mi piace farlo in questo momento, quando non ci sono in ballo troppe polemiche nel nostro ambiente. E anche perché con gli eventi birrari in programma a breve è sicuro che molti di voi potranno rivivere le stesse situazioni. Per quando mi riguarda non vedo l’ora…

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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16 Commenti

  1. io non capisco come mai sempre, e dico sempre, questa diatriba tra il vino e la birra.
    Scusate ma ecchep***e! E noi facciamo così e invece gli altri fan cosà. E noi siam più puri e più fighi e gli altri son scrausi. Sempre a bastonarsi! I Gualfi e Ghibellini resistono imperterriti anche nel 2011. Basta.
    Cari Mastri Birrai aggiornatevi, please. C’è tutto un mondo enologico che ai vecchi stereotipi ingessati tipo Sommelier AIS col cucchiaio al collo preferisce chi il vino lo serve con la maglietta e con le scarpe piene di fango. Siamo nel 2011. Sveglia.

    ps sono un enologo che ama le birre artigianali. Sarò una mosca bianca…o una pecora nera?
    pps non ho la camicia, nè la cravatta.

    • Andrea Turco

      In parte d’accordo con te, in parte no. Ma non sono esperto del settore enologico, quindi ho una visione parecchio arbitraria. Nello specifico il post in questione è un omaggio alla birra, non una presa di posizione nella guerra col vino. Anche se c’è quella divagazione sull’argomento di Walter, che a te ha irritato parecchio 🙂

      • bhè, ovviamente ho preso quella divagazione solo a pretesto per esternare un conflitto secondo me di ben poco senso, soprattutto oggi che sia le birre che i vini prodotti con metodi non-convenzionali (io non amo molto le attuali definizioni di “artigianali”, “naturali” e via dicendo) pur riscuotendo un notevole successo soffrono di mali molto, molto simili.
        E poi anche il mondo del vino si sta svecchiando finalmente e ci sono davvero dei produttori che sono anche dei veri contadini, con gli stivali e la t-shirt sporca. Il vecchio mondo ingessato piano piano sta crollando, sia in campo enologico che brassicolo e ti confesso che lavorando nel settore della comunicazione e turismo enogastronomico se ogni tanto ci si sentisse un po’ tutti parte dello stesso tutto invece che fare batticate bischere sarebbe tutto più semplice.
        Comunque sono d’accordo con l’articolo. Le birre non convenzionali spaccano e questo è fuor di dubbio!
        😉

    • Andrea Turco

      Beh, se la tua idea del movimento italiano corrisponde solo alle polemiche e a certe questioni isolate allora hai una visione a dir poco distorta. Anche in questo ambiente esistono situazioni spiacevoli e personaggi ancora meno gradevoli, ma quello è ovvio. Ciò che può apparire meno ovvio a chi “vive” il movimento soprattutto tramite un monitor (e te lo dice uno che cura un blog sulla birra) è che ci sia un’ampia differenza tra ciò che si può leggere online e ciò che realmente avviene nella vita birraria di ogni giorno. E io, per le mie valutazioni, preferisco attenermi al secondo aspetto e trascurare il primo

  2. La vera grande differenza che salta agli occhi in Italia, è l’enorme differenza di volume tra il business che c’è in ambito enologico e quello brassicolo…per ovvie ragioni…il resto ne consegue quasi in maniera automatica.

  3. Ho avuto la fortuna di partecipare ad Enologica. Mi ha dato l’impressione che anche l’argomento vino fosse trattato senza snobismo. L’ho trovata una manifestazione molto giovane e ben organizzata. In generale, la birra probabilmente è più informale, ma il tentativo che si sta facendo in Italia di portarla nell’alta ristorazione non va proprio in questo senso, secondo me. La cosa forse meno divertente è il prezzo, su questo argomento il vino probabilmente riesce ancora a riscuotere simpatia…

    Sulle polemiche penso sia una cosa che riguarda più gli apparati, media o associazioni di categoria, che i produttori e il pubblico. Ma è solamente una sensazione da esterno.

    • Andrea Brigatista MAD3

      Sul fatto del prezzo concordo a pieno con te, anche se c’è da valutare che i signori del vino non pagano accisa, e con tutto quello che ne consegue, ma nulla toglie che alcuni produttori marciano molto sul fatto che usino materie prime particolari e kg di luppoli assurdi come se costassero chissà quanto..

  4. zzzzzz……….zzzzzzzzz………vino VS. birra………zzzzzzzzz……..zzzzzzz….vino VS. birra….zzzzzz……zzzzzzz!!!!!!!!

  5. Vi ricordo le prossime due sfide che abbiamo un senso di Vino vs Birra,
    Quelle tra me e Kuaska.
    Martedì 6/12 al Dome di Nembro ed il 15 a Parabiago presso Piaceri&Pasticci.

  6. Grazie a Walter per il bellissimo articolo, ha reso perfettamente l’atmosfera di quei giorni, diciamo che dal punto logistico Enologica non ha certo favorito la birra artigianale, mettendoci gomito a gomito senza niente che ci distinguesse uno dall’altro e ben nascosti dietro ad alte piante ornamentali non meglio identificate…ma con un buon spirito di gruppo si fa di necessità virtù e con i coraggiosi che hanno oltrepassato il fitto bosco, ci siamo fatti ben valere, e confermo, ci siamo anche divertiti un sacco!

    • Ciao Katia! Grazie a te. Ci vediamo alla prossima baracca da Gianprimo…
      Bel post, Andrea. Mi sembrava facile da condividere. Ci siamo divertiti e l’abbiamo scritto. Tutto qui. Rilassatevi , ragazzi. L’argomento vino contro birra era solo un passaggio obbligato: la manifestazione si chiama Enologica, e qualcosa sul vino bisognava pur dirlo. Se proprio vogliamo partire da quest’articolo per aprire una riflessione più generale, proporrei questa:
      eravamo sei, allineati lungo un bancone unico, distinguibili a fatica per il pubblico: due micro, due birrifici agricoli, un’azienda neonata che sta partendo con la birra biologica, un’industria che fa 15.000 ettolitri l’anno di birra filtrata e pastorizzata. Tutti raccolti sotto l’etichetta: birra artigianale. Un bel casino. La birra biologica è meglio di quella agricola? Quella agricola è meglio di quella artigianale, che è meglio di quella pastorizzata? Noi non ci siamo posti il problema, e le abbiamo bevute tutte…
      Personalmente ritorno da Enologica con una sola domanda, anzi due:
      come faremo a reggere questo ritmo fino a settant’anni suonati, come certi signori ci obbligheranno a fare? Abbiamo i figli parcheggiati dai nonni anche il fine settimana. Speriamo che i nostri vecchi tengano ancora botta, altrimenti sarà dura pagare badante e babysitter, pur guadagnando milioni di euro esentasse come noi biechi birrai siamo abituati a fare.
      E come ha fatto quel metrottanta di ragazza che serviva champagne a resistere al mio fascino irresistibile? Un vero mistero… ci vediamo tra un anno, baby.

  7. E vero che il vino non è solo giacca e cravatta! Io testimone!
    Ma è vero che la birra è unione! E’ lo Yoga dell’occidente!!

    “Fate la schiuma, non fate la guerra” direbbe il Saggio!

    (bè forse il vinaiolo non sarebbe d’accordo 😉 )

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