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I birrifici francesi affossati dalla nuova tassazione: +160%!

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Sebbene Cronache di Birra sia un blog incentrato sulla scena italiana, talvolta non disdegno un’occhiata allo stato delle superpotenze brassicole europee, come Germania, Regno Unito e Belgio. In realtà oggi facciamo visita a un nazione che non è legata storicamente alla birra, ma piuttosto al vino. Come avrete capito sto parlando della Francia, dove proprio ieri il parlamento ha approvato una nuova legge che probabilmente avrà pesantissime ripercussioni sul settore birrario: la tassazione sulla produzione brassicola è infatti aumentata in un colpo solo del 160%, sollevando l’ira degli addetti ai lavori. Si tratta di un provvedimento che rientra in una stangata contro tutte le bevande alcoliche, dalla quale però la birra ne esce con le ossa rotte. Mentre il vino, così come accade in Italia, è colpito solo in minima parte.

Il disegno di legge francese aveva alimentato pesanti critiche sin dalla sua prima formulazione, convincendo birrai, publican, consumatori, politici, cittadini e celebrità a schierarsi uniti contro il provvedimento. Gli sforzi sono stati inutili, perché il Parlamento ha confermato l’aumento del 160% nonostante il tentativo del Senato di ridurre l’impatto al 120% – soluzione che chiaramente avrebbe rappresentato una magra consolazione. E se vi stanno antipatici i francesi aspettate a esultare: la novità sarà applicata anche alle birre importate in Francia, con buona pace di quei birrifici che avevano visto nella renaissence birraria transalpina un interessante mercato da conquistare.

Naturalmente la nuova legge ha catalizzato critiche da più parti, come quella di Pierre-Olivier Bergeron, segretario generale dell’associazione Brewers of Europe. Le sue parole sono al vetriolo:

Ciò che rende umiliante questo provvedimento è che la birra è stata colpita più di tutti gli altri alcolici – sebbene rappresenti soltanto il 16% del mercato del beverage e il consumo pro capite sia il secondo più basso di tutta Europa (indovinate qual è il primo ndR).

Uno dei pochi raggi di sole per l’industria brassicola francese durante questo periodo di crisi è stata la crescita dei microbirrifici, ma anche queste piccole aziende sono state indiscriminatamente colpite dall’aumento del 160%. E tutti i motivi di salute pubblica che sono stati avanzati durante il dibattito sono facilmente obiettabili sottolineando che la birra è la bevanda più leggera tra tutti gli alcolici considerati e che la stangata è ricaduta anche sulle birre analcoliche.

Le dichiarazioni di Bergeron sono molto interessanti perché suonano in modo sinistro per i birrifici italiani. Purtroppo anche in Italia si sta diffondendo l’opinione che la spesa pubblica per l’abuso di alcol debba ricadere su chi produce alcolici, senza approfondire il discorso in un’ottica socio-culturale. È una politica già adottata in alcune realtà europee e che ora la Francia sembra voler far propria. E a rimetterci, come in questo caso, è sempre l’anello più debole: nel nostro caso i birrifici artigianali.

L’assurdità del provvedimento francese, inoltre, è nell’avere annullato le differenze che la legge prevedeva tra birrifici di diversa grandezza. In altre parole proprio quella visione che in Italia auspichiamo da tempo e che la disciplina delle accise tende a non tenere minimamente in considerazione. Fino a ieri, infatti, in Francia ogni birrificio doveva pagare le tasse in base alla sua produzione annua: 1,38 euro per aziende sotto i 10.000 hl, 1,64 euro per birrifici tra i 10.000 e i 50.000 hl, 2,07 euro per birrifici tra i 50.000 e i 200.000 hl e 2,75 euro per tutti gli altri. Ora invece tutti i birrifici sotto i 200.000 hl risultano uguali, poiché l’aumento non è stato uguale per tutte le fasce: clamorosamente è stato maggiore per i birrifici più piccoli e per quelli industriali, mentre più contenuto per quelli medi. La tabella pubblicata su Beerpulse chiarisce meglio il discorso.

Per noi che siamo sempre molto critici con il legislatore italiano, non possiamo che considerare la novità francese un vero e proprio suicidio imprenditoriale. È dello stesso avviso il solito Bergeron:

A causa di questa legge prevediamo un calo del mercato brassicolo del 15%, con gravi ripercussioni sui posti di lavoro esistenti nelle oltre 35.000 attività pubbliche del settore. La nuova tassazione porterà a un aumento del prezzo dei prodotti artigianali da 25 a 40 centesimi, accelerando il trend dello spostamento dei consumi di alcool dai caffè ai luoghi domestici. Trend che dal 2007 ha portato alla chiusura di 12.000 locali.

Una situazione insomma che sembra raccogliere il peggio degli aspetti negativi dei vari paesi europei: la chiusura delle attività commerciali ricorda la crisi dei pub nel Regno Unito (per ragioni assimilabili), mentre il favoritismo nei confronti dell’industria vinicola è molto simile a perle italiane come quella dell’“accisa zero”.

Dobbiamo iniziare a preoccuparci anche noi?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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15 Commenti

  1. Provvedimenti da stato totalitario. Vergogna.

  2. Strano che un paese come la Francia che da tempo utilizza il coefficente famigliare per tassare il reddito (noi non ce la facciamo ad imitarle le cose giuste) introduca questa tassa che non fa distinzione fra dimensione dei birrifici e sia quindi fortemente sperequativa!(parolone)
    Ad ogni modo, mi diceva un distributore italiano che in generale tutte le birre vendute in una certa nazione sono soggette all’accisa di tale nazione (correggetemi se non è così), quindi, pensando all’Italia e alle birre belghe che nonostante i costi di importanzione si trovano sugli scaffali ad un prezzo sempre e nettamente minore delle italiane, c’è da pensare che i margini di progresso verso il “buon” prezzo non stiano solo nelle accise.

    • Andrea Turco

      In realtà la differenza rimane, ma le fasce si riducono e i piccolissimi vengono considerati alla stregua dei medi e dei medio grandi. Scelte dal sapore tristemente italico…

  3. dramma. dramma. dramma. farò harakiri davanti alla capsule.

  4. Io non riporterei certe notizie, qualcuno potrebbe prenderne spunto.

  5. Sinceramente non sono così allibito, era da aspettarselo prima o poi. Hollande ha fatto unca campagna elettorale TOTALMENTE incentrata sull’incremento della pressione fiscale. Ahimè è il vecchio gioco della politica: mungere la vacca finchè non ha finito il latte non pensare a come spendere in modo oculato quanto si ha già … ma non voglio parlar di politica in questo blog. La domanda in realtà che sorge è: la tassazione è solo sul prodotto finito oppure anche sulle materie prime? Immaginate che crollo anche tra gli homebrewer qualora si dovesse applicare protezionismo all’importazione di luppolo!!!

    • Andrea Turco

      No credo sul prodotto finito

      • Non grava accisa sulle materie prime, anche perché non c’è ancora alcool. Così come non grava accisa sulle produzioni casalinghe, non destinate alla commercializzazione.

        • Grazie per la precisazione.
          Altro terrore è quello che una tassazione elevata, incrementando conseguentemente il costo di lavorazione, produca non solo un calo dei consumi dovuto all’incremento del prezzo, cosa che, ancora a sequenza per transitività, potrebbe portare ad un deterioramento della qualità finale.
          Chi ha investito non solo passione ma bei soldini in un’attività come un birrificio… ha come sola alternative quella di ridurre le spese: via ricerca e sperimentazione, non ci si può permettere più di fermarsi per un test, via utilizzo di materie prime di qualità, il caffè di cicoria vi dice niente?, etc. etc.
          Certo molto probabilmente sto estremizzando il discorso, ma è la situazione in cui molte aziende, soprattuto italiane e appartenenti ad altri settori, vivono tutti i giorni….
          Speriamo che una volta tanto siamo in grado di imparare dagli errori altrui!!!

  6. “Dobbiamo iniziare a preoccuparci anche noi?”
    questa mossa fa parte di un progetto politico economico piu’ ampio, volto all’affondamento delle realta’ locali in favore di logiche piu’ profittevoli per attori molto piu’ grandi e non sempre europei in grado di fare lobbying.
    In questo senso una manovra del genere ha, secondo me, molto a che vedere con il discorso che facevamo sugli ogm qualche settimana addietro.

  7. La Francia è molto vicina e lo spirito di emulazione tipicamente italiano, anche sulla tassazione,mi preoccupa non poco!
    Va beh…siamo già tassati per oltre il 70%…di più non si può.
    Si chiude e stop!
    Ma prima di chiudere, qualcosa succederà…

  8. Beh in Italia i pub rispetto a Inghilterra e Francia li faranno chiudere in maniera indiretta, non so quanti publican riusciranno a reggere l’aumento del 580% della nuova Tarsu montiana in un periodo in cui già ora è difficile chiudere il bilancio con un po’ di utile.

  9. Qualcuno in Italia in periodo elettorale ha gia` detto qualcosa a riguardo della tassazione “per togliere l`imu verra`….. tassata la birra!!!”

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